Il secolo d’oro dell’impero romano (II secolo d.C.)
Il II secolo d.C. rappresenta per l’impero romano il cosiddetto “periodo d’oro”, in quanto in codesto periodo l’impero non solo raggiunse la sua massima estensione territoriale, ma visse un momento di grande crescita economica e culturale in numerose province.
Il II secolo d.C. fu il momento in cui fu spinta a fondo la romanizzazione delle province; la lingua, la cultura ed il modo di vita romano si radicarono profondamente nelle province, specie in quelle occidentali.
La situazione di pace all’interno dell’impero, l’assenza di frontiere in tutta l’area mediterranea, la sicurezza delle vie di trasporto, la costruzione di grandi opere edilizie favorirono un grande sviluppo dei commerci sia all’interno dell’impero sia con altri Stati.
L’espansione dei commerci stimolò un grande incremento delle attività artigianali in molte zone dell’impero; in particolare sorsero grandi botteghe specializzate in Gallia, in Etruria, in Campagna, in Siria, in Africa.
Questa favorevole situazione economica favorì lo sviluppo di alcune province che all’interno dell’impero assunsero un ruolo preminente, mentre l’Italia divenne economicamente sempre più parassitaria, nonostante i numerosi interventi imperiali a favore dell’economia della penisola.
La cultura dell’età d’oro segnò la diffusione della filosofia tra le classi più colte, il notevole allargamento dell’istruzione elementare e secondaria e l’istituzione di grandi biblioteche.
Nerva imperatore (96-98 d.C.)
Il 18 settembre del 96 d.C., mentre il senato, per mano di un liberto, assassinava l’imperatore Domiziano, i congiurati si erano accordati per nominare suo successore Marco Cocceio Nerva, un senatore già anziano, tradizionalista e uomo di cultura considerato affidabile dall’aristocrazia.
Nerva (Narni, 8 novembre 30 – Roma, 27 gennaio 98) fu l’ultimo imperatore italico sia di nascita sia di famiglia. Nerva non aveva seguito l’usuale carriera amministrativa, anche se era stato console durante l’impero di Vespasiano nel 71 e con Domiziano nel 90.
Appena eletto fece cessare le persecuzioni contro i cristiani, consentì agli esiliati di rientrare a Roma, reintegrò il senato nelle sue prerogative, abolì il fiscus iudaicus (la tassa pagata dagli ebrei assoggettati all’impero romano dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme per opera di Tito.
Ma il merito principale del suo brevissimo regno (96-98 d.C.) fu l’introduzione del principato adottivo. Anzi, si può dire che la decisione più felice di Nerva sia stata quella di adottare quale proprio successore Marco Ulpio Traiano, sotto il quale l’impero avrebbe raggiunto il suo apogeo.
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Dopo un secolo di successioni confuse o talvolta addirittura tragiche, il principio dell’adozione forniva finalmente un criterio certo e trasparente per regolare il problema.
Con il principio dell’adozione, il principe in carica adottava il suo successore, con l’approvazione del senato, scegliendolo in base alle qualità e ai meriti.
Con la loro mentalità pragmatica, i romani avevano infine accettato che, se un principe doveva esserci, almeno fosse l’optimus princeps, il principe migliore possibile, la persona più adatta a guidare lo stato.
Un uomo moderato, giusto, prudente, equilibrato; attento agli interessi dello stato più che ai suoi; pronto a favorire la concordia e a stroncare le lotte di fazione; severo ma anche amorevole verso il suo popolo, come un padre; devoto agli dèi; non desideroso di essere considerato un dio, ma orgoglioso di venire divinizzato dopo la morte per aver ben governato.
Traiano (97-117 d.C.)
Per quasi tutto il II secolo gli imperatori praticano un sistema nuovo, il criterio adottivo. Ad inaugurare il criterio adottivo nella successione è Marco Cocceio Nerva (96-98), succeduto a Domiziano nella guida dell’Impero di Roma.
Dopo di lui sale al trono Traiano:
Al momento dell’adozione, nel 97 d.C., Traiano (nato a Italica, in Spagna vicino all’attuale Siviglia, il 18 settembre del 53 d.C.), generale ed esponente della nuova nobiltà provinciale, era governatore della Germania superiore.
Traiano divenne imperatore il 27 gennaio del 98 e fu il primo provinciale ad assumere questa carica.
Durante il suo principato, Traiano avviò varie riforme:
- Riformò e rese più efficiente l’amministrazione dello stato centrale e dei municipi;
- Risanò le finanze dell’erario, in modo da poter attuare interventi importanti come la bonifica delle paludi pontine, la costruzione del foro che porta il suo nome, di un acquedotto e di una rete di strade;
- Concesse ai piccoli proprietari italici, penalizzati dalla concorrenza dei prodotti agricoli provenienti dalle province, prestiti a basso interesse (chiamati alimenta); gli interessi su tali prestiti venivano utilizzati dallo stato per creare strutture assistenziali riservate a bambini italici, orfani o poveri, che potevano così avere un’adeguata istruzione e aspirare a diventare ufficiali o funzionari.
Molto attiva fu la politica estera di Traiano, che portò l’impero alla sua massima espansione territoriale. Tra il 101 e il 106 condusse una serie di vittoriose campagne contro i Daci, mobilitando 80 mila legionari: ne ricavò grandi quantità d’oro, che portò a Roma
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insieme a 50 mila schiavi. La Dacia divenne provincia romana, assimilando a tal punto la romanità da conservarla nell’attuale nome, Romania.
In Oriente Traiano realizzò l’annessione dell’Arabia Petrea, una regione a nord-ovest della penisola arabica che permetteva di controllare l’importante traffico commerciale con l’Oriente, tra i più ricchi del mondo antico.
Contro i Parti, approfittando di lotte dinastiche scatenatesi all’interno del loro impero, Traiano condusse poi, tra il 113 e il 116, diverse spedizioni militari che portarono alla conquista di Seleucia, Babilonia e Ctesifonte e alla creazione delle due nuove province dell’Armenia e della Mesopotamia; ulteriori tentativi di espansione furono impediti da una serie di rivolte antiromane scoppiate sia tra le popolazioni sottomesse sia tra le comunità giudaiche di quelle zone.
L’8 agosto del 117, mentre queste rivolte erano ancora in corso, Traiano morì per
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