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STORIA DELL'EDUCAZIONE E DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

LEZIONE 1

Parte generale:

●​ Perché studiare la storia e le istituzioni scolastiche?

●​ La storia dell’educazione e della scuola

●​ La storia dell’educazione e della scuola in Italia

Parte monografica:

• Il tema dell’educazione femminile nella storia della scuola

PERCHÉ STUDIARE LA STORIA DELL’EDUCAZIONE E DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE?

Relazione con le tradizioni:

T.S. Eliot (1888-1965) poeta, saggista, critico letterario, drammaturgo, editore statunitense

naturalizzato britannico.

Il rapporto con il passato non è confronto ma e' inevitabile e necessario. La storia e' fatta di eventi,

avvenimenti che lasciano una traccia più o meno forte.

Inventio (termine latino): opera di recupero, reperimento e successiva rielaborazione.

La storiografia contemporanea ci chiede di rielaborare il passato. La relazione con la tradizione e'

inevitabile e paradossalmente e' ciò che rende vivo e pertinente il presente. La nostra e' una società

complessa che ha messo in crisi il legame con la tradizione. Non sappiamo come affrontare questo

concetto.

Parola chiave: erede

Sulla radice del sanscrito hra e parente del greco khera/kheros.

Dal latino heres «colui a cui è stato tolto», «mancante».

Condizione di chi ha subìto una perdita importante. E' come se andassimo a cercare questa

mancanza che riguarda quasi una questione ontologica dell’essere.

Se riconosciamo la perdita, il senso di vuoto, di spaesamento possiamo provare a (ri) costruire la

nostra identità, il nostro presente.

Senso profondo del termine «eredità»: non è appagamento ma il sentire profondamente un legame

che si è incrinato e con il quale dobbiamo inevitabilmente fare i conti, confrontarci.

In termini culturali: riconoscere di non avere o di non avere più.

Essere “eredi” culturalmente, psicologicamente, esistenzialmente.

Riconoscere che il presente non basta. Accettazione verso il presente e non verso il futuro.

«L’eredità esige allora un patto di conoscenza, da parte di tutti, e soprattutto da parte di coloro che

intendono sottoporla al vaglio della discontinuità, dell’antagonismo, della negazione».

​ Ivan Illich: critica all’istituzione scolastica-> propone la descolarizzazione della società per

ritornare alla società educante.

​ Riccardo Massa accusa la pedagogia di essersi tolta dalla storia dell’educazione.

​ Bourdieu parla di habitus: condizione dell’essere professionista (postura dell’insegnante).

PEDAGOGIA:

​ Problemi emergenti: appartengono ad un determinato periodo storico, difficilmente lo

ritroviamo in un periodo precedente o successivo.

​ Problemi ricorrenti: ritornano.

DUE CONCEZIONI DI TRADIZIONE:

A) rifiuto: vista come un continuum consolidato e formalizzato, trasmesso da un ristretto gruppo di

«eles» che lo hanno manipolato in maniera del tutto arbitraria e «libera» attuando cesure, censure,

costruzioni retoriche. Es. quando si parla di medioevo come epoca buia. Le radici dell’umanesimo

nascono durante questo periodo.

B) nostalgia: vista come un baluardo per fronteggiare l'omologazione associata allo sviluppo

tecnologico, economico, alla globalizzazione (concetto dei «bei tempi andati», «ai miei tempi» ecc.).

“Il passato si sta nuovamente configurando - anche abbastanza pericolosamente - come il luogo

dell’identità di gruppo” (Bettini). Punizione corporale: considerata come modalità eccellente per

l’istruzione. Tutto ciò si rifá al concetto di biopolitica. L'educazione era fattorizzata per genere e

appartenenza sociale.

Pericolosa sovrapposizione tra tradizione e appartenenza/identità:

Per evitare questo pericolo-> superare la metafora che vede la tradizione come «radici culturali».

Questo atteggiamento può costituire un vero e proprio «dispositivo di autorità».

La tradizione non può essere trasmessa in modo nero, chiaro. Non è nemmeno qualcosa

che può fondare un'identità collettiva (Bettini).

IDEA DI CANONE:

Non uno sterile elenco di nomi, opere o autori quanto, piuttosto, una compilazione in divenire, che

mostra derivazioni, sovrapposizioni, confluenze.

Rovesciamento dell’idea di canone per raggiungere un’idea aperta e interdisciplinare di un sapere di

base.

Necessario un atteggiamento autocritico.

NESSO TRA CULTURA E POLITICA:

Non confondere l'umanesimo e lo studio dei classici del passato con un ripiegamento della tradizione

come «nazionalismo protettivo».

LE FONTI:

“Le fonti non sono né finestre spalancate, come credono i positivisti, né muri che ostruiscono lo

sguardo, come credono gli scettici: semmai, potremmo paragonarli a vetri deformanti. L’analisi della

distorsione specifica di ogni fonte implica già un elemento costruttivo. Ma la costruzione (…) non è

comparabile con la prova; la proiezione del desiderio, senza cui non si dà ricerca, non è incompatibile

con le smentite inflitte dal principio di realtà. La conoscenza (anche la conoscenza storica) è

possibile” (Ginzburg, 2006).

“Si tratta di nuove frontiere, del tutto alternative a una tradizione tendente a esaurire la memoria

educativa del passato nella storia delle idee pedagogiche, che hanno posto come questione

interpretativa centrale proprio la storia della vita quotidiana e della materialità educativa, quali

elementi di novità rispetto a una impostazione precedentemente fondata, fino a tempi recenti, su

troppe dicotomie, quali, per esempio astratto – concreto, reale – ideale, mente – corpo, centro e

periferia, logos e emozioni” (Covato, 2017).

L’INFLUENZA RECIPROCA TRA SCUOLA E SOCIETÀ:

“Quando regna una certa sintesi culturale l’educazione è una pratica sociale che dipende da essa,

priva di autonomia, e quindi non rappresenta un problema […] non vi è la necessità di un pensiero

pedagogico formale. L’educazione è guidata dal senso comune predominante. Quando, però, la

sintesi culturale entra in crisi, compaiono differenti orientamenti educativi, e l’educazione appare

allora come un problema. In questo frangente il pensiero pedagogico formale può operare un

cambiamento del senso comune vigente, criticandone determinati aspetti e indicando nuovi

orientamenti.” (Baldacci, 2022).

LEZIONE 2

Negli ultimi trenta anni la storiografia, per quanto riguarda la storia dell'educazione e della scuola, ha

subito una trasformazione metodologica: il metodo di ricerca storiografico ha

subito un ribaltamento di approccio.

Un primo passaggio è dalla "storia della pedagogia" alla "storia dell'educazione"/"delle

educazioni".

• Perché e come è avvenuto questo mutamento?

• Che cos'era la storia della pedagogia?

• Come e da chi era esercitata?

• Per chi?

La storia della pedagogia nasce tra 700 e 800, in un momento storico importante, quello di Rousseau,

che dà un'idea nuova di educazione, di pedagogia e di bambino. Inizia a diffondersi la necessità di

fare scuola, di insegnare-educare. È un periodo breve, ma di grandi cambiamenti.

Chi la faceva erano persone di scuola, ma non insegnanti, come ad esempio i filosofi: avevano un

obiettivo che non era quello di configurare il pensiero pedagogico in quei processi di educazione e

cambiamento, ma era necessità di organizzazione di un elemento sociale nuovo, cioè la scuola.

Nel nostro territorio le scuole iniziano a diffondersi molto tardi e c'era divario tra nord e sud, inoltre

non avevano tutte la stessa configurazione valoriale.

Inizia a diventare molto importante per la società del 900: la scuola diventa un mezzo per inculturare i

soggetti: formazione tecnica dei cittadini: istruivano ad un mestiere.

Secondo aspetto: creazione del cittadino. Esempio: scuola dopo l'unità d'Italia.

Quindi la storia della pedagogia risponde ad un bisogno tecnico che poneva l'accento sulla filosofia e

sugli ideali. Era una storia persuasiva, doveva cercare di convincere i maestri ad operare secondo

valori di un certo tipo.

Non rientravano nella storia della pedagogia del tempo i processi educativi generali. Era una

divulgazione di idee, si basava molto sulla filosofia.

Non c'erano pratiche. Non si parlava di didattica, la pedagogia era agganciata alla filosofia.

A partire dal secondo dopoguerra (40-50) iniziano ad apparire nuove modalità, la pedagogia si

sgancia dalla filosofia.

Cambia anche il modo di fare storia: diventa più complessa, inizia ad interessarsi anche al substrato

sociale, alle condizioni delle persone, alla cultura, che è importantissimo per capire i cambiamenti.

Negli anni 60 questo cambiamento diventa ancora più forte: no modello teoricistico. Inizia ad

affacciarsi una modalità di indagine storica sull'educazione più problematizzante, più pluralistica, con

più punti di vista, che mette in luce gli aspetti meno belli, meno edificanti. C'è anche un'apertura a

tante fonti.

Negli anni 70 entriamo nel concetto di storia dell'educazione. Gli storici non possono più usare il

metodo teorico che non prende in considerazione il momento vivo della storia.

Si va da un modo molto chiuso (si sceglievano solo determinate cose in determinati luoghi) a uno

aperto, più consapevole della complessità; prende molti strumenti per condurre un'indagine.

Siamo davanti a delle rivoluzioni in storiografia: sono 3.

Prima dobbiamo parlare di alcuni orientamenti storiografici, perché le rivoluzioni nascono dall'incrocio

di: marxismo, ricerca delle annales (o storia totale), apporto della psicoanalisi alla ricerca storia,

strutturalismo e indagini quantitative. Hanno similitudini e differenze.

• Il primo: marxista: molto attento a fenomeni di natura economico-sociale. Studio di questi aspetti:

economia e politica, politica e cultura, cultura e società. I ricercatori storici marxisti vedono la storia

dell'educazione come lotta di classe e ideologie, questa lotta si articola all'interno di sistemi di

produzione.

I marxisti dicono che le lotte di classe ci sono sempre state: esempio: nell'800 molte persone

preferivano fare educare i figli a casa perché fino ad una certa a scuola ci andavano i bambini

poveri c'era timore di contaminazione sociale. Quello che interessa è cogliere le contraddizioni.

• Secondo orientamento: la scuola delle annales: rivista storica fondata nel 1929 in

Francia, si aggancia al marxismo, però è un altro approccio. Il loro interesse è mettere in evidenza la

struttura rispetto agli avvenimenti. Però pur essendo ispirata al marxismo inserisce anche le idee della

mentalità del tempo/tempi che va a studiare.

Gli annales ci dicono che c'è una grande complessità nella ricerca storica e dobbiamo ricollegarci a

diverse scienze sociali (sociologia) per capire come in quel determinato momento storico la scuola

veniva configurata.

• il terzo: psicoanalisi: Si parla di psicostoria: non è come negli annales: è un passo ulteriore. La

psicomotoria, per analizzare là mentalità introdotta dagli annales, si fa al pensiero freudiano.

La famiglia diventa il focus principale della psicostoria.

Due esempi: storia dell'infanzia e storia del nazismo. Philippe Ariès si dedica alla storia dell'infanzia

"centuries of childhood": ricostruisce come siamo arrivati al concetto di infanzia.

• il quarto: Strutturalismo di Foucault e storia quantitativa di Ladurie.

Con lo strutturalismo l'accento è posto su quello che è impersonale. Ad esempio le istituzioni: istituto

scolastico, manicomio, caserma. Si occupano di vedere come la storia dei corpi prende vita nelle

strutture impersonali. Secondo lo strutturalismo la scuola non si configura come la viviamo noi

adesso, ma diventa luogo di controllo dei corpi.

Le tre rivoluzioni della storiografia:

1. Dei metodi

2. Del tempo

3. Dei documenti

Ci permettono di studiare la storia dell'educazione e della scuola così come la facciamo:

1. Quando si faceva storia della pedagogia il metodo era uno solo, l'approccio era uno e si rifaceva a

quello di Gramsci e Benedetto Croce.

Non può esserci un metodo unico, altrimenti abbiamo visione parziale ed ideologica del passato. Ci

sono tante metodologie.

Si differenziano per oggetti di studio (es: la prima infanzia); gli strumenti logici (come ricostruisco);

procedure cognitive. Gli approcci sono plurali e specifici. Non c'è più il metodo, ma i metodi.

Studieremo le strutture sociali che hanno accompagnato la nascita della cura dell'infanzia: childcare:

nasce tra 800 e 900. La studiamo mettendoci dentro anche le dimensioni culturali.

2. Si parla di divisione del tempo storico, diverso da quello del quotidiano, perché è plurale:

Sotto al tempo storico c'è un tempo coevo, cioè tempi più piccoli. Es: tempo storico di guerra, sotto

c'era tempo storico di chi la viveva.

Braudel dice che ci sono 3 tempi della storia e dello studioso:

• degli avvenimenti vicini al vissuto cronologico;

• delle brevi durate, che lui associa alla spiegazione storica: si interessa di tutto quello che è sotto

l'avvenimento storico: le strutture politiche, sociali, culturali;

• di quelle lunghe o lunghissime, che si interessa delle strutture che non variano nel tempo, è un

tempo che interpreta, è ermeneutico;

Lo storico usa tutti e tre i tempi.

3. La coscienza che ci sia una documentazione è molto recente e si connette all'idea di documenti:

forti e deboli.

• Il primo è quel documento che produce un cambiamento, una nuova visione;

• Il secondo non lo fa.

Prima i documenti erano scelti in maniera limitata. Però gli storici, ad un certo punto, devono andare

più a fondo: vanno a cercare i documenti marginali: diari dei maestri, annotazioni di famiglia, vecchi

quaderni dei bambini, documenti di famiglia;

C'è una visione diversa del documento: lo interpreto meglio, perché non lo ritengo più sacro e

inviolabile.

LEZIONE 3

John Dewey definisce l’educazione “necessaria alla vita” e ne dà una lettura biologica e culturale.

Biologica perché l’essere umano cresce in uno stretto rapporto con il mondo naturale (processo

osmotico uomo - ambiente) e avviene una trasformazione reciproca.

Culturale perché l’essere umano è anche immerso in una situazione di “solidità sociale”: nasce in un

gruppo familiare, che a sua volta si organizza in ulteriori contesti (clan, tribù) e avanza verso strutture

sociali sempre più complesse.

Panopticon: nasce come una struttura architettonica per le carceri: si tratta di diversi anelli, ognuno

con una cella, al centro c’era una torre con un secondino. I carcerati erano sempre osservati dal

secondino ma loro non riuscivano a vedere quest'ultimo. Il detenuto, sentendosi osservato, non

faceva cose che non poteva fare, infatti, iniziava ad apprendere i giusti comportamenti. Come a

scuola-> gli insegnanti osservano sempre i bambini (quadro educativo), serve per inculcare loro le

modalità di comportamento considerate all'epoca corrette.

La cultura non è un’eredità genetica ma si trasmette tramite un processo basato essenzialmente sul

linguaggio. Nel passato le favole, le fiabe, che venivano trasmesse oralmente, avevano una forte

valenza educativa per i più piccoli. Facevano capire loro quali erano i tabù e quali erano le cose da

seguire.

Concetto di cultura:

“La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, e' quell’insieme complesso che include

la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità acquisita

dall’uomo come membro di una società” (Edward Burnett Taylor, 1871).

-> questa e' l'educazione: un processo continuo di trasmissione culturale tra le generazioni che va

intesa come necessità della vita. Essa non rimane chiusa o di proprietà di alcune persone ma viene

trasmessa al prossimo.

L'anziano e' il primo educatore da un punto di vista socioculturale.

Educazione naturale e educazione familiare:

Educazione naturale:

​ Unica modalità conosciuta nell’età preistorica. Successivamente si è unita a altre modalità

educative.

​ Base: oralità e imitazione

​ Bassa intensità formale e ampia partecipazione del gruppo sociale (diversamente da quello

che succederà a scuola).

Educazione familiare (e' parte di quella naturale):

​ Va di pari passo con la filogenesi (dall'origine della specie alla sua evoluzione) e con

l’ontogenesi (lo sviluppo del singolo soggetto fin dalla nascita)

​ E' legata all'allevamento dei figli

​ Cambia nel tempo e nello spazio (tuttavia e' considerata il piccolo saldo presidio educativo

per quanto riguarda i valori, principi, conoscenze propri della famiglia stessa)

​ Difficile sopravvalutare la sua funzione

Non sempre l'educazione familiare e quella scolastica sono andate d’accordo.

Dispositivi educativi della società tradizionali:

Linguaggio-> modalità più pratica per trasmettere direttamente molti insegnamenti. Valore formativo

anche di portata sociale e religiosa. Religione e' anche educazione.

Imitazione-> utilizzata quando il linguaggio non era sufficiente. Il valore formativo del modello e

dell'esempio.

Approvazione/disapprovazione-> da parte dei familiari, adulti, anziani.

Punizioni-> usate con larghezza e con ampia partecipazione social

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erica_bevilacqua di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e delle istituzioni scolastiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Signorelli Alessia.

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