Teologia: questioni fondamentali
La fede cristologica e la Sacra Scrittura
La prima questione fondamentale è quella del credere, una modalità in cui l’uomo ha la possibilità di conoscere e di dare un senso a quello che l’uomo compie (dividendo così l’uomo dalla macchina); quindi, quello che l’uomo compie è intenzionale. In questo senso, Agostino sostiene che credere non è altro che pensare con un consenso o con un assenso e da questo si può sostenere che la radice del credere è la forma dell’assenso.
Un altro elemento interessante è comprendere come il credere sia una dimensione antropologica (una dimensione che appartiene all’uomo) a cui segue anche la questione della libertà, la quale appartiene all’uomo (anche se purtroppo non è sempre così, come per esempio la questione dell’Ucraina la cui libertà viene messa in pericolo dalle ambizioni russe) che non può essere discussa. Con tutto ciò si può asserire che l’attenzione deve essere portata al sapere umano, in modo che si renda conto come la fede sia una dimensione antropologica; dopo di che questa questione spinge l’uomo verso una eccedenza e una trascendenza che va oltre il finito dell’uomo, e che quindi va verso l’esperienza del sacro, la quale non deve essere vissuta come si vive adesso (cioè andare a messa tutte le domeniche) ma deve essere compresa come un elemento intrinseco all’uomo. Solo dopo aver capito ciò, allora l’uomo può concentrarsi sulla manifestazione e sulla proposta di Gesù di Nazareth.
Riguardo a Gesù, rivelatore di Dio, egli opera a favore dell’uomo, andando oltre a quello che esce dalla messa, e non si può parlare male di lui se non lo si conosce (anche il Vangelo), stando in silenzio; questo si ritrova anche a livello scientifico o quotidiano in cui se non si conoscono determinate cose, non si può parlare male (che può essere anche fastidioso quando qualcuno giudica il lavoro altrui dopo un lungo periodo di studio).
L’obiettivo quindi è quello di capire chi è veramente Gesù (sia scientificamente che storicamente) e la sua opera a favore dell’uomo, cosa che sulla Terra da parte degli uomini, non sta avvenendo (riferimento alla imminente guerra nel cuore dell’Europa dopo due anni di pandemia) e da qui nasce un ulteriore quesito, ovvero “Ma abbiamo veramente seguito Gesù di Nazareth?”: Luigino Bruni, un economista, ha sempre sostenuto che se l’economia mondiale avesse seguito i dettami della Bibbia, noi oggi vivremmo in paradiso.
Mettendo in primo piano Gesù di Nazareth
- La sua vicenda storica: È interessante capire che Gesù nasce in un contesto storico-geografico preciso, che può essere compresa a pieno grazie alla conoscenza e alla ricerca, la cui bellezza deriva dal fatto che non si finisce mai di imparare (come Michelangelo che a 87 anni ancora doveva imparare nonostante lui stesso sia stato uno dei grandi maestri d’arte), mettendo così in discussione coloro che sostengono che scienza e fede non possono andare d’accordo, cosa che non è vera perché se fosse così l’uomo non dovrebbe credere neanche al medico.
- Il suo rapporto con la verità di Dio che fa tutt’uno con la sua affascinante umanità: cioè dobbiamo capire che quando si parla di Dio e di uomo, non sono due cose opposte ma anzi se più si conosce uno si conosce l’altro. Questo si può considerare come un salto di qualità che permette all’uomo di far parte della vita e permette di applicare la riflessione teologica attraverso la consapevolezza della Scrittura evangelica (da cui si possono conoscere gli avvenimenti).
- La centralità della Pasqua, con il dramma della morte e l’esperienza del Risorto: da qui si vedrà che Gesù era un vero uomo che ha vissuto un dolore pesante, andando a smentire che egli era in certe situazioni divino o umano.
- L’esplorazione del suo volto, del suo regno, della prospettiva antropologica e della dimensione della metanoia (conversione): riguardo alla conversione non si può rimanere indifferenti davanti a cambiamenti di vita radicali (come per esempio la conversione di San Paolo, Sant’ Agostino e di San Francesco) perché questi non sono lontani, ma sono avvenimenti che ancora avvengono oggi.
- La conoscenza del Padre e dello Spirito: dalla concentrazione su Gesù, viene anche in primo piano la conoscenza della Trinità (Padre, Figlio, Spirito Santo); da qui emerge una questione filosofica, ovvero che uno per amare, deve essere amato e quindi essendo Dio una Trinità composta da una comunione di amore tra le tre parti, permette di parlare di un dio che ama appassionatamente che si prende cura dell’uomo e di conseguenza coinvolge l’uomo, il quale mostra il bene attraverso la sua disponibilità di aiutare l’altro.
Quindi l’amore è l’unica forma di redenzione dal male morale, una scoperta affascinante che fonda la fede cristiana e che qualifica la vita dell’uomo (percepita sulla base di ciò che fa stare bene).
Teologia II
Il rapporto sapere-fede: due ali dello spirito umano
Secondo Papa Giovanni Paolo II, fede e ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità. Uno dei compiti dell’uomo è quello di conoscere la verità, in quanto curioso e stimolato, ma se si estremizza una delle due posizioni si rischia di perdere l’equilibrio ideale per arrivare alla verità e in particolare:
- Se si ha troppa fede, si rischia di diventare dei creduloni.
- Se si ha troppa ragione, si rischia di essere una macchina che agisce in automatico.
È interessante che negli ultimi anni sono state fatte ricerche per cercare di capire se ci fosse la fede nei giovani e incredibilmente hanno registrato come nei giovani c’è fede, ma mancano delle figure di riferimento che fanno vedere veramente il volto di Dio e che impedisce ai giovani di credere. Un esempio di questo fatto è la situazione accademica italiana, dove non viene più trattata la teologia nelle facoltà universitarie umanistiche sulla convinzione che la religione non faccia più parte del sapere; invece la teologia ha lo scopo di far interrogare e riflettere le persone sui testi sacri.
Una particolarità della teologia è che serve non solo per le scienze umane ma anche per le “scienze dure” (come matematica, economia, fisica ecc..) perché lo studio dell’uomo e del suo rapporto con il divino è fondamentale anche in materie dove vigono i numeri. Nella formazione all’identità adulta ha un posto importante l’accesso a una fede adulta e pensata dove esperienza, ragione e prassi sono legati circolarmente (dove l’esperienza è ciò che si vive quotidianamente e che ti forma mentre la prassi è mettere in pratica ciò che è stato studiato teoricamente) ed è importante comprendere come prima della teoria c’è la prassi perché attraverso la prassi si può costruire una teoria per migliorare la prassi precedente.
Questa dimensione intellettuale della fede va intesa nel fatto che la ragione non ha il compito di venire a capo della fede ma ha la funzione di intendere bene la circolarità di fede vissuta, pensata e praticata (dando per scontato che la fede si trovi dentro di noi). In particolare, possiamo notare tre tipi di tensioni:
- Tensione tra fede vissuta e fede saputa: la fede vissuta è quella fede che viviamo quotidianamente ed è tale perché fin dall’inizio, se si vive in una certa maniera, si ha delle ragioni che orientano le scelte. In realtà la fede vissuta è fin dall’inizio una fede saputa che porta con sé le buone ragioni del credere (come dell’affidarsi a Dio, del vivere la vita cristiana, dell’essere fedeli ecc…); nel vissuto di ciascuno, l’atteggiamento di fiducia in Dio e la libera dedizione al suo amore contengono molte scelte che illuminano la vita e orientano il cuore. Quando si parla di esperienza di fede bisogna evitare una comprensione emozionale, sentimentale o sperimentalista mentre l’esperienza è sempre ricca di buone ragioni che hanno bisogno di essere portate alla parola e al pensiero.
- Tensione tra fede saputa e fede pensata: la fede saputa è un insieme di sàpere (che dà l’idea del gustare quello che si vive) e di sapére (che è un comprendere di ciò che si vive); questo vuol dire che la fede saputa ha bisogno di essere pensata in due modi:
- In modo critico e argomentativo: si mettono in rapporto il sapere della fede, perché essa sa il suo oggetto che è Gesù, e la sua forma di saperlo come fede, che non è quello di possederlo ma di affidarsi totalmente a Lui.
- In modo riflessivo: è un livello di consapevolezza che non mira al sapere critico ma tende a esprimere la fede come un atto e costruirla come una buona abitudine con l’obiettivo di formare una mentalità di fede.
- Tensione tra fede pensata e fede praticata: non bisogna pensare l’agire cristiano solo come ciò che porta ad una chiarificazione della fede ma come il rapporto circolare tra pensare e praticare, in cui l’agire umano e cristiano è un luogo di esperienza che permette la consapevolezza di essere credenti. Infatti se, nelle scelte di vita, uno pensa di capire tutto prima di decidere, non inizierà mai ma il mettere in gioco sé stessi aiuta a capire di più e meglio, costruendo una sapienza consapevole.
Teologia III
La struttura antropologica del sapere che chiama in causa la libertà
La riscoperta dell’unità originaria tra fede e ragione è convergente con l’approfondimento della fede come dimensione antropologica universale, in quanto elemento presente fin dalla nascita dell’uomo, e per questo bisogna partire dal suo rapporto con la fede esistenziale, la quale è la matrice della vita e radice della fede cristiana.
Due passaggi sono essenziali:
- La fede come struttura antropologica: qui si evidenzia come la fede sia un fondamento dell’uomo, considerandola come una struttura antropologica universale prima che un atto specifico la attui.
- La coscienza credente e fede cristiana: si tratta di chiedersi perché la fede esistenziale si determina cristianamente, ponendo una questione sulla credibilità del cristianesimo e sulla giustificazione della fede.
Entrando nello specifico, la fede è un elemento essenziale che deve essere creduto; il termine “credere” si intreccia con due significati, ovvero “tener per vero” e “fidarsi di”, e questo intreccio può essere inteso:
- In senso debole: cioè avere un’opinione incerta.
- In senso forte: cioè fidarsi di qualcuno e accettare la sua testimonianza come verità (per esempio la fede cristiana si fida di Gesù).
- In senso universale: cioè la originaria apertura dell’uomo alla realtà (ovvero la forma fondamentale del credere che permette di credere ad altre realtà).
In questa prospettiva, la fiducia è un’esperienza universale e radicale, già presente fin da bambini, perché senza di essa l’uomo non può intrecciare una relazione con il mondo esterno e non può crescere verso una personalità sana. Se saltasse questa fiducia, la personalità regredirebbe su sé stesso e di conseguenza l’uomo si chiuderebbe su sé stesso, tralasciando la sua apertura al reale e si sostituirebbe una chiusura problematica.
Oltre a ciò, la fede instaura anche dei rapporti con la conoscenza: in particolare la conoscenza personale è considerato il luogo paradigmatico, ovvero un luogo adibito ad essere modello di riferimento, per evidenziare il valore conoscitivo della fede, cioè la necessità della fede per accedere alla verità. Quando si conosce una persona bisogna prestare fede alla sua testimonianza per penetrare nella sua individualità, evitando di fermarsi ad un livello astratto; questo è possibile grazie alla comunicazione verbale, che permette di capire totalmente chi sono io e chi sono gli altri (a differenza della timidezza che porta elementi negativi).
Infatti nella comunicazione tra uomini e donne, la parola detta è testimonianza perché non c’è un rapporto meccanico tra intenzione e affermazione (cioè quello che si pensa e quello che si dice) ma è affidato alla libertà, dove chi parla garantisce la corrispondenza mentre chi ascolta può accedere alla verità della parola (solo con la fede). A partire dal fenomeno della conoscenza dell’altro, si possono confrontare due ambiti del sapere:
- La conoscenza delle cose materiali: questa conoscenza permette la cosa di essere in possesso dal soggetto attraverso l’esperienza e la misura.
- La conoscenza della persona: questa conoscenza procede in modo autentico solo se il sapere cresce in parallelo con la coscienza dell’altro come mistero; in questo modo il soggetto non si impossessa dell’altro, ma lo conosce a fondo (offrendosi come un mistero sempre nuovo).
In questo ambito un fattore fondamentale, per l’accesso al sapere, è la fiducia perché ha un risvolto sociale indispensabile e risulta un sostegno stabile per tutta la vita. Tuttavia, la conoscenza personale non si lascia confinare all’interno dei due ambiti ma riguarda il sapere e dell’esperienza umana per intero; quindi, la conoscenza per testimonianza e per fede deve essere liberata per essere riconosciuta come un qualcosa che riguarda tutte le esperienze umane.
Oltre a ciò, la conoscenza interpersonale può essere vista come modello dell’intero sapere perché si porrebbe al centro l’incontro tra le persone, che non può avvenire a livello scientifico perché è legata a una concezione oggettivistica della verità; è proprio per questo modello che la distinzione tra ragione e fede si è trasformata in separazione, perché l’imposizione della ragione ha portato la fede ad essere esclusa dall’ambito della conoscenza. Con questo, il rapporto tra fede e ragione va inserito nel quadro del rapporto tra fede e libertà perché il termine corrispondente alla fede, nell’ambito dell’esperienza, è la libertà.
Riguardo al rapporto tra libertà e verità, esistono due poli estremi:
- Teorie legate all’idea di una verità senza libertà: su questo lato domina il modello della verità oggettiva e la coscienza è intesa come rispecchiamento, ovvero uno specchio che riflette le cose come stanno; questo significa che le cose si presentano nella loro oggettività senza mettere in gioco sé stessi. Nella mentalità razionalistica, ciò che è evidente sembrerebbe quasi che non permette all’uomo di essere libero perché è talmente evidente che quella è la scelta che egli farà; infatti, la mentalità scientifica esprime ancora oggi questo punto di vista ed è ben presente nel quotidiano con la frase “è la scienza che dice le cose come stanno”. Sulla base di ciò, la scienza sarebbe un sapere certo ma è incompiuto perché si ha la possibilità di scoprire delle nuove acquisizioni (attraverso un metodo scientifico, che porta la scienza a rinnovarsi continuamente), rendendola non indubitabile.
- Teorie legate all’idea di una libertà senza verità: sulla base del soggetto come essere assoluto, nella modernità:
- L’io è pensato come autonomia.
- La sua radice è l’auto-fondazione.
- Il suo scopo è l’auto-realizzazione.
- Il suo criterio di valore è l’auto-referenzialità.
Il punto discutibile è che considerando l’autonomia (vuol dire “legge a sé stesso”) e l’auto-fondazione (vuol dire “l’uomo si fonda da solo”) come la stessa cosa per difendere la libertà, l’uomo rimane convinto di essere capace di porsi come punto di riferimento per tutto, liberandosi da ogni vincolo e legame. Però, questo tipo di libertà senza verità non porta da nessuna parte perché non si mette al centro il soggetto, ma l’autonomia dell’io viene erosa dall’interno, portando il soggetto ad essere influenzato da fattori che lo condizionano. Anche l’idea dell’autenticità appare difficilmente raggiungibile, dato dal fatto che il soggetto non riesce a liberarsi dagli ostacoli che si propongono alla conoscenza di sé.
La coscienza, che cercava un fondamento indubitabile, assimila il principio della propria inaffidabilità e ne fa il perno di una strategia di difesa e di esonero della colpa. Separata dalla questione della verità, la coscienza diventa uno spazio assoluto, isolato da ogni possibile critica, ed è un luogo insindacabile. La coscienza comune si attesta su due poli:
- Tendenziale rassegnazione di fronte al presupposto dell’incertezza noetica della coscienza: dal punto di vista noetico, ovvero mentale, la coscienza sembra che non riesca a raggiungere niente di certo perché quello che circonda l’uomo è talmente disparato che non si sa cosa scegliere.
- Gelosa difesa della qualità etica della coscienza di sé, in quanto immediatezza del sentire individuale: in particolare con l’etica, ovvero “il comportamento degli uomini”, l’uomo prende delle decisioni e lo fa in base all’immediatezza del sentire individuale (cioè ottenere tutto subito).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.