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Il mondo globale

L'importanza di un approccio storico all'economia

Con la crisi del 2008 e con l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando, si stanno riproponendo una serie di riflessioni sull’utilizzo della storia e sui fondamenti del “paradigma neoclassico”. Il fatto di non riuscire a ricostruire il contesto è un elemento che ha interessato diverse università americane, le quali hanno ultimamente aperto un dibattito sullo stato dell’economia e sulla formazione che gli studenti di economia laureati ed universitari ricevono.

Periodizzazione

  • Preistoria (età della pietra, età dei metalli), il passaggio dalla preistoria al medioevo avviene con l’arrivo della scrittura che porta ad una serie di fattori come la formazione delle città e società più complesse.
  • Età antica.
  • Medioevo, si tratta di un periodo di tempo molto lungo, mille anni complicati in cui succedono molti avvenimenti importanti; inizia nel 476 d.C e termina nel 1492 (scoperta dell’America).
  • Tra il ‘400 e ‘500 vi sono altri avvenimenti rilevanti come la scoperta della stampa, la riforma protestante, le scoperte geografiche, i turchi conquistano Costantinopoli con la conseguente chiusura del mondo legato alle Repubbliche Marinare, al Mediterraneo e alle relazioni.
  • Età contemporanea, visione eurocentrica (si tende a dare particolarmente importanza al ruolo storico e culturale dell’Europa).

Età antica

Fino a 10-12 mila anni fa gli uomini vivevano in gruppi di cacciatori-raccoglitori di dimensione limitata, in seguito, in svariate parti del mondo (Vicino Oriente, Cina, America centro-meridionale) e indipendentemente tra loro, avvenne la rivoluzione neolitica (passaggio dall’economia acquisitiva all’agricoltura). Si passa, così, da una forma di economia principalmente nomade caratterizzata da caccia e raccolta, ad un’economia più sedentaria basata su agricoltura e allevamento.

La rivoluzione agricola, individuata come prima rivoluzione agraria della storia, portò alla divisione del lavoro e all'emergere dei primi insediamenti urbani, seguiti dall'invenzione della scrittura e dei sistemi di calcolo, dalla nascita dei primi Stati e dalla stratificazione sociale (distinzione tra dominanti e dominati, ricchi e poveri).

Gli antichi raccoglitori cominciarono ad ibridare alcuni esemplari delle piante commestibili, per ottenere frutti migliori, come avvenne poi in seguito anche con gli animali. I cacciatori e i raccoglitori cominciarono anche a sfruttare le risorse offerte da questi ultimi che tenevano al loro fianco, come il latte, e, inoltre, li iniziarono ad addomesticare.

Venne introdotta l’orticoltura, un tipo di coltivazione che consiste nell’inserire una parte degli steli delle piante adulte nel sottosuolo, in modo tale che, col tempo, vadano a formarsi nuove piante. Per poter applicare questo tipo di coltivazione, dunque, è necessario che una determinata area venga disboscata e che gli alberi presenti vengano bruciati, affinché la cenere vada a fertilizzare il terreno. Questa tecnica permette che le piante si riproducano molto velocemente durante tutto l’anno, con l’obiettivo che vi sia meno lavoro da compiere. Queste coltivazioni le possiamo trovare principalmente nell’Africa subsahariana, in America meridionale e in alcune regioni del Pacifico.

L’agricoltura vera e propria comporta operazioni più complesse, essa infatti si basa sulla coltivazione di legumi, cereali e alberi da frutto, che necessitano di un terreno adeguato, di cure continue e ulteriori operazioni dopo il raccolto. A differenza dell’orticoltura, le operazioni compiute nell’agricoltura sono legate a precisi ritmi stagionali, gli agricoltori quindi devono accumulare abbastanza risorse per i periodi in cui le colture sono improduttive e accantonare semi e altri frutti per riprendere in seguito il ciclo produttivo con una nuova semina.

Nel caso di orticoltori e agricoltori, il lavoro non ha un rendimento immediato, ma differito, quindi spostato avanti nel tempo.

Le città antiche si basavano principalmente sull’agricoltura, in quanto permetteva di sfamare più individui e, di conseguenza, di aumentare la popolazione. Ribadendolo, avviene una prima accelerazione nella crescita della popolazione, anche se il tasso di crescita stesso era lentissimo (0,4% annuo).

Di questo periodo, in aggiunta, possiamo ricordare l’impoverimento della dieta e la frequenza delle malattie; comunque, la comparsa delle cosiddette società agrarie portò anche indubbi benefici: esse erano più complesse e con la diversificazione dei compiti venne favorito l’accumulo di competenze e conoscenze. La scoperta della scrittura (3200 a.C.), infatti, rese molto più facile la trasmissione delle conoscenze tra le diverse generazioni.

A partire dal 3000 a.C, in diverse parti dell’Europa e dell’Asia, avvenne la rivoluzione urbana dell’età del bronzo, ovvero la comparsa delle prime città con le prime forme statuali. Per questo, per quanto riguarda l’urbanizzazione del mondo, possiamo dire che in principio si ha una civiltà euroasiatica, sia per motivi legati a ragioni geografiche che a ragioni che nascono con lo sviluppo dell’agricoltura.

Gli stati euroasiatici, secondo Jack Goody, avrebbero sviluppato precocemente la capacità di imporre tributi sistematici ai propri abitanti. A ciò corrispose una notevole crescita della stratificazione sociale. Tra l’Europa e l’Asia quindi vi era una continuità, che però si ruppe con le scoperte geografiche e con lo sviluppo industriale.

  • Rispetto alle Americhe in Eurasia troviamo animali selvatici e specie vegetali più facilmente addomesticabili
  • Le caratteristiche geografiche, infatti non troviamo barriere geografiche
  • Lo sviluppo da est ad ovest del continente, diverso infatti dalle Americhe e dall’Africa che si sviluppano da nord a sud

Tuttavia, ad un certo punto della storia Europa ed Asia si separano, principalmente in quanto l’Europa occidentale inizia a svilupparsi con maggiore velocità rispetto agli altri continenti.

I caratteri strutturali di un’economia agraria

Come funzionava l’economia prima della rivoluzione industriale?

  • Popolazione, osserviamo il tasso di natalità, di mortalità sia ordinaria che catastrofica. Si ha quindi un regime demografico detto naturale, che è caratterizzato da alta mortalità e alta natalità
  • Agricoltura, si osserva il tipo di agricoltura, in quanto i vari tipi cambiano in base a dove ci si trova
  • Le città
  • I traffici

La popolazione

La maggior parte della popolazione viveva in campagna, nonostante le città fossero ben strutturate. Il tasso di natalità era elevato, anche a causa della scarsa efficacia di sistemi contraccettivi o il non utilizzo per motivi religiosi. Uno dei sistemi contraccettivi che veniva utilizzato era l’innalzamento dell’età per il matrimonio. La mortalità infantile era molto elevata e la vita media era molto bassa, tra i 35 e 40 anni (mortalità causata principalmente dalla sottoalimentazione, dalla poca igiene personale e le carte conoscenze mediche). Siamo quindi di fronte ad una popolazione il cui regime demografico è caratterizzato da alta natalità e mortalità.

La produttività del lavoro era bassa e le società agrarie tradizionali erano capaci di produrre un surplus limitato rispetto alle esigenze di autoconsumo e di riproduzione dei raccolti. La popolazione cresceva lentamente in quanto era periodicamente dimezzata da picchi di mortalità dovuti a epidemie, carestie o guerre.

Thomas Malthus, studioso che propose alcune tesi al riguardo, considerava motivo di povertà la troppa pressione demografica, riteneva che le risorse crescessero in modo aritmetico e, al contrario, che la popolazione crescesse in modo geometrico, dunque lo squilibrio tra popolazione e risorse non si sarebbe mai risolto.

Malthus, allora, sentenziò che una soluzione poteva essere quella dei “freni repressivi”, ovvero in condizioni di tecnologia costante la popolazione tende naturalmente a crescere più rapidamente delle risorse, per cui sul medio-lungo periodo l’equilibrio tra popolazione e risorse può essere mantenuto soltanto tramite il verificarsi periodico di crisi di mortalità dovute a epidemie, carestie e guerre. Egli però sosteneva fossero necessari anche dei “freni preventivi”, cioè il controllo della natalità con la castità matrimoniale e l’innalzamento dell’età matrimoniale.

Teoria, la sua, molto criticata, in quanto una cosa di cui non tenne conto fu il fatto che le persone cercavano di fronteggiare le difficoltà del rapporto tra popolazione e risorse, con una serie di elementi di tipo tecnico applicati a seconda del luogo in cui vivevano e del tipo di agricoltura da loro applicata.

Un aspetto fondamentale, tornando alla descrizione, è la solidarietà di villaggio, che poggiava su un fitto intreccio di rapporti di parentela di vario genere. Qui, in aggiunta, erano centrali le strategie matrimoniali. Circa il 90% di ciò che veniva prodotto era consumato in loco, direttamente dal produttore o barattato entro il villaggio.

Le città erano dunque luogo del commercio e del mercato, il cui funzionamento era sempre sottoposto a rigorosi e pervasivi controlli. Esse tendevano anche a concentrare le produzioni dei manufatti più complessi e erogavano alcuni servizi essenziali ai loro abitanti e a quelli delle campagne attorno.

Agricoltura

Non ci troviamo quindi davanti ad una società immobile, ma ci troviamo davanti ad una società che cerca di migliorare le condizioni in cui vive.

  • Prima rivoluzione agricola -> momento in cui uomini e donne, da cacciatori e raccoglitori, divengono agricoltori.
  • Seconda rivoluzione agricola -> si passa dalla rotazione biennale alla triennale.

Nell’area europea la terra veniva coltivata per un anno, mentre l’anno successivo veniva lasciata riposare (rotazione biennale), la terra veniva lasciata riposare in quanto era necessario venisse nutrita per poter, l’anno successivo, produrre nuovi frutti. Nell’anno in cui riposava, solitamente, si facevano pascolare gli animali sul terreno stesso, in modo tale che il concime che veniva prodotto andasse a nutrire la terra (aridocoltura o sistema del maggese).

Medioevo

Verso l’anno 1000 si passa dalla rotazione biennale alla triennale (seconda rivoluzione agricola). I campi venivano divisi in tre parti: la prima parte veniva lasciata a riposo (cosiddetta maggese), la seconda parte veniva coltivata a cereali e la terza parte veniva coltivata a leguminose (piante che nutrono il terreno e permettono la ricostruzione della fertilità dei suoli). Questo dimostra come, ad un aumento di popolazione, si risponde con un cambiamento, cioè si passa dal coltivare 1/3 di terra, a coltivarne 2/3.

Oltre al cambio di rotazione vi sono una serie di altre importanti innovazioni, come l’aratro pesante (permette di coltivare determinati terreni che altrimenti non sarebbero stati coltivabili), i mulini (utilizzo dell’energia tramite l’aria e l’acqua) e il collare rigido per i cavalli. Difronte all’aumento della popolazione, uomini e donne cercano di reagire, trovando delle soluzioni innovative. Tuttavia, l’aumento della popolazione ha anche aspetti negativi, come l’utilizzo di pascoli per coltivare il terreno, che implica però l’avere meno animali, quindi meno concime e meno terreno.

Il suolo e l'agricoltura

Oltre al sistema del maggese possiamo trovare altri tipi di agricoltura:

  • Agricoltura discontinua o sistema del debbio, si tratta della pratica di fertilizzazione del terreno che consiste nell’incendio dei residui colturali o della vegetazione. Perché vi sia questa agricoltura è necessaria una bassa densità demografica e molto terreno. Questa tecnica non si sviluppa e tende a ridursi.
  • Agricoltura idraulica o sistema intensivo con irrigazione, la fertilità del terreno in questo caso non viene dai concimi e dalle piante che rifertilizzano il terreno, ma viene da un sistema di irrigazione ben elaborato. Tra queste due agricolture, la differenza maggiore è che l’agricoltura idraulica necessita di lavoro umano, non ci sono grandi animali e non vi è neanche l’utilizzo di molti attrezzi agricoli. Si sviluppa maggiormente in Cina/Indonesia, anche da questo nasce la divergenza con l’Occidente.

Economia agraria

Economia in cui il 50% della popolazione si dedica all’agricoltura e più del 50% del PIL viene dall’agricoltura.

Economia contadina

In questo caso parliamo dell’unità che lavora la terra, quindi la famiglia contadina. Questo tipo di famiglia è un insieme e lavora come tale, essi infatti non si distinguono. L’unità produttiva, in questo caso non è l’individuo, ma la famiglia, famiglia che ha come obiettivo quello di garantire la sussistenza ad ogni membro della nucleo stesso. Non tutto viene prodotto all’interno della terra che si coltiva, in quanto vi sono le città che permettono un progressivo sviluppo economico, anche grazie alle relazioni di mercato.

I redditi dei contadini

La condizione può essere diversa in quanto le terre possono essere in affitto, possono essere di proprietà, possono essere in affitto e di proprietà. Inoltre possono esserci delle gerarchie contadine (un contadino può avere delle terre migliori e più proficue di un altro). La vita del contadino non ruotava unicamente attorno al lavoro della terra, anzi, nei suoi tempi morti si dedicava ad attività di tipo “industriale” definita “attività di trasformazione”. Da una parte dunque si ha “un’industria domestica” (per la famiglia o per una cerchia molto ristretta di persone), dall’altra parte si ha “l’industria a domicilio” (vi è un utilizzo da mercanti e imprenditori che forniscono le materie prime a queste famiglie di contadini, che utilizzano i loro tempi morti per produrre tessuti che i mercanti ritirano).

Il potere è legato alla terra fino alla terza rivoluzione agraria.

Città e traffici

  • Le città già dopo l’anno 1000 (periodo in cui incominciano le nuove innovazioni come la rotazione triennale, l’aratro pesante...) crescono e divengono luogo di produzione;
  • Il proverbio “l’aria della città rende liberi” ha a che fare con l’astrazione che poteva esercitare verso coloro i quali erano collegati da vincoli alla terra, infatti chi coltivava della terra appartenente al potere feudale o signorile del luogo era sottoposto ad una serie di vincoli che riguardavano il fatto di non poter sposare un soggetto proveniente da un dominio diverso a quello a cui appartenevano o la necessità di pagare una tassa per poterlo fare (non avevano la possibilità di spostarsi).
  • Con la crescita delle città, crescono anche i commerci;
  • Inizio di capitalismo protocommerciale e finanziario.

Shock della peste nera

Si è parlato nel caso della popolazione delle epidemie e dunque anche della peste nera. Riguardo alla peste del 1348 sono sorti alcuni dubbi, inizialmente si pensava infatti che la peste fosse portata dalla pulce presente sul ratto che aveva il bacillo “yersinia pestis”, mentre recentemente sono emerse nuove informazioni.

Alexandre Yersin, fisico e batteriologo, identificò nel 1894 il bacillo della peste ad Hong Kong e disse che il bacillo da lui individuato fosse il bacillo responsabile della peste, ma che non fosse unicamente il responsabile delle epidemie asiatiche, quanto il responsabile di tutte le pesti verificatesi nel resto dell’umanità. Ad oggi, studi approfonditi, hanno evidenziato che le fonti non parlano di grandi morie di ratti che dovrebbero coesistere con la diffusione della peste tra gli uomini, altro fatto particolare è il salto che si compie dal passaggio della peste topo-uomo a quella uomo-uomo, in quanto se la peste fosse stata effettivamente portata dalle pulci presenti sui ratti, sarebbero bastate le sole pulci per infettare la popolazione. Proprio per questo motivo, diversi studiosi sostengono che in realtà il bacillo di cui parlava Alexandre non fosse effettivamente quello della peste, ma probabilmente quello di una variante dell’ebola.

L’idea che le epidemie del passato siano state provocate da malattie diverse dalla peste nera creano più problemi di quanto vada a risolverne ed i nuovi studi della microbiologia mettono in evidenza situazioni sempre più complesse, anche con possibili differenti meccanismi di contagio da parte della “yersinia pestis”.

Secondo l’ipotesi prevalente, il ritorno della peste in Europa andrebbe collegato direttamente alla formazione dell’Impero Mongolo, siccome i mongoli riuscirono a realizzare una efficiente rete di comunicazioni entro il loro enorme impero. Ricordiamo le prime aperture delle rotte oceaniche e Marco Polo (1271) con la via della seta.

Sulle vie commerciali si muovono però anche i patogeni (responsabili dell’insorgenza della condizione di malattia dell’organismo ospite):

  • La peste raggiunse il Medio Oriente e il Mar Nero nel 1346
  • In Crimea entrò in contatto con la Repubblica di Genova
  • Infettò Costantinopoli e poi alcune regioni italiane
  • Da queste aree, nel 1348, la “peste nera” si diffuse al resto d’Italia, alla Francia centrale e meridionale, alla Spagna settentrionale, all’Inghilterra meridionale, ai Balcani, al Medio Oriente e gran parte dell’Africa settentrionale
  • Morirono circa il 33-60% dell’intera popolazione europea.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Max.03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Panariti Loredana.
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