STORIA DELL’ARCHITETTURA
CONTEMPORANEA
26/09/2025 - Il lungo addio
Il secolo del rinascimento ebbe inizio con due le due formelle che segnarono la storia del
Batisterio di Firenze. Per la loro realizzazione fu aperto un bando di concorso che vide
come protagonisti due giovani artisti destinati a lasciare un segno nella storia dell’arte:
Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, che realizzarono formelle con approcci differenti.
Ghiberti, più esperto e legato ancora a schemi tardo-medievali, concepì una scena
ordinata e armoniosa, con figure eleganti e fluenti. Brunelleschi, invece, si distinse per
una concezione innovativa: la sua formella sembra quasi oltrepassare i bordi imposti,
segno di una nuova libertà compositiva ispirata al mondo classico. Per la prima volta un
angelo tocca un uomo, simbolo dell’ingresso dell’umanità nel Paradiso.
Brunelleschi fu il primo uomo a guardare il mondo con occhi nuovi. A soli 24 anni elaborò
per primo la prospettiva monofocale, diversa da quella multi-focale utilizzata
precedentemente. Con questo metodo rivoluzionario riuscì a “trasferire” la realtà
tridimensionale su una superficie bidimensionale, inaugurando una nuova concezione
dello spazio e della città, che iniziò a esprimere anche nelle sue tavole architettoniche.
Il suo capolavoro fu la Cupola di Santa Maria del Fiore. All’esterno può apparire ancora
legata a un linguaggio medievale, ma al suo interno rivela una straordinaria innovazione
costruttiva. Fino ad allora le grandi volte venivano realizzate con centine lignee esterne
che sostenevano i mattoni, creando difficoltà ai pittori chiamati a decorarle.
Brunelleschi spostò i costoloni all’intradosso della cupola, rendendo più agevole il lavoro
degli artisti e ottenendo una superficie pittorica continua e unitaria. Leon Battista Alberti
sottolineò l’armonia che derivava da queste soluzioni, giungendo fino al concetto di
annullamento della parete. Si riconobbe nella cupola brunelleschiana un esempio
perfetto di sintesi tra funzionalità, innovazione e bellezza.
Con la proggettazione di Spedale degli Innocenti Brunelleschi introdusse uno schema
architettonico modulare, pensato per essere riprodotto in successione, evitando così di
dover disegnare su fogli enormi. Lo schema prevedeva una campata con arco a tutto
sesto su colonne e una finestra al centro che alleggerisce il carico del punto di volta.
Inoltre si avviano lavori basati sulla codificazione e trascrizione degli ordini e dei
linguaggi architettonici, che permise di riconoscere e distinguere le diverse tipologie
costruttive e di attribuire loro finalmente un linguaggio preciso, come era già stato fatto
per monumenti come il Colosseo.
Si iniziò a distinguere chiaramente gli elementi strutturali da quelli decorativi, attribuendo
a ciascuno il giusto significato. Questa attività di “decodifica” avviata dagli architetti
rinascimentali portò a una profonda evoluzione del pensiero architettonico.
Tuttavia, agli inizi del Cinquecento alcuni principi logici e certezze vennero messi in crisi.
Nel 1517 Martin Lutero, con le sue tesi di Lutero, diede avvio alla Riforma protestante,
che sconvolse la stabilità religiosa e culturale dell’epoca.
Opere simboliche di questo crollo furono quelle di papa Clemente VII dove, a distanza di
pochi anni, appare completamente diverso, consapevole di aver perso il proprio potere,
fino a quando poi, nel 1527, il papa fu costretto a rinchiudersi in Vaticano minacciato dai
cannoni dei lanzichenecchi durante il famoso “Sacco di Roma”.
Questa nuova sensibilità è evidente anche nelle opere di Michelangelo: basta
confrontare la Pietà del 1497 con la Pietà Rondanini del 1552. Quest’ultima, incompiuta
e spoglia, rivela un profondo cambiamento nell’approccio dell’artista dopo la Riforma,
passando dall’ideale di perfezione classica a una visione più tormentata e interiore.
Anche l’architettura subì trasformazioni radicali. Nella Biblioteca Laurenziana di Firenze,
progettata da Michelangelo, compaiono soluzioni innovative e sorprendenti: le paraste
diventano doppie colonne, le pareti interne assumono l’aspetto di un cortile esterno, le
finestre originariamente aperte diventano cieche e i grandi mensoloni sotto di esse
appaiono volutamente sproporzionati.
Un profndo cambiamento pare evidente anche durante il processo di completamento
della Basilica di San Pietro a Roma: Michelangelo modificò il progetto originario di
Bramante. Pur mantenendo in apparenza il progetto di base (un quadrato con quattro
absidi), il risultato finale presenta sostanziali differenze: la chiesa appare come uno
spazio definito da due quadrati che si intersecano tra di loro, chiusi in se stessi, quasi a
voler esprimere paura verso il mondo esterno.
MANIERISMO
Quella che è la volontà di elaborare un dato si chiama “manierismo”. Il “manierismo” è
un’arte colta e raffinata, studiata e realizzata, ma che non introduce nulla di veramente
inedito. Si caratterizza per l’uso consapevole delle regole classiche, ma reinterpretate in
modo insolito.
Un esempio di architetto è Baldassarre Peruzzi, che con il progetto di un palazzo realizzò
qualcosa di inusuale: un edificio aperto, non di forma quadrata, che rompeva con l’idea
tradizionale di palazzo chiuso. In questo periodo si cominciarono a sovvertire anche
elementi canonici dell’architettura classica, come metope e triglifi, trasformandoli e
ricomponendoli in maniera nuova.
Anche Michelangelo Buonarroti visse una crisi creativa: iniziò a modellare le forme
classiche in molti modi diversi e, non sapendo quale scegliere, le inserì tutte insieme nei
suoi progetti. Il risultato fu spesso un insieme complesso e contraddittorio, che trasmette
inquietudine e tensione, tipica del Manierismo.
BAROCCO
Con il Barocco si avviò un vero e proprio processo di liberazione dalle regole. Per
comprendere un’opera barocca non basta più guardarla frontalmente: bisogna girarle
intorno, esplorarne i volumi, perché tutto è movimento e coinvolgimento dello spettatore.
In sintesi:
• Rinascimento: ordine e rispetto della regola.
• Manierismo: uso inusitato della regola, deformazione e tensione.
• Barocco: liberazione totale della regola, esaltazione e spettacolarità.
Un esempio emblematico del Barocco è Piazza San Pietro a Roma: sembra un unica
grande piazza, ma in realtà è composta da due piazze distinte — una trapezoidale, che
amplifica la percezione della larghezza, e una ellittica formata da due cerchi affiancati.
Questa soluzione permette di arretrare visivamente la piazza principale e di esaltare la
grandezza della cupola. Inoltre le colonne del colonnato non sono tutte uguali: quelle
esterne sono più grandi, mentre quelle interne sono più piccole, creando un effetto
prospettico di straordinaria forza scenografica.
LUIGI XIV
Bisogna completare il Louvre: Luigi XIV chiamò Gian Lorenzo Bernini. Il primo progetto
fu bocciato e, nonostante le versioni successive, il re non ne fu mai soddisfatto:
desiderava infatti un edificio che parlasse il “linguaggio francese” e non quello italiano
del Barocco. Fu introdotto un nuovo modo di costruire, e tra le novità abbiamo
l’implementazione di un balaustro che non introduce una terrazza, ma semplicemente il
tetto di copertura.
Importanti innovazioni si ebbero nei giardini, caratterizzati da grandissime fontane
alimentate da imponenti sistemi idraulici che convogliavano acqua da torrenti e fiumi
vicini. Queste costruzioni resero necessario l’intervento di una nuova figura
professionale: l’ingegnere, che iniziò ad affiancare l’architetto nella progettazione.
D’ora in poi, nei cantieri divennero fondamentali tre concetti: logica, razionalità ed
economia. Nacque così un nuovo modo di costruire, improntato alla purezza geometrica
del disegno e al raziocinio. È in questo momento che si inizia a parlare di
contemporaneo.
I francesi sentivano il bisogno di monumentalizzare le loro opere, avvicinandosi per certi
aspetti alla tradizione gotica, in quanto si rivedevano nella cultura dei borghi medievali.
Nel 1671 fu fondata la Scuola di Architettura e, parallelamente, nacque anche la Scuola
per Ingegneri, distinguendo in modo netto i due ruoli. In questo contesto furono
realizzate nuove strade e ponti, agevolando i trasporti e favorendo uno sviluppo
sistematico del territorio; assegnando agli ingegneri la progettazione delle strutture,
mentre agli architetti fu riservato l’aspetto ornamentale.
Mentre si abbandonava progressivamente l’uso tradizionale degli ordini e delle colonne
nell’architettura, questi elementi vennero recuperati in ambito pittorico e scenografico,
come dimostrano le prime rappresentazioni delle “capanne primitive” costruite con
elementi classici.
Le scoperte di Pompei ed Ercolano permisero di riscoprire in modo completo
l’architettura romana, generando un vero e proprio ritorno alla regola e un processo di
emulazione. In questo clima emerse anche il concetto di sublime, cioè quel sentimento
di “terrore davanti alla perfezione” che unisce piacere e angoscia, aprendo nuove
prospettive estetiche nell’arte e nell’architettura.
Piranesi è tra i primi a raccontare questa nuova modernità. Non realizzerà nulla della
grande quantità di disegni da lui realizzati, che mostrano il dolore di quegli anni. Tra i
suoi tanti progetti c’è quello dell’Accademia degli artisti, un antico mausoleo. L’unico
progetto effettivamente realizzato è un cimitero delle antichità: Santa Maria del Priorato.
Parallelamente, alcuni artisti iniziarono a creare false rovine dipinte, con l’intento di
evocare l’atmosfera dell’antichità.
Le antichità si possono ricostruire in una forma nuova, come ci mostra William Kent, che
realizzò per il suo compagno di vita la sua villa di campagna; basandosi su uno schema
palladiano, ma arricchendola con elementi che simulavano il mondo antico.
L’evoluzione più significativa si ebbe però con i giardini. Non potendo imitare il modello
francese, in Inghilterra si sviluppò una nuova concezione: poiché la regolarità e la
geometria ricordavano troppo i giardini alla francese, si decise che il giardino inglese
potesse per la prima volta non avere uno schema prestabilito, assumendo un carattere
libero e spontaneo, da esplorare per essere compreso. Un esempio celebre è quello dei
giardini della Reggia di Caserta, dove le rovine che sembrano consumate dal tempo
sono in realtà ricostruzioni artificiali.
Tra gli architetti più importanti si ricorda anche John Soane, che elaborò un progetto
particolare per la nuova sede della Banca d’Inghilterra, ispirata alle antiche rovine
romane, mai però presentato ufficilamente.
Interessante è anche la sua concezione di architettura carceraria, caratterizzata da
elementi originali come finestre cieche, catene decorative sulla facciata e un bugnato
esteso in tutta l’altezza, così da trasmettere l’idea di una struttura solida.
Anche alla corte di Francia si verificò un cambiamento significativo. L’architetto Ange-
Jacques Gabriel progettò il Padiglione Francese per Madame de Pompadour (amante
ufficiale del re), caratterizzato da facciate identiche su tutti i lati.
Circa vent’anni più tardi, con la costruzione del Petit Trianon, Gabriel introdusse invece
un’innovazione: ogni facciata venne resa diversa dalle altre, ognuna portatrice di un
significato distinto. All’interno, prevalse la funzione sull’aspetto formale: un esempio è la
scala, collocata davanti a una finestra, senza rispetto della simmetria esterna.
Con la chiesa di Sainte-Geneviève (poi trasformata nel Panthéon), si ebbe una
vera rivoluzione. L’intento era quello di creare una sorta di San Pietro di Francia,
reinterpretando gli elementi della cultura gotica attraverso un linguaggio classico,
ma non di derivazione romana.
Nel punto d’incrocio tra navata e transetto si erge una grande cupola, inizialmente
sostenuta soltanto da colonne sottili e slanciate. Con il tempo, però, emersero gravi
problemi statici. Per consolidare la struttura, l’ingegnere Rondelet intervenne riunendo
le colonne in massicci pilastri e introducendo una novità assoluta: sottili barre di ferro
inglobate nel marmo per aumentare la resistenza. In questo modo, si può parlare di
una prima forma di cemento armato.
Di grande fascino emotivo è l’opera di Étienne-Louis Boullée, il Cenotafio di Newton,
concepito come un tempio di forma platonica perfetta, un volume puro e monumentale.
All’interno, oltre a un piccolo tempio dedicato allo scienziato, l’architetto ideò un
suggestivo effetto scenografico: l’inversione del giorno e della notte, resa attraverso
ingegnosi artifici luminosi. Inoltre, progettò la grande Biblioteca di Francia, retta non su
coonne, ma su ciò che contiene: i libri.
Infine, Claude-Nicolas Ledoux progettò la Salina Reale, una fabbrica per la produzione
del sale. All’epoca il sale rappresentava una vera forma di potere, poiché permetteva di
conservare a lungo i cibi. Come Boullée, anche Ledoux ideò una struttura sferica,
concepita come cimitero monumentale.
QUESTI SONO GLI ARCHITETTI RIVOLUZIONARI
29/09/2025 - Ingegno e progresso vs ordine e disordine
Ci troviamo in un periodo di transizione, in cui prende forma una netta distinzione tra
due figure professionali: da un lato l’architetto, formatosi nelle accademie di belle arti,
e dall’altro l’ingegnere, istruito nelle scuole politecniche.
In questo contesto emerge un forte desiderio di cambiamento: si avverte l’esigenza di
ridurre al minimo l’ornamento delle strutture, puntando a un linguaggio architettonico più
essenziale. Queste trasformazioni caratterizzano l’Ottocento.
Parallelamente, anche il ruolo della donna nella società si evolve: comincia a chiedere
il diritto di voto, l’accesso al lavoro e una partecipazione più attiva alla vita sociale. Di
conseguenza, anche la città si trasforma.
In questo arco cronologico i principi tradizionali dell’architettura si incrinano,
frammentandosi in elementi modulari e componibili, quasi come fossero parti di
un catalogo. Il processo si sviluppa in due fasi: la prima, coerente, è quella del
Neoclassicismo; la seconda, più frammentaria e disomogenea, è quella dell’Eclettismo.
Un protagonista di questo periodo è l’architetto tedesco Karl Friedrich Schinkel. I suoi
numerosi viaggi in Italia lo portarono a conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro
patrimonio, tanto da ispirarlo a riprodurne lo stile nelle sue opere.
Tra i suoi progetti spicca una tomba funebre innovativa, concepita in modo che il
visitatore vi entri, venendo simbolicamente accolto nel regno dei morti. Durante il periodo
borbonico realizza la celebre “camera della tenda”, in cui le pareti assumono l’aspetto di
drappi sospesi. A Berlino progetta una chiesa che richiama lo stile gotico, pur senza
esserlo realmente. In altre occasioni, invece, recupera la tecnica costruttiva romana,
dimostrando come lo stile potesse essere adattato in funzione dell’uso.
In Inghilterra, l’architetto Augustus Pugin, convertitosi al cattolicesimo, rivalutò lo
stile gotico, caricandolo di significati religiosi. A suo avviso, infatti, era il linguaggio
architettonico più adatto a esprimere i valori della fede. La sua opera più nota è il
Palazzo di Westminster, progettato proprio in stile neogotico.
In questo periodo il linguaggio architettonico si stava trasformando in un vero e proprio
“catalogo” di stili: si assiste a una moltiplicazione delle possibilità espressive, con un
forte carattere eclettico.
Un’opera significativa in questo senso è I sogni del professore, che restituisce bene
l’idea dell’accademismo storicistico. Lo storico De Fusco ne sintetizza i principi in quattro
punti fondamentali:
1. La conoscenza dei monumenti antichi permette di imitare uno stile con fedeltà.
2. La libertà del progettista è, da un lato, annullata; dall’altro, dilatata a dismisura.
3. Gli stili del passato possono essere applicati in qualsiasi luogo.
4. La pluralità degli stili modifica il rapporto tra progettazione ed esecuzione.
Anche l’architetto Hubsch si interrogò su quale fosse la via corretta da seguire,
una volta acquisita piena consapevolezza dei vari stili. La Chiesa della Madeleine
ne è un esempio emblematico: l’esterno richiama un rigido neoclassicismo, ma con
incongruenze come le nicchie con i santi; l’interno, invece, mostra un fasto romanico,
impostato sul modello delle terme romane. L’assenza di dialogo tra esterno e interno
ne fa un chiaro esempio di eclettismo.
A ciò si aggiunge la scoperta dell’architetto Hittorf, che durante un viaggio rinvenne
tracce di colore sui templi antichi, dimostrando che non erano in marmo candido come
si era creduto per secoli, ma decorati e policromi. Una rivelazione che incrinò
radicalmente le certezze sugli stili classici.
Un altro caso significativo è la St. George’s Hall, dove l’esterno mostra un rigoroso
classicismo, mentre l’interno è riccamente decorato in stile rococò.
Intanto, il mondo stava cambiando rapidamente: gli ingegneri introdussero nuove
tecniche costruttive che sorpresero e in parte superarono gli architetti, arrivando quasi
a sottrarre loro il controllo sulla disciplina. L’ingegneria iniziava a concepire
l’architettura come una vera e propria “macchina”, aprendo la strada a un nuovo modo
di costruire e pensare lo spazio.
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
La Ri
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Storia dell’architettura contemporanea
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Classicismo - Storia dell’architettura contemporanea
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