Premessa
La storia dell’architettura si è definita come disciplina autonoma rispetto alla storia dell’arte solo dagli anni ’60 del Novecento, grazie soprattutto a studiosi formatisi nelle scuole di architettura. Prima di allora, architettura e arti visive erano strettamente intrecciate, poiché molti protagonisti avevano una formazione comune (pittura, scultura, arti applicate).
La figura dell’architetto inizia a essere riconosciuta come professione specifica già nel Quattrocento, con Filippo Brunelleschi, che segna l’origine di trattazioni più specialistiche sulle opere architettoniche e su singole personalità (quelli che oggi chiamiamo studi monografici).
La necessità di una disciplina autonoma nasce dal bisogno di analizzare non solo gli aspetti storici o artistici, ma anche quelli tecnici e progettuali: tecniche costruttive, materiali, metodologie, configurazione del progetto. Questi elementi aiutano a comprendere il passato e forniscono strumenti utili alla formazione dei progettisti contemporanei.
In Italia, una distinzione specifica della storia dell’architettura era già avviata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento grazie a figure come:
- Camillo Boito, impegnato nella ricerca di un linguaggio architettonico capace di rappresentare la nuova unità d’Italia, con particolare attenzione al Medioevo.
- Luca Beltrami, architetto e progettista attivo soprattutto a Milano (Piazza Cordusio, completamento di Palazzo Marino verso Piazza della Scala, Torre del Filarete del Castello Sforzesco). A lui si devono numerosi studi sugli architetti del passato. Queste figure anticipano la consapevolezza, sviluppata pienamente solo nel Novecento avanzato, della complessità della disciplina, che comprende progettazione, costruzione e rapporto tra funzioni e destinatari.
Architettura greca
Sino alla metà del ’700 l’architettura greca è poco conosciuta (conoscenza solo letteraria), gli edifici noti erano quelli della Magna Grecia (colonie del sud Italia, la Sicilia e la Campania). Non vi è quindi una conoscenza diretta degli edifici della Grecia, questo perché fino al 1827 la Grecia fa parte dell’Impero Ottomano e gli occidentali non possono recarsi sul luogo. Nel breve periodo dal 1687-88 avviene l’assedio da parte della Serenissima (repubblica veneziana) con Francesco Morosini di Atene e dell’Impero Ottomano, con il bombardamento del Partenone. In quell’occasione il Partenone viene utilizzato dall’Impero Ottomano come deposito di armi, e quello di Atena Nike come baluardo. Tranne questo periodo breve di assedio, non ci saranno molte occasioni di conoscenza diretta della grecità, che avverrà dalla metà dell’VIII secolo.
Fino al XVIII secolo, la cultura architettonica greca era conosciuta in Europa quasi esclusivamente attraverso la Magna Grecia o tramite fonti letterarie. Una prima eccezione importante fu nel 1678, quando l’archeologo Jacop Spon pubblicò Il Viaggio d’Italia, della Dalmazia, della Grecia e del Levante, contenente una raffigurazione verosimile del Partenone, rara per l’epoca poiché l’accesso ai templi greci era quasi impossibile.
Nel 1721, l’architetto Fischer von Erlach pubblicò un compendio di storia dell’architettura con immagini di edifici greci, ma molte erano inattendibili, come il presunto Tempio di Giove a Olimpia, in realtà copiato dal Tempio di Bacco a Baalbek tratto dalle incisioni di Perrault. Ciò dimostra che ancora non esisteva una conoscenza diretta e corretta della Grecia antica.
Un passo importante verso un approccio scientifico avvenne nel 1750, quando l’architetto Jacques-Germain Soufflot eseguì i rilievi dei templi dorici di Paestum e studiò l’ordine dorico, applicandolo poi nella chiesa di Sainte-Geneviève.
La vera conoscenza diretta della Grecia si sviluppò solo dal 1762, grazie alla missione di James Stuart e Nicholas Revett, finanziata dalla Society of Dilettanti: i due architetti realizzarono rilievi geometrici accurati dei templi di Atene, destinati a diventare fondamentali per l’archeologia e il neoclassicismo inglese. Nello stesso periodo, in Francia, l’architetto e archeologo Julien-David Le Roy studiò e disegnò i monumenti di Atene, Corinto e Attica. A differenza di Stuart e Revett, Le Roy cercava soprattutto un impatto emotivo e celebrativo, più che un rilievo scientifico. Da questi due approcci nacquero dunque due linee del neoclassicismo: inglese, fondato sulla precisione tecnica e francese, basato sull’enfasi emotiva del passato greco.
Un grande promotore della grecità fu Johann Joachim Winckelmann, autore nel 1764 della celebre opera sulla scultura greca. Tuttavia, Winckelmann non era mai stato in Grecia e si basò soprattutto sulle collezioni vaticane e sulla cultura della Magna Grecia, quindi non contribuì alla conoscenza dell’architettura greca. Nel 1764 anche l’architetto neoclassico Robert Adam pubblicò Ruins of the Palace of the Emperor Diocletian, at Spalatro, in Dalmatia, esito dei suoi rilievi del palazzo di Diocleziano a Spalato, contribuendo alla conoscenza diretta del mondo classico romano.
La diffusione della cultura greca in Europa crebbe ulteriormente grazie allo spoglio compiuto da Lord Elgin tra 1799 e 1803, quando trasferì in Inghilterra grandi parti dei fregi e delle statue del Partenone, poi acquistati dallo Stato britannico e oggi al British Museum. Pur autorizzata inizialmente come operazione di studio, divenne un vero e proprio trasferimento di opere. Operazioni simili avvennero anche in Germania, dove la futura Isola dei Musei di Berlino fu in parte alimentata dallo spoglio di monumenti greci e del Vicino Oriente.
I tre periodi della cronologia greca
- Arcaico, VII-V sec aC: Gestione politica affidata ai tiranni, Atene si forma con Pisistrato nel 546-528. Riforma democratica di Atene del 508.
- Classico, V-IV sec aC: 492-490 I guerra contro i Persiani e vittoria dei Greci a Maratona, 483 periodo di Temistocle, 480-474 II guerra contro i Persiani che arrivano a conquistare Atene e a danneggiare alcuni edifici presenti sull’acropoli, con in seguito la sconfitta dei Persiani a Salamina, Platea e Micale. Il 480-474 è un periodo di predominio greco in Italia meridionale, con la formazione della Magna Grecia e con l’età di Pericle (460-429) che consolida e definisce ulteriormente il ruolo egemonico di Atene, e con il periodo aureo delle realizzazioni architettoniche. Successivamente abbiamo il periodo di Filippo II il Macedone (359-336) con l’unificazione della Grecia (Lega Ellenica) e di Alessandro Magno con la conquista dell’Impero persiano e dell’Egitto (336-323).
- Ellenistico, IV-I sec aC: Dopo la morte di Alessandro Magno, avviene la divisione dell’Impero in Macedonia, Siria ed Egitto. Il 146 è l’anno della conquista romana della Macedonia, con la perdita dell’indipendenza greca, e nel 30 la fine dei regni ellenistici.
Il tempio
Nella cultura greca, l’edificio architettonico più importante è il tempio, ma esso non nasce subito nella sua forma marmorea e proporzionata tipica dell’età classica (come nel Partenone). La sua forma si evolve gradualmente. La fonte principale sull’origine del tempio è il De Architectura di Vitruvio, scritto nel I secolo d.C. Nel Libro II, Vitruvio afferma che il tempio deriva da una struttura lignea primitiva, cioè da una capanna: tronchi verticali come sostegni, travi orizzontali, tamponamenti in argilla o fascine e copertura a falde spioventi per proteggersi dalle intemperie. Questa sarebbe la matrice originaria del tempio greco.
Le fonti letterarie trovano conferma negli scavi archeologici, in particolare nella tomba di Lefkandi, a nord di Atene, datata al X secolo a.C., quindi precedente al periodo Arcaico. Essa era costituita da una grande capanna di 10 × 45 metri, con terminazione ad abside (struttura semicircolare) e suddivisione interna in cinque vani con funzioni differenti. La struttura presentava 67 sostegni in legno disposti lungo il perimetro, formando una sorta di peristasi lignea: una fila di pali equidistanti destinati a sostenere la copertura a due falde e le pareti interne di argilla e legno. Questo dimostra che un sistema costruttivo così complesso era utilizzato per edifici monumentali destinati a figure di rilievo, in questo caso un capo protettore. La tomba di Lefkandi fornisce dunque una testimonianza archeologica concreta della fase lignea del tempio greco, confermando la teoria di Vitruvio. Da questo modello si sviluppa poi la trasposizione in pietra e marmo, che porterà, secoli dopo, ai grandi templi dell’architettura greca classica.
Tipologie dei templi
- In antis: Setti murari con prolungamenti che includono a loro interno due colonne.
- Prostilo: Le colonne sono isolate, autonome, infatti poste in maniera antecedente rispetto all’ingresso della cella.
- Anfiprostilo: Colonne autonome nella parte anteriore e posteriore del tempio.
- Periptero: Il peristilio, quindi il giro di colonne, è completo e avvolge completamente il perimetro della struttura muraria, con i setti di tamponamento.
- Pseudo-diptero: Un solo giro di colonne maggiormente esterno. In particolar modo, la distanza tra la cella e il peristilio è doppia rispetto al periptero, come se i giri di colonne fossero due.
- Diptero: Doppio giro di colonne.
- Monoptero o tholos: Tempio a pianta circolare.
Le tipologie dei templi sono definite tali in base alla relazione tra gli elementi che li compongono, in particolare in base al posizionamento delle colonne rispetto al corpo principale.
Struttura del tempio
Viene canonizzata nel VII secolo a.C. Lo stilobate è il piano di appoggio di tutto il tempio, ovvero una piattaforma rettangolare in pietra, alla quale si accede attraverso dei gradini, in genere tre, che costituiscono il crepidoma. Il tempio vero e proprio ha il peristilio, ovvero il giro di colonne intorno al nucleo centrale. Il nucleo centrale è costituito dalla cella o naos, spazio stretto e lungo, e luogo di culto dove la divinità viene venerata e celebrata con la dedicazione del tempio. Questo spazio non è praticabile da tutti i fedeli, infatti lo è solo attraverso celebrazioni dall’esterno con processioni di culto, o dai pochi sacerdoti.
L’accesso al naos avviene attraverso uno spazio intermedio chiamato pronaos, dove in genere si trovano colonne di accesso. La parte posteriore è filtro l’opistodomo che può accogliere il tesoro o essere uno spazio totalmente chiuso. Esso chiude il completamento dell’organizzazione del tempio.
Artemision di Corfù
Il raggiungimento del sistema proporzionale ed equilibrato dell’architettura classica è il risultato di una lunga evoluzione. Una tappa fondamentale è il tempio di Artemide a Corfù, uno dei primi templi peripteri in pietra, risalente al 580-570 a.C., momento in cui si definisce l’ordine dorico.
In questo edificio avviene il passaggio dalla struttura lignea a quella lapidea. Le dimensioni del tempio (22,4 × 47,6 m) non sono particolarmente grandi, ma mostrano già una progettazione avanzata. La peristasi è composta da 8 colonne sul lato corto e 17 su quello lungo, uno schema che sarà poi tipico del periodo classico.
Le colonne sono progettate con un chiaro criterio proporzionale: la loro altezza corrisponde a 5 volte il diametro, e sono collocate con un interasse regolare di 3 m. Questo dimostra che il tempio non è il risultato di un gesto spontaneo o rituale, ma di un vero progetto architettonico. La cella presenta muri perimetrali interni regolari e l’opistodomo è chiuso.
Per quanto riguarda la parte superiore, Vitruvio descrive il coronamento del tempio dorico, caratterizzato dal fregio composto da metope e triglifi. Questi elementi derivano da un’origine lignea: i triglifi rappresentano le antiche travi sporgenti della copertura, mentre le metope riempiono gli spazi vuoti tra di essi. L’alternanza metope-triglifi diventerà uno dei tratti distintivi dell’ordine dorico e dell’architettura classica.
Formazione degli ordini
Vitruvio codifica gli ordini in dorico, ionico e corinzio. L’ordine dorico si sviluppa nel Peloponneso, in Sicilia ed in generale, nella Magna Grecia. È il più antico e di conseguenza ha una componente più massiccia ed arcaica. È caratterizzato da un fusto quasi cilindrico con scanalature a spigolo vivo. Non ha un elemento intermedio tra colonne e stilobate, il fusto poggia direttamente sullo stilobate e ciò è una delle caratteristiche principali dell’ordine dorico. Si restringe verso l’alto attraverso la rastrematura e, poiché si restringe, ha due diametri differenti, quello di base più ampio, l’imoscapo, e quello superiore, sommoscapo. Ad 1/3 della base vi è una curvatura, l’entasis. La parte superiore è costituita dall’echino e dall’abaco, elementi di raccordo tra la colonna e l’architrave. L’architrave è la struttura piatta orizzontale di collegamento degli elementi verticali. Sopra l’architrave si trova il fregio, composto da metope, formelle decorative intermedie, e triglifi, che sono elementi alternati con tre solchi che richiamano l’estremità delle travi della copertura delle falde. L’elemento finale è la cornice. Il coronamento del lato corto è triangolare e riprende le falde di copertura, con il frontone che è la parte più esterna dell’elemento triangolare e il timpano che è la parte interna dove troviamo decorazioni con bassorilievi e sculture.
Una delle città più importanti della Grecia è Olimpia, dove sono presenti diversi templi, in particolare due che hanno caratteristiche differenti tra di loro e che permettono un confronto:
Heraion di Olimpia (600-590 a.C.)
Il tempio dedicato ad Era è di 18,76 x 50,01. Da un punto di vista storico questo tempio è importante perché testimonia il passaggio dalla costruzione in legno e mattoni crudi alla pietra. L’ordine delle colonne è il dorico, con una peristasi di 6x16. La cella è di 20x100 piedi, quindi 6,52x32,6 m, con un rapporto di dimensionamento tra cella e perimetro esterno; in questo caso, rispetto a prima, viene elaborata quella che sarà la regola dei templi greci, ovvero il perimetro della cella viene allineato con la penultima colonna della peristasi esterna.
Questo allineamento tra le colonne della cella di culto con le colonne della peristasi costituisce un processo di elaborazione progettuale. Non si tratta dunque di parti autonome slegate ma c’è sempre un’idea progettuale alla base che permette questa corrispondenza di elementi. La peristasi con la terz’ultima colonna allineata alla struttura della cella (dell’Artemision) dava vita a uno spazio troppo esteso; quindi, si decide di avvicinare la peristasi al luogo di culto e viene ridotta la distanza con l’allineamento alla penultima colonna.
Tempio di Zeus a Olimpia (470 a.C.)
A Olimpia viene realizzato un secondo tempio, quello di Zeus, che diverrà più importante. Il dimensionamento è di 27,68 x 64,12, più ampio di quello di Era. Viene quasi portato a compimento l’ordine dorico nella sua completezza dei vari elementi. È presente il crepidoma a 3 gradoni. La cella ha una tripartizione interna. In questo caso entrano in gioco ulteriori elementi di modularità e proporzionalità; il modulo diventa l’interasse tra le colonne di 5,22 m, con 6x13 colonne.
L’interasse è una nostra misurazione perché prima del sistema metrico decimale (non presente in tutti i paesi, ad esempio in Gran Bretagna hanno un altro ordine di misurazione) ogni fase ha un suo sistema di misurazione. In questo caso adottiamo come sistema di misurazione il piede dorico di 0,326 m, ovvero 32 cm. In questo caso l’interasse di 16 piedi dorici corrisponde a 5,22 m. L’interasse si valuta dal centro della base verso l’altro centro della base, quindi dall’asse della colonna all’altro asse della colonna, e questo è il sistema di misurazione dell’interasse che in questo caso dà il modulo delle proporzioni.
La cella viene divisa in tre navate con 20 piedi della navata principale e 10 delle navate laterali.
Tempio di Apollo a Corinto (540 a.C.)
Il tempio di Apollo a Corinto è caratterizzato da colonne tozze in calcare alte 6,30 m, e sono giunte tracce di rivestimento in stucco bianco (che è una cosa che verrà acquisita negli anni ’30 dell’800. Ci saranno alcuni architetti, in particolare uno, Jakob Ignaz Hittorff, che negli anni 30 identificheranno la cromia dei templi greci con stucco rosso. Ci sono una serie di realizzazioni neoclassiche in Francia e Germania che ripropongono questa cromia rossa delle colonne piuttosto che bianche, degli esempi sono Saint de Paul a Parigi e l’Altes Museum di Schinkel). La base del tempio ha una curvatura convessa che rientra negli accorgimenti ottici.
Santuario di Aphaia a Egina (570 a.C.)
Il Santuario è importante perché vi sono due fasi dello stesso edificio, una prima fase antica del VI sec a.C. con un primo tempio in pietra (vedi immagine: identificato in verde) con un dimensionamento abbastanza ridotto di 7,5x15 m; il tempio è prostilo tetrastilo, cioè con 4 colonne autonome davanti. La cella è divisa in 3 spazi con doppio colonnato, e colonne monolitiche di 3,40 m. È importante sapere che le colonne sono monolitiche perché la fatica dell’estrazione da una cava di marmo 3,40 m di colonna senza avere un danneggiamento, con la ricerca di un pezzo unitario pregiato da un unico blocco di roccia, evidenzia l’importanza di questo tempio e della sua dedicazione.
Questo primo tempio viene distrutto da un incendio nel 510 a.C., dunque viene realizzato un secondo
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Storia dell'architettura 1
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