Rivoluzione industriale
Con la rivoluzione industriale si ha un netto sviluppo da parte delle industrie. Tutto ciò iniziò in Inghilterra poiché godeva di una situazione tranquilla poiché non era coinvolta nei moti rivoluzionari; per poi continuare in Europa e negli Stati Uniti (1760-1840). Tutto ciò comprendeva il passaggio dai metodi di produzione manuale e artigianali alle macchine, fabbriche e industrie; ai nuovi processi di produzione chimica e del ferro. La rivoluzione industriale portò all’inurbazione; cioè all’aumento del tasso di crescita della popolazione.
Ci furono varie innovazioni tecnologiche, tra cui l’invenzione della macchina a vapore di James Watt nel 1879. Fu un inventore scozzese che rese possibile la conversione del vapore in energia. Edmund Cartwright fu un inventore inglese che realizzò la macchina per pettinare la lana ed il telaio moderno elettrico di cui ne fu predecessore nel 1784. In questo periodo si sviluppò anche il carbon fossile che veniva usato con il coke al posto del carbone di legna. Ciò significava che le fabbriche potevano essere situate nelle città e non più nelle campagne (passaggio di popolazione dalla campagna alle città per migliorare le condizioni di vita) vicino ai corsi d’acqua.
Il coke, materia prima per la costruzione, doveva essere consegnato e così ci fu l’invenzione della locomotiva a vapore sui binari di ghisa nel 1860 in Gran Bretagna. Con l’accelerazione dei trasporti, ci fu un progresso nello sfruttamento dei materiali per la costruzione di ponti e strade. Il ferro esisteva fin dalla preistoria mentre la ghisa esisteva nel XIV secolo. Il problema era la produzione limitata poiché non era ancora industrializzata.
Produzione di ghisa e acciaio
La ghisa è una lega di ferro e carbonio e si sviluppò tardi in Europa poiché i forni potevano superare solo occasionalmente i 750°C (per combinare ferro e carbonio). Abraham Derby sperimentò la produzione di altiforni utilizzando il coke al posto del carbone vegetale che scarseggiava. La produzione di ghisa in larga scala iniziò nel 1767. Si verificò un incremento di produzione di acciaio e ghisa con una riduzione dei costi. Prima utilizzati in architettura solo per la realizzazione di elementi accessori, trovarono poi una più ampia applicazione in edilizia, dove vennero impiegati per la costruzione di ponti in ferro, edifici con scheletro metallico e coperture trasparenti in acciaio e vetro.
Gli usi più spettacolari e importanti sono quindi i ponti, le serre, gli edifici per le Esposizioni Universali, i capannoni industriali, le stazioni ferroviarie, i mercati coperti e le gallerie per il passeggio pubblico.
Iron Bridge di Abraham Derby
L'Iron Bridge è un ponte ad arco in ghisa che attraversa il fiume Severn nello Shropshire, in Inghilterra. Inaugurato nel 1781, fu il primo grande ponte al mondo ad essere realizzato in ghisa. Il suo successo ha ispirato l'uso diffuso della ghisa come materiale strutturale, e oggi il ponte è celebrato come simbolo della rivoluzione industriale. La geografia della profonda gola di Ironbridge, formata dall'azione glaciale durante l’ultima era glaciale, ha fatto sì che vi fossero depositi industrialmente utili di carbone, minerale di ferro, calcare e argilla refrattaria presenti vicino alla superficie dove sono facilmente estratti, ma anche che era difficile costruire un ponte sul fiume in questa posizione. Per far fronte all'instabilità delle sponde e alla necessità di mantenere un canale navigabile nel fiume, Thomas Farnolls Pritchard ha proposto un ponte in ferro a campata unica. Dopo l'iniziale incertezza sull'uso del ferro, la costruzione avvenne in due anni, con Abraham Darby responsabile delle ferriere. Il ponte attraversa la gola di Ironbridge con una campata principale di 30,63 m, consentendo uno spazio libero sufficiente per il passaggio delle barche sotto.
Galeries del Palais Royale 1829-31
La popolarità delle Galeries del Palais Royal risale alla fine del XVIII secolo, realizzate da Fontaine, quando i parigini visitavano i portici a tutte le ore in cerca di divertimento. Rimanendo aperte fino alle 2 del mattino, le gallerie si presentavano come attrazioni oltre a 180 boutique. Nel tentativo di liberare il giardino da prostitute e criminali, Luigi Filippo orchestrò la chiusura di una parte dei portici nel 1828 e nel 1830 aprì le gallerie. La sua copertura consisteva in un tetto di vetro e si diceva che fosse la più spettacolare dal punto di vista architettonico di tutti i portici dell'epoca. L'impressionante combinazione di ferro e vetro, di stili classici ma avanzati, testimonia la profondità e la complessità architettonica della struttura, che influenzò la costruzione di altri portici in Europa. Tuttavia, a causa della sua posizione relativamente povera e della concorrenza con altri portici, la Galerie d'Orléans fu uno dei portici di minor successo del XIX secolo. Fu parzialmente demolita nel 1935.
J. Paxton Cristal Palace
La seconda rivoluzione industriale permise la sperimentazione di nuovi materiali nel campo dell’edilizia. Ad esempio, uno dei primi esperimenti con il ferro e il vetro fu il Crystal Palace, eretto nel 1851 in occasione dell’Esposizione Universale di Londra. L’opera fu ideata da un progettista di serre di nome Joseph Paxton. Era previsto che l’esposizione si svolgesse a Londra in un grande parco, Hyde Park, cosparso di alberi secolari. Avendo l’Esposizione una durata limitata, Paxton decise di non abbattere gli arbusti, ma al contrario di inglobarne alcuni nella grande struttura. La struttura fu costruita con un metodo nuovo che ne permettesse lo smontaggio. Di innovativo vi è anche il fatto che per la prima volta si utilizzarono solamente ferro e vetro per costruire un edificio. A permettere la costruzione di una struttura facilmente montabile e smontabile fu l’industria nascente che consentiva la produzione di pezzi modulati. In realtà, oltre al ferro e il vetro, utilizzò la ghisa, una lega presentante il carbonio, che era un composto nuovo, resistente ed elastico. Da un punto di vista estetico il Crystal Palace richiama una chiesa con cinque navate e un transetto con volta a botte. La struttura non scomparve immediatamente dopo l’Esposizione come previsto, fu infatti smontata e rimontata a Sydenham, a est di Londra. Fu poi utilizzata in svariati modi, ad esempio fu affittata a privati e fu utilizzata come magazzino, ma nel 1934 andò in fiamme. All’incendio sopravvissero solamente alcuni frammenti del palazzo che furono utilizzati in maniera decorativa.
Galleria Vittorio Emanuele II Milano
Nel 1859, il Comune indisse un concorso internazionale al quale parteciparono 176 architetti e vinse Giuseppe Mengoni, il quale propose una lunga galleria attraversata da un braccio, con al centro dell'incrocio una grande "sala" ottagonale. Fu costruita nel 1865 con una struttura reticolare in ferro e vetro retinato, è in realtà una strada pedonale coperta, adibita a elegante centro commerciale con 96 tra negozi, librerie, bar. Distribuiti su una pianta a croce, con braccia di uguale larghezza (14.50 m.), ma di diversa lunghezza (105,10 e 196,60 m.). L'ottagono centrale ha una luce di 36,60 m e una altezza di 12,15 m sopra l'imposta dell'arco, con una altezza, da terra all'imposta della lanterna di m.47,08. L'Ottagono centrale è da sempre considerato il salotto della città. Sul suo pavimento, al centro, è realizzato a mosaico lo stemma di Casa Savoia. Ai suoi lati, sempre in mosaici, sono rappresentati gli stemmi delle quattro città che in epoche diverse sono state capitali del Regno d'Italia: nell'ordine Milano (con Napoleone), poi Torino, Firenze e infine Roma (coi Savoia). Nelle lunette attorno alla volta, sono raffigurate le allegorie dei quattro continenti: Africa, Asia, Europa e America. Pennacchi decorati fanno da congiunzione tra gli archi delle gallerie e l'anello dell'imposta della cupola. Quattro blocchi, con un'altezza di 29,30 m, e a cortile chiuso delimitano il sedime e l'altezza dei bracci della Galleria. I muri perimetrali sono rivestiti con decorazioni stilistiche con telamoni e cariatidi di gusto ottocentesco, di graffiti e di stucchi a imitazione del marmo. Completano la decorazione sulle lunette degli ingressi E ed O, alcune rappresentazioni allegoriche. Occupa un'area di c. 20.000 mq.
Galleria Umberto I Napoli
La Galleria Umberto I di Napoli venne edificata tra il 1887 e il 1890 per volere della pubblica amministrazione comunale, al fine di riqualificare un’area piuttosto malfamata della città di Napoli, ossia l’antico Rione di Santa Brigida, tristemente noto per i numerosi casi di colera avvenuti alla fine dell’Ottocento. Non si trattò semplicemente di uno sfoltimento di edifici medievali e ampliamenti di strade, ma anche di importanti abbellimenti volti a rendere Napoli una città moderna. La Galleria Umberto I – nome legato all’Unità d’Italia - viene progettata da Emanuele Rocco ed Ernesto di Mauro con una struttura che richiama la Galleria Vittorio Emanuele di Milano, inaugurata dieci anni prima: è formata da quattro bracci incrociantisi al di sotto di una cupola vetrata; l’ingresso principale, il più imponente, dà su Piazza San Carlo è caratterizzato da una serliana con colonne in travertino e da numerose statue che abbelliscono la facciata. L’intera galleria è decorata con raffinati motivi di ispirazione classica e allegorica, come le Stagioni, i Continenti, le Scienze e il Pantheon romano, mentre sul pavimento sotto la cupola si possono trovare mosaici raffiguranti i segni dello Zodiaco. L’ottagono centrale, che misura oltre 36 metri di larghezza, è coperto da una cupola opera dell’ingegnere Francesco Paolo Boubée, autore di tutta la copertura che raggiunge i 57 metri di altezza. Diventata ben presto punto di riferimento per i napoletani, la Galleria rimane ancora oggi uno dei poli di attrazione dello svago cittadino. Oltre agli esercizi commerciali, ai bar e a qualche albergo, la Galleria ospita anche il Museo del Corallo. Il comitato locale segnala lo stato di degrado in cui attualmente versa la Galleria comunale, soggetta a crolli e atti vandalici; per ovviare a questa situazione e salvaguardare il bene la Galleria viene votata come Luogo del Cuore.
St. Pancras Station, London 1863-65
La stazione di London St Pancras è una stazione ferroviaria aperta 24 ore al giorno che si trova nella parte nord di Londra, tra la nuova British Library e la stazione di King's Cross. St. Pancras, aperta nel 1868, comprende due dei maggiori edifici costruiti a Londra durante l'età vittoriana. È chiamata così per una chiesa vicina dedicata a San Pancrazio. Dopo l'apertura della stazione il 1° ottobre 1868, la MR costruì il Midland Grand Hotel sulla facciata della stazione, che è stata ampiamente elogiata per la sua architettura ed è ora un edificio di interesse storico culturale di I grado insieme al resto della stazione. La stazione passeggeri è stata progettata da William Henry Barlow e costruita su un sito che in precedenza era stato uno slum chiamato Agar Town. La linea di avvicinamento alla stazione attraversava il Regent's Canal ad un'altezza che consentiva alla linea discese pendenze; ciò ha portato il livello della linea a St Pancras a 20 piedi (6,1 m) sopra il livello del suolo. I piani iniziali prevedevano un tetto a due o tre campate con il vuoto tra la stazione e il livello del suolo riempito di detriti dalle gallerie per unire la Midland Main Line al ramo di St. Pancras. Invece, a causa del valore del terreno in tale posizione, l'area inferiore era utilizzata per il trasporto merci, in particolare la birra di Burton. Di conseguenza, il sottotetto è stato costruito con colonne e travi, massimizzando lo spazio, disposto secondo le stesse piante di quelli utilizzati per i magazzini della birra, e con un'unità base di lunghezza quella di un barile di birra. Il contratto per la costruzione della sottostruttura della stazione e delle linee di collegamento fu affidato ai sig. Waring. Il piano inferiore per il deposito della birra conteneva colonne interne larghe 4,57 m (15 piedi) e travi portanti profonde 14,63 m (48 piedi) che sostenevano la stazione principale e i binari. Per evitare che le fondamenta del tetto interferiscano con lo spazio sottostante, per semplificare la progettazione e ridurre al minimo i costi, si è deciso di realizzare una copertura a campata unica, con traverse per l'arco a livello della stazione. L'arco sorgeva direttamente dal livello della stazione.
Torre Eiffel di Gustave Eiffel
La Torre Eiffel è una torre di ferro situata sugli Champ de Mars che prende il nome dal suo ingegnere Gustave Eiffel. Eretta nel 1889 come entrata dell’Esposizione Universale del 1889; è diventata l'icona della Francia e uno dei monumenti più conosciuti al mondo. Con più di sette milioni di visitatori l'anno, è il monumento più visitato al mondo. La Torre Eiffel è iscritta nei monumenti storici dopo il 24 giugno 1964 e iscritta nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dopo il 1991. Di un'altezza di 312 metri, la Torre Eiffel è restata durante 41 anni il monumento più alto del mondo. Formata da 4 piani, di cui l'ultimo a 279 metri d'altezza corrisponde alla più alta piattaforma d'osservazione accessibile al pubblico in Europa. Durante gli anni, la Torre fu innalzata con l'installazione di diverse antenne per i programmi radiofonici e televisivi. Oggi misura ormai 324 metri. Il progetto della Torre fu concepito dagli ingegneri Maurice Koechlin ed Emile Nouguier, a chi Gustave Eiffel acquisto i diritti. Questo progetto aveva l'obiettivo di essere l'opera chiave dell'Esposizione Universale del 1889, che celebrava il centenario della Rivoluzione Francese. Gustave Eiffel si impegnò per meravigliare tutto il mondo. Costruita da 250 operai in due anni, due mesi e cinque giorni, la Torre Eiffel fu inaugurata il 31 marzo 1889. Ma il suo vero successo si registrò solo a partire dal 1960 con l'arrivo del turismo internazionale.
Londra: la metà dell'800
Nel XIX secolo, Londra diventa una delle grandi potenze europee, assistendo anche al processo dell’inurbamento per cui gli abitanti erano costretti a lasciare la campagna per andare a lavorare nelle città e quindi nelle grandi fabbriche. Uno dei grandi riformisti di questo periodo fu Henry Cole.
Henry Cole
Henry è stato uno dei grandi riformisti in questo periodo. Voleva riformare il sistema partendo dall’interno e la colpa non veniva data alle macchine ma bensì alla società medioevale che si stava iniziando a creare. Era un funzionario, partecipò a vari concorsi e scrisse una rivista chiamata Journal of design and manufactures dove venivano raccolti esempi buoni e cattivi di vari oggetti, educando il gusto degli acquirenti. '‘Art Manufactures’': arte della manifattura.
John Ruskin (1819-1900)
John Ruskin nasce da una famiglia il cui padre era sposato con la cugina e la madre era molto oppressiva. Vive in condizioni agiate ma con un’instabilità nervosa ed è un critico letterario d’arte. Scrive vari libri, tra cui quello più importante chiamato '‘The stones of Venice’' 1851 tradotto in pietre di Venezia. Lui viaggiò in Italia e si innamorò di Venezia, dell’architettura principalmente e lo racconta all’interno del volume di cui descrive anche i vari elementi delle architetture da lui visitate. Il suo principale pensiero si rifà in una sola frase '‘Joy in labour’' tradotta in gioia nel lavoro che solo l’artigiano poteva avere; quindi, abbiamo la ripresa dei pensieri un po' antichi e medioevali perché per lui le industrie rendevano gli uomini tristi. La produzione doveva essere alimentata dalla gioia che aveva l’artigiano quando si impegnava e aveva un risultato meritevole mentre nel lavoro delle fabbriche non c’era gioia. Quindi l’uomo veniva considerato come l’anello delle macchine per cui veniva alienato ed estraniato (l’alienazione faceva parte del concetto del filosofo Karl Marx).
August Welby Pugin (1812-1852)
Pur essendo uno dei padri fondatori dell’architettura neogotica, August Welby Pugin farà parte del movimento Church Building Society con lo scopo di promuovere le costruzioni delle chiese ecclesiastiche. Figlio di Charles Pugin, decise di convertirsi al cattolicesimo in un paese protestante. Pugin, dal punto di vista dell’architettura, è ricordato per un’opera non sua, chiamata '‘Il palazzo del parlamento’' del 1840.
Il palazzo di Westminster
Il palazzo di Westminster fu strategicamente importante durante il Medioevo, poiché collocato sulle rive del Tamigi. Il palazzo di Westminster fu la residenza principale del monarca nel tardo periodo medievale. Con l'evoluzione delle forme di governo in Inghilterra, molte istituzioni pubbliche hanno avuto luogo a Westminster. Rimase così la residenza principale del monarca a Londra, finché un incendio non la distrusse nel 1529. La Commissione decise che il palazzo avrebbe dovuto essere stato ricostruito nello stesso luogo, e che lo stile architettonico avrebbe dovuto essere uno fra gotico e classico. Immediatamente si aprì un dibattito pubblico molto acceso. Coloro che preferivano lo stile classico sostenevano che lo stile gotico sarebbe stato troppo “crudo”, e quindi inappropriato per il Parlamento. Al contrario, altri (incluso Augustus Welby Pugin) affermavano che l'autentico stile architettonico cristiano era quello gotico, collegando invece il classicismo agli antichi greci o agli antichi romani. Oltretutto, molti sostenevano che l'architettura gotica era lo stile “nazionale” britannico, associando il classicismo alla Francia. Il palazzo di Westminster include all’interno approssimativamente 1100 stanze, 100 scalinate e 4,8 km di corridoi.
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Storia dell’architettura
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Storia dell’architettura contemporanea
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