STORIA DELL'ARTE ANTICA:
LINEAMENTI INTRODUTTIVI
La storia delle civiltà che ci hanno preceduto in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo è
anzitutto una storia di continuità e di distanza. Il paesaggio urbano e rurale in cui viviamo è
profondamente segnato dalle vestigia di quei popoli, che ci parlano, tuttavia, di un mondo
materiale, ideale e spirituale molto lontano dal nostro.
La storia del nostro rapporto con le civiltà che ci hanno preceduto in Italia, in Europa e
nell'intero bacino del Mediterraneo non è solo all'insegna della distanza- nei modi di leggere la
realtà e interagire con essa. Sul paesaggio in cui viviamo, infatti, è impressa la traccia della
continuità. Grandi città come Atene, Roma e Istambul (l'antica Bisanzio e poi Costantinopoli) si
presentano oggi come un palinsesto, armonioso e inseparabile, di edifici costruiti lungo
moltissimi secoli, in risposta a esigenze diverse e per servire forme di organizzazione politica,
economica e sociale anche molto distanti.
In Italia sono numerose le città in cui passato e presente convivono nel tessuto urbano- da
Siracusa a Lecce, da Napoli a Volterra, a Pavia, a Verona, ad Aosta e a moltissime altre ancora. Le
strade costruite dai Romani costituiscono tuttora l'ossatura della rete viaria del nostro Paese,
che in parte si sovrappone al loro percorso. La gestione romana del territorio, che metteva a
punto sistemi di misurazione e ripartizione dello spazio già introdotti dagli Etruschi, è ancora
visibilmente impressa nelle maglie delle campagne italiane, soprattutto nella vasta distesa della
Pianura Padana.
Gli elementi di continuità su cui lo studio delle civiltà antiche ci sollecita a riflettere riguardano
anche e soprattutto le forme, i modi e le sfide del contatto tra culture diverse. Una storia di
comunicazioni, scambi, commerci, mescolanze e conflitti. Il processo di formazione di grandi
Stati- come l'Egitto faraonico e l'Impero Romano- che per secoli mantennero il controllo su
vastissimi territori, così come l'esperienza di domini tanto sterminati quanto effimeti- come i
territori conquistati da Alessandro Magno dalla Macedonia, all'Egitto, fino all'Asia Centrale e alla
valle dell'Indo. La difficile convivenza che, tuttavia, non ha impedito fecondi scambi artistici e
culturali, tra le città indipendenti dell'antica Mesopotamia e della Grecia, in continua
competizione per le risorse del territorio, le rotte marittime, il controllo dei commerci, la
preminenza militare e politica. Le navi dei Greci, dei Fenici, degli Etruschi, dei Sardi e poi dei
Romani per secoli percorsero le rotte del Mediterraneo portando con sè uomini, generi
alimentari d'esportazione, utensili, arredi, opere d'arte e vasellame pregiato. Le lunghe vie
carovaniere che fin dalle epoche remote hanno collegato il bacino mediterraneo con L'Asia
Centrale, e di lì, con i popoli dell'Estremo Oriente, sono rimaste per secoli l'arteria del
commercio globale. Proprio il rapporto con il Vicino ORiente, favorito dai fiorenti insediamenti
greci lungo la costa occidentale dell'Anatolia, fu il motore di una straordinaria evoluzione nella
produzione d'arte e artigianato nella Grecia di VII secolo a.C., dove s'imposero forme, soggetti e
motivi desunti dalla tradizione orientale.
Insomma, una storia mediterranea, frutto di intrecci di voci, linguaggi, ambizioni e tradizioni i cui
percorsi s'incontrano, non di rado, proprio nella penisola e nelle isole d'Italia.
L'arte non è solo un fatto di stimoli e curiosità intellettuali, ma anche il frutto di una mediazione
tra necessità espressive e vincoli materiali- la fragilità del vetro, la durezza e il peso della pietra,
la maggiore o minore durevolezza di certi materiali da costruzione.
In Italia, dal I secolo a.C. incominciò lo sfruttamento organizzato delle cave di Luni (il pregiato
marmo di Carrara), il cui cansore rivestì i nuovi monumenti costruiti a Roma da Augusto e dai
suoi successori. L'Anatolia occidentale, grazie alle sue cave di marmo d'altissima qualità, divenne
in Età romana uno dei centri della produzione di scultura. E la conquista dell'Egitto,
straordinariamente ricco di materie prime, mise a disposizione di una vastissima clientela in
tutto l'Impero romano i marmi colorati e le pietre preziose sfruttate già da millenni nell'arte
egizia. Lo sfruttamento minerario impone un prezzo altissimo al territorio, disboscato e
modificato per fare spazio ai pozzi e agli accessi al sito, alle strutture per la raffinazione e la
prima lavorazione, ai laboratori artigiani, agli alloggi per le masse di operai. Il paesaggio antico- e
quello moderno che di esse è erede- è profondamente segnato dalle tracce del lavoro umano
(agricoltura, allevamente, artigianato, commercio).
Non si può parlare di arte senza soffermarsi sui luoghi, cioè i contesti, in cui essa trovava posto
nella vita degli antichi popoli del Mediterraneo. In queste civiltà, infatti, l'arte non era in primo
luogo il frutto di intime esigenze espressive dell'artista, ma rispondeva a precise istanze di
natura politica, sociale e religiosa. L'arte serviva a tradurre in immagini il sistema di valori di un
popolo. Le prime costruzioni che l'umanità abbia eretto in materiali non deperibili- cioè in solida
pietra e poi in mattoni- erano dedicate al culto. Fin dalla Preistoria, le comunità umane
trovarono nello sforzo collettivo di erigere luoghi di devozione e preghiera una potente ragione
per lo sviluppo di strutture sociali complesse, capaci di garantire la pianificazione e la
suddivisione dei compiti che un cantiere lungo e impegnativo richiedeva. Alla pianta elaborata
dei templi mesopotamici ed egizi si sostituisce, in Grecia, una struttura maggiormente semplice
e razionale, nel segno della simmetria e della corrispondenza tra le parti. E alle divinità,
soprattutto nei santuari cosiddetti ''panallenici'', cioè frequentati da tutti i Greci, erano dedicate
da singoli individui e da intere città centinaia di opere d'arte. A Roma, il modello greco si salda
alla veneranda tradizione di matrice etrusca, dando vita a forme eclettiche nei materiali e nelle
soluzioni architettoniche. Con l'avvento della cristianità, il linguaggio dell'architettura romana è
piegato alle necessità della nuova fede: così, la tipologia della basilica, adibita nel mondo
romano a tribunale e luogo d'affari, diventa la sede dell'assemblea dei fedeli. Del pari, nel
mondo antico le opere d'arte trovano spazio nei luoghi della vita politica- la piazza delle città
greche e romane (chiamata rispettivamente agorà e foro), o il palazzo del sovrano, in
particolare, a proposito dei sovrani dell'antica Mesopotamia, dei dinasti ellennistici e,
naturalmente, degli imperatori di Roma). Abbiamo, purtroppo, notizie assai meno precise circa
la fisionomia delle dimore private, le cui strutture meno maestose sono state spesso obliterate
da costruzioni successive. Solo a Pompei e nelle altre cittadine distrutte dall'eruzione del
Vesuvio nel 79 d.C. è possibile ricostruire con buona approssimazione le forme della vita
domestica, l'architettura e la decorazione (pitture, mosaici, scultura, elementi dell'arredo) delle
abitazioni. Di estrema importanza nello studio delle civiltà antiche è la pratica di alcuni popoli di
deporre arredi, vesellame e opere d'arte nelle tombe, un corredo prezioso per confortate il
defunto e accompagnarlo nella sua vita ultraterrena. Nel caso di alcuni popoli, come gli Etruschi,
le cui città e i cui monumenti siano andati in larga parte perduti, le necropoli, letteralmente le
''città dei morti'', costituiscono un'essenziale fonte d'informazioni per ricostruirne la struttura
sociale, le convinzioni religiose, le conoscenze tecnologiche e i rapporti con altre culture.
Le tombe dell'aristocrazia etrusca hanno restituito migliaia di esemplari di pregevole vasellame
dipinto di produzione attica, segno concreto dei fitti rapporti commerciali con la Grecia e,
soprattutto, con le colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia. Ma in nessun luogo
l'ambito funerario è centrale quanto in Egitto. I faraoni, erano sepolti in tombe immense,
scavate nella roccia o svettanti verso il cielo (le piramidi); anche i membri della famiglia
regnante, i dignitari, i sacerdoti e i sudditi agiati riposavano in sepolcri lussuosi. Il defunto era
imbalsamato nella speranza di garantire l'eterna sopravvivenza delle sue spoglie mortali.
Tutt'intorno, la tomba era stipata di mobilio pregiato, oggetti d'uso quotidiano, suppellettili,
statue, finanche modellini di case e botteghe artigiane a imitazione delle ricchezzee possedute
in vita, auspicio di altrettanta fortuna nell'aldilà.
Per comprenderre appieno la funzione di un oggetto nel suo contesto è necessario imparare a
decifrare il suo linguaggio, a capire, cioè, il significato che artigiano, committente e pubblico
associavano a ciascun elemento dell'opera. Non bisogna considerare le immagini una forma di
espressione elitaria, riservata e comprensibile a pochi, specchio dei valori di gruppo sociali
ristretti, ma uno strumento di comunicazione e interazione destinato a raggiungere, pur con
diverse intonazioni, l'intera comunità.
Così come le monete coniate da Ottaviano all'indomani della vittoria sulla flotta di Antonio e
Cleopatra ad Azio riassumevano, in pochi e semplici elementi, i momenti essenziali della sua
traiettoria politica e i capisaldi della sua ideologia. Ottaviano vi è raffigurato come un giovane
uomo dal volto pacato e sereno, generale vittorioso già trasformatosi in un equilibrato uomo di
Stato. Sul retro è riprodotto l'arco trionfale eretto a memoria dell'impresa nel luogo
maggiormente frequentato e venerabile di Roma, il Foro. A ogni cittadino o suddito dell'Impero,
una moneta come questa trasmetteva diversi messaggi, comprensibili a vari livelli: celebrava la
grandezza di Roma, ormai padrona dell'intero Mediterraneo (sconfiggendo Cleopatra, i Romani
avevao annesso l'ultimo regno indipendente della regione, l'Egitto), esortava a riflettere sulla
promessa di sicurezza e prosperità che la nuova stagione di pace inaugurava, alludeva al
paesaggio monumenale dell'Urbe, riflesso delle ambizioni di Ottaviano e della sua dinastia.
Importanti furono le voci di autori antichi e moderni. Le loro parole riflettono da un lato la
vivacità del discorso sull'arte nel mondo antico, dall'altro la suggestione che le antiche civiltà del
Mediterraneo hanno esercitato sugli uomini d'epoca successiva, gli interrogativi e le sfide che
ancora oggi esse pongono a tutti noi.
LA PREISTORIA
Lineamenti storici:
Convenzionalmente, chiamiamo ''Preistoria'' il periodo della storia umana che precede l'avvento
della scrittura, cioè l'arco di tempo che si estende da circa 2,5 milioni di anni fa sino al IV
millennio a.C., per il quale non possediamo documenti scritti. Gli archeologi fanno iniziare
questo periodo con la comparsa dell' Homo habilis, il primo appartenente al genere Homo a noi
noto, del quale sono stati individuati resti nella gola di Olduvai, nella Tanzania settentrionale.
Insieme ai resti di questi ominidi sono stati rinvenuti semplici manufatti in pietra, a
dimostrazione del fatto che l'Homo habilis era in grado di progettare e realizzare strumenti
rudimentali, selezionando i materiali adatti. Si considera invece conclusa la Preistoria con
l'esordio delle prime forme di scrittura in Mesopotamia, nella regione dell'attuale Iraq. L'inizio
del racconto che chiamiamo ''Storia'' coincide anche con la nascita delle prime grandi civiltà
dette ''idrauliche'', perchè sorte nel fertile bacino di grandi fiumi: il Nilo, il Tigri e l'Eufrate, l'Indo,
lo Huang He (noto anche come Fiume Giallo).
Questa periodizzazione non è generalizzabile all'intera umanità, in quanto non ovunque la
scrittura è entrata in uso nel medesimo periodo e certe tecnologie per la produzione di
strumenti e manufatti possono essersi affermate in momenti diversi, in relazione alle risorse
naturali disponibili e alla permeabilità degli scambi culturali e commerciali. La stessa scrittura
non ha una storia sola: sistemi di scrittura tra loro anche molto diversi si sono sviluppati
indipendentemente gli uni dagli altri, in regioni del mondo anche molto lontane, come
Mesopotamia, Egitto, Cina, India e Messico.
Il periodo piu antico della Preistoria è chiamato Paleolitico (''antica età della pietra''), seguito dal
Mesolitico (''età di mezzo della pietra''); il periodo piu recente è il Neolitico (''nuova età della
pietra''). Questa nomenclatura è dovuta al fatto che la pietra è stata il primo materiale usato
dall'uomo per fabbricare utensili e armi.
La specie Homo sapiens si è evoluta nel continente africano, in Africa orientale, lungo un ampio
arco di tempo, tra 200 000 e 100 000 anni fa. Da un contesto databile a circa 80 000 anni fa,
nella grotta di Blombos a Cape Agulhas, in Sudafrica, proviene la piu' antica attestazione di una
produzione artistica legata a preoccupazioni estetiche e simboliche: quelle che oggi potremmo
considerare le prime opere d'arte della storia umana sono piccoli pezzi di pietra facilmente
lavorabile con incisioni geometriche regolari, utensili e monili ricavati dalla lavorazione di
conchiglie.
Le prime popolazioni di Homo sapiens raggiunsero l'Europa e l'Asia centrale circa 40 000 anni fa.
In quel periodo, l'Europa era abitata da un'altra specie di ominidi, l'uomo di Neanderthal, solo
per certi aspetti simile al sapiens, con il quale condivideva probabilmente la lontanissima origine
da un progenitore comune.
L'uomo di Neanderthal, che deve il suo nome scientifico alla valle tedesca presso Dusseldorf,
dove ne vennero ritrovati i primi resti fossili, presentava alcune differenze morfologiche rispetto
al sapiens: aveva il corpo particolarmente robusto, un cranio leggermente piu piccolo, l'arcata
sopracciliare marcata, la fronte bassa, il mento sfuggente. Anche l'uomo di Neanderthal era in
grado di produrre un'ampia gamma di strumenti e rudimentali ornamenti; inoltre, il
rinvenimento di sepolture mostra come queste comunità avessero interiorizzato il concetto di
morte e avessero sviluppato qualche forma di culto dei defunti. L'uomo di Neanderthal e l'Homo
sapiens dovettero convivere in Europa per lungo tempo, fino a quando l'Uomo di Neanderthal si
estinse, circa 30 000 anni fa, per ragioni ancora in parte oscure e forse riconducibili all'incapacità
di adattarsi ai cambiamenti climatici in corso.
Durante il Neolitico, iniziato circa 10 000 anni fa nel VIcino Oriente, che hanno avuto luogo due
fondamentali avvenimenti nella storia dell'uomo: lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento.
Nel Neolitico l'uomo scopre modi nuovi di interagire con l'ambiente naturale, sfruttandone le
risorse per la propria sopravvivenza e il benessere della comunità. Questo è il primo passo
nell'antropizzazione del paesaggio, lentamente trasformato dagli uomini per soddisfare i propri
bisogni. Questa rivoluzione si verificò in Mesopotamia, la fertile ''terra tra i due fiumi'' Tigri ed
Eufrate, luogo particolarmente favorevole alla crescita di vegetali commestibili.
L'agricoltura e l'allevamento diminuivano la dipendenza dell'uomo dalle mutevoli codizioni
ambientali e climatiche, rendendo così possibile uno stile di vita stanziale. Le comunità potevano
diventarre piu numerose e accumulare scorte di cibo per i rigidi mesi invernali o per i periodi di
carestia. Altrettanto importanti dovettero essere le conseguenze sul piano sociale: la
pianificazione del lavoro dei campi permetteva la divisione dei compiti all'interno della
comunità- Non tutti gli individui, cioè, dovevano essere ugualmente abili nella caccia, per
procurarsi di che vivere; alcuni potevano sviluppare e affinare abilità particolari, come la
fabbricazione di strumenti e beni di consumo per l'intero gruppo.
LE ETA' DELLA PIETRA
Grazie al confronto e alla classificazione dei diversi tipi di pietre scheggiate e lavorate e delle
tecniche necessarie alla loro produzione, gli archeologi hanno saputo ricostruire le tappe
fondamentali delle industrie litiche, cioè dei manufatti in pietra, lungo tutta l'Età della Pietra.
Nel periodo iniziale del Paleolitico (Paleolitico inferiore) la pietra veniva semplicemente
scheggiata, fino a rendere tagliente uno dei margini del ciottolo. Questi primi, rudimentali
strumenti sono noti agli archeologi con il nome di CHOPPER. Le cosiddette ''bifacciali'' o
''amigdale'' dalla sagoma piu regolare e dalla punta acuminata sono perfette come pugnali o
asce a mano. In epoche piu recenti, tra i 35 000 e i 10 000 anni fa (nel Paleolitico superiore) si
diffondono tecniche piu elaborate, che permettono di produrre strumenti piu raffinati e
standardizzati, adatti a funzioni diverse. Nel Neolitico ci sono cambiamenti nel campo sociale e
tecnologico: la creazione di utensili in pietra levigata e lucidata e l'inizio della produzione
ceramica.
LE ETA' DEI METALLI
Si suddivide in Età del Rame, del Bronzo e del Ferro. I termini che la definiscono si riferiscono
all'introduzione progressiva della metallurgia, ossia delle tecniche di estrazione e lavorazione dei
metalli. Questa fase si considera ''Storia'' e non piu ''Preistoria''. Per questo periodo si usa anche
il termine ''Protostoria'' che indica il lasso di tempo durante il quale alcuni popoli svilupparono
primi sistemi di scrittura e produssero documenti utili allo studio anche di quelle culture che
ancora ignoravano la scrittur
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
La preistoria
-
La preistoria
-
Storia dell'arte antica: dalla Preistoria a Roma
-
Storia dell'arte giapponese(dalla preistoria al periodo Kamakura)