Università Cattolica del Sacro Cuore
Facoltà di medicina e chirurgia
Corso di laurea in scienze infermieristiche
Teologia
Anno accademico 2022/2023 - 2o semestre
1. Teologia
1.1 Etimologia
Teologia: dal greco Theologia: Theòs (Dio) e Logia (Discorso). La teologia è un discorso razionale su Dio. Discorso che non ha a che fare solo con la fede ma mette in campo, appunto, anche la ragione. Tramite un discorso teologico si può arrivare a definire anche qual è il ruolo dell’uomo e capire che non tutto ciò che è legale è moralmente accettabile.
Io, nella mia professione di infermiere, su quali piani mi muoverò? Cosa vale fare? Qual è il valore di riferimento? Verso quale valore mi muovo? Il discorso teologico nel corso di studi infermieristico è atto a “condizionare” le scelte di un infermiere in modo tale da orientarle per la vita e non per la morte, per elevare la dignità della persona e non per abbassarla.
1.2 Fede e ragione
Fede e ragione vanno di pari passo: l’una non può fare a meno dell’altra.
- Se prevarrebbe la ragione avremmo il razionalismo
- Se prevarrebbe la fede avremmo il fideismo.
La fede ha bisogno della ragione e la ragione ha bisogno della fede. Non possiamo accettare passivamente quanto ci viene detto, dobbiamo mettere in campo la nostra intelligenza.
NB: Per il Cristianesimo la ragione non è contraria alla fede, tutt’altro: è propedeutica alla fede, aiuta, invita alla fede. A patto però che la si utilizzi correttamente, cioè che sia razionalità e non razionalismo. Il rapporto tra fede e ragione non va vissuto in termini di esclusione reciproca, bensì si possono intrecciare vicendevolmente. La fede illumina la ragione e ci dà la possibilità di penetrare nel mistero di Dio. La nostra ragione deve dire di sé stessa che è incapace di andare oltre ad un certo limite.
“La ragione ha un limite” (Aristotele). Il limite della ragione è definito come Dio. Di Dio possiamo parlare (sennò non ci sarebbe la teologia) ma non possiamo dire tutto. La fede che non si relaziona con la ragione, non può andare avanti: Fides Intellectum (l’intelligenza della fede) oppure Fede intellettuale.
La fede, però, non si ferma alla “comprensione tattica” ma deve andare oltre e spingersi al di là di ciò che i miei occhi immediatamente intendono. Per andare alla ricerca della verità non bisogna essere superficiali, bisogna “guardare dentro”. Non solo cervello, ma anche cuore e viceversa.
1.3 Enigma e mistero
Domanda: “Enigma e mistero sono sinonimi o vi è differenza tra i due termini?”
- L’enigma è qualcosa che ha sicuramente una soluzione. Semmai non la conosco perché l’enigma è complicato, ma essa c’è.
- Al mistero una soluzione definitiva non c’è, ma c’è una soluzione.
Sant’Agostino diceva: “Posso addentrarmi in questo mistero di luce, ma non riesco a vederlo completamente per la troppa luce”. Nella pratica, la differenza tra enigma e mistero può così essere descritta:
- Enigma: Entrare in una stanza buia e non riuscire a vedere nulla per l’assenza di luce. Il buio mi frena dall’avanzare nella stanza. Certo, posso tentare di proseguire ma dopo un po’ demordo. Il buio mette paura.
- Mistero: Entrare in una stanza luminosa e non riuscire a vedere nulla per la troppa luce che mi abbaglia. La troppa luce ha lo stesso effetto della sua assenza: in entrambi i casi non vedo nulla. La differenza è che la luce non fa paura, anzi continuo ad avanzare nella stanza.
Quando diciamo che Dio è mistero, non diciamo che non possiamo parlarne. La teologia è una scienza e, in quanto tale, possiamo fare un discorso che abbia delle basi scientifiche: non esiste nessuna disciplina che sia scienza che non possa essere avvalorata da documenti, esperienze di un popolo o dalla risposta a delle domande proprie dell’umanità:
- Chi sono?
- Da dove vengo?
- Dove vado?
Chiariamo: il mistero rimarrà sempre un mistero. Nel senso che: Quando ci ritroveremo faccia a faccia con il mistero, alla fine dei tempi (dove vado?), lo vedremo così come egli è, e non più come ce lo hanno raccontato o come lo abbiamo riscontrato nella Sacra Scrittura; ma non penetreremo completamente nel mistero perché Dio è e rimarrà sempre un mistero rispetto a noi.
NB: Per il Cristianesimo, e non solo, il dove vado è esattamente la realtà futura, quella escatologica, quella che l’apocalisse - l’ultimo libro della Bibbia - ci presenta.
2. L'uomo e la ricerca di Dio
2.1 Chi sono?
Una delle tre domande che l’uomo si è sempre posto è “Chi sono?” Da qui comincia il discorso teologico: l’uomo comincia ad interrogarsi. L’uomo, per rispondere a tale domanda, deve potersi confrontare. In base all’essere con cui l’uomo si confronta, otteniamo una differente risposta alla domanda. L’uomo si confronta con:
- Il regno animale: L’uomo può confrontarsi con vari animali. Egli capisce subito che alla domanda “chi sono io in rapporto a quell’animale” la risposta è che “l’uomo è più di quell’animale”. Per quanto possano essere intelligenti gli animali, mi rendo conto di essere più di una formica, più di un’ape, ...
- Un altro essere umano: Se l’uomo si mette in rapporto con un altro essere vivente appartenente al genere umano, deduce che egli è un suo simile. La dignità delle due parti è la stessa; entrambi hanno gli stessi diritti.
NB: Il razzismo nasce da una risposta sbagliata alla domanda: “chi sono io in rapporto ad un mio simile?” Io sono un uomo, lui è un uomo. Nel dare una giusta risposta a questa domanda conta molto l’educazione che ho avuto in rapporto alla verità dell’altro.
- Dio: Se l’uomo si mette in rapporto con Dio deve utilizzare la sua sapienza e intelligenza per capire che la risposta alla domanda “chi sono in rapporto con Dio?” è che “l’uomo è meno di Dio”. Quando parliamo del Dio cristiano parliamo di Dio Padre, quindi il rapporto tra creatore e creatura è un rapporto di figliolanza. Dio è padre, l’uomo è figlio.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che nonostante l’uomo, per Dio, sia la creatura più importante uscita dalle sue mani, egli non è Dio ma un essere inferiore. Salmo 8 “O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra ... mi hai fatto poco meno degli angeli”.
2.2 Credere in Dio
“Io credo in Dio” e “Io non credo in Dio” sono due frasi che vanno giustificate. Il credere è un atto sia di fede che di ragione; il credere necessita della ragione. In un dialogo tra due persone A e B:
- A: Credi in Dio?
- B: Sì.
- A: Credi in Dio?
- B: No.
In entrambi i casi A è autorizzato a chiedere: “Qual è il motivo della tua risposta?” Quale sarebbe la mia risposta? Essa deve essere razionale. Le risposte: “Credo perché sono nato in una famiglia cristiana” oppure “Non credo in queste sciocchezze” non sono risposte razionali, non hanno messo in discussione la nostra ragione; sono risposte di comodo. Sono risposte date per partito preso, invece io devo dar ragione del mio credere/non credere. 1 Lettera di Pietro.
2.3 Rivelazione
Per il cristianesimo, Dio, ad un certo punto della storia, si è rivelato scendendo sulla Terra e parlando agli uomini.
Rivelare
Etimologia: revelare: togliere il velo (dal latino: re- (indietro) velum (velo)).
Nella costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, la Dei Verbum, la chiesa mette i punti sul concetto della rivelazione: “Dio, che nei tempi antichi aveva parlato attraverso i patriarchi, poi attraverso i profeti, per ultimo ha parlato all’uomo attraverso il suo figlio Gesù Cristo”. In suo figlio, Dio, ha rivelato tutto all’uomo; quest’ultimo non deve attendere nessun’altra rivelazione. Come ha detto san Paolo “Gesù Cristo è l’amen di Dio”.
Gesù ha parlato alla maniera umana, utilizzando il nostro linguaggio e le nostre categorie in modo che io non possa dire “non ti ho capito” ma bensì “non riesco a comprendere tutto quello che hai detto”. Dio ha parlato, e ora? Dio non ha finito di parlare, lo continua a fare utilizzando le categorie del nostro tempo. Lo fa tramite la coscienza e attraverso la sua Parola che non tramonta mai.
3. Teologia fondamentale
3.1 Teologia fondamentale
Il termine teologia lo abbiamo già esaminato [vedi § 1.1.]; il termine fondamentale intende chiarire i fondamenti o presupposti del sapere teologico, ovvero chiarire se e in che misura l’uomo può parlare di Dio e delle verità a lui relative. Il discorso su Dio si basa su tre pilastri:
- Sacra Scrittura
- Tradizione
- Magistero
Gli argomenti che vengono trattati nel discorso teologico non possono prescindere da questi tre pilastri.
3.2 La Bibbia
Etimologia: Biblios: raccolta di libri; biblioteca di libri (dal greco: tà biblìa (libri)).
La Bibbia è una biblioteca di libri il cui autore principale è Dio che ha ispirato gli agiografi nella scrittura della stessa.
- Come si può essere sicuri che quanto scritto nella Bibbia sia vero?
- Dov’è la credibilità della stessa?
- Ci sono dei criteri di attendibilità della Sacra Scrittura?
Sì. Mentre per quanto riguarda ad esempio Ovidio, Virgilio, Socrate... abbiamo un massimo di 440 codici (trascrizioni), per quanto riguarda solo il Nuovo Testamento ne abbiamo circa 4750. Gli innumerevoli codici dimostrano che di Gesù ne ha scritto un’infinità di persone.
- Esistono gli originali?
Non esistono perché all’epoca della loro redazione non vi erano le tecniche di conservazione conosciute oggi; e quindi gli originali sono andati perduti o deteriorati.
- Se non esistono, cosa ci garantisce che le copie siano fedeli all’originale?
Un criterio è il periodo che passa dall’avvenimento dei fatti alla loro trascrizione. Un esempio: Per quanto riguarda Virgilio il tempo tra un originale e una trascrizione arriva anche a 400 anni. Per quanto riguarda i vangeli il periodo è di 65-70, 80 massimo 100 anni. Il tempo è così ristretto che la verità scritta è sicuramente più attendibile rispetto ai 400 anni. E se non abbiamo nessun problema a credere negli scritti di Virgilio, Socrate..., per quali motivi dovremmo avere problemi circa i vangeli, la cui redazione è avvenuta pochissimi anni dopo il verificarsi degli avvenimenti?
Se fossimo davanti ad un falso storico? E se nella fase di trascrizione non sia stata cambiata qualche virgola? Ad esempio:
- “Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore” Corretta
- “Voce di uno che grida: nel deserto preparate la via al Signore” Errata
Nel primo esempio Giovanni il Battista si trova nel deserto ad annunciare la venuta del messia. Nel secondo esempio il concetto cambia; non c’è più un uomo fisico; il deserto può essere inteso come il deserto dell’anima quindi bisogna prepararsi spiritualmente ad accogliere il messia. Anche qui ci viene incontro il fatto che il periodo tra l’avvenimento e la sua trascrizione è relativamente breve.
3.3 Differenza tra teologia e religione
Religione:
Etimologia: Relegere: legare; con riferimento al valore vincolante degli obblighi e dei divieti sacrali.
Teologia: vedi [§ 1.1]
Per quanto riguarda la teologia, abbiamo parlato del fatto che è un “discorso su Dio”. Logia = Discorso.
- In greco antico: λόγος, lògos
- In latino: verbum
- In ebraico: דָבָר, dabhar
Per quanto riguarda il discorso teologico, le tre parole: lògos, verbum e davar, nella loro concezione, hanno un significato diverso per certi versi.
Il 1° libro del Pentateuco - la Genesi - si apre in questo modo:
In principio Dio creò il cielo e la terra.1 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.2 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.3 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.4 5 (Genesi 1, 1 - 5)
Quando l’autore della genesi fa parlare Dio per la prima volta dicendo “Sia la luce!”, mette in evidenza come Dio rende visibile ciò che aveva già creato in precedenza. L’autore ci parla di qualcosa che già c’è, ma è nascosto. Tutto era “definito” ma l’uomo non poteva comprenderlo. Quanto Dio aveva creato non era ancora percepibile all’uomo.
In principio Dio creò il cielo e la terra.1 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.2 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.3 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.4 5 (Genesi 1, 1 - 5)
La traduzione corretta sarebbe: “e lo spirito di Dio covava sulle acque”. Questo mette ancor più in evidenza come lo spirito di Dio covava ciò che già esisteva. L’autore della genesi immagina lo spirito del Signore che cova, cioè che “dà la vita”, “permette la nascita”. Tutto era stato creato, ma c’era bisogno di dare vita; e questo lo fa lo Spirito.
3.4 Politeismo e monoteismo
Monoteismo
Etimologia: Monoteismo: credenza in un solo Dio (dal greco: mono- (uno) theòs (dio))
Politeismo
Etimologia: Polytheos: credenza in più dei (dal greco: polys- (molto) theòs (dio))
Nella religione cristiana parliamo del mistero della Trinità. Esiste un unico Dio, ma la differenza oggettiva con le altre religioni monoteistiche è che il Dio cristiano è in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il dogma della Trinità è dato dal fatto che Dio è uno e trino.
Non è
Figlio
Padre
Dio
È Spirito Santo
Cioè:
Mentre in matematica 1+1+1=3; in teologia, questa addizione inerente a Dio è 1+1+1=1. Ovviamente la Trinità è un mistero difficile. Infatti andare a convincere gli altri di questa verità ontologica che appartiene ai cristiani è difficile ed è oggetto di confusione. Non a caso, per alcuni, i cristiani sono politeisti. Ovviamente non è così poiché Dio rimane uno, quindi la religione cristiana è monoteista.
3.5 Monolatrismo
Il padre fondatore delle tre grandi religioni monoteiste - Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo - è Abramo. Inizialmente Abramo era politeista, quindi credeva in più dei. Per passare dal politeismo al monoteismo, bisogna passare per una “fase intermedia”: il monolatrismo. Il monolatrismo è il momento in cui si continua a credere in più dei, ma tra questi ne si “sceglie” uno considerato il più forte, il più potente; colui che potrebbe diventare il padre di tutti gli dei. Abramo farà il passaggio dal monolatrismo al monoteismo solo quando avrà la possibilità di sperimentare una caratteristica che, a differenza di tutti gli dei, aveva solo il Dio cristiano: era un dio che parlava. L’unico con cui l’uomo poteva relazionarsi.
Gli altri dei a cui si credeva avevano bocca ma non parlavano; avevano occhi ma non guardavano; avevano orecchie ma non ascoltavano. La relazione nasce dalla possibilità di due o più persone di poter dialogare.
NB: Dalla possibilità dell’uomo di potersi relazionare con Dio nasce il concetto di Teologia. Dio è il soggetto e l’oggetto stesso della teologia. Non ci sarebbe teologia se non si potesse parlare di Dio. Se non avessimo nessun riferimento, il discorso teologico verterebbe su altro.
4. La Genesi
4.1 La Genesi
La Genesi è il primo libro del pentateuco (In ebraico viene chiamato “Torah”, ovvero “Legge”). Con pentateuco si indicano i primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.
4.2 La parola creatrice
La prima espressione di Dio nella Bibbia è: Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.3 (Genesi 1, 3)
In ebraico “dabhar” non è solo una parola, bensì è una parola creatrice. Lo si nota dal fatto che dopo che Dio parla, l’autore della genesi scrive: “E la luce fu”. Dio non solo parla, ma realizza ciò che dice. Dio, però, in questo momento non sta parlando con...
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