Cina arcaica
La Cina propriamente detta, intesa come il bacino del Fiume Giallo e, in seguito, anche del Fiume Azzurro, è abitata da tempi antichissimi; alcune teorie la identificano addirittura come il luogo natale del genere umano. Indipendentemente dalla veridicità di questa tesi, il bacino del Fiume Giallo (Huang He), rimane, assieme a quello del Gange e alla Mesopotamia, uno dei tre luoghi in cui si ritiene che la prima civiltà umana sia sorta. La prima civiltà cinese di cui si abbiano reperti archeologici risale invece alla fine del III millennio avanti Cristo, situata nella valle del Huang He, il Fiume Giallo. Ciò non significa che essa sia realmente la prima civiltà cinese, ma solo che essa è la più antica di cui si abbia una qualche testimonianza archeologica, ed è perciò possibile che in futuro tale datazione possa essere rivista.
Allo stesso modo anche per l’origine della scrittura non si possono ancora stabilire date certe: sappiamo che già nel II millennio avanti Cristo la scrittura cinese aveva raggiunto un elevato livello e molti dei suoi caratteri sono direttamente collegabili a quelli odierni. Tuttavia, segni ed incisioni (forse semplici motivi ornamentali o forse veri e propri ideogrammi) sono stati tracciati su reperti risalenti addirittura al III millennio. Ciò significa che le origini della scrittura cinese risalgono ad un periodo compreso fra il III e il II millennio avanti Cristo.
Le prime tre dinastie cinesi
La tradizione scritta cinese attribuisce alla dinastia Xia il ruolo di fondatrice della prima nazione cinese. Successivamente avrebbero regnato sulla Cina altre due importanti dinastie, quella Shang e quella Zhou. L’esistenza e il ruolo delle tre dinastie è confermata dagli studi archeologici, ma quanto alle date, tutte quelle antecedenti all’841 a.C. (prima data sicura della storia cinese), derivano ancora unicamente dalla tradizione, e non è stato possibile ottenere conferme definitive attraverso l’archeologia. Secondo la tradizione la periodizzazione è dunque la seguente:
- Dinastia Xia 2205 - 1523 a.C.
- Dinastia Shang 1751 - 1122 a.C.
- Dinastia Zhou 1222 - 222 a.C.
Sempre la tradizione scritta cinese ci fornisce però anche un'altra ‘scuola cronologica’, detta breve, e oggi considerata più attendibile:
- Dinastia Xia 1994 - 1523 a.C.
- Dinastia Shang 1523 - 1027 a.C.
- Dinastia Zhou 1017 - 222 a.C.
Il territorio che abbiamo identificato come ‘nazione cinese’ corrispondeva grosso modo al bacino del Fiume Giallo, il quale era suddiviso in varie entità (principati) governate da signori locali. Il ruolo dei re dinastici era essenzialmente politico-religioso; essi godevano di una riconosciuta egemonia sugli altri signori che li rispettavano in quanto ritenevano che essi fossero in diretto contatto con l’elemento divino. La giustificazione del dominio reale era dunque di ordine religioso. L’intero sistema poggiava sull’appartenenza al lignaggio reale: i signori locali erano legittimati al potere in virtù della loro parentela con il re, il quale era sostenuto al potere dall’elemento divino; un complesso cerimoniale religioso ed il culto degli antenati conferivano solidità al sistema.
Dinastia Shang
Della dinastia Xia sappiamo molto poco; la maggior parte dei reperti più antichi appartengono infatti alla dinastia Shang, che regnò sul territorio delle attuali province centrosettentrionali di Henan, Hebei e Shandong. La società Shang era di tipo gerarchico: il re era al vertice di una nobiltà militare ed era coadiuvato da una classe sacerdotale istruita, cui era delegata la responsabilità dell'amministrazione e della divinazione. La scrittura era già ad un livello avanzato, così come la produzione artigianale e la fusione del bronzo. Secondo la tradizione, l'ultimo monarca Shang fu spodestato dai Zhou, una dinastia proveniente dalla valle del fiume Wei, ai confini nordoccidentali dei domini Shang.
La dinastia Zhou
La dinastia Zhou regnò pressappoco sullo stesso territorio sul quale aveva regnato la dinastia Shang. Essa non si distingueva dalla precedente in maniera sostanziale, anche se la lavorazione del bronzo raggiunse un livello elevatissimo: la giustificazione del potere rimaneva legata alla concezione del mandato celeste e ai rapporti di parentela dei signori locali con il re. Durante il regno dei dodici sovrani Zhou, semmai, tale sistema di potere “famigliare” - cementato attraverso la consacrazione dei riti del culto degli antenati, della divinazione e dei sacrifici agli dei - raggiunse il suo apice. In questo periodo l’influenza della civiltà cinese raggiunse anche le aree periferiche, abitate da popolazioni definite barbare e di etnia non cinese. Fu la spinta proveniente da queste popolazioni che nel 770 a.C. determinò la caduta della capitale Zhou e che costrinse la dinastia a riparare in una nuova capitale, più spostata verso oriente, lontana dal raggio d’azione delle popolazioni barbare del Nord. Questo trasferimento segna la fine del periodo degli Zhou occidentali e l’inizio di quello degli Zhou orientali. Il periodo degli Zhou orientali (770-249 a.C.) è chiamato dalla storiografia cinese tradizionale periodo delle Primavere e degli Autunni, e si contraddistingue in maniera netta dal precedente periodo degli Zhou Occidentali. Si tratta invero di un momento di transizione tra il grande capitolo della Cina arcaica (caratterizzato dal sistema di potere basato sul mandato divino e i rapporti famigliari e contraddistinto dall’unità dalla nazione sotto l’autorità dei sovrani dinastici), ed un nuovo periodo, detto periodo degli stati combattenti, nel quale il vecchio sistema crolla e la forza militare diventa la sola giustificatrice del potere. Il periodo della dinastia Zhou risulta diviso così in due grandi capitoli: quello degli Zhou occidentali, che sono sotto tutti i punti di vista una parte della grande storia della Cina arcaica (e che anzi ne rappresenta l’apice), e quello degli Zhou orientali, a sua volta diviso fra periodo delle primavere e degli autunni, nel quale il sistema di potere della Cina arcaica si sgretola per far posto ai nuovi equilibri che si formano durante il periodo degli stati combattenti, il quale si conclude con la riunificazione della Cina e la fondazione del Primo Impero. Con questo atto cessa l’età della Cina arcaica ed inizia quella della Cina imperiale.
Il periodo degli Zhou orientali, il periodo delle primavere e degli autunni
Con la caduta della capitale Zhou occidentale nel 770 a.C. ad opera di popolazioni provenienti dal Nord, inizia il periodo degli Zhou orientali e così anche quello definito delle primavere e degli autunni. Il bacino del Fiume Giallo (che costituiva la culla del mondo cinese) era allora suddiviso in vari principati, forse più di un centinaio, che si alleavano e si combattevano in una situazione di costante conflittualità. Ogni annessione o cessione doveva però essere sanzionata dal re Zhou per divenire valida; è attorno a quest’ordine condiviso (che come abbiamo detto si fondava su ragioni religiose e di lignaggio) che poggiava il sistema politico del regno Zhou: il re, nonostante l’indebolimento militare della dinastia, conseguente al trasferimento da occidente ad oriente, continuava ad avere un prestigio sufficiente a dirimere le controversie più grandi e a mantenere compatto il regno. La situazione si deteriorò attorno al Seicento (VII secolo a.C.), quando in conseguenza di grandi mutamenti economici e sociali il mondo cinese divenne notevolmente più grande. In particolare, quelle entità periferiche che fino ad allora erano rimaste ai margini o della vita politica dei principati del bacino del Fiume Giallo -e che nel frattempo si erano notevolmente rafforzate sia economicamente che militarmente- cominciarono a prendere parte attiva ai giochi di potere fra i principati. Questi regni periferici (in questa prima fase soprattutto il regno meridionale di Chu) erano considerati barbari dai principati del dominio Zhou, ma avevano assimilato gli elementi fondamentali del mondo cinese e ormai vi erano legati economicamente e socialmente.
Per far fronte all’aggressività dei nuovi regni periferici -in una situazione in cui la dinastia non aveva quasi forza militare- i principati Zhou si riunirono in un’alleanza difensiva (680 a.C.) guidata dal duca Huan, signore del principato di Qi. Nel 651 a.C. il regno “barbaro” di Chu fu sconfitto dalla coalizione e costretto a versare tributi alla corte Zhou, mentre il duca Huan veniva proclamato signore egemone del regno Zhou. La nascita dell’egemonia costituiva la sanzione ufficiale dei nuovi rapporti di forza all’interno del regno Zhou: il re Zhou rimaneva la suprema autorità religiosa, ma il potere effettivo passava a chi poteva imporlo con la forza delle armi. La Cina arcaica era ormai al crepuscolo. Per un certo tempo l’assetto politico del regno ruotò attorno all’istituzione dell’egemonia, ma ben presto l’emergere di altri due nuovi regni nel Sud (Wu e Yue) portò ad una nuova situazione di incertezza che completò il processo di esautorazione del potere della dinastia Zhou. Prima dell’ingresso nello scacchiere dei nuovi stati “barbari”, le guerre fra i vari signori avevano sempre seguito certe regole: l’obbiettivo non era l’annessione pura e semplice di un altro territorio, ma l’accumulazione di un prestigio che garantiva delle prerogative in base all’ordine tradizionale, il quale continuava ad avere nella figura del re Zhou la sua giustificazione e la sua garanzia. A partire dal V secolo questa situazione conobbe un veloce cambiamento, connesso ai profondi mutamento economici, sociali ed istituzionali in atto nei vari principati. I più potenti fra questi si andavano infatti trasformando in veri e propri Stati, con complessi apparati e strutture di potere che non si conformavano più ai tradizionali rapporti gerarchici fondati sulla parentela che avevano costituito il collante dei regni delle tre dinastie della Cina arcaica. In questa situazione, nel 453 a.C. dopo una serie di conflitti che si erano protratti per parecchi anni, il territorio dell’importante principato di Jin venne spartito fra gli importanti casati aristocratici Wei, Zhou e Han, senza che il re Zhou (contrario alla cosa) potesse in qualche modo opporvisi. Pur nella discrezionalità della periodizzazione storica non è quindi casuale la scelta della spartizione di Jin come data d’inizio del periodo degli stati combattenti.
Stati combattenti
La spartizione di un principato importante come Jin fu accompagnata da una degenerazione della lotta fra i vari principati, che divenne più aspra man mano che gli antichi codici di comportamento venivano abbandonati; l’ultimo monarca Zhou fu deposto nel 249 a.C., ma come abbiamo visto il potere dei re dinastici era già da tempo decaduto. I conflitti cominciarono ad assumere il carattere di guerre totali, il cui obbiettivo era l’annientamento dell’avversario. Il periodo degli stati combattenti vide perciò una progressiva riduzione del numero di entità politiche in lotta per la supremazia, poiché quelle più grandi fagocitarono ben presto quelle più piccole. La storiografia cinese tradizionale suole annoverare in quest’epoca sette potenti regni: Zhao, Han, Wei, Qui, Qi, Yan e Chu.
Dopo svariate vicende e molti decenni di guerre, sui quali per brevità non ci soffermeremo, uno dei sette regni riuscì ad acquistare una netta posizione di predominio, arrivando ad un’estensione superiore a quella di tutti gli altri messi assieme; si trattava del regno di Qui, quello del film che ho visto in tv, durante la prima metà del III secolo avanti Cristo. Da questo momento in poi tutti gli sforzi del regnò di Qui si concentrarono nella realizzazione di un sogno, quello della riunificazione della Cina, o meglio del tianxia (letteralmente: tutto ciò che sta sotto il cielo). Per realizzare questo sogno Qui ricorse ad ogni mezzo, dallo scontro militare alla manovra diplomatica, dall’inganno all’assassinio degli avversari. La fase conclusiva di tale processo, che iniziò con l’ascesa al trono di Qui di un re dotato di eccezionali capacità strategiche e politiche, Ying Zheng, nel 246 a.C., si concluse nel 221 a.C., quando dopo una serie di vittoriose campagne militari, Ying Zheng realizzava finalmente l’unificazione della Cina e la fondazione del Primo Impero.
Economia e società cinese nell’età del ferro
Il periodo degli stati combattenti coincise in Cina con il passaggio dall’età del bronzo a quella del ferro. L’artigianato era già al tempo della dinastia Shang un settore molto sviluppato in Cina, principalmente a causa dalla grande richiesta di bronzi per le operazioni rituali e di generi di lusso da parte delle élite. Non stupisce quindi che i cinesi, così esperti nella lavorazione del bronzo, siano riusciti ad ottenere la fusione del ferro 1500 anni prima che essa fosse inventata in Europa, dove fino all’età moderna l’unico metodo di lavorazione del ferro rimase la forgiatura, che consiste nello scaldare il farro in modo da renderlo modellabile a martellate. La padronanza dei procedimenti per la fusione del ferro, accompagnata da un sistema di officine già esteso grazie alla forte richiesta di materiali in bronzo, permise ai cinesi di produrre grandi quantità di utensili ed armi in ferro a prezzi relativamente bassi. Le implicazioni di questo furono enormi: in agricoltura si diffusero dopo millenni di grande arretratezza strumenti efficaci e aratri trainati da buoi (sembra che precedentemente si usassero solo strumenti in legno). Si ritiene che la produttività agricola sia aumentata in maniera molto consistente e siano state adottate anche nuove tecniche di fertilizzazione e di scelta delle culture. All’innovazione del ferro si uniscono, sommandosi, anche i mutamenti sociopolitici a cui abbiamo già parzialmente accennato. L’abbandono dell’antico sistema di potere famigliare si tradusse in un processo di accentramento del potere ed estensione degli apparati burocratici: si formarono dei veri e propri stati, divisi in province e distretti, in grado di intervenire efficacemente nell’organizzazione economica e sociale, promuovendo l’economia e favorendo il commercio. Sono di questo periodo le immense opere infrastrutturali che costituiscono da sempre uno dei ruoli tradizionali dello stato in Cina. Lo stato di Qui ad esempio realizzò un canale di 150 chilometri irrigando 40mila ettari di terreno; lo stesso fu fatto in un'altra regione per mezzo di una diga, trasformandola in una delle più fertili della Cina. In alcuni stati furono varate riforme per favorire la piccola proprietà contadina; editti limitarono il potere dell’aristocrazia o resero certe cariche importanti dipendenti dal merito e non dal lignaggio. Alcuni riformatori pagarono con la vita la loro opera, uccisi da sicari delle famiglie nobili o vittime dei complotti di corte; ma in ogni caso a prevalere furono proprio quei regni che seppero riformarsi per favorire il commercio (che divenne importantissimo) e l’agricoltura, oltre che la riorganizzazione centralizzata del potere e la creazione di eserciti grandi e moderni, condotti da generali capaci e spesso anche reclutati per leva.
Confucio e la crisi di valori della società cinese
Abbiamo già ribadito più volte come il periodo delle primavere e degli autunni e quello degli stati combattenti, siano stati momenti in cui l’antica tradizione veniva abbandonata e in cui la società cambiava senza che un nuovo equilibrio apparentemente si producesse. Nel periodo degli stati combattenti la necessità di elaborare una nuova e condivisa sistema di valori, che purificasse gli uomini in un periodo dominato solo da cupidigia e sete di potere si fece particolarmente pressante. Fu nel tentativo di colmare questa esigenza che numerosi maestri di morale e teorici della politica si recarono da una corte all’altra per prestare la loro opera di consiglieri e di precettori. I più famosi erano seguiti da orde di discepoli che presto si trasformarono in vere e proprie scuole. I capi di stato li ospitavano e cercavano di evincere dal loro insegnamento nuovi e migliori strumenti per governare il loro regno e sconfiggere gli avversari. Questi pensatori si interessavano di argomenti anche molto diversi: alcuni si occupavano quasi esclusivamente di questioni tecniche (come rendere efficace l’amministrazione, le leggi), altri di tattiche militari, altri della natura del buon governo e del sovrano ideale; ma altri ancora elaborarono filosofie mirate alla salvezza dell’individuo che ripudiavano addirittura l’aspetto politico e sociale.
Esisteva una scuola che praticava il pacifismo e altre che teorizzavano la necessità di una sottomissione piena dei sudditi al sovrano. Si speculava sulla giustificazione del potere, sul mandato celeste. Ma la maggior parte dei pensatori si occupava di morale, di valori, di retto comportamento. L’insegnamento era indirizzato a coloro i quali governavano o avrebbero in futuro governato, con l’obiettivo di istruirli moralmente così da ottenere un futuro di pace e prosperità. Questo era l’obiettivo del più famoso pensatore di quel tempo, Kong fuzi, conosciuto oggi con il nome latinizzato di Confucio. Nato nel principato di Lu (Shandong) nel 551 a.C. da una famiglia aristocratica di lignaggio ormai decaduto, Confucio insegnava l’antica saggezza ai suoi contemporanei in un’epoca di ignoranza: “io trasmetto e non creo, credo negli antichi e li amo” è la sua frase più famosa. Nonostante sia probabilmente stato costretto a svolgere anche lavori umili per povertà della famiglia, la sua nascita gli consentì ugualmente di accedere all’istruzione classica nobiliare, allora fondata sulle sei arti: i riti, la musica, il tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia e la matematica. A partire dal 501 Confucio ricoprì vari ruoli di consigliere e funzionario nel principato di Lu.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame cultura e letteratura cinese 2, Prof. Meccarelli Marco, libro consigliato Storia del Giallo in Cina…
-
Riassunto esame Storia dell'Asia orientale, prof. Santangelo, libro consigliato Storia della Cina, Sabbattini, Sant…
-
Riassunto esame Istituzioni di cultura cinese, prof. Lioi, libro consigliato Cina moderna, Mitter
-
Riassunto esame Letteratura cinese, prof. Paoluzzi, libro consigliato Leggere la Cina, Dutrait