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Introduzione al corso

Il nome della disciplina è "Storia delle dottrine politiche". Dalle origini del pensiero politico, monarchia, aristocrazia e democrazia sono le tre forme di governo classiche. Gaetano Mosca (uno dei più importanti studiosi di pensiero politico) propone di cancellare questa tripartizione e sostiene che in tutte le società storicamente conosciute vi è sempre stata una sola forma di governo: l'oligarchia (potere ai pochi). Questo significa un gruppo ristretto (la minoranza) organizzato che comanda e una massa (la maggioranza) disorganizzata che obbedisce. Questa idea di Mosca è chiamata "teoria delle élite".

Distinzione tra scienza politica, filosofia politica e storia delle dottrine politiche

Scienza politica, filosofia politica e storia delle dottrine politiche si distinguono perché l'ultima ha un approccio storico, storicizza (cioè da un approccio storico). Tre i maestri della disciplina (gli studiosi che hanno messo le fondamenta della disciplina): Luigi Firpo (approccio basato molto sull'analisi dei testi), Nicola Matteucci e Massimo Salvadori.

Cinque idee di politica

Nell'immaginario collettivo la politica evoca vari concetti (Paradigma: modello concettuale, campione):

Il paradigma statalista

Il paradigma che associa il concetto di politica allo Stato: La scienza politica nasce tra fine '800 e inizio '900 a partire dalle università tedesche come "scienza dello stato", uno dei primi corsi di scienza politica si apriva parlando dello Stato. La parola "Stato" è complessa, si può pensare a regole, procedure, istituzioni, ha un significato formale e sostanziale, lo Stato è sostanza. Hegel diceva che lo Stato era la sostanza etica di un popolo, se il popolo ha sostanza si riconosce in uno Stato e ogni stato ha una sua sostanzialità.

a) Aristotele

Filosofo che utilizzava la parola politeia, non si può tradurre con una sola parola, può significare:

  • Ordinamento delle magistrature (le magistrature sono gli organismi/poteri/istituzioni attraverso cui uno Stato funziona: com'è organizzato uno Stato).
  • Forma di governo (si associa al primo significato ma a seconda di come le magistrature sono organizzate abbiamo forme di stato diverse). Es.: nelle repubbliche democratiche (es. Italia) il potere dominante è il legislativo (cioè il parlamento che rappresenta il popolo) e indica nello specifico, non solo "forma di governo" ma anche una particolare forma di governo: politeia.
  • La politeia è la forma moderata di democrazia (la democrazia indicava la rotazione delle cariche politiche attraverso un sistema di sorteggio delle cariche) quella che funziona. La democrazia è la forma degenerata della politeia.
  • Il governo delle leggi (ciò che fa sì che la democrazia sia moderata, il potere fondamentale delle leggi) il governo delle leggi è superiore a quello degli uomini.

Nel '600 vi era lo scontro tra monarchia assoluta e il costituzionalismo. Il costituzionalismo è quell’insieme di principi politico-giuridici in base ai quali, all’interno di uno stato, si impone la divisione del potere supremo tra vari organi competenti. È l’esatto contrario dell’assolutismo, che vede concentrato in un’unica persona (il monarca, per esempio) tutto il potere.

  • Assolutisti: il Re fa la legge (il Re non riconosce niente di superiore a lui).
  • Costituzionalisti: la legge fa il Re (la legge costituisce il potere quindi).

Il costituzionalismo non sono solo le leggi scritte ma anche le tradizioni, il "si è sempre fatto così". La limitazione del potere deriva dalle tradizioni in cui vi sono poteri che si controllano l'uno con l'altro, il bilanciamento dei poteri ancora oggi utilizzato. Pesi e contrappesi.

Politeia come governo misto che mescola poteri diversi che si controllano l'uno con l'altro. La politeia ad Atene funzionava perché è un mix tra democrazia e aristocrazia: tutti possono occupare in teoria cariche di governo ma le persone che non hanno modo di studiare e capire la politica lasciano spazio a chi invece può. Dunque, funziona bene perché chi ha meno possibilità fa un passo indietro e lascia che le cariche pubbliche siano ricoperte da chi è più "colto".

b) Thomas Hobbes

Lui è il teorico dell'assolutezza del potere dello Stato. Scrive nel '600 e associa la parola "politica" solo allo Stato. Se non c'è lo stato non c'è politica, c'è anarchia. Il termine società politica, società civile e Stato per lui sono sinonimi. Si possono sostituire l'uno con l'altro. Le guerre civili esistono perché manca il monopolio della violenza legittima (manca qualcuno che dica "l'unico che può usare la forza legittima sono io" ed è lo Stato l'unico che può). Lo Stato è un potere che non può essere sfidato.

c) Hans Kelsen

Giurista tedesco considerato il padre fondatore del positivismo giuridico (basato sull'idea che il diritto è una costruzione). Sostiene che lo Stato è il prodotto di una costruzione artificiale, le cui fondamenta sono definite da lui "grundnorm" (che significa "la norma fondamentale"). Le fondamenta sono dunque le norme fondamentali. Le norme fondamentali sono quelle che compongono la Costituzione da cui poi derivano le varie leggi. Il fatto che gli stati siano artificiali non significa che gli stati siano privi di valori di fondo.

d) Ad oggi invece, ingegneria costituzionale

Cioè il modo di vedere i problemi politici basato sull'idea che per risolverli bisogna intervenire lavorando sulla costituzione per modificarle leggi e norme.

Il paradigma realista

Paradigma opposto al primo, coloro che sostengono che la politica è esercizio del potere da parte di qualcuno. Realismo politico senza veli e ipocrisie. Riporta il discorso dalla formalità (es. le leggi) alla realtà. Ha origini nell'antichità.

a) Platone

Filosofo greco, una delle sue opere più importanti: La Repubblica è un'opera filosofica in forma di dialogo, scritta approssimativamente tra il 380 e il 370 a.C. la quale ha avuto enorme influenza nella storia del pensiero occidentale. È composta da 10 libri: il primo tratta il tema della giustizia e funge da introduzione per i due libri successivi, in cui Platone espone la sua teoria di "Stato ideale". L'opera ruota intorno al tema della giustizia, sebbene il testo contenga anche una moltitudine di altre teorie platoniche, come "il mito allegorico della caverna".

Scritta in forma dialogica, La Repubblica coinvolge argomenti e discipline come la filosofia politica, l'economia e l'etica in generale. Ha per protagonista Socrate (è stato un filosofo greco antico). Il dialogo si svolge tra Socrate e vari suoi amici, tra cui Trasimaco: filosofo e oratore antico, la sua fama è dovuta al Libro I della Repubblica di Platone, dove svolge il ruolo di interlocutore di Socrate. Svolgeva l’attività di sofista: la sofistica è stata una corrente filosofica sviluppatasi nell'antica Grecia, ad Atene in particolare, a partire dalla seconda metà del V secolo a.C., la quale pose al centro della propria riflessione l'uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita sociale e politica. Non si trattò di una vera e propria scuola ma fu estremamente variegata al suo interno: i suoi esponenti (detti sofisti), seppur accomunati dalla professione di «maestro di virtù», si interessarono di vari ambiti del sapere, giungendo ognuno a conclusioni differenti e a volte tra loro contrastanti.

I sofisti erano considerati maestri di virtù che si facevano pagare per i propri insegnamenti (furono aspramente criticati dai loro contemporanei). La figura del sofista, come persona che si guadagna da vivere vendendo il proprio sapere, si pone come precursore dell'educatore e dell'insegnante professionista. Argomento centrale del loro insegnamento è la retorica: mediante il potere persuasivo della parola essi insegnavano la morale, le leggi, le costituzioni politiche. Il loro intento era di educare i giovani a diventare cittadini attivi, cioè avvocati o militanti politici e, per essere tali, oltre ad una buona preparazione, bisognava anche essere convincenti e saper padroneggiare le tecniche retoriche.

- Analisi di alcuni contenuti, la tesi di Trasimaco sulla giustizia: Trasimaco intervenne nella discussione sostenendo che "giusto" è l'interesse del più forte (lo Stato) imposto attraverso la forza. La giustizia è fare ciò che siamo obbligati a fare da chi ha il monopolio della forza (definizione realista).

b) Macchiavelli

Sostiene che la politica è basata sul conflitto, non c'è politica senza conflitto. Un mondo in cui non vi è conflitto è un mondo senza politica. Vi può essere armonia (condizione in cui vi sono parti avverse ma il loro è un conflitto armonico che serve, es. nella repubblica romana vi era un conflitto che funzionava per questo è durata) ma non assenza di conflitto. È una concezione realistica e pessimistica della politica.

c) Thomas Hobbes pt.2

Parte dalla concezione aristotelica dell'origine della società attraverso la socievolezza degli individui (uomini stanno insieme perché hanno la ragione, la parola, comunicano e sono per natura socievoli) per sostenere poi che se vengono messi insieme uomini senza un potere statale gli uomini si mettono l'uno contro l'altro (un uomo è il lupo per un altro uomo). Gli uomini mirano alla propria protezione e per questo usano le loro facoltà (ragione/intelligenza) per raggiungere questo obbiettivo.

d) Gaetano Mosca

Teoria della classe politica, per lui non esistono tre forme di governo ne esiste una sola: aristocrazia, cioè in tutte le forme di governo alla fine il potere è di pochi. Chi decide è sempre una minoranza. Le altre forme di governo sono solo formule politiche (es. monarchia) così come il diritto divino dei Re (l'idea che i Re governano per diritto divino) è una formula politica. Il potere è sempre esercitato da una minoranza (organizzata) e la maggioranza invece subisce. Non sono i leader politici eletti dal popolo sono i leader politici a farsi eleggere. Sono loro che convincono il popolo.

e) Pareto Vilfredo

Sistema liberale è un sistema in cui le élite circolano.

f) Robert Michels

Legge ferrea dell'oligarchia: ovunque ci sia un’organizzazione c'è qualcuno che organizza e qualcuno che viene organizzato.

g) Joseph Schumpeter

Nozione realistica di democrazia: competizione tra leader politici nel mercato elettorale che ha per oggetto la conquista del potere politico. Gli elettori si fanno convincere sulla base di una capacità di persuasione dei leader politici.

Il paradigma sistemico

Visione della politica come un sistema, il termine indica un di più rispetto allo Stato. Include vari attori (riguarda i gruppi di persone) e, rispetto al paradigma statalista, ha una maggiore concretezza. Questo paradigma ha delle origini antiche.

a) Platone

Riprendendo il dialogo sopra citato, quello della "Repubblica": Nel corso del dialogo Socrate prova a rispondere alle tesi di Trasimaco e giunge a presentare una nozione di giustizia moderna che fa riferimento ad un sistema sociale: la giustizia consiste in un ordine all'interno del quale ogni parte svolge adeguatamente il proprio compito, una divisione di compiti in base alle proprie competenze. La nostra anima è giusta quando le parti che lo compongono svolgono a dovere le proprie funzioni. Lo stesso vale per la società. Sono le persone stesse a comprendere il proprio compito (es. Coloro che non hanno le competenze per governare non si propongono come governanti) ognuno deve essere in grado di collocare sé stesso. Platone è favorevole ad un tipo di potere definibile "sofocratico", coloro che governano devono essere i più sapienti (hanno potere superiori a quelli di tipo tecnico, perché possono orientarsi all'idea del bene cosa che chi ha competenze solo tecniche non è in grado di fare).

b) Nel 20esimo secolo

Quando si sviluppano le scienze sociali, il paradigma sistemico trionfa grazie a due indirizzi:

  • Il pluralismo: indirizzo della scienza politica che si origina negli anni '10 del '900 grazie ad Arthur Bentley (politologo e filosofo statunitense) e poi nella seconda metà del '900 grazie a Robert Dahl (teorico politico statunitense). Bentley introduce l’idea di studiare la politica studiando i gruppi sociali (quelli attraverso i quali la società è organizzata) e le loro attività. Dahl sulla base di Bentley propone di modificare il termine "democrazia" in "poliarchia". Ha stabilito la teoria pluralista della democrazia – in cui i risultati politici sono messi in atto attraverso gruppi di interesse competitivi, anche se disuguali – e ha introdotto la "poliarchia" per descrivere una forma di governo in cui il potere è investito in più persone. Per Dahl il più vicino all'ideale democratico che qualsiasi paese può raggiungere è la poliarchia. Secondo Dahl, il principio democratico fondamentale è "la continua reattività del governo alle preferenze dei suoi cittadini, considerati come pari politici" con opportunità non compromesse. Per lui studiare la democrazia nella sua concretezza non consente di descrivere bene la realtà e rifà alla poliarchia. Sistema poliarchico in cui molti gruppi agiscono contemporaneamente.
  • Il funzionalismo (Talcott Parsons), (si sviluppa nel secondo dopoguerra) riprende l'idea della società come organismo (un insieme) di funzioni/ruoli svolti al suo interno e che diventano sempre più complicati via via che la società diventa complessa. Il funzionamento della società mette insieme attori pubblici e attori privati. Si è a lungo presentato come una teoria antagonista del pluralismo ma: In realtà questi due modelli, nascono e/o hanno successo a metà '900 (anni '50 e '60) perché in quegli anni si era nella fase della decolonizzazione (cioè molti paesi sempre stati sotto il controllo di potenze si trovano difronte alla possibilità di chiedere l'indipendenza es. l’Asia). Gli americani si pongono il problema di come esportare il loro modello di governo e che tipo di modello esportare. Si inventano la teoria della modernizzazione che vuole descrivere un sistema moderno applicabile a questi paesi che escono da una condizione di arretratezza. Nasce l'urgenza di descrivere la società americana in un certo modo. Queste due teorie sono teorie che intendono legittimare la democrazia americana. Funziona perché al suo interno ha ruoli e funzioni attraverso cui si articola. L'elemento comune alle due funzioni è che è scomparso il popolo. Perché difronte a questi paesi la preoccupazione era di evitare movimenti di piazza che potessero avvicinare questi paesi all'Unione Sovietica o Cina. In questo periodo gli americani coniano il termine "populismo", riferito a movimenti che aizzano le persone nelle piazze e sono considerati pericolosi. Il modello che vogliono esportare è un modello di democrazia senza popolo. Ha un significato ideologico molto forte, l'idea è che la modernizzazione passi attraverso l'esportazione del modello del pluralismo e funzionalismo. L'idea di "governabilità": cioè se non si pongono limiti il popolo degenera.

Il paradigma gioco/mercato

Ha avuto successo negli ultimi decenni. È stato il paradigma dominante dalla metà degli anni '70 quando l'occidente entra in crisi a causa di vari aspetti, una crisi in base alla quale non si ha più fiducia del modello in vigore fino a quel momento.

a) Ludwig von Mises

Uno dei precursori fu Ludwig von Mises (economista) che fonda una scuola negli Stati Uniti a partire dall'idea di fondare una nuova scienza: la prasseologia (legata alla sfera dell'azione, sfera pratica) la scienza dell'agire umano. La prasseologia è lo studio delle azioni intraprese dagli esseri umani e, in senso economico, si riferisce a un approccio all’economia fortemente dipendente dallo studio delle azioni degli individui. L'agire umano è sempre dettato da un ragionamento economico, alla base della ragione vi è sempre la ragione economica. Decidiamo che azioni compiere sulla base di un’analisi di costi e benefici. Questa analisi è la sostanza del ragionamento economico.

Funziona come un gioco di società la società: attori che agiscono sulla base di costi e benefici, con un arbitro (lo Stato) che in quanto arbitro "non gioca". (una sorta di mano invisibile) se interviene rompe i meccanismi del gioco. Vi è l’idea che la società si sia sviluppata in modo spontaneo e che gli interventi artificiali esterni non consentono il suo sviluppo (interrompono il gioco spontaneo). Questi interventi sono quelli della mente pianificatrice (es. controllo prezzi/controllo produzione) questi interventi sono considerati totalitarismi.

b) Friedrich von Hayek

Su questa base (teorie di Mises che fu il suo maestro) critica il costruttivismo (es. comunismo, idee che vogliono essere ipernazionaliste, metodologia olistica cioè che concepisce la società come un "tutto") e gli contrappone l'individualismo metodologico (cioè la prasseologia, cioè individui che competono l'uno con l'altro).

c) Dalla metà degli anni '70

(sviluppo neoliberismo), fino a quell'epoca gli stati avevano dato un ruolo sempre più importante all'economia. C'era il welfare state, durante la crisi petrolifera e di identità dell'occidente che si accompagna ad una crisi del Welfare, tutte le risorse messe a disposizione nel welfare state vengono considerate possibili fonti di spreco. Come evitare lo spreco? Restringendo.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher spivero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Borgognone Giovanni.
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