Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici
Di che cosa si parla?
Come si può coprire un mondo così vasto ed eterogeneo in un unico discorso storico?
Parlare di storia dell’Africa è possibile, perché anche se vi è tra l’Africa subsahariana e l’Africa del nord una demarcazione di fondo di natura religiosa-linguistica-culturale, è possibile analizzare questo continente omogeneamente dal punto di vista storico. Invece, guardando l’Asia, essa è troppo vasta e contiene al suo interno luoghi di antiche civiltà (cultura islamica, mondo indiano, cinese, coreano, giapponese), che sono così complesse che è impossibile abbracciare il tutto in un unico discorso. In Asia, quindi, vi sono una serie di limitazioni che portano a studiare singolarmente aree molto specifiche.
Ciononostante, si è tentato, in modo ambizioso, di abbracciare in un unico discorso questi paesi, seppur con una serie di limitazioni: ad esempio, dall’epoca dell’impatto coloniale dell’Europa su questi mondi è opinione comune che già è possibile impostare una griglia di interpretazione attendibile, proprio perché questi paesi sono stati oggetto di sfide ed esperienze comuni. Per questo motivo questi studiosi sono stati portati a fare un tipo di analisi storica che partiva dalla decolonizzazione (anche se comunque non solo questo era il motivo: un altro era che molto spesso le cattedre di storia dell’Africa e dell’Asia nascevano proprio dal colonialismo — questa disciplina è quindi strettamente legata all’aspetto coloniale).
Per tanto tempo, fino ad oggi, la conoscenza europea e il discorso storico-storiografico sui paesi extraeuropei, nello specifico sui paesi dell’Africa e dell’Asia, è stato collegato all’epoca coloniale, e spesso è stato anche proprio funzionale all’esperienza coloniale. Anche se c’è da dire che guardare il mondo extraeuropeo con le lenti dell’Europa, considerare i paesi extraeuropei soltanto rispetto a noi, secondo una visione eurocentrica e eurocentrale, è un grosso rischio. Si tratta infatti di una visione sbagliata, ma non perché l’Europa non sia importante, ma il problema è che se noi partissimo esclusivamente da questo, senza dare un’impronta e una visione veloce di quello che c’era prima dell’Europa, ne daremmo una visione distorta. Per comprendere e interpretare questi paesi oggi è quindi necessario comprendere cosa c’era prima dell’Europa.
Africa e Asia è un mondo che nel corso dei secoli, in epoca premoderna, dalle coste occidentali del Marocco fino alla Cina nord-occidentale e all’attuale Insulindia, è stato anche unificato (fenomeno unificazione) dalla civiltà islamica e dall’avvento dell’islam a partire dalla penisola arabica nel VII secolo d.C., creando una vera e propria economia mondo. Per secoli, fino alla fine del califfato islamico, cioè fino alla metà del XIII secolo, vi è stata questa situazione, a cui ha fatto seguito una fase di disgregazione politica.
Che approccio seguiamo?
Utilizziamo la griglia di interpretazione dell’islam per leggere le società e come funzionano le istituzioni in questi paesi, prima dell’arrivo degli occidentali. Questioni legate al rapporto religione-potere, un rapporto di alleanza, competizione... Tutto questo è importante per capire meglio l’impatto che avrà l’Europa e la colonizzazione, che comunque costruirà un tema importante per noi, perché si tratta di un tipo di analisi fondamentali per comprendere il passaggio di questo mondo all’epoca contemporanea, a partire dalla decolonizzazione e la nascita degli stati indipendenti di Africa e Asia.
In effetti, le forze politiche che sono state veicoli verso l’indipendenza molto spesso erano il risultato delle élite coloniali, che avevano studiato in scuole create dalle potenze coloniali, e poi si sono trasformati in veicoli di nazionalismi di matrice culturale quindi di tipo occidentale. Lo stesso fondamentalismo religioso ha una matrice di ideologie moderne, quindi occidentale. E quindi, i fondamentalismi religiosi sono quelli che nascono dall’impatto con la modernità, e proprio per questo non possono essere staccati dall’impatto con l’Europa, e studiati senza di esso.
Oggi in realtà c’è anche la tendenza di incolpare tutto il “male” che viene da questi paesi proprio dall’impatto con l’Europa. In realtà non è proprio così: non bisogna farsi prendere troppo dall’ideologia, e attribuire responsabilità eccessive ad un Occidente, assolvendo le gestioni delle società delle leadership locali.
Su cosa ci concentreremo?
Ci concentreremo sul mondo musulmano, sulle vicende storiche legate allo sviluppo e all’espansione e al declino dell’islam, andando a focalizzarci su 3 aree: le ex zone dell’impero ottomano del Medio Oriente, la Persia, il subcontinente indiano, cioè l’Asia del sud. Infatti, storicamente queste sono state le zone del mondo afroasiatico dove sono nate le entità statali più importanti: è lì che si sono formati i più importanti stati, le più grandi tradizioni statali con vocazione imperiale, dell’epoca premoderna, che hanno vissuto l’esperienza della transizione da mondo musulmano a mondo moderno. Infatti, due su tre entità non sono mai state in realtà colonizzate e assoggettate dall’Europa, solo l’India è stata scardinata dall’espansione europea, in particolare dall’Inghilterra.
Introduzione
Differenze tra mondi
È importante capire come determinate concezioni sulle società afroasiatiche si scontrano con delle concezioni che noi in Occidente consideriamo come assodate. Il problema, infatti, sorge quando ci accorgiamo che queste concezioni ed idee, relativamente al funzionamento di una società, sono valide sì in Occidente, ma non al di fuori di esso. Facciamo alcuni esempi.
La secolarizzazione e la religione
Il discorso della religione e secolarizzazione è un primo esempio chiaro del fatto che noi tendiamo a dare per scontato che una società moderna ed evoluta sia una società in cui la religione è parte dell’esperienza individuale, della persona, ma deve permeare la sfera pubblica. Noi sappiamo però, sia osservando il passato ma anche la realtà attuale della maggior parte dei paesi di Africa ed Asia, che in realtà così non è.
A questo proposito, forse l’esempio del mondo musulmano è il più lampante. Nel mondo musulmano è del tutto evidente come la religione, l’islam, svolga un ruolo importantissimo, e non soltanto nella vita privata, ma anche nella vita pubblica, persino nei discorsi pubblici. E quindi l’idea del sacro, dell’elemento religioso, in tante piccole cose della vita quotidiana traspare, e ci si rende conto che in questi paesi vi è l’idea di appellarsi al superumano per affrontare la quotidianità sia nel pubblico che nel privato.
E questo, oltre al mondo musulmano, vale anche per i paesi afroasiatici, che non sono necessariamente musulmani. In effetti, la cultura indù, ad esempio, svolge un ruolo fondamentale nella vita delle persone. E anche in paesi come Taiwan, Giappone, Singapore, Corea del Sud, che hanno abbracciato pienamente la modernità occidentale, inteso come modello economico liberista o capitalista, e di evoluzione tecnologica, anche lì il sacro copre anche una dimensione che sarebbe in qualche modo inconcepibile agli occhi del mondo occidentale.
E tutto questo porta a una conclusione: l’idea profondamente radicata in Occidente per cui il processo di secolarizzazione sia un processo obbligatorio e inevitabile nell’evoluzione dei paesi verso la modernità, è un paradigma che non va tanto bene se applicato a questi paesi. È stata infatti la nostra storia, che ha visto la rivoluzione francese e in seguito secoli di rivoluzioni, ma questi paesi, nella maggior parte dei casi, hanno avuto un impatto con la modernità in tempi molto più recenti e in tempi molto più brevi. Questo significa che non per forza questi paesi debbano pervenire alla secolarizzazione, o comunque non nei nostri tempi e modi. Potrebbe esserci una strada diversa.
L’idea di individuo
Ad esempio, focalizziamoci sull’idea dell’individuo. Le nostre società europee sono basate sull’idea dell’individuo, cioè sulla preminenza della sfera individuale. In effetti, nella storia dell’Europa, si tratta di un processo di lunga durata che alcuni storici riconducono all’Illuminismo, altri addirittura al 500 e al Rinascimento. Si tratta di quel processo storico che ha visto l’uomo gradualmente svincolarsi e liberarsi dai legami che lo racchiudevano, che erano i legami famigliari, di clan e della tribù, ovvero i legami di sangue, per individualizzarsi.
Guardando ai paesi afroasiatici, e dando un’occhiata anche fugace al modo in cui queste società funzionano, ci si accorge che nella maggior parte di loro l’individuo o non è rilevante, o è molto meno rilevante di quello che noi pensiamo. Questo significa che nella maggior parte di questi paesi, in cui ci sono degli agglomerati, delle comunità più ampie, che di solito sono comunità di sangue (tribù, clan, o nel caso indiano caste), l’individuo non rileva in quanto tale, cioè non è considerato fonte di valori universalmente riconosciuti, bensì di solito l’elemento base della società è un gruppo più ampio dell’individuo, che comprende di solito una serie di consanguinei.
Chiaramente questo è un discorso generale, e caso per caso, zona per zona, le istituzioni si articolano in modo diverso, ci sono paesi in cui questo è in qualche modo etereo e sfugge all’osservatore distratto. Però, quando ci sono le grandi crisi politiche (Iraq, Siria…), ci si accorge come improvvisamente, quando c’è un collasso di uno stato, le persone ricadono su realtà ascrittive, che sono quelle realtà e legami fondamentali basati soprattutto sulla nascita, su legami di sangue (legame classico, tribale…).
Tutto questo ci dice quindi che l’idea dell’individuo, l’idea che l’individuo sia l’unità fondamentale della società, e che dunque sia depositario di diritti inalienabili, sono concezioni occidentali, che sono il frutto della nostra evoluzione. Nella maggior parte di questi paesi, su una base antropologica caratterizzata dalla prevalenza di legami di sangue, molto tradizionali, l’emergere dell’islam introdurrà un ulteriore tipo di lealtà, diversa, sempre molto lontana dalla dimensione individuale, che è quella della Umma (parola araba, che significa comunità islamica mondiale), cioè fratellanza dei musulmani. L’islam introdurrà in questi paesi l’idea della Umma, l’idea per cui tutti i musulmani siano parte di una comunità mondiale universale. Una comunità che è religiosa, ma anche politica. In ogni caso, quindi, siamo molto lontani dall’idea occidentale dell’individuo.
L’idea dell’eguaglianza
Si tratta di un’idea tipicamente occidentale, che tra l’altro è una conseguenza chiara dell’idea di individuo. Se noi concepiamo la società come composta di individui, è ovvio che per definizione gli individui siano uguali tra di loro. Ecco dunque che noi in Occidente, ancora una volta per via della nostra evoluzione storica, culturale, intellettuale, ecc., abbiamo concepito l’idea di una società di individui eguali tra loro. E l’idea fondamentale è che le società debbano essere egualitarie.
Nel mondo afroasiatico, invece, non è così: le società sono gerarchiche, quindi vi è l’idea che le persone siano diseguali per nascita, sebbene ci sia poi forme di mobilità (sociale, economica). Ciononostante, l’idea della gerarchia continua a rimanere fondamentale, ed è un elemento che regola la vita quotidiana delle persone. Certo, viene detto che l’islam abbia introdotto l’idea della umma come idea di eguaglianza. È vero: la umma dovrebbe essere infatti una comunità universale, con il principio che ogni musulmano sia uguale all’altro dinanzi a Dio.
Il problema è che questa idea egalitaria è stata introdotta dall’islam in società che egualitarie non erano. E quindi quest’idea dell'eguaglianza, andando ad interagire con queste società gerarchiche, si è trasformata e sostanzialmente è andata verso compromessi con le gerarchie. E questo spiega per quale motivo in paesi musulmani, che pur hanno tribù o clan, la realtà sia stata complessa. Le gerarchie, che sono negate dall’islam sul piano teorico, in nome dell’uguaglianza della umma, in realtà hanno continuato ad esistere, e sono sopravvissute anche all’avvento dell’islam.
Naturalmente, parlando di gerarchia nelle società, questo ha delle ripercussioni interessanti. La gerarchia, ovvero persone sovraordinate e sottordinate, produce inevitabilmente relazioni di patronato e tutela, dove chi è in basso cerca la protezione di chi è in alto. E queste relazioni svolgono un ruolo fondamentale all’interno di queste società. Questa è una delle ragioni principali per cui le relazioni di potere, o le relazioni economiche, molto spesso si basano su aspetti informali più che sulla formalità. Nella realtà quotidiana, infatti, le persone interagiscono su basi gerarchiche e di patronato-tutela: chi è più forte si impone su chi è più debole, e chi è più debole cercherà la protezione del più forte. E questo rende chiaramente le società più complesse da leggere.
Conclusione e nuovi paradigmi
Gli esempi fatti ci danno l’idea che anche per leggere la storia dei paesi afroasiatici è necessario uno sguardo profondo, non fugace, che prenda in considerazione la dimensione della cultura, dell’antropologia, dell’analisi sociale di questi paesi. Per questo motivo, una lettura di tipo unicamente internazionale risulta essere piuttosto povera e insoddisfacente senza uno sguardo più attento a quelle società.
Infine, stanno effettivamente emergendo delle modalità di lettura interessanti delle scienze sociali, che stanno prendendo in considerazione queste differenze, tanto che alcuni studiosi della società giapponese parlano del paradigma delle modernità asiatiche. Questi studiosi hanno suggerito che, oltre alla modernità propria dell’esperienza europea, possono esserci altri modelli di modernità, che accettano o riprendono certi aspetti dell’evoluzione europea, mentre ne rifiutano altri, conservando certi elementi della tradizione. Si tratta di un’idea che sembra adattarsi molto bene a paesi come Singapore, ad esempio, che hanno preso alcuni elementi dell’Occidente, come il modello liberista, o l’idea dello sviluppo tecnologico, ma al tempo stesso conservano alcuni elementi che sono tradizionali, e che fanno a pugni con l’idea occidentale della modernità. È il caso di una visione conservatrice dei rapporti famigliari, dei rapporti uomo-donna, dell’importanza del sacro…
Altri studiosi hanno preferito parlare di modernità ibride, proprio per cercare di rendere questa sorta di evoluzione. Ma comunque la volgiamo definire, abbiamo di fronte a noi qualcosa che chiama la nostra attenzione e la nostra capacità di analisi e di interpretazione.
La nascita della civiltà islamica
Le fonti
Qualunque discorso storico non può che partire dalle fonti. Per la prima fase formativa dell’islam, inevitabilmente le fonti sono costituite per buona parte dalle tradizioni stesse della civiltà islamica, che gli stessi musulmani hanno narrato. Ciò significa che la base fattuale per la ricostruzione di questa fase è piuttosto scarsa, o meglio lascia ampio spazio ad eventi che sono piuttosto tradizionali. Non si tratta quindi di fonti storiche certe. Tuttavia, sulla base delle analisi che sono state fatte, è possibile ricostruire il quadro politico, sociale e religioso della penisola arabica, all’epoca in cui l’islam sorge.
Quando nasce l’Islam?
Siamo sicuri che si tratti del VII secolo d.C., ma in realtà non si sa con esattezza l’anno in cui parte la cosiddetta rivelazione islamica (Islam= sottomissione a Dio, da cui deriva muslim= sottomesso a Dio). Quello che si sa è che vi è un elemento fondativo, una fonte storica fondamentale, secondo la tradizione islamica, di quello che è il momento in cui Dio, Allah, si manifesta agli uomini in una serie di rivelazioni, che costituiranno nel loro complesso il Corano. Ma non si sa con esattezza il momento esatto in cui questo è avvenuto.
Ma possibile che i musulmani non si siano posti il problema di tramandare il momento esatto in cui Allah si sia manifestato all'umanità, e nel caso specifico al profeta?
In realtà, la data convenzionale, di riferimento, che la tradizione islamica ci ha trasmesso come momento di inizio dell’era islamica, che è l’anno 622 d.C., non corrisponde al momento in cui Dio si è manifestato agli uomini, e quindi con l’inizio della rivelazione coranica, ma segna un...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Storia e istituzioni dei Paesi afroasiatici - Parte introduttiva
-
Appunti, sintesi - Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici
-
Domande e risposte Esame Aprile Storia e Istituzioni dei Paesi Afroasiatici
-
appunti per la materia Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici