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Il pensiero politico inglese nel secolo XVII

Giacomo I (1603-1625)

In Basilikon Doron (scritto per il figlio Enrico, morto nel 1612) e in The true law of free monarchies sostiene che il re è scelto da Dio, che è suo unico giudice. Il re ha pieni poteri sui sudditi. (Concezione del re padrone)

Robert Filmer (1588-1653)

Noto grazie a Locke, autore di Il Patriarca. Si richiama alle Sacre scritture: il re come il pater familias con autorità morale. (Concezione del re padre)

Fermento ideologico sotto la dittatura di Oliver Cromwell dal 1649 al 1658

John Milton (1608-1674)

Segretario particolare di Cromwell, autore del Paradiso perduto e della Difesa del popolo. È per il regno della libertà e dell'uguaglianza, che si identifica col regno di Cristo. Favorevole al regicidio.

James Harrington (1611-1677)

Autore di Aforismi politici e di Oceana (1656), opera utopistica, in cui mette la proprietà a fondamento dell'ordine sociale. Struttura governativa: Senato (iniziativa), Popolo (approvazione), Magistratura (esecuzione). Repubblicano.

Livellatori

Fanno parte dell'esercito di Cromwell e si dichiarano per l'uguaglianza civile e politica, ma (contrariamente al significato del loro nome) non sono affatto comunisti. Esprimono piuttosto le aspirazioni degli artigiani e dei piccoli proprietari terrieri. Il leader è John Lilburne.

Zappatori

Appartengono alla corrente estremista dei livellatori e avanzano istanze radicali di riforme economiche e sociali. L'opera che meglio esprime il loro pensiero è la Law of freedom (1652) di Gerrard Winstanley loro esponente.

Thomas Hobbes (1588 - 1679)

Il suo libro principale, in cui espone la dottrina politica, è il Leviathan (1651). In esso, assieme a tanto rigore metodologico, è possibile imbattersi in inattese trattazioni di argomenti di problemi di teologia e di demonologia. Leviathan (Leviatano) è il nome di un terribile mostro marino citato nella Bibbia. Il filosofo inglese usa questo nome per dare il titolo al suo celebre trattato di filosofia politica, in cui viene giustificato lo Stato assoluto.

Il potere dello Stato, paragonato alla forza del terribile mostro descritto da Giobbe nella Bibbia, è ritenuto necessario allo scopo di mantenere la pace e la convivenza tra gli uomini. Frontespizio del Leviatano: il gigante che si erge sulla montagna.

Lo Stato nasce per garantire qualcosa che non è naturale (la pace) ma si costruisce in modo artificiale: la pace non è naturale, ma la guerra è naturale. Emerge quindi una concezione pessimistica dell'uomo.

Per Hobbes lo stato non è qualcosa di diverso dalla Chiesa, ma lo stato è anche chiesa, la chiesa è un modo diverso per definire lo stato. Stato e Chiesa sono nelle mani del leviatano.

La paura è la protagonista della filosofia politica di Hobbes. La paura è causa della guerra e diventa la causa da cui viene fuori la costruzione dello stato come unica via d'uscita da una condizione che mette in pericolo il bene più importante di cui l'uomo può godere cioè la vita. La paura diventa la protagonista che determina la necessità di edificare artificialmente uno stato che è in grado di garantire qualcosa che in natura non esiste cioè la pace.

Mentre Epicuro, fondatore della scuola post aristotelica, invita gli uomini a non avere paura; invece il tentativo della filosofia politica hobbesiana è quello di far capire agli uomini di convivere con la paura, Hobbes fa capire all'uomo che deve fare i conti con la paura.

Hobbes appartiene alla corrente del giusnaturalismo moderno. Il termine giusnaturalismo significa "diritto naturale".

Nello stato di natura vige il diritto naturale: gli uomini vivono nella loro singolarità. Nello stato politico vige il diritto positivo: gli uomini vivono coesi in un corpo politico. L'uno è l'opposto dell'altro.

Hobbes parte da una concezione dicotonica cioè una concezione dove non ipotizza una terza condizione in cui l'uomo vive: l'uomo o vive nello stato di natura o vive nello stato politico.

La sua riflessione vuole dimostrare la necessità di abbandonare lo stato di natura e di entrare in una società politica perché garantisce qualcosa che invece lo stato di natura non garantisce. Nello stato di natura tutti gli uomini sono uguali e non c'è un rapporto di obblighi e ubbidienza. Uno stato in cui non esiste una sanzione se non rispetto una legge. Tutti gli uomini desiderano le stesse cose, l'uomo è dominato dalla cupidigia naturale quindi l'uomo vuole appropriarsi in modo esclusivo delle cose, desidera le stesse cose degli altri. Dato che tutti vogliono e desiderano le stesse cose è inevitabile il conflitto. Lo stato di natura è uno stato di guerra di tutti contro tutti. Nello stato di natura domina il diritto naturale cioè ciascuno ritiene di avere un diritto su tutto in modo esclusivo.

Lo stato di natura è disciplinato dalla legge naturale, ma per legge naturale non si intende diritto naturale. La legge naturale è premessa fondamentale per l'elaborazione del diritto positivo secondo cui uno e uno solo è il diritto che emana il sovrano. Hobbes, per descrivere lo stato di natura, riprende l'espressione plautina "homo homini lupus" → l'uomo si comporta nei confronti dell'altro uomo come un lupo ed è portato istintivamente a sbranare il suo simile. Quindi è un essere egoista, feroce che vede l'altro come un ostacolo da superare.

La vita dell'uomo viene esemplificata da Hobbes come una corsa; la felicità è arrivare per primi, invece restare indietro è morire. Quindi lo scopo di ogni individuo è arrivare per primo e l'altro viene visto come un ostacolo da superare, nella consapevolezza che se non supero il mio simile, il mio simile supererà me. Nello stato di natura, infatti, il bene più prezioso dell'uomo cioè la vita è messa in pericolo perché l'uomo non morirà per morte naturale ma morirà di morte violenta del suo simile. (c'è la paura di morire di morte violenta).

Concezione pessimistica della natura umana

La paura di morire di morte violenta spinge l'uomo, dotato di ragione naturale, a non voler vivere più così in uno stato di natura dove la vita è messa in pericolo. La ragione detta all'uomo alcuni consigli, la legge naturale.

Hobbes parla di legge naturale, sono dei consigli della retta ragione:

  • L'uomo spontaneamente deve rinunciare al diritto su tutto quindi deve rinunciare a possedere tutto in modo esclusivo e accontentarsi di avere tanta libertà rispetto agli altri quanta egli stesso ne riconosce agli altri rispetto a sé. Questa legge naturale non è altro che il precetto evangelico "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te".
  • Cercare e conseguire la pace.
  • Bisogna stare ai patti, le regole stabilite devono essere rispettate (pacta servanda sunt).

Non confondere il diritto naturale e la legge naturale:

  • Il diritto naturale → ciascuno ritiene di avere un diritto su tutto in modo esclusivo.
  • La legge naturale → consigli della retta ragione che spingono l'uomo a creare le premesse per abbandonare lo stato di natura e entrare nello stato civile.

Hobbes parla di coestensione di legge naturale e di legge civile: cioè la legge naturale serve per parlare di diritto positivo cioè un diritto emanato dal sovrano. In una società in cui ci sono rapporti di comando e di ubbidienza, questi consigli diventano comandi. Il comando del diritto positivo si ha grazie alla spada: i patti senza la spada del sovrano sono parole al vento, non hanno un valore, quindi è la forza del sovrano/ il comando garantisce tutto ciò che lo stato di naturale non può garantire.

Con Hobbes la politica diventa una costruzione umana: lo stato politico non esiste in natura ed è un artificio umano. Lo stato politico nasce come contrapposizione allo stato di natura e sorge per eliminare i vizi, i difetti che caratterizzano lo stato di natura e per porre rimedio a tutto ciò che lo stato di natura non garantisce. La solidarietà, l'altruismo è qualcosa che l'uomo è obbligato a fare in una società politica (perché non è naturale).

Anche nello stato politico l'uomo deve imparare a vivere insieme agli altri e manifesta un istinto che lo porta a vedere l'altro come un ostacolo. Hobbes individua tre cause principali di contesa:

  • La competizione che scaturisce dal desiderio di guadagno dell'uomo.
  • La diffidenza scaturisce dalla tutela della sua sicurezza.
  • La gloria scaturisce dal desiderio di avere garantita la propria reputazione (concezione antropologica di Hobbes > visione pessimistica dell'uomo > Gli uomini si avvicinano agli altri non per cercare degli amici, ma per trarre dei vantaggi).

Hobbes fa parte del Giusnaturalismo moderno che caratterizza il 600. Il Giusnaturalismo presuppone un rapporto dicotonico tra stato di natura e società politica cioè l'uomo o vive nello stato di natura o vive nella società politica. Non è contemplata una terza alternativa. Hobbes vuole far capire che non c'è possibilità di salvezza per l'uomo al di fuori della società politica. Al di fuori dello Stato si ritorna a vivere nello stato di natura e non è possibile immaginare che al di fuori dello Stato politico ci possa essere pace e serenità. Fuori dallo stato c'è il dominio delle passioni, la guerra, la paura, l'ignoranza invece nello stato c'è il dominio della ragione, pace, sicurezza, ricchezza, benevolenza, socievolezza. Dunque la società politica garantisce tutto ciò che lo stato di natura non è in grado di garantire.

Nella storia dell'uomo ci possono essere degli eventi similari alla descrizione che lui propone dello stato di natura; Hobbes infatti indica tre esempi storici attraverso cui immaginare lo stato di natura:

  • La vita tribale dei popoli primitivi
  • La guerra civile (espressione di una condizione di belligeranza nella quale si assiste alla guerra di tutti contro tutti)
  • Relazioni internazionali (dove vige la guerra)

Nel 17° capitolo del Leviatano Hobbes parla del mondo animale e in particolare parla delle api e delle formiche che sono delle creature che senza coercizione vivono socievolmente e agiscono solo per il bene comune del formicaio/sciame. L'uomo invece non è capace di vivere come le formiche in una naturale socievolezza, gli uomini sono sempre in competizione tra loro per l'onore e dignità e di conseguenza nasce invidia, odio che sono le cause della guerra. Le formiche, afferma Hobbes, non conoscono la competizione e quindi non conoscono invidia, odio che sono le cause della guerra. Per le api e formiche il bene comune non differisce dal bene privato: il bene individuale della formica coincide con il bene collettivo del formicaio e non hanno un loro bene da perseguire. Le formiche non hanno quella visione utilitaristica e egoistica che invece contraddistingue l'essere umano che è portato a guardare se da quell'azione può trarre un vantaggio. L'individuo è considerato come un essere in cui c'è una distinzione tra bene privato e il bene comune. Le formiche, non essendo dotate di ragione, non sono prese dall'invidia e se nella gestione della comunità qualcuno dovesse sbagliare non sono presi dall'invidia; invece nella comunità umana se nella gestione degli affari comuni qualcuno pecca, l'individuo si erge sul piedistallo, si ritiene più saggio degli altri e questo è causa di conflitto. L'uomo (animale politico dotato di parola) grazie o a causa della sua parola può fare apparire agli altri ciò che bene nelle sembianze di male e ciò che male come bene. Le leggi positive vengono elaborate sulla base delle leggi naturali.

Secondo i giusnaturalisti prima dello Stato esiste una società naturale che è retta da leggi naturali che sono dettate dalla ragione. Questa necessità di uscire dallo stato di natura è dettata dalle tre leggi di natura. Le leggi naturali che sono utilizzate dal potere sovrano per formulare il diritto positivo rendono Hobbes un pensatore che nasce nel solco del giusnaturalismo (esistono delle leggi di natura antecedenti al diritto positivo), ma finisce per approdare nell'ambito del giuspositivismo. Per Giuspositivismo si intende che uno e uno solo è il diritto cioè quello emanato dal potere sovrano. Il potere sovrano è il potere supportato poiché frutto di rapporti di comando e obbedienza (non presenti nello stato di natura dove vige assoluta uguaglianza), garantisce la forza ed è l'unico dotato del potere sanzionatorio e punitivo. (diritto / leggi positivo)

La paura è la causa che determina la consapevolezza degli uomini di dover abbandonare lo stato di natura e di proteggere la vita, il bene più prezioso. La vita si può proteggere in una dimensione innaturale (artificiale) cioè con la pace, che va costruita artificialmente. Per costruire la pace bisogna abbandonare lo stato di natura (la guerra) e entrare nella società politica e questo avviene attraverso un contratto. I contraenti, con la loro volontà di abbandonare lo stato di natura e di entrare in una società politica, costituiscono il corpo del sovrano alienando però i propri diritti, rinunciando il proprio diritto su tutto e sottoponendosi a una dimensione nella quale è giusto ciò che il leviatano comanda e non agire in un determinato modo se il leviatano lo vieta. La società nasce attraverso un contratto e non per una naturale propensione dell'uomo ad aggregarsi. Mentre nella dimensione naturale è bene ciò che mi procura piacere ed è male ciò che mi procura disgusto in maniera soggettiva, nella società politica il leviatano stabilisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male. Lo Stato nasce per volontà dell'uomo di abbandonare lo stato di natura in cui vige una condizione di precarietà e violenza ed entrare in uno stato politico che garantisce la pace attraverso la legge e i rapporti di comando e obbedienza. Per raggiungere la pace gli individui, grazie alle leggi naturali, istituiscono un patto. Hobbes afferma che per vivere in una dimensione di pace è necessario istituire un potere in grado di tenere tutti in soggezione. Hobbes fa una distinzione tra paura e terrore:

  • La paura è ciò che provo nello stato di natura cioè sapere che morirò non di morte naturale ma di morte violenta e quindi si arriverà all'estinzione della specie.
  • Il terrore è la somma della paura più la soggezione. La soggezione la incute il potere di comando che ha il sovrano. (necessità di abbandonare la condizione di paura per entrare in una condizione di terrore)

Il patto artificiale viene chiamato da Hobbes patto di unione. Come si realizza? Affinché si realizzi il patto di unione occorre che tutti gli individui decidano di cedere il loro diritto il diritto di governare se stessi (che caratterizza la condizione dello stato di natura) al potere sovrano (leviatano), l'unico in grado di garantire la pace e tranquillità. Si tratta di un patto di unione che non coinvolge il sovrano ma gli unici contraenti sono i sudditi. Il sovrano non è vincolato dal patto.

Dunque la caratteristica del patto di unione è l'autorizzazione dei contraenti. I contraenti che compongono il corpo sono unanimemente d'accordo nel cedere tutti i loro diritti a quest'uomo (o a un'assemblea) in un accordo in cui il patto di unione che si edifica attraverso i contraenti e che non coinvolge il sovrano che è escluso. Gli unici contraenti sono gli individui/ i sudditi che alienano il diritto di governare se stessi, cioè quel diritto che godeva nello stato di natura, cedendoli a quest'uomo o a un'assemblea. Il patto di unione è una somma/mescolanza tra il patto che edifica la società (contraenti) e il sovrano. L'unione dei contraenti crea una volontà che finisce per coincidere con la volontà del sovrano. La volontà dei contraenti coincide con la volontà del sovrano cioè questo significa che i contraenti non possono mettere in discussione la bontà della volontà del sovrano e non possono contraddire la volontà del sovrano perché sarebbe un errore logico, in quanto la volontà dei contraenti non è diversa dalla volontà del sovrano. Non esistendo due volontà separate non ci possono essere rivolte (resistenza attiva).

Nel momento in cui abbiamo da una parte un patto tra il popolo contraente e un sovrano che è vincolato dal patto e dall'altra abbiamo un patto che istituisce la società con cui un popolo si sottomette al potere di sovrano. Quando tengo separati i due patti: con un patto istituisco la società e con l'altro patto i contraenti si vincolano a un'autorità politica, è possibile la rivoluzione perché da una parte c'è la volontà del popolo e dall'altra la volontà del sovrano che sono tenute separate e non coincidono. Il sovrano è vincolato al patto e ha degli obblighi.

  • Il giusnaturalista che tiene i due patti quello che istituisce la società e quello che istituisce la forma di governo separati, allora siamo dinanzi a uno pensatore che ritiene lecita la rivoluzione.
  • Laddove siamo in presenza di un patto di unione che unisce i due patti allora siamo in presenza di un pensatore che rifiuta l'idea del popolo che si possa ribellare.
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ciccio._67 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Campanella Claudia.
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