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Storia delle dottrine politiche

Platone, Repubblica libro VI

Nel V secolo a.C., la politica, derivante da 'polis', rappresentava l'arte di governare dimensioni simili alle polis, ma diverse dai grandi imperi. Il testo classico di Platone, basato sul dialogo, presenta diversi interlocutori che rappresentano varie posizioni. La voce di Platone si nasconde dietro quella di Socrate, colui che nei dialoghi ha quasi sempre ragione. In questo passo (libro VI), Platone vuole inquadrare qual è il problema politico della città. L'idea di Platone è che la città debba essere governata da filosofi, ma i suoi interlocutori lo trattano con scetticismo.

Socrate è per lui un esempio. Nell'Apologia di Socrate, si immagina lui condannato per aver corrotto i giovani e insultato gli dei. I suoi studenti lo vorrebbero far fuggire, ma lui rifiuta l'aiuto nonostante non si ritenga colpevole. Socrate era un personaggio singolare, la cui caratteristica era quella di aver posto in dubbio le tradizioni di Atene e che il buono e il giusto non derivano da un sapere esoterico della religione, ma che andassero ricercati in maniera razionale, sottraendo questo potere agli dei.

Per questo, il rapporto tra filosofia e governo era una questione posta in dubbio dal ruolo della filosofia ai tempi di Socrate. Platone avvia un ragionamento nel quale, secondo lui, solo affidando il governo ai filosofi si può avere un governo giusto. Per rispondere alla domanda "perché è necessario che i filosofi governino?", Platone ricorre a un mito, come spesso fa. Per lui, una città davvero giusta non esiste e scrive questa opera per migliorare quella ateniese.

Metafora della nave

Platone usa una metafora per descrivere la città. Immagina la città come fosse una nave. La nave è un oggetto rigido appoggiato su un liquido e l’equilibrio dipende da una sostanza instabile. Il governo della polis si pratica in condizioni di instabilità. La polis è immaginata come un'unità separata da altre unità.

Dal punto di vista della politica platonica, secondo Socrate, abbandonare la polis era finire nella Barbagia. Meglio vivere in una polis ingiusta che nell'ignoranza. La polis è come un'isola galleggiante e non deve andare a fondo. Platone affronta il problema dell'organizzazione della polis come quella del timoniere della nave.

Secondo Platone, la situazione della polis non governata da filosofi è descritta come una nave governata da:

  • Un capitano forte, un po' sordo, con la vista corta e che non è in grado di leggere le circostanze. Chi governa la polis solo sulla base della sua potenza fisica, cieco e ignorante, non può avere successo e si va verso il naufragio.
  • Oltre il capitano ci sono i marinai che dovrebbero ubbidire, ma credono di saperne più del capitano senza mai aver governato una nave. Non solo non sanno niente, ma rivendicano la loro condizione di ignoranza, ciò nonostante pensano di dover stare al timone. I marinai cercheranno di stabilire loro la rotta convincendo il capitano con lusinghe, inganno o violenza, provando a conquistare i favori del capitano. Chi guiderà la nave la porterà allo sbaraglio, il suo fine sarà quello di soddisfare i propri appetiti e desideri.

La condizione di ingiustizia per Platone è data da un uomo più forte che governa sugli altri. Oltre a essere ingiusto, è anche inefficace per tenere a galla la nave. In condizioni di ignoranza, nessuno sa cosa fare, la vita della polis è quindi anarchica. Dentro questa immagine, è legata l'idea che ci sia una gerarchia: il rapporto comando-obbedienza è fondamentale nella politica. Questo si rileva dall'utilizzo della nave come scelta. La sostanziale differenza tra chi comanda e chi è comandato è alla base del pensiero platonico.

Conoscenze e verità della polis

In questa nave, i titoli di buon timoniere, di esperto di nautica vengono distribuiti nella misura in cui tornano utili e garantiscono a chi guida la nave di continuare ad appagare i propri appetiti. I ruoli della nave verranno distribuiti in base ai favori e non al merito. Il problema in questa situazione di caos è che la buona navigazione dipende da certi tipi di conoscenze che questi marinai non hanno. La stabilità è garantita da una conoscenza non solo della nave ma anche delle condizioni esterne alla nave che possono mettere in pericolo la nave. Per Platone, sono coloro che conoscono le verità del cosmo quelli capaci di governare la polis.

Il sapere filosofico dà l’accesso alle verità sempre vere. Se la conoscenza delle verità eterne sono sempre vere, i filosofi sono più adatti. In questa nave, dove si predilige ignoranza e vanagloria, i filosofi sono male accetti. Il fine delle loro critiche sono i sofisti. Le condizioni di caos sono le condizioni in cui i sofisti hanno ridotto le polis nel V secolo.

Repubblica libro IV

La soluzione che Platone propone è una condizione di giustizia resa possibile dalla conoscenza del bene e la traduzione sul piano politico. Nella buona città, sono necessari tutti i saperi. I saperi particolari sono fondamentali per la vita collettiva.

  • Chi conosce l’idea di bene è vicino al fine del tutto.
  • Chi conosce le scienze più particolari conosce fini particolari: realizzazione della cosa.

L’idea di bene concerne il tutto della città. L’idea di bene dei filosofi riesce a concepire il bene generale, mentre il conoscitore delle conoscenze particolari è limitato all’oggetto che deve realizzare. Per Platone, alcuni hanno una natura per comandare e altri invece non devono comandare.

Per Platone, non siamo tutti uguali, non tutti siamo dotati dello stesso tipo di ragione. Coloro che hanno capacità e vengono educati potranno comandare. Per Platone, l’idea di mettere a capo della polis una donna non è possibile. Platone non ritiene gli esseri umani tutti uguali. Per Platone, la capacità di conoscere il bene non è per eredità, non è detto che un figlio di un filosofo sia per forza un filosofo e conosca l’idea di bene. La conoscenza del bene si basa su una singola prestazione.

Questa qualità non è solo innata né solo sviluppabile. Coloro che sono filosofi riconoscono questa qualità negli altri filosofi. La polis guidata dal bene ha un comportamento armonico e in questa polis ognuno fa ciò che è in grado di fare. A seconda della natura di ciascuno, svolgiamo un certo ruolo e non un altro.

Città ideale

La città ideale si basa su un'idea di disuguaglianza. Non si può ottenere l’armonia dove ognuno non fa il suo. Il potere esercitato solo da alcuni implica che si vive sotto giustizia. I sofisti, invece, sostengono che tutti sono uguali, portando alla democrazia, una situazione nella quale governa chiunque. Se l’idea di bene esiste, allora la giustizia si basa su elementi di disuguaglianza politica. Vivere in una città giusta significa che ciascuno fa la sua parte.

La città, per essere funzionante, oltre a essere gestita dai filosofi, deve individuare i guerrieri che avranno qualità diverse dai contadini e dai filosofi. La capacità di proteggere la città è limitata a pochi. Platone dice che quelli che sanno fare questo sono pochi. Coloro che mostrano coraggio e disposizione all’ubbidienza sono coloro che dovranno fare i guerrieri.

La città deve essere governata da una minoranza; se fosse governata da una maggioranza, ci sarebbe un rischio di anarchia. Coloro che conoscono il carattere dell’armonia imporranno delle leggi col fine del mantenimento della stessa armonia. Per Platone è fondamentale che l’esercito sia fatto da persone che realmente abbiano quella indole ed è quindi contrario all’esercito di popolo.

La giustizia è che ciascuno fa la parte che corrisponde alle sue inclinazioni. Tradizione aristotelica, cristianesimo, tradizione medievale: tutti hanno diverse virtù.

  • Filosofi: giusti, poiché conoscono il bene collettivo.
  • Guerrieri: coraggio e ubbidienza.
  • Contadini: prosperità.

Oltre a queste virtù, troviamo la temperanza: padronanza di sé, controllo delle proprie passioni intese come non solo rabbia e ira ma anche i moti dell’animo come paura e gli appetiti concupiscibili. La capacità di non cedere alle pulsioni non è particolare di una classe precisa di cittadini, ma è una virtù che devono avere tutti i cittadini. Nella polis armonica, le capacità di produrre e gli effetti benefici della giustizia spingono a vivere seguendo l’ordine armonico.

Nella visione di Platone, un essere umano ha una caratteristica dominante, una capacità che può sviluppare meglio. Questa qualità lo qualificherà all’interno della polis. La giustizia è “fare ciò che ci è proprio” e a ciascuno venga riconosciuto il merito di averlo fatto. La città bene ordinata ha delle leggi che mantengono l’armonia.

Ambrogio Lorenzetti

Ambrogio Lorenzetti affresco che compone il ciclo del buon governo, si trova a Palazzo Podestà a Siena. Questa è l’allegoria del buon governo di Siena al tempo dei comuni (affresco del ‘300). I comuni avevano ottenuto l’indipendenza dall’impero di Federico il Barbarossa con la pace di Costanza. Nonostante fossero parte dell’impero, ottennero la possibilità di potersi autogovernare.

Organizzazione politica

  • 1 Podestà.
  • 9 magistrati: votati dalle famiglie più abbienti e cambiati ogni 2 mesi.

Uno dei documenti che spiega meglio come era organizzato il potere politico e l’organizzazione della magistratura era il Costituto del 1309-1310. Questo documento, scritto in volgare per rimarcare la distanza dalle leggi imperiali scritte in latino, descrive il potere dei podestà e dei 9 e il fine della loro attività di governo. Licenza e libera podestà -> licenza: svolgono la loro attività riconosciuti come autorità in parte dalle famiglie che votano e in parte dall’imperatore che riconosce il loro ruolo. Libera potestà: potestà legata a un ufficio -> devono poter esercitare le facoltà di cui sono investite.

Nei 9 c’erano diversi tipi di magistratura: la distribuzione della magistratura avveniva tra i 9 attraverso norme che la città di Siena si era data. Il governo di Siena aveva il compito di imporre al comune, alla città e al popolo un ordine definito come pace vera, dritta e leale.

  • Vera: non solo apparente.
  • Dritta: corretta, giusta, retta.
  • Leale: sincera, fatta da individui che non perseguono secondi fini.

Dopo che questa pace e la concordia si sono stabilite, si devono conservare in modo che non vengano mai violate. Pace diversa da come la intendiamo noi oggi. Nella concezione odierna, pace si contrappone a guerra. Nella concezione del tempo, la pace è la pace interna all’unità politica: lo scopo delle autorità comunali, come nella polis, è mantenere la pace sociale. La condizione di guerra tra stati è inevitabile ed è quindi importante evitare conflitti interni.

Buon governo dell’epoca

Il buon governo dell’epoca è un governo che tiene la città in ordine, armonia e rapporti di cordialità. Lo scopo del buon governo è conservare la pace e l’unità. Questi autori contrappongono la pace alla guerra civile: guerra civile e rottura dell’unità. Problema della pace all’interno e non all’esterno. Fare la guerra con gli altri paesi è già preso in considerazione.

Giovanni de Viterbo illustra lo scopo del magistrato: mantenere la pace e la tranquillità, condizione politica non esterna ma interna. Il buon magistrato si deve allontanare da:

  • Sacrileghi: profanatori.
  • Plagiatori: coloro che deformano la realtà.
  • Coloro che manifestano furore: opposto alla temperanza.

Descrizione immagine

In basso, figure piccole che rappresentano i cittadini. In alto a destra, un grande divano con la rappresentazione di come deve funzionare il buon governo. Vengono raffigurate le virtù che il buon governo deve possedere. Il buon governante è affiancato dalla pace, fortezza, prudenza, magnanimità, temperanza, giustizia, sedute sul divano del buon governante. Sopra di lui, le 3 virtù teologali: fede, speranza, carità.

Il buon governo non deve mai distogliersi dalle virtù per rendere la sua azione produttiva di uno spazio prosperoso e sicuro. Le virtù sono rappresentate in modo particolare:

  • Pace: raffigurata come una donna che regge un ramo d’ulivo, sdraiata sull’armatura. La sua presenza evita l’uso della forza. Accanto alla pace c’è la fortezza.
  • Fortezza: raffigurata con delle insegne del potere politico e ai piedi due armigeri. Fortezza intesa come forza d’animo, capacità di tenere salde le proprie opinioni. Accanto alla fortezza troviamo la prudenza.
  • Prudenza: nella sua raffigurazione tiene in mano un oggetto che simboleggia il tempo passato, presente e futuro. La prudenza è la virtù che cerca di prevedere le conseguenze di un’azione guardando alle azioni passate e dunque ti insegna a soppesare le tue scelte.
  • Magnanimità: capacità di dare importanza alle cose grandi, di soppesare ciò che è importante rispetto a ciò che lo è meno. Accanto a essa troviamo la temperanza.
  • Temperanza: tiene in mano una clessidra, simbolo del tempo diverso da quello della prudenza. Clessidra rimanda a un tempo finito. Tempo che le persone intemperanti usano per seguire i propri appetiti concupiscibili è tempo perso. Temperanza come controllo degli appetiti e raffinazione delle capacità proprie della razionalità.
  • Giustizia: ultima virtù, raffigurata con una testa su una picca, capacità di punire coloro che sono colpevoli.

Altrettanto importanti sono le virtù che sono sopra. La presenza di fede, speranza, carità vuol dire che è un sovrano cristiano e può agire bene solo se segue le verità risalenti al testo sacro. È necessario che il principe sia cristiano: il principe che ha fede nei precetti della religione rivelata permetterà a quest’ultimo di predisporre dell’idea di bene che per Platone era data dalla filosofia.

Il sovrano per governare bene deve disporre di queste virtù: pace, forza d’animo, prudenza, magnanimità, temperanza, giustizia e virtù teologali. Se tu sei virtuoso, governerai bene e la letteratura politica scriverà su quali dovranno essere le virtù del governante. Nell’affresco le virtù occupano la maggior parte dell’affresco.

Tra la fine del medioevo e l’inizio dell’età moderna, per essere sicuro che il governo fosse buono bisognava essere certi che il governante avesse tutte quelle qualità: solo il governante virtuoso garantisce il buon governo. Nessuna delle virtù può essere messa da parte. Fondamentale nell’affresco è la figura della giustizia. La giustizia tiene gli occhi sulla sapienza: un ordine politico giusto dipende da una forma di sapere.

Giustizia, bene, conosciuto per essere praticato. Nell’affresco la giustizia viene rappresentata con due bilance: punisce e ricompensa. I due piatti della bilancia della giustizia sono legati da un filo rosso che finisce nella mano della concordia. Dalla concordia passa ai cittadini fino ad arrivare al governante. La posizione bene ordinata delle città è garantita da un potere che è la corda che proviene da un lato dalla giustizia e dall’altro dal sovrano.

Concordia

Primo effetto della giustizia. Raffigurazione effetto del buon governo: campagna ben ordinata, immagini di cooperazione. Securitas: senza paura, ogni uomo franco può camminare senza paura e si può seminare e questo avviene nel tempo nel quale il comune mantiene la giustizia come sua signora. Timor: la tirannia sottomette la giustizia perché la tirannia vuole il bene di una singola persona e la prima conseguenza della tirannia non è la mancanza di libertà, ma lo stato di paura e incertezza.

La giustizia, laddove può tenere i fili in modo in cui sono disposti i cittadini, rappresenta dove governa la giustizia. Dove governa la giustizia mantiene l’ordine dentro Siena. Unità data da potere e giustizia. Potere: colui che esercita il potere deve essere virtuoso. L’effetto di buon governo più giustizia è utile, necessario, gradevole. Raffigurazione opposta del buon governo sempre di Lorenzetti.

Niccolò Machiavelli, Principe XVIII

Scrive il principe per affermare quali devono essere le virtù dei governanti. Il grande tema di queste opere politiche era come garantire la pace civile. Per Machiavelli, non è necessario che un principe possieda le virtù che invece per Lorenzetti erano fondamentali per un buon governante. La cosa fondamentale è che se non possiede queste virtù deve sembrare che le abbia. Non deve essere per forza pietoso, integro, fedele o integerrimo, ma deve apparire come tale.

Machiavelli introduce l’apparenza e quindi il rapporto di necessità tra virtù e buon governo viene meno. Secondo Machiavelli, l’apparenza è sufficiente perché molte persone che giudicano l’operato di un principe non conoscono davvero né l’uomo politico né l’idea di bene. A causa della loro ignoranza, il buon operato si basa sulla parvenza di bene. Non è necessaria la condizione del bene ma è sufficiente apparire tale.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maestraDaniela di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Rodeschini Silvia.
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