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Introduzione storia economica

Storia economica è la disciplina che si occupa della storia delle vicende economiche a livello individuale, aziendale o collettivo (per esempio l’economia di determinate zone del mondo come regioni italiane o dell'Unione Europea oppure anche mondiale). Le vicende economiche hanno a che fare con le problematiche legate alla produzione di beni (come produrre, quanto produrre, cosa produrre e come distribuire quanto prodotto).

Cronologia

  • L’universo esiste da 15 miliardi di anni;
  • La terra esiste da 4 miliardi e mezzo e per molto tempo fu un luogo senza forme di vita;
  • La prima forma di vita sulla terra fu la specie vegetale che esiste sulla terra da 2 miliardi di anni;
  • Le prime forme di vita animale nacquero sulla terra 500 milioni di anni fa;
  • I primi umanoidi nacquero 20 milioni di anni fa;
  • La nostra specie (homo sapiens) -> tutta la specie umana appartiene a questa specie, nacque 500.000 anni fa;
  • La nostra civiltà (noi) nacque 6.000 anni fa.

Tre grandi trasformazioni economiche

  • Rivoluzione agraria o prima rivoluzione agricola;
  • Rivoluzione industriale o prima rivoluzione industriale;
  • Seconda rivoluzione industriale;

Rivoluzione agraria o prima rivoluzione agricola

Cominciò 10mila anni fa e ci vollero migliaia e migliaia di anni per via che si diffondesse in gran parte su tutta la terra, ma ancora ora esistono alcune parti del mondo dove la rivoluzione agraria non è ancora arrivata. Quindi possiamo dire che è stato un processo molto lento e graduale. Ci fu un passaggio da un’economia di prelievo (gli uomini per cibarsi raccoglievano tutto quello che cresceva spontaneamente sulla terra, raccoglievano le erbacce per esempio), a un’economia di produzione (si cibavano con ciò che producevano e allevavano, ed è quella di oggi).

Nacque l’agricoltura. Con l’esperienza l’uomo cominciò a riconoscere quelle che erano le piante più utili per l’alimentazione (per esempio cominciarono a capire che i cereali erano molto più nutrienti delle ortiche o delle erbacce). Queste comunità umane cominciarono a raccogliere i cereali diventati maturi dai campi dove erano cresciuti spontaneamente senza distruggere i campi e impararono a conservare essi all’interno di silos foderati dall’argilla (simili a grandi magazzini) per proteggerli dall’umidità. Conservavano per molti mesi i cereali raccolti. Successivamente impararono a macinare i cereali creando le prime farine e a impastare le farine prodotte con l’acqua e a cuocerle ottenendo le prime rusticissime pappe e polente.

Molto dopo le comunità umane iniziarono ad addomesticare i cereali ossia a coltivarli (impararono a fare riprodurre le essenze vegetative più utili all’alimentazione in un ambiente nel quale il processo vegetativo poteva essere controllato dall’uomo nel limite del possibile). In questo modo la crescita dei vegetali non avveniva più spontaneamente e nei luoghi dove la crescita vegetativa era controllata dall’uomo erano maggiori le risorse alimentari. Le risorse alimentari erano aumentate perché l’uomo imparò a preparare il terreno dove poi avrebbe coltivato, per esempio toglieva le erbe infestanti, i sassi, i rami. L’uomo imparò anche a realizzare forme di sistemazione idraulica dei fondi coltivati scavando fossi per esempio, per facilitare il rapido sgrondo delle acque in eccesso dei campi coltivati nelle stagioni più umide oppure per raccogliere l’acqua per irrigare i campi coltivati nelle stagioni più aride.

Con la nascita dell’agricoltura nacquero anche i primi attrezzi agricoli. In realtà il primo attrezzo nacque ancor prima della nascita dell’agricoltura, questo era il falcetto messorio. Il falcetto era diverso dalla falce. Il falcetto -> tagliava il grano sotto la spiga lasciando lo stelo ancora piantato nel terreno. Le prime lame dei falcetti erano realizzate in pietra oppure con le ossa di animali perché non esisteva ancora la metallurgia. La falce -> tagliava il grano a raso del suolo, il fieno tagliato veniva utilizzato per alimentare il bestiame. Il manico della falce era più lungo di quello del falcetto. Dopo la nascita di questi, circa 10mila anni fa, nacque anche la zappa, questo fu il primo attrezzo per scavare il terreno.

Per quanto riguarda i vegetali addomesticati, i primi furono il grano e l’orzo nel 9000 a.C, poi i legumi nel 7500 a.C, poi la vite e l’ulivo nel 7000 a.C, il miglio nel 6000 a.C e il riso e il lino nel 5000 a.C.

Subito dopo la nascita dell’agricoltura, le comunità umane cominciarono ad addomesticare (=allevare) gli animali. Il primo animale ad essere allevato fu la pecora nel 9000 a.C, poi la capra nel 7500 a.C, il maiale nel 2700 a.C, i bovini nel 5500 a.C, gli equini nel 3000 a.C e la gallina nel 2000 a.C. Sembra che prima ancora della pecora l’uomo addomesticasse il cane (circa dal 14000 a.C) che però non serviva all’alimentazione umana ma all’ausilio di alcune attività umane come la caccia. Poco tempo fa degli storici sembra che abbiano trovato delle ossa di cani provenienti da molto tempo prima. L’allevamento del gatto invece è molto recente e risale circa al 3000 a.C in contemporanea con l’allevamento equino.

L’allevamento dei bovini permise la realizzazione di determinati attrezzi agricoli: gli aratri. L’aratro fu inventato dai sumeri (antica civiltà della Mesopotamia, questa terra era molto fertile grazie alla presenza dei fiumi Tigri ed Eufrate). L’aratro nacque quando i sumeri scoprirono che era possibile costruire una zappa enorme e ad essa applicarci un manubrio, questo manubrio sarebbe stato poi attaccato a una coppia di animali da tiro (buoi). L’uso dell’aratro presentava molti vantaggi rispetto all’uso della zappa: si coltivava uno spazio maggiore in meno tempo, nello stesso tempo a disposizione lo spazio coltivato con l’aratro era quattro volte maggiore rispetto a quello coltivato con la zappa e poi i solchi scavati con l’aratro erano più profondi. I primi aratri costruiti erano in legno (mancava la metallurgia).

Parallelamente al diffondersi dell’agricoltura e dell’allevamento le comunità umane impararono a fondere alcuni metalli, quindi, cominciò a diffondersi la metallurgia. Il primo metallo che impararono a fondere fu il rame perché la sua temperatura di fusione era la più bassa rispetto agli altri metalli. Dal 6000 a.C in Medio Oriente e nel 4000 a.C in Europa si entrò nell’età del rame. Successivamente dal 3000 a.C si iniziò a diffondere la fusione del bronzo e si entrò nell’età del bronzo e dal 1000 a.C iniziò la fusione del ferro e si entrò nell’età del ferro. La fusione del ferro portò alla creazione di attrezzi agricoli con componenti in ferro, quindi, erano più robusti rispetto agli altri. I primi aratri avevano un solo componente in ferro ossia il vomere (solleva la zolla e la taglia in un secondo momento), successivamente nacquero gli aratri romani che avevano due componenti in ferro ovvero il vomere e il coltro (tagliava ma non sollevava). L’aratro romano aveva uno svantaggio, sollevava la zolla raccolta ma quello che tagliava non lo faceva cadere in profondità ma vicino al solco. Gli aratri in grado di fare cadere ciò che rompevano in profondità erano gli aratri con il versoio (molto dopo).

La rivoluzione agraria portò con sé due trasformazioni: la prima avvenne nel rapporto tra uomo e ambiente e la seconda trasformazione avvenne nella vita sociale. La rivoluzione agraria portò l’uomo a modificare continuamente l’ambiente attraverso disboscamenti per allargare lo spazio coltivabile, costruì dighe per non fare allagare in campi dai fiumi, costruì fossi, condotti per irrigare e togliere l’acqua in eccesso dai campi. Soprattutto dopo la scoperta dell’America da parte degli europei portò al trasferimento di altre specie vegetali e animali in altre zone del mondo per farle riprodurre dove fino a quel periodo non erano mai esistite (pomodoro, cavallo, cacao, mais…).

La rivoluzione agraria portò anche ad un cambiamento della società. Prima della nascita dell’agricoltura gli uomini vivevano in piccole tribù composte massimo da 80 persone, la popolazione era molto bassa ed era dispersa nel territorio. Prima di questa rivoluzione si parlava di un’economia comunistica, non era presente la proprietà privata perché tutto apparteneva alla tribù e per questo motivo non c’erano disuguaglianze sociali (tra ricchi e poveri). Con la rivoluzione agraria cambia tutto, si ha una maggiore autosufficienza delle famiglie, nasce l’istituto della proprietà privata e nascono molte disuguaglianze, molte famiglie si arricchiscono e la ricchezza dà potere.

Con la nascita dell’agricoltura, l’uomo si rese conto che se si coltiva lo stesso vegetale sulla stessa parte di terreno tutti gli anni, il terreno diventa sterile, non produce più niente. A causa di questo motivo nacquero le prime rotazioni agrarie: la rotazione biennale e la rotazione triennale.

La rotazione biennale (Grecia e antica Roma) consisteva nel dividere un terreno in due parti, la prima parte era coltivata a grano e la seconda parte era a riposo (= a maggese) nel primo anno e poi nel secondo anno viceversa, la prima parte resta a maggese e la seconda a grano. Vantaggi: ogni anno c’è un raccolto di grano e si ha una fertilità nel lungo periodo. Svantaggi: il coltivatore punta solo a una coltivazione (il grano) ma se questa coltivazione viene compromessa per un anno o per più anni di fila si può arrivare a una carestia.

La rotazione triennale (nel Medioevo, Europa centro settentrionale) consiste nel dividere il terreno in tre parti. Una parte viene coltivata con cereali invernali, la seconda con cereali primaverili e la terza a riposo. Per i tre anni successivi le tre parti si alternano senza ripetersi. Vantaggi: si hanno più raccolti, si ha una compensazione se un raccolto dovesse andare male un anno, ci sarebbero meno rischi di carestie.

Dopo la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento nacquero anche le prime attività artigiane e manifatturiere che erano svolte da artigiani. Gli artigiani erano persone che si specializzavano chi nella lavorazione del legno, chi nella lavorazione dei tessuti ecc… i primi artigiani lavoravano in qualità di ambulanti, si spostavano da villaggio a villaggio. Con il passare del tempo la domanda dei servizi offerti dagli artigiani cominciò a crescere e man mano essa cresceva gli artigiani cominciarono a risiedere nelle città, smisero di esercitare il loro mestiere in qualità di ambulanti e cominciarono ad operare in sede fissa. Andarono a vivere in città e aprirono le loro botteghe presso le loro abitazioni. Ora a viaggiare non erano più i produttori ma i prodotti. Per i traffici commerciali di corta distanza nelle città vennero creati degli spazi appositi per il mercato, invece per i tratti commerciali di lunga distanza si formò un’altra figura specializzata quella del mercante (persone specializzate solo nel commercio dei beni).

Il fatto che gli artigiani cominciarono a vivere in città e a produrre presso le loro botteghe che erano nella loro abitazione generò delle conseguenze interessanti: Gli artigiani specializzati nello stesso settore iniziarono a vivere nello stesso rione (es. i calzolai nella via dei calzolai), perché questo era più comodo per i fornitori di semilavorati e materie prime necessarie per l’esercizio di un determinato mestiere, ma anche per la potenziale clientela degli artigiani perché così potevano comparare le varie offerte degli artigiani e scegliere l’offerta che faceva al caso suo.

Il fatto che gli artigiani dello stesso settore vivevano negli stessi rioni permise la nascita delle corporazioni: associazioni che si erano formate in tutte le città e raggruppavano una determinata categoria di artigiani (corporazione dei calzolai, corporazione del falegname…). Le corporazioni erano già presenti nell’età classica (antica Roma, antica Grecia, Persia). Nell’età classica le corporazioni avevano un ruolo meno importante. Esse servivano per organizzare il culto, nell’età classica la religione era politeista (più divinità) e ciascuna corporazione aveva una sua divinità da venerare (dio dei fabbri, dio dei falegnami), i dirigenti della corporazione erano i sacerdoti della corporazione. La seconda funzione era la mutua assistenza ovvero quando un artigiano era malato e non poteva lavorare la corporazione erogava un sussidio all’artigiano per permettere a lui di continuare a ricevere un reddito, oppure quando un artigiano moriva la corporazione dava un sussidio alla vedova.

Le corporazioni hanno riscontrato un forte declino nel periodo dell’alto medioevo (caduta Impero Romano – 1000 d.C), questi anni sono considerati anni di crisi per l’economia europea (artigiani, corporazioni). Durante la crisi l’economia si sposta verso le campagne (si diffonde il feudalesimo, queste curtis feudali cercavano di essere dipendenti economicamente al massimo). In questo contesto ci fu una forte decadenza delle città e delle corporazioni che erano presente in città. La situazione si invertì nel basso medioevo (anno 1000 d.C – 1300 d.C che era l’anno della peste del Boccaccio). Questi anni furono una fase di forte ripresa dell’economia europea, fu uno sviluppo che interessò l’agricoltura (nacque la rotazione triennale) e ci fu un rilancio delle città, iniziarono a svilupparsi di nuovo le attività artigiane e manifatturiere localizzate nelle città, aumenta il numero di artigiani che lavorano in città e questi artigiani cominciano di nuovo a dare vita alle corporazioni.

Nel 1200-1300 d.C è anche il periodo in cui le corporazioni artigiane raggiungono l’apice della loro importanza. Le corporazioni nel basso medioevo presentano alcune differenze rispetto a quelle dell’età classica: in questo periodo le corporazioni non si occupano più dell’organizzazione del culto. In Europa occidentale la religione era il cattolicesimo che era affidato alla Chiesa cattolica che aveva quasi il monopolio della religione, però c’erano comunque delle minoranze di altre religioni. Un’altra novità è che ora le corporazioni diventano più numerose e specializzate, per esempio nell’età classica in una città vi era un’unica corporazione degli artigiani in legno che raggruppavano tutti gli artigiani che producevano oggetti in legno di qualsiasi tipo ma questi artigiani non erano specializzati, questo perché nell’alto medioevo la domanda non era sufficientemente alta da far servire l’esistenza di artigiani specializzati, nel basso medioevo la domanda è molto più alta e la domanda di mercato raggiunge un’estensione da permettere la richiesta di artigiani specializzati (all’interno della corporazione degli artigiani del legno ci si trovano i falegnami, i carpentieri e nascono le corporazioni dei falegnami, carpentieri ecc).

Nel basso medioevo rimane il servizio di mutua assistenza e si arricchiscono le corporazioni di tante altre funzioni che diventano sempre più importanti. Queste funzioni sono la regolamentazione della produzione e del commercio degli artigiani associati, ossia le corporazioni medievali si dotano di statuti, ogni corporazione aveva il suo. Questo statuto si occupa di regolamentare in maniera molto dettagliata l’esercizio del mestiere svolto dagli artigiani associati (vengono stabilite le caratteristiche delle materie prime che gli artigiani associati devono utilizzare, stabilisce le caratteristiche dell’attrezzatura produttiva). L’artigiano nella propria bottega non può inserire prodotti innovativi che non sono ammessi nello statuto della corporazione e non poteva applicare le sue innovazioni anche nella produzione, l’artigiano poteva convincere la corporazione a modificare lo statuto, lo statuto però toglieva quello che è oggi il segreto industriale. La corporazione fissava in modo dettagliato il modo in cui l’artigiano poteva commercializzare i propri prodotti. In molte città gli artigiani potevano vendere i propri prodotti solo all’interno della sua bottega, c’erano molti statuti corporativi che vietavano di portare i suoi prodotti in giro per la città per ampliare la sua clientela, c’erano nelle Fiandre statuti che vietavano agli artigiani di salutare chi passava per strada per attirare l’attenzione o starnutire o soffiarsi il naso, gli statuti stabilivano i prezzi di vendita. Erano regolamentati anche i salari degli artigiani. Le corporazioni regolamentavano il commercio e la produzione degli artigiani per evitare che si creassero delle disuguaglianze tra un artigiano e l’altro all’interno dello stesso mestiere.

I membri delle corporazioni artigiani erano di tre tipi: I maestri erano i titolari delle botteghe. L’abilità dell’esercizio di tal mestiere dell’artigiano che voleva diventare maestra e diventare titolare di una bottega doveva certificare la propria abilità presso la corporazione. Gli apprendisti sono ragazzi che entrano in bottega in età molto giovane e vivano nella bottega dell’artigiano, molte volte il padre dell’apprendista...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cecilia.28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Rinaldi Alberto.
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