L’arte della Preistoria
Con il termine Preistoria si indica il periodo dell’evoluzione umana che precede il sorgere delle prime
civiltà urbane in cui è attestata la conoscenza della scrittura.
L’ingresso nell’età storica non è contemporaneo con tutti i gruppi umani; ad esempio, quando in
Mesopotamia e in Egitto venne inventata la scrittura (alla fine del IV millennio, l’arco di tempo che va
dal 4000 al 3000 a.C.) in Italia settentrionale si era ancora in piena Preistoria (la scrittura venne
adottata circa 4000 anni dopo).
La preistoria viene tradizionalmente suddivisa in diversi periodi individuati in base alla conquista di
nuove tecnologie nella lavorazione di materie prime e ai mutamenti economici e sociali solitamente
ad essi conseguenti; si parla così di PALEOLITICO, MESOLITICO, NEOLITICO, ETA del RAME, ETA del
BRONZO, ETA del FERRO.
Questi stadi non sono coevi e non sono comuni a tutte le società. Tale suddivisione è infatti nata
dall’osservazione dell’evoluzione culturale europea: non corrisponde a quanto si può registrare in altri
continenti.
La storia delle civiltà che ci hanno preceduto in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo è
anzitutto una storia di continuità e di distanza. Il paesaggio urbano e rurale in cui viviamo è
profondamente segnato dalle vestigia di quei popoli, che ci parlano, tuttavia, di un mondo materiale,
ideale e spirituale molto lontano dal nostro.
La storia del nostro rapporto con le civiltà che ci hanno preceduto in Italia, in Europa e nell'intero
bacino del Mediterraneo non è solo all'insegna della distanza- nei modi di leggere la realtà e
interagire con essa. Sul paesaggio in cui viviamo, infatti, è impressa la traccia della continuità. Grandi
città come Atene, Roma e Istambul (l'antica Bisanzio e poi Costantinopoli) si presentano oggi come un
palinsesto, armonioso e inseparabile, di edifici costruiti lungo moltissimi secoli, in risposta a esigenze
diverse e per servire forme di organizzazione politica, economica e sociale anche molto distanti.
In Italia sono numerose le città in cui passato e presente convivono nel tessuto urbano- da Siracusa a
Lecce, da Napoli a Volterra, a Pavia, a Verona, ad Aosta e a moltissime altre ancora. Le strade
costruite dai Romani costituiscono tuttora l'ossatura della rete viaria del nostro Paese, che in parte si
sovrappone al loro percorso. La gestione romana del territorio, che metteva a punto sistemi di
misurazione e ripartizione dello spazio già introdotti dagli Etruschi, è ancora visibilmente impressa
nelle maglie delle campagne italiane, soprattutto nella vasta distesa della Pianura Padana.
Gli elementi di continuità su cui lo studio delle civiltà antiche ci sollecita a riflettere riguardano anche
e soprattutto le forme, i modi e le sfide del contatto tra culture diverse. Una storia di comunicazioni,
scambi, commerci, mescolanze e conflitti. Il processo di formazione di grandi Stati- come l'Egitto
faraonico e l'Impero Romano- che per secoli mantennero il controllo su vastissimi territori, così come
l'esperienza di domini tanto sterminati quanto effimeti- come i territori conquistati da Alessandro
Magno dalla Macedonia, all'Egitto, fino all'Asia Centrale e alla valle dell'Indo. La difficile convivenza
che, tuttavia, non ha impedito fecondi scambi artistici e culturali, tra le città indipendenti dell'antica
Mesopotamia e della Grecia, in continua competizione per le risorse del territorio, le rotte marittime,
il controllo dei commerci, la preminenza militare e politica. Le navi dei Greci, dei Fenici, degli Etruschi,
dei Sardi e poi dei Romani per secoli percorsero le rotte del Mediterraneo portando con sè uomini,
generi alimentari d'esportazione, utensili, arredi, opere d'arte e vasellame pregiato. Le lunghe vie
carovaniere che fin dalle epoche remote hanno collegato il bacino mediterraneo con L'Asia Centrale, e
di lì, con i popoli dell'Estremo Oriente, sono rimaste per secoli l'arteria del commercio globale. Proprio
il rapporto con il Vicino ORiente, favorito dai fiorenti insediamenti greci lungo la costa occidentale
dell'Anatolia, fu il motore di una straordinaria evoluzione nella produzione d'arte e artigianato nella
Grecia di VII secolo a.C., dove s'imposero forme, soggetti e motivi desunti dalla tradizione orientale.
Insomma, una storia mediterranea, frutto di intrecci di voci, linguaggi, ambizioni e tradizioni i cui
percorsi s'incontrano, non di rado, proprio nella penisola e nelle isole d'Italia.
L'arte non è solo un fatto di stimoli e curiosità intellettuali, ma anche il frutto di una mediazione tra
necessità espressive e vincoli materiali- la fragilità del vetro, la durezza e il peso della pietra, la
maggiore o minore durevolezza di certi materiali da costruzione.
In Italia, dal I secolo a.C. incominciò lo sfruttamento organizzato delle cave di Luni (il pregiato marmo
di Carrara), il cui cansore rivestì i nuovi monumenti costruiti a Roma da Augusto e dai suoi successori.
L'Anatolia occidentale, grazie alle sue cave di marmo d'altissima qualità, divenne in Età romana uno
dei centri della produzione di scultura. E la conquista dell'Egitto, straordinariamente ricco di materie
prime, mise a disposizione di una vastissima clientela in tutto l'Impero romano i marmi colorati e le
pietre preziose sfruttate già da millenni nell'arte egizia. Lo sfruttamento minerario impone un prezzo
altissimo al territorio, disboscato e modificato per fare spazio ai pozzi e agli accessi al sito, alle
strutture per la raffinazione e la prima lavorazione, ai laboratori artigiani, agli alloggi per le masse di
operai. Il paesaggio antico- e quello moderno che di esse è erede- è profondamente segnato dalle
tracce del lavoro umano (agricoltura, allevamente, artigianato, commercio).
Non si può parlare di arte senza soffermarsi sui luoghi, cioè i contesti, in cui essa trovava posto nella
vita degli antichi popoli del Mediterraneo. In queste civiltà, infatti, l'arte non era in primo luogo il
frutto di intime esigenze espressive dell'artista, ma rispondeva a precise istanze di natura politica,
sociale e religiosa. L'arte serviva a tradurre in immagini il sistema di valori di un popolo. Le prime
costruzioni che l'umanità abbia eretto in materiali non deperibili- cioè in solida pietra e poi in mattoni-
erano dedicate al culto. Fin dalla Preistoria, le comunità umane trovarono nello sforzo collettivo di
erigere luoghi di devozione e preghiera una potente ragione per lo sviluppo di strutture sociali
complesse, capaci di garantire la pianificazione e la suddivisione dei compiti che un cantiere lungo e
impegnativo richiedeva. Alla pianta elaborata dei templi mesopotamici ed egizi si sostituisce, in Grecia,
una struttura maggiormente semplice e razionale, nel segno della simmetria e della corrispondenza
tra le parti. E alle divinità, soprattutto nei santuari cosiddetti ''panallenici'', cioè frequentati da tutti i
Greci, erano dedicate da singoli individui e da intere città centinaia di opere d'arte. A Roma, il modello
greco si salda alla veneranda tradizione di matrice etrusca, dando vita a forme eclettiche nei materiali
e nelle soluzioni architettoniche. Con l'avvento della cristianità, il linguaggio dell'architettura romana
è piegato alle necessità della nuova fede: così, la tipologia della basilica, adibita nel mondo romano a
tribunale e luogo d'affari, diventa la sede dell'assemblea dei fedeli. Del pari, nel mondo antico le
opere d'arte trovano spazio nei luoghi della vita politica- la piazza delle città greche e romane
(chiamata rispettivamente agorà e foro), o il palazzo del sovrano, in particolare, a proposito dei
sovrani dell'antica Mesopotamia, dei dinasti ellennistici e, naturalmente, degli imperatori di Roma).
Abbiamo, purtroppo, notizie assai meno precise circa la fisionomia delle dimore private, le cui
strutture meno maestose sono state spesso obliterate da costruzioni successive. Solo a Pompei e
nelle altre cittadine distrutte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. è possibile ricostruire con buona
approssimazione le forme della vita domestica, l'architettura e la decorazione (pitture, mosaici,
scultura, elementi dell'arredo) delle abitazioni. Di estrema importanza nello studio delle civiltà antiche
è la pratica di alcuni popoli di deporre arredi, vesellame e opere d'arte nelle tombe, un corredo
prezioso per confortate il defunto e accompagnarlo nella sua vita ultraterrena. Nel caso di alcuni
popoli, come gli Etruschi, le cui città e i cui monumenti siano andati in larga parte perduti, le necropoli,
letteralmente le ''città dei morti'', costituiscono un'essenziale fonte d'informazioni per ricostruirne la
struttura sociale, le convinzioni religiose, le conoscenze tecnologiche e i rapporti con altre culture.
Le tombe dell'aristocrazia etrusca hanno restituito migliaia di esemplari di pregevole vasellame
dipinto di produzione attica, segno concreto dei fitti rapporti commerciali con la Grecia e, soprattutto,
con le colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia. Ma in nessun luogo l'ambito funerario è
centrale quanto in Egitto. I faraoni, erano sepolti in tombe immense, scavate nella roccia o svettanti
verso il cielo (le piramidi); anche i membri della famiglia regnante, i dignitari, i sacerdoti e i sudditi
agiati riposavano in sepolcri lussuosi. Il defunto era imbalsamato nella speranza di garantire l'eterna
sopravvivenza delle sue spoglie mortali. Tutt'intorno, la tomba era stipata di mobilio pregiato, oggetti
d'uso quotidiano, suppellettili, statue, finanche modellini di case e botteghe artigiane a imitazione
delle ricchezzee possedute in vita, auspicio di altrettanta fortuna nell'aldilà.
Per comprenderre appieno la funzione di un oggetto nel suo contesto è necessario imparare a
decifrare il suo linguaggio, a capire, cioè, il significato che artigiano, committente e pubblico
associavano a ciascun elemento dell'opera. Non bisogna considerare le immagini una forma di
espressione elitaria, riservata e comprensibile a pochi, specchio dei valori di gruppo sociali ristretti,
ma uno strumento di comunicazione e interazione destinato a raggiungere, pur con diverse
intonazioni, l'intera comunità.
Così come le monete coniate da Ottaviano all'indomani della vittoria sulla flotta di Antonio e
Cleopatra ad Azio riassumevano, in pochi e semplici elementi, i momenti essenziali della sua
traiettoria politica e i capisaldi della sua ideologia. Ottaviano vi è raffigurato come un giovane uomo
dal volto pacato e sereno, generale vittorioso già trasformatosi in un equilibrato uomo di Stato. Sul
retro è riprodotto l'arco trionfale eretto a memoria dell'impresa nel luogo maggiormente frequentato
e venerabile di Roma, il Foro. A ogni cittadino o suddito dell'Impero, una moneta come questa
trasmetteva diversi messaggi, comprensibili a vari livelli: celebrava la grandezza di Roma, ormai
padrona dell'intero Mediterraneo (sconfiggendo Cleopatra, i Romani avevao annesso l'ultimo regno
indipendente della regione, l'Egitto), esortava a riflettere sulla promessa di sicurezza e prosperità che
la nuova stagione di pace inaugurava, alludeva al paesaggio monumenale dell'Urbe, riflesso delle
ambizioni di Ottaviano e della sua dinastia.
Importanti furono le voci di autori antichi e moderni. Le loro parole riflettono da un lato la vivacità del
discorso sull'arte nel mondo antico, dall'altro la suggestione che le antiche civiltà del Mediterraneo
hanno esercitato sugli uomini d'epoca successiva, gli interrogativi e le sfide che ancora oggi esse
pongono a tutti noi.
Parlando di Preistoria non si può evitare di pensare al problema della collocazione nel tempo degli
oggetti ritrovati durante le ricerche archeologiche.
Esistono due metodi per datare un reperto: la datazione relativa e la datazione assoluta.
-La datazione relativa si basa sull’ordinamento dei dati in sequenze di ciò che è stato prodotto
‘’prima’’ rispetto a ciò che è stato prodotto ‘’dopo’’. Uno dei sistemi di riferimento è la Stratigrafia,
che viene individuata durante lo scavo archeologico: il terreno è infatti formato da un susseguirsi di
strati differenti che sono di formazione tanto piu antica quanto sono profondi.
Un reperto ritrovato in uno strato posto ad una profondità maggiore rispetto ad un altro è, di
conseguenza, piu antico.
Un altro metodo consiste nell’osservare il mutamento di un manufatto nel tempo (nella forma, nella
decorazione e nella tecnica produttiva). La constatazione che i cambiamenti solitamente avvengono in
maniera abbastanza graduale consente agli studiosi di comprendere la sequenza cronologica con cui
sono stati prodotti.
-La datazione assoluta consente di conoscere in termini di anni quanto siano antichi i siti o i reperti
presi in considerazione.
In epoca storica ciò ci è consentito dal fatto che ci sono stati tramandati calendari e cronologie
storiche. Se in una tomba di epoca romana troviamo una moneta con l’effigie di Augusto, si può
immediatamente conoscere la data prima della quale sono stati prodotti contenuti nella tomba stessa
grazie all’aiuto delle fonti scritte, che riportano le date in cui egli ha detenuto il potere. Se scavando
una tomba celtica in Francia si trova un oggetto uguale ad uno trovato nella tomba romana, si deduce
che la tomba è coeva alla prima. In assenza di punti di riferimento temporali, per datare un reperto
vengono usati metodi svariati come la Termoluminescenza, il Potassio argon ecc..
I piu comuni sono la Dendrocronologia e il metodo del Carbonio 14.
DENDROCRONOLOGIA
Per ottenere una datazione dendrocronologica i ricercatori si basano su schemi compilati misurando
gli anelli di accrescimento degli alberi di una stessa specie, cresciuti in una medesima area e che
abbiano età diverse.
Vengono poi confrontate le sequenze di dati così ottenuti con altre che riguardano campioni di
legnami sempre piu antichi. Si ottiene una ‘’catena di anelli’’ che può essere lunga centinaia di anni.
CARBONIO 14
Il metodo si basa sull’osservazione che gli atomi di carbonio 14 contenuti nell’atmosfera vengono
assorbiti da tutti gli organismi viventi tramite l’anidride carbonica.
Quando una pianta o un animale muoiono l’assunzione del carbonio 14 cessa e comincia a diminuire
la quantità, in termini tecnici comincia a decadere. Siccome la velocità di decadimento è nota, non
resta che misurare la quantità di radiocarbonio rimasto nel campione proveniente dall’organismo
esaminato per conoscere la data espressa in anni della sua morte.
IL PALEOLITICO
Un periodo di tempo lunghissimo caratterizzato da profondi mutamenti climatici. Nel continente
europeo si alternarono ere estremamente fredde, in cui la calotta polare si estese su gran parte delle
terre emerse, a momenti di clima temperato analogo a quello attuale.
Archeologicamente il Paleolitico inizia quando compaiono i primi manufatti, ciottoli scheggiati
intenzionalmente per ottenere oggetti taglienti, opera dell’Homo abilis.
I momenti successivi del Paleolitico sono scanditi in base all’evoluzione umana: il Paleolitico inferiore
è strettamente legato alla comparsa dell’Homo erectus, quello medio all’Homo Sapiens e quello
superiore alla prima comparsa dell’ Homo sapiens sapiens. L’arte paleolitica è suddivisa
tradizionalmente in due categorie: quella rupestre o parietale e quella mobiliare.
L’arte parietale, che riguarda pitture e disegni graffiti o scolpiti su pareti e blocchi rocciosi, è
particolarmente diffusa in Francia e in Spagna.
Come le forme d’arte piu recenti, anche l’arte preistorica subì evoluzioni di stile e di gusto e per tale
motivo viene suddivisa in quattro stili o periodi:
I STILE: Figure simboliche e animali rappresentati mediante graffiti o rilievi su grossi massi: cavalli,
bisonti, buoi selvatii e stambecchi sono raffigurati piuttosto schematicamente. I contorni sono resi
attraverso l’uso di linee diritte o curve incise con solchi larghi e profondi. I ritrovamenti risalenti a
questo periodo sono per lo piu in Francia: La Ferrassie e Laussel.
II STILE: Arte parietale vera e propria: gruppi di animali vengono dipinti sulle pareti rocciose di grotte e
ripari. Del loro corpo è rappresentata solo la linea di contorno: grande cura viene posta nella resa
della linea del collo e della schiena, le corna sono rappresentate in veduta frontale; altri dettali, come
le zampe sono trascurati.
III STILE: Evoluzione della tenica di disegno: gli animali acquistano piu volume ed il tratto è piu
accurato. I corpi sono massicci, la testa piccola e le gambe corte spuntano al di sotto di grossi ventri.
Le corna, grazie a un senso della prospettiva, vengono raffigurate di profilo. Le figure vengono poi
dipinte con vivaci colori ottenuti da sostanze naturali quali l’ocra (per la gamma dei rossi e dei gialli) e
il carbone di legna (per la gamma dei neri e dei grigi). Le Grotte di Lascaux, di Pechmerl e di El Castillo
sono decorate in questo stile.
IV STILE: A questo periodo contraddistinto da una tecnica decorativa assai evoluta ed efficace, sono
ascrivibili la maggior parte delle raffigurazioni. Gli animali sono resi mediante dettagli assai realistici.
Una certa padronanza della tecnica della prospettiva abbinata ad un perfetto uso del colore, che
produce contrasti di zone di ombra e luce, permette alle figure di acquistare tridimensionalità e
movimento. La grotta di Altamira è una delle piu notevoli espressioni di questa efficace tecnica
decorativa.
Le pareti sulle quali erano incise e dipinte erano una specie di grande ‘’manifesto’’ attraverso il quale
rappresentaare il soprannaturale i cui principi conduttori erano probabilmente quel
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