La Cina dei Qing
La Dinastia Qing fu l'ultima dinastia imperiale e fu al potere dal 1600 fino ai primi anni del 1900. Presero il potere durante le sommosse e tumulti della dinastia Ming, conquistando la capitale nel 1644. Tali problemi interni furono causati da forti disuguaglianze sociali e da un sistema governativo di province che, vista la vastità del territorio cinese, non funzionava. La ribellione fu guidata da Li Zicheng che radunò varie province contro la povertà, conquistando la capitale, ma fu poi scacciato una volta presa.
La società Qing era molto diversa dalla precedente: la differenza più significativa fu che i Qing erano di etnia Manciu mentre la precedente e la maggior parte della popolazione era Han. I Qing imposero la loro cultura come il dover portare il codino, la cui violazione era severamente punita; i dignitari dovevano inoltre indossare un vestito diverso in base all'etnia. Organizzarono l'impero con una burocrazia complessa, con molti ministeri che cercavano di tenere forte il potere centrale anche nella parte più periferica; per mantenere forte il potere manciu, per ogni Han che superava l'esame per una carica, veniva nominato anche un manciu.
Le forti differenze tra la popolazione portarono a difficoltà anche nell'impero Qing; questo, assieme al potere troppo violento ed autoritario di alcune autorità amministrative, ed un esercito troppo arretrato portarono all'arrivo di popoli stranieri nel territorio cinese.
La Cina verso la rivoluzione
Durante l'800 i rapporti tra la Cina dei Qing e l'Europa, soprattutto Gran Bretagna, furono molto tesi: a causa delle marcate differenze culturali ci furono vari incidenti diplomatici, legati soprattutto alla rigida etichetta cinese. Dopo le Guerre Napoleoniche del 1815, i commerci aumentarono portando però all'aumento anche delle tensioni; eventi importanti da questo punto di vista furono le Guerre dell'Oppio: La britannica Compagnia delle Indie Orientali iniziò a commercio in Cina l'oppio, ritenuto illegale dai cinesi, traendone grandi profitti e danneggiando allo stesso tempo il governo cinese; le tensioni culminarono nella prima guerra dell'oppio quando i cinesi diedero fuoco ad una grossa quantità di oppio nel 1839.
I britannici furono affiancati da Francia, Russia e USA concludendo la pace nel 1842 con un trattato molto a sfavore dei cinesi, con la quale si impossessarono di Hong Kong, segnando l'inizio della loro presenza in Cina. Tra il 1856 e 1860 ci fu la seconda guerra dell'oppio che terminò con accordi ancora più sfavorevoli. Durante questo periodo al potere ci fu come reggente Cixi, che regnò, anche senza essere effettivamente imperatrice, dal 1861 al 1908; molti ritennero le sue azioni dispotiche anche se studiosi più moderni le hanno ritenute ad oggi necessarie.
L'insoddisfazione generale della società portò presto alla nascita di società segrete e a rivolte, le cui più rilevanti furono quella di Taiping, quella dei Niang e quelle delle comunità musulmane. Ricordiamo ancora una volta l'arretratezza dell'esercito cinese, cosa che causò anche la sconfitta con i Giapponesi, perdendo Corea e Taiwan; alla fine dell'800 in Cina c'erano bel 62 possedimenti stranieri, un impero divenuto quasi terra colonizzata. L'indignazione del popolo si manifestò nella Rivolta dei Boxer (1899-1901), chiamata così perché gli iniziatori erano praticanti di arti marziali, che portò grande violenza nel paese e terminò con l'ennesima sconfitta della Cina.
La rivolta di Wuchang e le sue conseguenze
La sconfitta con il Giappone fu un evento chiave che diede vita ad una serie di sconvolgimenti: La popolazione, guidata dagli intellettuali iniziò ad insorgere con una serie di proposte di riforma che presero il nome de "La riforma dei 100 giorni", poiché tanto durarono i tentativi di riforma prima di essere duramente soppressi dal governo centrale di Cixi. Il malcontento crebbe ancora di più con la nazionalizzazione delle ferrovie, prima di competenza locale, che attraverso sovvenzioni straniere divennero di competenza dello stato centrale.
Nella regione di Sichuan nacque il movimento per la protezione delle ferrovie che si opponeva alla nazionalizzazione, ma anche questo fu duramente represso dallo stato; questa soppressione ebbe come conseguenza la nascita di una miriade di movimenti di protesta e rivolta organizzata. Nella città di Wuchang si organizzò la prima rivolta che diede il via a quelle che seguirono in pochi anni: la città era sede di industrie militari e quindi zona importante per il governo centrale. Nell'ottobre del 1911 si diede il via alla rivolta coinvolgendo anche parte dei militari coinvolti e mettendo in fuga il viceré; la rivolta fu quindi un successo e fu instaurato un governo militare provvisorio.
I rivoltosi in pochi giorni conquistarono varie città vicine ed il governo si vide costretto a schierare l'esercito guidato dal generale Yuan Shikai; l'esercito però non arrivò fino al fulcro della rivolta poiché il generale iniziò ad accordarsi con i ribelli. In poco tempo le molte rivolte si tramutarono in una rivoluzione che investì tutta la Cina, forzando l'abdicazione dell'ultimo imperatore e la fondazione della repubblica.
L'alba della Repubblica di Cina
La repubblica cinese vide la luce dopo la rivoluzione Xinhan nel 1912, con un governo parlamentare al quale aderirono tutte le 17 province; il primo presidente fu Sun Yat Sen, leader della rivoluzione, creatore del Kuomintang (KMT), primo partito cinese. Viste le debolezze del sistema bellico, il partito si alleò con il generale Yuan Shikai, che volle come compenso la presidenza al posto di Sun Yat Sen. Con la forza dell'esercito Yuan fece abdicare Pu Yi, l'ultimo imperatore cinese.
Poco dopo Yuan Shikai iniziò a governare come un monarca sciogliendo il parlamento e facendosi nominare imperatore generando lo stesso malcontento visto con la dinastia Qing e dando il via alla famosa era dei signori della guerra, militari che governavano con regole proprie: nel 1916 Yuan Shikai abbandonò la carica, lasciando un grande vuoto di potere che durò fino al 1928. Anni dopo Sun Yan Sen tornò dall'esilio e rifondò il KMT con lo scopo di riunificare la Cina.
Il PCC - nascita e rapporti con il KMT
Il partito comunista cinese, o PCC, ha origine dal movimento anti-imperiale del 1919, che puntava alla modernizzazione del paese; ci fu un'apertura verso le teorie estere come quella del marxismo, che subito fece presa nel popolo cinese. Il PCC nacque nel 1921, basato sull'ideologia del centralismo democratico leninista, il cui successo iniziò nell'era dei signori della guerra.
Nel 1922 KMT e PCC crearono il Primo Fronte Unito con l'appoggio sovietico, accomunate dalla voglia di creare una Cina unita. Con la morte di Sun Yat Sen nel 1925 l'alleanza si indebolì; Chiang Kai Shek, successore di Sun, aveva idee completamente diverse dal predecessore. Comunque la prima azione congiunta si ebbe con la Spedizione al Nord, che dimostrò l'esistenza di una forte possibilità di unire la Cina.
Però, nel 1927, durante una campagna contro i signori della guerra avvenne un incidente nella città di Nanchino; questa fu saccheggiata dai rivoluzionari, inculcando nel popolo l'idea che quella dei rivoluzionari non fosse altro che un'altra forza militare che voleva imporre il proprio dominio sugli altri. Sempre del 1927 vennero a galla le forti discordanze tra KMT e PCC con il massacro di Shanghai, dove molti comunisti furono assassinati dal KMT.
La guerra civile in Cina
Nel 1928, Chiang Kai Shek dichiarò guerra aperta al PCC conquistando Pechino e dimostrando di potersi affermare su tutta la Cina. Già nel 1927 però il PCC organizzò rivolte armate, di cui la più famosa quella del raccolto autunnale, guidata da quello che diventerà il leader del Partito Comunista, Mao Zedong. Nel 1930 il KMT avviò le campagne di accerchiamento per sabotare le basi militari dell'armata rossa cinese, grazie anche all'aiuto tedesco del 1933. Mao propose quella che prese il nome di Lunga Marcia, ovvero spostare le basi al nord di 6000 chilometri.
Nel 1931 arrivò in Cina anche il Giappone, conquistando la regione della Manciuria e fondando uno stato fantoccio con a capo l'ex imperatore Pu Yi. Nel 1936 Chiang Kai Shek fu catturato da due signori della guerra screditando il KMT, liberato con un accordo anti-giapponese con il PCC, creando il secondo fronte unito. Tra il 1940 e 41 i due partiti entrarono ancora in guerra tra loro nonostante fosse ancora in corso quella con il Giappone; il PCC si ingraziò però il popolo grazie alle molte azioni anti-giapponesi.
Dalla fine della guerra alla fondazione della Repubblica popolare cinese
Durante la WW2 il PCC continuò la sua linea antigiapponese, organizzando rivolte ed azioni belliche ottenendo un forte appoggio del popolo che ormai li vedeva come liberatori; al contrario il KMT perse consensi a causa della sua politica attendista. Nel 1945, a causa dello sforzo bellico della WW2 e delle continue azioni militari del PCC, il Giappone si arrese.
Sempre nel 1945 l'URSS lanciò l'operazione "tempesta rossa" liberando la Manciuria e scacciando gli ultimi giapponesi dal suolo cinese. Con la fine del conflitto mondiale, gli USA mandarono il generale Marshall come mediatore tra PCC e KMT in modo da evitare che il Partito Comunista potesse prendere tutta la Cina. Non ottenne il risultato sperato e quindi gli USA decisero di riarmare il KMT mentre il PCC si riorganizzò con l' EPL, Esercito popolare cinese, esistente ancora oggi.
La tregua durò fino al 1946 e dopo di che scoppiò di nuovo la guerra, che prese il nome di "Guerra di Liberazione". Nel 1948 il PCC riuscì a conquistare la Manciuria e l'anno dopo Pechino e Nanchino, capitale dei nazionalisti, ponendo fine alla guerra con la proclamazione della costituzione della repubblica popolare cinese il 1 ottobre 1949, da parte di Mao Zedong, con capitale Pechino.
L'era di Mao
Mentre il PCC conquistava Pechino nel 1949, Chiang Kai Shek si rifugiò con il suo esercito sull'isola di Taiwan creando una nuova Cina; si verificò quindi un importante evento geopolitico con la scissione della Cina comunista da quella nazionalista, ristretta nella sola isola di Taiwan, ma con il forte supporto degli USA. Nel continente si pensò subito a modernizzare il paese, e si ebbero due linee: la linea moderata di Liu Shaoqi e quella "dura" di Mao che riduceva l'agricoltura a monopolio dello stato per finanziare l'industrializzazione dello stato.
Nel 1955 vennero avviate le politiche quinquennali di riforme: si partì con la privatizzazione dell'agricoltura tramite collettivi. Tutto ciò che veniva prodotto andava allo stato e questi lo razionalizzava e ridistribuiva secondo propri criteri. Dannoso fu però porsi traguardi troppo elevati a fini propagandistici che risultarono dannosi per l'economia portando a raccolti inferiori all'epoca della guerra. Gli unici miglioramenti reali che si videro furono sul piano dell'alfabetizzazione. Per rifarsi Mao avvio la "campagna dei 100 fiori" che permetteva a tutti di esporre le proprie idee: in realtà poco dopo tutti quelli che dissentirono dalle idee di Mao furono messi a tacere.
Dal 1958 prese il via il secondo piano quinquennale che prese il nome di Grande Balzo: era chiaro che si volevano risultati migliori e quindi si cercò di sviluppare in parallelo l'agricoltura e l'industria. Si cercò di realizzare quest'obiettivo con l'ampliamento del sistema idrico. In realtà ciò non bastò; i principi di lavoro importati dagli scienziati sovietici non funzionarono nel concreto portando ad un raccolto fallimentare che fu causa di una grave carestia che portò a milioni di morti, tanto che alla fine fu definito Grande Balzo all'indietro, terminando nel 1961.
La rivoluzione culturale
Con Rivoluzione Culturale intendiamo una serie di riforme volute da Mao a partire dal 1966 dopo la delusione del "Grande Balzo". Tutti quelli che avevano idee diverse da Mao furono etichettati come Revisionisti, considerati quasi come nemici dello stato. Mao espresse il suo pensiero politico nel "libretto rosso", una raccolta di massime, che fu usato come strumento di propaganda dalla forza nuova al seguito di Mao. Il diffondersi del testo assieme al rafforzarsi delle Guardie rosse (i giovani al seguito di Mao) fecero sì che molti membri del PCC che la pensavano diversa da Mao si diedero all'autocritica prima di dimettersi.
Questa Rivoluzione culturale, diventata oramai violenta, terminò nel 1969. Mao morì nel 1976 e per evitare di indebolire il partito si diede la colpa di tutte le azioni negative alla "Banda dei quattro", coloro che tentarono di prendere il potere alla morte di Mao.
Il Post-Mao e l'apertura al mercato
Negli ultimi anni della sua vita si tentò di allontanare Mao dalla guida del paese ma senza risultati, ed anzi, crebbe il suo culto della personalità. Si ottennero però degli avvicinamenti verso l'estero: nel 1971 la Cina entrò a far parte dell'ONU; nello stesso anno il presidente USA Nixon incontrò Mao sfruttando un torneo di pingpong (politica del pingpong). Si vide quindi un buon periodo di politica estera, venendo riconosciuta la Cina continentale dal resto del mondo. Ulteriore passo avanti furono gli accordi SALT 1, riguardanti gli arsenali militari, che portarono al disgelo.
Nel 1976 Mao morì scatenando una guerra per il potere tra la Banda dei quattro e i riformatori/restaurazionisti. La banda dei quattro riuscì a destromettere Deng Xiaoping dalla politica ma poco dopo furono arrestati da Hua Guofeng, che li usò come capro espiatorio di tutti gli ultimi errori di Mao. Deng tornò al potere come Vice-premier, Vice presidente del comitato centrale del PCC e capo di stato maggiore dell'esercito.
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