SECONDO PARZIALE 11
LEGGE DEL PREZZO UNICO o LPU: In UN mercato esiste SOLO UN prezzo, se UN UNICO
PREZZO c’è UN SOLO MERCATO.
Anche detta come:
la differenza di prezzo dello stesso bene in 2 mercati diversi non deve eccedere se non per i
costi di transazione
LEGGE DI SMITH: “La divisione del lavoro è limitata all’ampiezza del mercato”
Le dimensioni del mercato sono determinate da merci, servizi, moneta, fatt. produttivi.
Definiti in ogni momento da costi, differenze tra beni privati e collettivi, e dalla presenza o
rimozione di barriere di ogni tipo.
L’evoluzione dei trasporti ha modificato le dimensioni dei mercati:
La VELOCITA’ ha accorciato le distanze
Facilitato dall’INNOVAZIONE TECNOLOGICA
La COMPLETA INTEGRAZIONE ECONOMICA, o anche EQUALIZZAZIONE DEI FATTORI
PRODUTTIVI, è una situazione irraggiungibile: perché richiede condizioni molto precise,
raggiunte solo tramite il commercio delle merci, e la differenza tra ricchi e poveri andrebbe a
creare concorrenza, e non una equalizzazione.
Mentre l’INTEGRAZIONE ECONOMICA MONDIALE necessita di istituzioni collettive, come
una serie di leggi, regole e uno strumento di pagamento internazionale e comune
L’eliminazione di passaggi intermedi nella distribuzione andrebbe quindi ad eliminare gli
attuali intermediari e a fornire quel ruolo alle imprese. Andrebbe a creare inoltre economie
di scala più influenti e a ridurre i costi di trasporto. Questo processo richiede un lungo
periodo e è raggiungibile solo ed unicamente tramite l’applicazione della LPU
L’arbitraggio favorisce quindi la formazione di un mercato unico, andando a collegare diversi
segmente di un mercato, spingendo quindi verso la formazione di un prezzo unico
La MERCANTILIZZAZIONE è il processo di aumento degli scambi al di fuori dell’unità/
territorio dentro il quale vengono prodotti, cioè la riduzione dell’autoconsumo (tipico
medioevale)
Storicamente si è verificata nel momento in cui un villaggio si specializzava a tal punto di
poter vendere il superfluo
In generale è stato un processo lento e graduale, ma ha anche avuto situazioni in cui è
esploso rapidamente
Quindi, per la formazione di un MERCATO NAZIONALE, è necessaria l’integrazione di un
prezzo unico per lo stesso bene e intensi traffici commerciali interni. Storicamente è
avvenuto nel corso dell’800, ottenuto tramite la creazione di reti di ferroviarie (di trasporto)
In epoca preindustriale le distribuzioni erano fatte principalmente al dettaglio dagli stessi
produttori, mentre mercanti si dedicavano alla vendita all’ingrosso senza essere
specializzati. I primi grandi magazzini apparirono nella seconda metà dell’800, per poi
arrivare ai supermercati nei primi del 900
Nello stesso periodo (859-950) il mercato mondiale ha una crescita esponenziale, andando
ad integrare i mercati nazionali in grandi mercati internazionali (processo più veloce della
creazione di quelli nazionali).
Con questo i prezzi cominciarono a convergere nei diversi continenti. Questa convergenza è
avvenuta si per mezzo di arbitraggio sia grazie all’innovazione dei mezzi di trasporto e di
comunicazione.
Fino alla ww2 il commercio internazionale erano principalmente composti da domanda di
beni ALIMENTARI(commercio verticale), mentre dopo cominciò la domanda di beni
INDUSTRIALI (commercio orizzontale). Cambiamento dovuto principalmente ad un
aumento del reddito pro capite e allo sviluppo delle economie di scala specializzate.
Nonostante il commercio era inizialmente verticale, lo scambio non avveniva per forza tra
paesi ricchi e poveri.
La composizione del commercio estero di un paese dipendeva dal suo grado di sviluppo, un
paese arretrato andava ad esportare beni primari e importare beni manufatti; invece, un
paese industrializzato prediligeva l’import di beni industriali e materie prime, facendo
ritornare beni industriali diversi.
Questo fu decisivo per l’avvio di processi di accumulazione di conoscenza e valuta e per lo
sviluppo
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Prima del 19esimo secolo le nazione facevano a gara per la ricchezza. Per ottenere un
vantaggio queste dovevano avere esportazioni maggiori rispetto alle importazioni
(protezionismo). Dato che questo è impossibile, non tutte le nazioni possono avere la
bilancia commerciale in positivo. Per questo si davano a guerre e colonialismo.
In base all’approccio classico il commercio forniva crescita economica, e permette di
allocare i fattori produttivi in modo più efficiente. Il benessere complessivo di due paesi è
massimo se entrambi si concentrano sulla produzione di un bene su cui sono più efficienti e
si scambia i beni che non producono.
(teoria dei vantaggi comparati, Ricardo).
NOTA: i vantaggi sono congiunti, non massimi di uno o l’altro. Vantaggi relativi non assoluti
In base a questa teoria la produzione mondiale e il benessere di due, o più, paesi può quindi
crescere finché gli stati esportano i beni per cui hanno un vantaggio comparato.
L’unico problema legato a questa è la necessita del libero scambio perché questo andrebbe
a danneggiare alcuni soggetti
Heckscher e Ohlin rivedono la teoria di Ricardo sul vantaggio comparato, secondo questi
infatti questa dipende dall’abbondanza dei fattori produttivi(manodopera) piuttosto che dai
livelli di produttività.
Appunto un paese gode di un vantaggio nel settore relativamente più abbondante.
Secondo questo modello quindi.
Paesi ricchi di terra e ma poca forza lavoro dovrebbero specializzarsi nella produzione
agricola e importare beni industriali
Paesi ricchi di capitale e poveri di lavoro si devono specializzare in produzione industriale e
capitali
Pesi ricchi di lavoro e poveri di terra dovrebbero specializzarsi in produzione industriali ad
alta intensità di lavoro
Come per la teoria di ricardo, anche per questa il regime ottimale sarebbe il libero scambio
Ma queste teorie necessitano di alcune caratteristiche per essere applicate:
L’immobilità di fattori produttivi e capitali
Libero accesso a tecnologia
Assenza di economie di scala
Necessitando quindi di queste ipotesi i modelli dei vantaggi comparati sono quindi
irrealizzabili
Partendo dal modello di H-O, Samuelson e Stopler derivano un teorema: I prezzi dei fattori
sono determinati dai prezzi relativi dei beni.
ARRIVANDO QUINDI AL 900
Ci sono grandi differenze nel commercio dei due secoli:
Si sviluppa il commercio tra paesi industrializzati con fattori simili
Cresce il commercio intrasettoriale. Secondo H-O questo si riferisci a specifiche dei prodotti
tipo la qualità/quantità
Fin dall’inizio della rivoluzione industriale inglese è stata caratterizzata da un forte flusso di
esportazioni e di una politica protezionista per prodotti industriali e agricoli. Nonostante
questo, il movimento liberista seppe comunque imporsi, proponendo petizioni e riducendo i
dazi.
Dal 836 incominciò una serie di campagne volte a ridurre il protezionismo doganale e dal 42
cominciarono le riduzioni di divieti e dei dazi/tariffe doganali.
A livello internazionale, in europa, un passo importante si ebbe nel 1860, con il trattato
anglo francese che riduceva le tariffe doganali tra i commerci dei due stati. In seguito fu
aggiunta la clausola della nazione più favorita, grazie alla quale, nel momento in cui una
delle due nazioni avesse stipulato un trattato con un altro stato, anche l’altro ne avrebbe
giovato. Grazie a questa clausola si creò il libero scambio in Europa.
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I regimi monetari internazionali erano costituiti principalmente da un BIMETALLISMO, cioè
la circolazione di monete d’oro e di argento nei diversi stati, con valore basato sul metallo di
cui sono fatte. Dal 1870 venne istituito il GOLD STANDARD internazionale, cioè il valore di
cambio delle diverse valute in oro, in modo da poter cambiare le valute con un cambio fisso.
I sistemi monetari internazionali permettono la determinazione di tassi di cambio e la
formazione di mercati mondiali dei capitali. Inoltre il sistema monetario internazionale
permette prestiti internazionali e a rendere più equilibrato il commercio tra due nazioni con
moneta diversa.
I tassi di cambio FISSI erano ritenuti essenziali per il funzionamento del sistema monetario
internazionale, questo perché le forniva un valore fisso in relazione ad una specifica merce.
Ma i tassi fissi rendono anche impossibile influire sui tassi di interesse e ne impediscono la
riduzione
Per questo è necessario il ruolo dell’ARBITRAGGIO: dato che ad una diminuzione dei
rendimenti di un paese, gli speculatori, sono portati a riallocare le loro risorse all’estero;
tramite dei controlli ai flussi di capitale questo diventa impossibile, rendendo la politica
monetaria più libera anche in presenza di cambi fissi
Questo fa sorgere dei conflitti all’interno di una politica economica:
tassi di cambio fissi funzionano con una politica monetaria autonoma, solo a patto di
limitare la mobilità dei capitali
Tassi fissi e piena mobilità dei capitali, si dovrebbe rinunciare all’autonomia monetaria
Con autonomia monetaria e libera mobilità dei capitali, si deve rinunciare ai tassi di cambio
fissi
Il GOLD STANDARD consisteva in 3 regole fondamentali:
Fissazione di una parità aurea legale
Piena convertibilità delle banconote in oro
Libero commercio dell’oro
MA esisteva anche una consuetudine, dove la variazione dello stock di moneta, doveva
essere direttamente proporzionale alla variazione delle riserve.
Il Gold Standard nacque in Inghilterra nel 1717 quando venne fissato un valore in sterline
dell’oro. In seguito, vennero adottati ulteriori provvedimenti per la transizione al sistema
aureo, come la coniazione di nuove monete d’oro, la riduzione delle monete d’argento e al
ritorno del pieno valore intrinseco delle sterline.
Dal 1870 la maggior parte dei paesi industrializzati aderì al gold standard, tra cui Germania,
Olanda, Svizzera, Belgio, USA, Francia e Italia inizialmente tennero il bimetallismo ma poi
adottarono un sistema aureo parziale, Russia e Giappone arrivarono solo a fine secolo.
I vantaggi di questo sistema si ottenevano attraverso la variazione del tasso ufficiale di
scambio e la cooperazione tra le banche centrali. In questo modo era possibile mantenere
stabili i prezzi e realizzare il pareggio di bilancio.
In caso di deflusso eccessivo di oro dalle riserve le banche avrebbero dovuto aumentare il
tasso di interesse e vendere attività nazionali (titoli di stato), in modo da ridurre l’offerta di
moneta. I prezzi erano determinati in dollari e sterline.
Il gold standard era basato su un sistema principalmente a cambi fissi, anche se questi
potevano variare di poco, entro i “punti dell’oro” a causa dei costi di transazione/trasporto; o
temporaneamente di valori più alti. I tassi di cambio a pronti deviavano quindi dal rapporto
tra parità e zecca, uno scostamento eccessivo rendeva quindi sconveniente importare/
esportare oro.
I tassi fissi, tramite una serie di cambi, partendo da sterline, cambiando in oro, venderlo per
dollari e ricambiarlo in sterline, permettevano un afflusso di oro negli USA e dunque un
incremento dell’offerta di dollari e diminuzione di sterline. (sterlina più valore)
Il modello a cui si rifaceva era quello della legge David Hume, secondo il quale il circolo
d’oro creava una catena di eventi che riportava all’equilibrio iniziale. Però questo
meccanismo funzionava solamente in teoria, in quanto la stabilità economica non era
automatica e assicurata.
Il sistema assicurava quindi la stabilità dei prezzi sul lungo periodo e fluttuazioni di questi
simili nelle diverse nazioni.
L’INSTABILITA’ ECONOMICA era precisata dalla legge di GRESHAM, secondo la quale la
moneta cattiva togliev
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