Storia economica: età medievale e età moderna
Primo modulo - Lezione 1 - Giovedì 22 settembre 2022
Nel '400 l'Europa era una delle aree economiche più dinamiche. Crescita economica e sviluppo economico - gli economisti reputano che questi non siano sinonimi, hanno un significato distinto.
Crescita economica
La crescita economica è l'aumento complessivo dei beni e dei servizi di una determinata società in un lasso di tempo ristretto. Se però il ritmo della crescita della popolazione è lo stesso della produzione dei beni e dei servizi, ovvero tutto avviene allo stesso ritmo, non si parla di crescita economica. Non c'è crescita della produzione, ma si parla di sviluppo economico.
Vi è un aumento della produttività. Un'altra grande differenza è che la crescita può essere un periodo temporaneo e può seguire un periodo di decrescita. Lo sviluppo economico è permanente perché modifica alla radice la struttura della società, come il passaggio da una società agraria a industriale. Lo sviluppo economico è irreversibile; le strutture non saranno mai uguali a quelle precedenti al cambiamento, è intensivo e provoca cambiamenti strutturali.
Cambiamenti strutturali
Quali sono i cambiamenti strutturali? La popolazione passa dal settore agrario-primario, al secondario e poi al terziario. Le trasformazioni tecnologiche provocano l'aumento della produzione dei sistemi. Il flusso continuo di conoscenze che vengono applicate ai settori industriali - i cambiamenti strutturali provocano la modificazione delle imprese, da piccoli e grandi agglomerati, cambiamenti che riguardano i consumi, la struttura sociale, i sistemi di comunicazione.
Il XIX secolo è il secolo delle rivoluzioni, l'invenzione della locomotiva che sposta le merci, è meno costosa, e anche sposta le persone: battelli a vapore, barche a vela, le barche in acciaio. La velocità aumenta nettamente, così come l'arrivo delle merci.
Le ferrovie nella prima e seconda rivoluzione industriale non solo uniscono i Paesi, li mettono in comunicazione, ma comportano un incremento della produzione di acciaio e carbone. Bisognava connettere diverse società, vi è la necessità di mettersi d'accordo, si standardizzano; questa è la culla della grande impresa. I trasporti mettono in comunicazione i Paesi, dunque un altro fattore fondamentale è la globalizzazione - fenomeno non recente. Con le esplorazioni geografiche ci si mette in comunicazione con altre aree, ma non è con le esplorazioni che avviene la globalizzazione, non sono aree integrate.
La prima globalizzazione avviene nella fine dell'800, dove è più facile integrare le varie aree fra loro. Ciò che favorisce o ostacola il commercio sono le politiche commerciali. L'800 è anche il secolo della specializzazione del lavoro; si esportano prodotti finiti e l'altra parte del mondo materie prime o semi lavorate. La Prima guerra mondiale segna la chiusura commerciale, si alzano le barriere doganali, è la fase della de-globalizzazione, dove le economie sono chiuse e le politiche sono protezioniste.
Con la fine della Seconda guerra mondiale si apre una fase di ri-globalizzazione che riguarda però specialmente Stati Uniti e Europa, molte aree attueranno politiche protezioniste. Si affacciano altri competitors, prima la Cina, dagli anni '90 l'India. Per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro negli anni '80 la divisione non c'è più, tra aree di produzione intensiva e tra fornitori di materie prime.
Isolazionismo
L'isolazionismo comporta che le barriere si chiudono e si mettono tariffe doganali assolutamente proibitive. Come misurare lo sviluppo economico? Dagli anni '60, i dati raccolti e le analisi fatte da Angous Maddison mostrano che i 170 anni successivi al 1820, i paesi avanzati sono cresciuti altre 70 volte. Come? La popolazione è aumentata 5 volte, ma il prodotto pro capite di oltre 14 volte.
Lo sviluppo è intensivo, frutto di un dimezzamento delle ore lavorative e di un incremento delle aspettative di vita. Non era mai successo nella storia umana, tutto questo grazie alla rivoluzione industriale. Come si è arrivati a questi livelli di sviluppo? Fino agli anni '60-'70 del XX secolo, gli storici economici ritenevano che l'incremento del prodotto pro capite fosse stato rapido e fosse avvenuto nel giro di qualche decennio, a partire dalla seconda metà del '700 in Inghilterra e poi rapidissimo.
Questo era connesso alla rivoluzione industriale e le sue conseguenze economiche e sociali, una rivoluzione agraria, demografica, dei trasporti, che riguardavano la famiglia e la sua composizione, l'affermarsi del suo sistema di fabbrica. Si considerava tutto ciò che c'era stato prima della rivoluzione industriale come immobile. Il punto di partenza era il '700, il luogo la Gran Bretagna e il suo decollo, questo passaggio rapido da struttura agraria a industriale. Questa idea portava gli storici a:
- Vedere esclusivamente in un'ottica negativa, come immobile, tutto il periodo precedente
- Considerare l’Inghilterra, patria della rivoluzione industriale, centro della rivoluzione nel 1750 e oltre
I periodi precedenti erano caratterizzati da decrescite. Maggiori erano stati i periodi di decrescita che di crescita, le innovazioni tecnologiche erano innovazioni incrementarie, miglioramenti delle stesse. Perché non era avvenuta prima la rivoluzione industriale? Per problemi strutturali dell'ancien regime, per i vincoli neomaltusiani.
In una società prevalentemente agricola, come quella europea, il grado di produttività della terra determina una soglia massima di popolazione sostenibile, secondo Malthus si trattava di un'agricoltura a bassa produttività. Il punto di rottura di questo sistema (prodotto, popolazione, la domanda supera l’offerta in campo agricolo) avviene con l'incremento demografico e la bassa produzione.
Allora Malthus sostiene che ci fosse stata una forte pressione verso le risorse disponibili, considerate stabili. La dotazione dei fattori di produzione, la terra e il lavoro, il capitale nella società agraria, si mettono a coltura le terre residuarie e si sfruttano di più le terre disponibili. Ma afferma Malthus che le terre disponibili non sono troppe, succede allora che diventano meno produttive, a causa dell’intensività - legge dei rendimenti decrescenti.
Se la popolazione non mette in atto i freni preventivi, come alzare l'età matrimoniale, si sarebbe giunti inevitabilmente all'aumento della mortalità. Inoltre, una popolazione meno nutrita è più esposta alle malattie, riguarda molte fasce della popolazione. Questo modello spiega le crisi dell'ancien regime, del medioevo e del Seicento, ad una crescita eccessiva delle persone rispetto alle risorse disponibili, con la scarsa produttività dei terreni causata dalla pressione della domanda e dall’attività intensiva di quei terreni.
Solo nel '700 ha preso un incremento costante della popolazione, abbattuto l'ostacolo della produttività. L'ipotesi è che prima della rivoluzione industriale le strutture non potevano sopportare la crescita demografica ed erano dunque immobili.
Negli anni '60-'70 gli storici raggiungono la teoria dello sviluppo economico e la rottura con la rivoluzione industriale. Si mettono a coltura aree boschive e paludose ma vengono sfruttate e rendono di meno, i prezzi aumentano, i salari diminuiscono - nonostante le tante braccia - il potere d'acquisto diminuisce.
Prima la capacità di produrre energia era data dall'energia cinetica e dal calore, dal mulino. La rivoluzione industriale è rivoluzionaria anche da questo punto di vista: c’è il passaggio da elementi animati a fossili, dallo sfruttamento del suolo al sottosuolo.
Il cibo era un fattore di mortalità, di malattia, gli storici francesi mettevano spesso in correlazione questi elementi. I crolli demografici allora erano crisi di sussistenza: poche risorse disponibili e le loro conseguenze, aumento prezzi e abbassamento dei salari.
Questo sistema è stato smorzato, è una visione manichea, dualistica, l'idea di un'economia mobile e poi dinamica, capace, grazie ad un flusso crescente di tecnologie, di ottenere rendimenti sempre migliori.
Gli storici mettono in evidenza questo rapido passaggio. Negli ultimi 40 anni questa visione è stata messa in discussione, anche a causa del continuo studio della prima rivoluzione industriale ma è stata messa in dubbio anche dagli storici moderni. La revisione ha messo in evidenza molti fattori.
Gli studi di carattere quantitativo, a partire dagli anni '80 hanno messo in evidenza che in realtà fino al 1820-30 la produttività e i redditi non sono cresciuti in maniera così rapida. Gli studi dei sistemi di fabbrica hanno dimostrato che non è vero che c'è stato un rapido soppianto del lavoro a domicilio, c'è stato un periodo in cui i due metodi vanno a pari passo. Il lavoro di fabbrica si afferma nel 1850. In altre parti dell'Europa dove il processo di industrializzazione inizia tardi, il lavoro a domicilio convive con le fabbriche.
Dunque, i redditi non sono cresciuti rapidamente fino al 1820, è stato un passaggio molto lento. Dal 1850 in poi e soprattutto dopo la seconda rivoluzione industriale l'incremento della produttività diventa rapido. C'è stata una rottura, ma non è vero che è stata rapida.
È vero che l’economia moderna è stata stagnante? Le rivoluzioni agrarie che hanno accompagnato quella industriale sono avvenute prima di questa, le enclosures, le proprietà della terra hanno iniziato ad affermarsi dal '400. I proprietari delle terre chiedono tramite un contratto privato i diritti della terra una volta comune. Le enclosures hanno la piena disponibilità della terra e delle innovazioni tecnologiche e di prodotto. La rivoluzione industriale è una rottura ma l’economia moderna non era stagnante.
Il processo malthusiano sembra chiuso ma l'epoca medievale è stata un periodo di fioritura di commerci. L'espansione geografica dell'età moderna ha generato in Europa l'intrusione di materiali preziosi, allora:
- Sì, la rivoluzione industriale è una rottura, ma è stata preparata nei secoli precedenti.
L'Europa era eterogenea, vi erano profonde divergenze. Piccola divergenza riguarda le varie aree dell'Europa: alcune aree hanno rendimenti altissimi altre bassissimi. Angous Maddison parla di aree guida. Lo sviluppo economico non avviene mai nelle stesse aree e nello stesso modo, vi sono aree inseguitrici e alcune che sono indietro. Nell'area guida il cambiamento avviene prima e in maniera più profonda, nel '700 la Gran Bretagna, poi Italia centro-settentrionale, poi le Fiandre e l'Olanda.
La competitività fra le città, i Paesi e gli imprenditori genera l’innovazione e lo sviluppo economico. Poi l'Inghilterra, dal 1890 in poi gli USA.
Lezione 2 - Venerdì 23 settembre 2022
Nella metà del '400 l'Europa è una delle aree più dinamiche, non solo più avanzate e popolose del globo, non è un'area a parte, marginata e isolata dell'Eurasia. Perché alla metà del '400 l'Europa era un’area in ascesa, come è avvenuto?
Per l’espansione demografica ed economica - iniziata nel tardo medioevo - quindi la crescita economica - risultato straordinario - consentì all’Europa di diminuire drasticamente, se non annullare, il grande differenziale di sviluppo con le altre aree economiche più avanzate come il Medio Oriente.
L'ascesa economica medievale subì una battuta d'arresto a causa di guerre ed epidemie, a partire dal 1347 - peste solo temporanea, le epidemie colpirono tutta l'Europa ma si concentrarono soprattutto in quelle aree più popolose e urbanizzate, che erano più avanzate. Nonostante questo, la flessione non fu letale, ebbe dei riflessi. Quelle aree non si atrofizzarono ma emersero irrobustite al punto da generare una nuova fase di espansione demografica che consentì all’Europa - espressione non storicamente corretta a causa delle sue eterogeneità interne - di sviluppare i suoi tratti più dinamici.
Dopo la crisi le aree più sviluppate riemersero più forti generando espansioni interne ed esterne, il che consentì all'Europa di aprire altri orizzonti e di far esercitare all'Europa una presenza importante a livello globale.
Tratti distintivi del medioevo europeo
- Crescita demografica diffusa
- Aumento della produzione e di produttività
- Incremento dei consumi e soprattutto la creazione di una rete di scambi e di rapporti commerciali complesse e integrate fra loro
Non furono conquiste effimere ma sono le fondamenta dei successivi sviluppi. Nel medioevo si pongono le basi delle strutture che sono in parte attuali e che costituirono lo scheletro delle reti successive.
L'Europa - area occidentale dell'Eurasia - rinvia ad un'idea e ad una civiltà i cui fondamenti hanno preso forma nel corso del Medioevo. Idea di civiltà che ha iniziato a prendere corso nel medioevo, oggetto e soggetto di una evoluzione successiva. L’Europa si estende dalla penisola iberica alla Russia, inizia ad associare popoli profondamente disparati ma nel Medioevo si integrano grazie agli scambi commerciali, si integrano dal punto di vista economico e hanno caratteri culturali comuni.
Il continente Europeo non è mai stato unito dal punto di vista politico ed è percorso da faglie interne. La prima: L’Europa Orientale e Occidentale, la frontiera fra queste due macro aree è mobile ma esiste fin dal Medioevo. Questa frattura, diverse per cultura, religioni, assetti politici, sociali ed economici. I destini economici delle due aree si vanno definendo e separando dopo la peste del '600. Ciascuna delle due macroaree è caratterizzata da altre fratture, da aree profondamente diverse dal punto di vista sociale, economico ecc., ma soprattutto per la velocità dello sviluppo. Ci sono aree all'avanguardia ma poi decadono oppure aree che godono gloria politica ed economica che sono vane alla fine.
Frattura est-ovest e al loro interno regioni diverse. Nonostante queste profonde differenze, nel medioevo grazie alla rinascita dei commerci queste aree si mettono in comunicazione. Non bisogna ignorare i legami economici tra l'Est e l’Ovest. L'Europa Orientale e le regioni al suo interno hanno iniziato ad avere scambi economici con la parte occidentale e grazie a questi si sono sviluppate protezioni anche da invasori. È un vantaggio, è una sorta di melting pot; l'epoca medievale è fondativa, per queste unioni, culturali, linguistiche (latino), economiche.
L'Europa è caratterizzata dalla sua frammentarietà politica, ma questo a livello economico è un vantaggio o uno svantaggio? Si rivela un vantaggio per la competitività, per l’imitazione e per l’innovazione. La molla è la competizione, questo spinge all'innovazione. Fu frammentata ma nonostante tutto l'Europa ampliò i suoi confini riprendendo territori arabi tramite specialmente le crociate. L'Europa fu attraversata dalla competizione e si favorirono gli ampliamenti dei confini.
L'Europa ha un certo grado di eccentricità, l'assenza di un centro economico è un vantaggio, vi sono una pluralità di poteri in lotta e in competizione fra loro. Questa molteplicità fu un fattore di dinamismo, fu un punto di forza. Questa moltiplicazione dei centri di potere fu un fattore positivo. E il rapporto con la Chiesa? Non fu un rapporto tanto economico quanto culturale, ma nella storia economica entrano fattori anche immateriali. La presenza di tanti poteri ha impedito il pensiero unico, ha permesso le innovazioni, come afferma in "Ricchezza e la povertà delle nazioni" David Landers.
Dove avvengono le innovazioni? Nelle città-stato, unità coese ma di piccole dimensioni, le città centro-settentrionali da una parte e le Fiandre dall’altra e queste aree si presentarono come aree sviluppate non dal punto di vista unicamente economico, ma anche dal punto di vista politico, ma questo non è un fattore negativo. Con gli Stati più grandi si ha la possibilità di una maggiore organizzazione, gli Stati nazionali non impedirono agli stati più piccoli di svolgere un ruolo propulsivo. Ad esempio, questo ruolo lo ebbe il Portogallo nell'avviare le esplorazioni oceaniche, e poi la Repubblica delle province unite - siamo nell'età Moderna. La frammentazione politica, la divisione e del potere laico e religioso, a partire dal medioevo costituirono un vantaggio dell'Europa rispetto alle altre aree.
Espansione economica nel medioevo
- Demografia: nell'arco di 3 secoli la demografia raddoppia, il che costituisce il primo propulsore economico. All'inizio del '100 la popolazione occidentale contava tra gli 11 e 12 milioni, con l'Europa orientale 18. All'inizio del '300 tra i 40 e i 50 milioni, in totale, in Europa, 70 milioni. A questo fattore si aggiunge la messa a colture di terre non produttive e l'utilizzo di sistemi come la rotazione triennale o quadriennale.
- Il primo motore è la demografia, il secondo motore è l’innovazione tecnologica; che consiste nello sfruttamento della forza animale e nel sistema di rotazione triennale - più produttivo e produce prodotti più vari. Vi sono nuove forze energetiche, infatti si moltiplicano i mulini ad acqua e poi a vento.
A partire dal 960 si utilizzano i mulini ad acqua per follare (il panno di lana veniva battuto e immerso nell’acqua), a Verona a Parma e a Firenze. A partire dal secolo successivo il mulino ad acqua veniva utilizzato nel resto della Francia e rapidamente in Inghilterra e in Germania. Poi vennero usati per una serie di attività.
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