Estratto del documento

Dalla guerra alla pace

Gran Bretagna e il sistema postbellico

  • Riduzione impegni globali
  • Balance of power in Europa (Francia)
  • Special relationship

Urss e il sistema postbellico secondo Stalin

  • “Sicurezza totale” e visione continentale
  • Paradigma rivoluzionario-imperiale
  • Inevitabilità dello scontro con capitalismo, capitalismo condannato
  • Consolidamento regime: purghe, anti cosmopolitismo, russificazione

Gli Usa e il sistema postbellico: da Roosevelt a Truman

  • ‘Un mondo’
  • Sfere di influenza temperate
  • Fra isolazionismo e interventismo
  • Anticomunismo

Gran Bretagna

Fine della seconda guerra mondiale, che cosa succede in primo luogo nell’Europa orientale che viene liberata-occupata dall’Unione Sovietica.

Concetti a cui si riportano le politiche dei tre protagonisti che disegnano il sistema postbellico (Gran Bretagna, Unione Sovietica, Stati Uniti).

Se cerchiamo di definire ciò che guida i principi di fondo che guidano la Gran Bretagna nel stabilire obiettivi, sono 3 gli elementi che vanno messi a fuoco:

1. Riduzione degli impegni globali

Percezione che gli impegni globali che la Gran Bretagna aveva fino al 1939 non sono più sostenibili. La seconda guerra mondiale ha rovinato finanziariamente la Gran Bretagna che era ancora (anche se con fatica) quella che era stata nei secoli precedenti nel 1939, cioè una potenza globale che dominava un impero che non era mai stato così grande come nel periodo fra le due guerre, finanziariamente presente in tutti i continenti con Londra che era la capitale finanziaria del mondo e delle forze navali che tenevano sotto controllo gli oceani.

I leader politici che sono al potere in Gran Bretagna dall’estate del 1945, sono convinti che questo non sia più sostenibile, in quanto prendono atto di quella che è una realtà e sono convinti perché appartengono al partito laburista che viene eletto al capo (Churchill viene sconfitto alle elezioni) e nasce un governo in cui il primo ministro è Clement Attlee, e il segretario agli esteri è Ernest Bevin (ex sindacalista) entrambi sono stati parte del gabinetto di guerra che Churchill aveva costituito quando era stato nominato primo ministro.

Vincono le elezioni e hanno un programma politico per la Gran Bretagna che è rivoluzionario. Il loro obiettivo è ricostruire qualcosa che non esisteva, come quello che oggi conosciamo come il “welfare state”. Welfare state: stato sociale che sia in grado di dare a tutti i cittadini una serie di garanzie sociali (istruzione, pensioni, sanità) quindi garantire la qualità della vita trasferendo allo stato una quota importante delle competenze nella gestione dell’economia. (ci sono misure di nazionalizzazione delle miniere che sono delle ricchezze della Gran Bretagna, ma anche di banche)

Una quota importante di economia deve essere nazionalizzata perché si deve andare verso una gestione che riprenda alcuni elementi di un sistema socialista. (i laburisti sono la versione britannica del socialismo continentale) e per alcuni di loro queste misure di trasformazione radicale della società e dell’assetto economico della Gran Bretagna, devono essere molto radicali. Questo obiettivo interno è destinato ad assorbire risorse e queste risorse saranno meno disponibili per essere investite nell'impero.

Convinzione che l’impero seppur con le dovute maniere, debba essere trasformato, si deve limitare lo spirito con cui Londra ha dominato in aree geografiche remote, in cui nel frattempo si sono sviluppate classi dirigenti nazionali, con le quali è giusto condividere il potere, anche rinunciando a un diretto controllo politico.

Dopotutto nella filosofia che aveva giustificato la costruzione degli imperi, al fine del 19° secolo, l’idea che si dovesse compiere una missione di civilizzazione era stata onnipresente, quello che aveva ispirato e giustificato, soprattutto quando a difendere gli imperi erano partiti socialisti-laburisti, era l’idea che l’Europa avesse una civiltà superiore dei valori superiori e che avesse il compito di farli condividere al resto del mondo.

Presa d’atto nel fatto che certe richieste non sono più rinviabili (India caso più clamoroso perché l’India nella guerra in Asia, ha un ruolo importante, che rimane neutrale, rimane fuori dalla guerra ma la Gran Bretagna compra con la promessa dell’indipendenza, l’aiuto indiano in termini di fornitura di soldati, di risorse e di permanenza all’interno dell’impero britannico)

Entra nella logica del governo laburista di andare verso una riduzione degli impegni globali. Questa riduzione degli impegni vuol dire rinunciare a una determinata coalizione, e allora bisogna lavorare sulle alleanze.

2. Balance of power in Europa

In Europa si continua ad applicare l'idea tradizionale della balance of power, l’idea che in Europa si debba conservare l’equilibrio tra i diversi attori nazionali che non consenta a nessuno di diventare egemone perché un egemone continentale metterebbe a rischio la sicurezza ma anche il commercio e gli interessi britannici. Da qui veniva da un lato il contenimento dell’Unione Sovietica, quindi opporsi a un divagare dell’influenza sovietica in Europa.

Quindi Gran Bretagna ha già cercato durante la seconda guerra mondiale di spingere gli Stati Uniti ad essere meno accondiscendenti ma anche ha cercato di negoziare con Stalin un accordo reciproco per delimitare delle sorte di sfere di influenza (accordo delle percentuali) tentativo di trovare un compromesso con Stalin che permetta un livello di influenza sovietica sull’Europa orientale ma non oltre un certo limite difendendo comunque gli spazi delle prerogative britanniche. La Gran Bretagna vuole mantenere sotto la sua influenza la Grecia perché garantisce la sicurezza del Mediterraneo orientale, in parte cerca un’intesa con la Iugoslavia (anche se ultracomunista) e cerca di limitare l’influenza sovietica nel resto dell’Europa orientale.

L’altra carta da giocare è la Francia che deve essere reinserita come una delle grandi potenze a dispetto della sconfitta del collaborazionismo e del limitato contributo alla vittoria. Quando si comincerà a parlare di Germania la Gran Bretagna sarà insieme agli Stati Uniti favorevole a trattare la Germania sconfitta in maniera non punitiva in modo da permetterle di recuperare (una volta denazificata e dopo aver fatto una serie di passaggi politici che garantiscono che non ci sia un nuovo Hitler) deve riprendere il proprio ruolo, perché l’idea che un vuoto nel centro dell’Europa, creato da una cancellazione della Germania, sarebbe riempito dall’Unione Sovietica.

3. Special relationship

Se la balance of power è la politica tradizionale della Gran Bretagna, c’è quella che viene chiamata la special relationship con gli USA che diventa la vera chiave di volta nella politica britannica postbellica. Questa relazione speciale fondata su una comunanza culturale linguistica, sulla condivisione dello sforzo bellico (Stati Uniti e Gran Bretagna hanno collaborato in maniera strettissima durante la 2WW, gestione comune dei rifornimenti, assistenza economica) e gli inglesi vogliono trasformare questa comunanza culturale, in qualcosa di permanente che deve servire a far sposare agli USA una serie di obiettivi che sono propri della politica estera che da sola la Gran Bretagna non è più in grado di mantenere.

(Es. caso della Grecia, che per la Gran Bretagna è un paese fondamentale dal punto di vista del controllo del Medio Oriente, ma la Gran Bretagna è convinta di non essere più in grado economicamente, di fornire alle forze filo-occidentali monarchiche in Grecia, l’aiuto militare economico di cui hanno bisogno per combattere contro il movimento comunista che cerca di instaurare una repubblica, che cerca di rovesciare questo governo filo-occidentale)

Cosa fanno gli inglesi tra il 1946 e il 1947? Non hanno alcuna intenzione di mollare la Grecia, però dicono di essere costretti a farlo perché non hanno le risorse per continuare a sostenerla. E questo arretramento inglese spaventa così tanto gli americani da portare all’enunciazione di quella che si chiama la “dottrina Truman” ovvero la prima iniziativa concreta statunitense di assistenza economica e militare al paese terzo (in tempo di pace) che ha lo scopo di consolidare il regime filo-occidentale e impedire la vittoria del partito comunista e della ribellione che considerano uno strumento dell’Unione Sovietica.

Questa idea della special relationship (che sopravvive fino ad oggi), la Gran Bretagna è convinta che nell’alleanza con gli Stati Uniti c’è la principale risorsa per la conservazione del ruolo internazionale di un paese che non ha più le capacità economiche, militari e politiche, per continuare a svolgere il ruolo che svolgeva in passato.

Unione Sovietica

Stalin è uno dei grandi protagonisti dell’ordine europeo postbellico (non globale, anche se il richiamo di Mosca, baricentro del comunismo internazionale, è un richiamo globale) il periodo fra le due guerre Mosca è la capitale del comunismo internazionale, per Mosca passano quasi tutti i leader nazionalisti/comunisti che hanno l’obiettivo di portare i loro paesi in tutte le parti del mondo all’indipendenza. Il nazionalismo per molti di loro viene prima del comunismo, ma in Mosca vedono il luogo in cui le aspirazioni nazionaliste possono trovare risposta e sostegno perché le ultime tesi di Lenin sono che l’imperialismo sia l’ultima fase del capitalismo, quindi smantellare il sistema imperiale, vuol dire porre fine al capitalismo.

Altri nazionalisti che a Stalin non piacciono, (i nazionalisti borghesi) che sono le classi dirigenti per niente rivoluzionarie dei paesi del Medio Oriente e del Sud-Est Asiatico, a volte vicini alle autorità coloniali, questi nazionalisti non meritano essere sostenuti.

1. Sicurezza totale

Stalin alla fine della guerra è soprattutto protagonista della definizione dell’ordine europeo perché quella è la sua priorità immediata, quindi riprendere il controllo del suo paese, dopo una guerra che lo ha stravolto, ma anche definire un ordine europeo che garantisca la sicurezza dell’URSS, questa sicurezza secondo gli studi di uno storico (Vladimir Zubok) la visione di Stalin è quella di una sicurezza per il suo paese che deve essere totale.

Stalin è convinto che i paesi capitalisti, in realtà, mirano alla distruzione dell’Unione Sovietica e quindi lui ambisce ad uno stato di sicurezza totale concepito in termini continentali: sicurezza legata al territorio, idea di una cintura di stati che siano subalterni, il problema è che questa sicurezza totale, difficilmente si soddisfa di limiti territoriali ma anche di limiti politici.

Propensione ad allargare la sfera territoriale di influenza, e le modalità concrete del controllo, che ispira la politica staliniana fino alla sua morte nel 1953. Nel 1952 ci sono le purghe, cambi di leadership politica negli stati satellite che devono garantire tutto questo.

2. Paradigma rivoluzionario-imperiale

Altro concetto fondato da Zubok, è il paradigma rivoluzionario-imperiale che tiene insieme due termini contrastanti (rivoluzione prevede un emergere di forze dal basso, e un dinamismo mentre l’impero è in genere autoritario, forma di controllo dall’alto, e di stabilità.) questi due concetti si combinano proprio intorno all’idea dell’Unione Sovietica come contemporaneamente, da un lato come centro geopolitico, dall’altra come leader indiscusso di questa rivoluzione globale.

Per Stalin il Cremlino è il capo politico a cui devono fare riferimento tutti i movimenti comunisti che mirano alla trasformazione dei regimi dei loro paesi (non esiste una libertà di agire, il riferimento è Stalin) questa prospettiva globale a cui Stalin e l’Unione Sovietica fino al 1989 non rinunceranno mai perché è la loro ragione di vita, non rinunceranno alla rivoluzione e anche se l’URSS sarà una potenza conservatrice durante la guerra fredda e rifletterà sull’utilità che ha alimentare una certa volontà rivoluzionaria in un certo paese.

Il motore ideologico della rivoluzione globale e di Mosca come suo capo non verrà mai realmente messo in discussione, e questo va messo insieme a questa idea imperiale che possiamo considerare un’eredità dell’esperienza storica dell’impero russo, mantenuta viva anche durante la 2WW.

3. Inevitabilità dello scontro con il capitalismo

Un altro dei punti della visione staliniana del futuro è che lo scontro tra il capitalismo e il socialismo è inevitabile, in qualche modo si riconnette alla teoria marxista-leninista. Scontro militare, materiale, la 2WW si è conclusa con il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, e anche se questo aspetto della potenza americana, Stalin fa di tutto per sminuirlo. Stalin fa finta di non dar peso a questa operazione militare (delle bombe atomiche), questa realtà nucleare che si aggiunge a quella geopolitica e ideologica, raggiunge radicalità a questo scontro tra il capitalismo e il socialismo che per Stalin è inevitabile, ci sarà un momento agli inizi degli anni ’50 in cui risulta che Stalin pensa di attaccare in Europa e andare in scontro militare con l’Occidente perché si è convinto che le condizioni peggioreranno in futuro per l’URSS perché la capacità tecnologica degli Stati Uniti supererà quella sovietica e quindi è meglio far scoppiare questa guerra subito nelle condizioni in cui l’URSS è più favorevole.

Questa inevitabilità dello scontro pervade tutto il suo rapporto con il mondo esterno, nella sua convinzione il capitalismo è condannato ad autodistruggersi, nell’attesa però, il rischio è che lo scontro produca una catastrofe generale, quindi il fatto che il capitalismo sia condannato non significa che lo scontro non ci debba essere.

Bisogna:

  • Favorire il conflitto interno al mondo capitalista
  • Lavorare su un rafforzamento costante del socialismo e farlo in una chiave che è militare, economica e ideologica

Piano complessivo che si vede immediatamente applicato da Stalin, l’Unione Sovietica non esce mai dalla guerra, il giorno dopo che la guerra è finita si ricomincia ricostruire una forza armata il più potente possibile, e non viene fatta alcuna smobilitazione, continuano a produrre armi in quantità massiccia, quindi non c’è una reale uscita dalla guerra perché ci si prepara per la guerra che verrà subito dopo.

Per lo stesso motivo di carattere interno e internazionale, sul piano interno deve continuare a vigere un sistema di controllo assoluto dell’opposizione e di purificazione di tutti gli elementi che possono creare debolezza sul piano interno.

4. Consolidamento del regime

Gli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, sono anni drammatici perché vengono attuate delle purghe nei riguardi di molte forze armate protagoniste della liberazione, guardate con sospetto in quanto a contatto con forze esterne, purghe su base nazionale nei riguardi di molti gruppi nazionali interni considerati sleali al regime, purghe a livello di diligenza militare.

L’antisemitismo (ebrei) viene utilizzato come strumento per purghe e liquidazione di oppositori interni. L’antisemitismo si lega all’anti cosmopolitismo ovvero l’idea che per coloro che hanno una appartenenza cosmopolita, sia più importante il loro paese di provenienza rispetto alla loro lealtà.

Purghe su carattere nazionale, milioni di persone deportate nei campi di lavoro, sistema del gulag che continua ad esistere fino alla morte di Stalin, questo lavoro forzato, che viene messo a disposizione della ricostruzione dell’URSS (i prigionieri dei campi vengono utilizzati per una serie di lavori).

Sistema smantellato da Khrushchev dopo la morte di Stalin nel ’53. Periodo fra ’45 e ’53 è dominato da quello che già esisteva negli anni ’30 ma che la guerra ha enfatizzato.

Russificazione: da un lato il comunismo non fa appello alla appartenenza nazionale, anzi il proletariato internazionale si ritrova intorno all’ideale comunista e dimentica la sua appartenenza nazionale, il nazionalismo ha sempre strumentalizzato gli operai ed è addirittura uno strumento di cui le classi dirigenti si servono per manipolare le classi operaie e impedirgli la rivoluzione.

L’appello alla appartenenza nazionale non sembra logico, Stalin stesso è georgiano, molti dei leader politici della Russia postbellica non sono etnici russi, tuttavia c’è una concentrazione del potere su Mosca e sul cuore russo dell’URSS. Anche la natura russa del insieme del partito viene messa al servizio dello sviluppo della coesione interna e pur essendo l’URSS una federazione di 11 repubbliche, la russificazione dal punto di vista culturale del controllo delle articolazioni dei partiti viene utilizzata ai fini di coesione interna (si vede nell’insegnamento lingua, nella nazionalità delle figure politiche che vengono messe a governare i diversi stati).

Stati Uniti

Tra il ’45 e dopo la seconda guerra mondiale, vediamo il passaggio dal presidente Roosevelt a Truman, le due figure sono in parte diverse, soprattutto cambia l’autorevolezza del personaggio, Truman è solo il vicepresidente, che, soprattutto in politica estera non ha alcun ruolo: figura di accordo col mondo politico interno, e la funzione principale del vicepresidente è di essere chiamato in causa nel momento in cui il presidente si trovi in una situazione di impedimento o morte, come nel caso di Roosevelt, nel momento in cui muore Truman si trova ad essere il presiden... (testo troncato)

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fraellos di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Calandri Elena.
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