Estratto del documento

Storia del pensiero economico

Lezione 1: l'economia antica (Aristotele, Senofonte e gli agronomi latini)

I principali storici greci legati all'economia sono Senofonte e Aristotele (“Oikonomia”); gli storici del mondo romano sono, invece, Catone, Varrone e Columella, i quali scrissero trattati sull'agricoltura.

Significato di “economia”, in greco “Oikonomia”

“Oikonomia” significa “economia” e deriva dal greco: “Oikos” (“casa”, intesa come insieme dei beni mobili ed immobili che formano il patrimonio del “despotes”, cioè il padrone → ossia del “pater familias” in latino che rappresenta il padre di famiglia); “Nomos” (“amministrazione, legge” → dal latino: “nemein”, ossia condurre); quindi “oikonomia” viene definita come l'amministrazione del patrimonio (fondiario) da parte del despotes.

Caratteristiche del “pater familias”

Il Pater familias è:

  • Membro dell'aristocrazia cittadina (“polites”, ossia il patrizio);
  • Proprietario fondiario;
  • Ha diritti politici e partecipa al governo della città.

Caratteristiche dell'oikonomia

In Aristotele, l'economia trova una sua collocazione all'interno delle principali suddivisioni della filosofia:

  • Teoretica: logica, fisica, storia naturale, metafisica;
  • Pratica: morale (governo della persona), economia (governo della casa), politica (governo della città).

→ Il “pater familias” è l'unica figura che assomma in sé i 3 rami della filosofia pratica, in particolare ha “diritto” al governo della casa e al governo della città.

→ Inoltre, “l'oikonomia” è caratterizzata da 3 rapporti di ineguaglianza:

  • Padrone-servo;
  • Marito-moglie;
  • Padre-figlio.

Il “fine” dell'economia

Per Senofonte il fine e l'obiettivo dell'economia è quello di accrescere le sostanze; mentre per Aristotele il fine dell'economia è il raggiungimento della “vita buona”, ossia di una vita degna di essere vissuta e che realizza al massimo ed a pieno la potenzialità dell'essere umano.

Secondo Aristotele, l'attività di produzione nasce con la crematistica, ovvero l'arte di ricavare ricchezza dalle sostanze: da “kremata” (agricoltura, scambio, terra non coltivata – boschi e miniere).

La crematistica può essere:

  • Naturale: l'arte di ricavare ricchezza dalle sostanze con il fine di raggiungere la “vita buona” (la ricchezza rappresenta solamente il “mezzo”, e non il fine);
  • Innaturale: l'arte di ricavare ricchezza dalle sostanze con il fine di accrescere esclusivamente le ricchezze in quanto tali (arricchimento).

Lezione 2: economia politica nell'età moderna (rinascita dei commerci coloniali e transoceanici a seguito della scoperta dell'America e della circumnavigazione dell'Africa)

Nei secoli XVI (sedicesimo)- XVIII (diciottesimo) si ebbero due nuovi fenomeni:

  • Il risveglio dei commerci e delle economie europee;
  • Affermazione degli Stati nazionali.

Questi due fenomeni legati assieme portarono alla creazione del Capitalismo (sistema economico per cui si elargisce una parte del capitale iniziale per avviare il processo produttivo ed ottenere successivamente un profitto proporzionale a tale capitale iniziale elargito).

Le principali materie di interesse economico erano il commercio estero, la gestione dell'urbanizzazione e della povertà, la finanza pubblica e l'organizzazione della macchina amministrativa dello Stato centralizzato.

→ Il punto di riferimento è quella che già Aristotele aveva chiamato “Economia politica”, la quale viene considerata una branca della Scienza dello Stato o della Scienza del Legislatore e viene insegnata ai futuri burocrati dello Stato.

Economia politica

È una disciplina normativa che ha per soggetto (protagonista) il sovrano.

Il suo oggetto è ampio, comprende la finanza pubblica, politiche commerciali, politiche sociali, ma anche l'arte complessiva di amministrare la macchina statale.

I “fini”: ricchezza, potenza, popolosità e “pulitezza” della nazione.

Tale disciplina è oggetto di:

  • Trattati e manuali rivolti al Sovrano e alla Corte (ministri e consiglieri del Re). Il primo testo che reca nel titolo il termine “economia politica” fu “Traictè de l'oeconomie politique” del 1615 di Antoine de MONTCHRESTIEN;
  • Opuscoli, “pamphlets”, che discutono provvedimenti legislativi (possono essere di consiglieri di parte governativa, membri della corte, ma anche agli soggetti interessati alle politiche commerciali, finanziarie, assistenziali: membri delle municipalità, mercanti, dirigenti di compagnie commerciali privilegiate).

Lezione 3: mercantilismo (le politiche mercantilistiche)

Con l'espressione “mercantilismo”, coniata solo nel XX secolo, ci si riferisce al sistema mercantile che, alla fine del XVI secolo, si sviluppò in Inghilterra.

Il mercantilismo è una categoria storiografica, in particolare non designa una teoria, ma bensì un insieme di politiche economiche relative soprattutto al commercio internazionale e tipiche degli Stati Moderni.

Si distinguono 2 fasi:

  • Bullionismo (XVI-XVII secolo in Inghilterra) → idea di fondo: la base monetaria del paese era scarsa a causa del costante drenaggio di oro e di argento, per cui il governo doveva impedire in tutti i modi tale fuga di denaro. Ciò era dovuto principalmente a due fenomeni, cioè la tosatura della moneta (le zigrinature laterali delle monete venivano limate dai mercanti in modo da ricavare polvere d'oro, che veniva venduta, determinando una riduzione del valore della moneta) e l'alterazione della moneta (“signoraggio”, da parte del sovrano, la moneta veniva ritirata e coniata nuovamente allungandola con lo stagno, anche in questo caso facendo diminuire il suo valore), provocando un aumento della quantità di moneta che, però, vedeva diminuito il suo valore nominale. Tale problema fu risolto dalla Legge di “Gresham”, secondo la quale la moneta tosata o alterata poteva circolare solo all'interno del regno (nel paese si utilizzava la moneta “cattiva”), in modo che il commercio internazionale con altri Stati potesse essere effettuato solo con la moneta “buona” (in questo modo si spiegava la mancanza di moneta).
  • Mercantilismo: si basava sull'ipotesi che la ricchezza era rappresentata dai metalli preziosi (oro e argento delle monete, anche se in realtà la vera ricchezza sono le merci che vengono acquistate con il denaro, come sostenuto in seguito da Adam Smith). Thomas Mun coniò il concetto di “bilancia commerciale” che, se in attivo (esportazioni > importazioni), permetteva di conservare i metalli preziosi all'interno del Paese, con la conseguenza che vennero adottate delle politiche protezionistiche (incrementare le esportazioni e ridurre le importazioni). Inoltre, per mantenere la bilancia commerciale in attivo, le importazioni venivano tassate (applicando dei dazi doganali) e disincentivate.

→ I principali motivi razionali alla base del Mercantilismo erano:

  • Costituire un “tesoro” nazionale da usare in caso di necessità;
  • Considerare l'influenza della moneta sulle variabili reali.

Rapporti moneta-variabili reali

Nella prima fase (prima metà del '500), l'afflusso di oro e argento dalle miniere americane provocò un forte aumento dei prezzi; fu così che gli studiosi compresero il meccanismo alla base dell'equazione degli scambi: M*V= P*T (M= massa monetaria; V= velocità di circolazione; P= livello dei prezzi; T= volume delle transazioni o quantità scambiate), per la quale al crescere di “M” consegue un relativo aumento del livello dei prezzi “P” (esiste una relazione tra “M” e “P”).

Nella seconda fase (XVII secolo) si attenuarono le spinte inflazionistiche e si pose in primo piano la relazione tra “M” e “T”. La condizione è che esistevano lavoratori e capitali inattivi. Si osservò infatti che le grandezze monetarie influenzavano quelle reali (metodo diretto e metodo indiretto, in particolare il metodo indiretto precisa che l'aumento di “M” fa diminuire il tasso di interesse “i”, portando ad un incremento degli investimenti “I”). Tale metodo fu respinto dagli economisti classici, i quali ritenevano che il tasso di interesse “i” fosse determinato sul mercato del capitale. In seguito, Keynes rivalutò il tasso di interesse “i” affermando che esso fosse determinato sul mercato monetario.

Mercantilismo e colbertismo

Il Colbertismo si sviluppò in Francia, parallelamente al Mercantilismo inglese, grazie all'idea delle “manifatture privilegiate” del ministro Jean-Baptiste Colbert, secondo cui era possibile aumentare le esportazioni tramite la produzione di beni di lusso.

Questa politica economica, che condivideva molti aspetti di fondo con il Mercantilismo, si basava sull'ipotesi di fondo che la ricchezza mondiale va considerata un “dato”, che negli scambi internazionali il guadagno di un paese corrisponde alla perdita degli altri (gioco a somma nulla) e che occorre in ogni modo favorire le manifatture nazionali.

In questo modo, lo stato francese riuscì ad investire denaro pubblico per creare un grande vantaggio competitivo rispetto alle altre potenze europee.

Popolazione e salari

Inoltre, in questo periodo, la popolazione era insufficiente per sostenere lo sforzo lavorativo, rendendo necessarie alcune politiche demografiche attive.

In particolare era diffusa l'ipotesi secondo cui l'aumento dei salari era in grado di ridurre l'offerta di lavoro (da parte dei lavoratori), con la conseguenza che una popolazione numerosa poteva garantire dei salari bassi, i quali a loro volta assicuravano un alto livello di produttività (salario e produttività inversamente proporzionali, mentre oggi si ritiene il contrario e cioè che ad un aumento del salario corrisponde un incremento della produttività).

Il presupposto di tali considerazioni era che il lavoratore non doveva avere alternativa fra maggiori consumi e maggiore tempo libero, ma soltanto tra lavoro e tempo libero.

Lezione 4: critiche alle politiche mercantilistiche

La prima critica al Mercantilismo che possiamo osservare in ordine cronologico è quella di David Hume (filosofo scozzese), secondo il quale la teoria della bilancia commerciale favorevole era inefficiente. La sua idea, definita come “price-specie flow mechanism”, era basata sull'ipotesi che una bilancia commerciale in attivo comportava una variazione positiva della base monetaria “M”, alla quale seguiva un relativo aumento dei prezzi nel paese attivo (relazione proporzionale fra “M” e “P”).

Tuttavia, il corrispettivo stato in passivo vedeva diminuire il proprio livello dei prezzi, con la conseguenza che si riduceva la competitività del paese in avanzo, a favore della crescita di quella relativa allo stato in disavanzo, portando quindi ad un generale riequilibrio delle bilance commerciali, al quale seguiva la cessazione dei flussi monetari.

La condizione necessaria del modello di Hume era un'elevata elasticità rispetto al prezzo della domanda dei beni esportati; al contrario, se invece l'elasticità è bassa, al peggiorare delle ragioni di scambio, il saldo tra esportazioni ed importazioni migliora più in termini di valore di quanto peggiori in termini di quantità.

Il meccanismo di Hume

Il meccanismo di trasmissione tra variabili monetarie e reali prevedeva due casi:

  • Aumento improvviso e a pioggia: un aumento della base monetaria “M” determina un forte incremento del livello dei prezzi “P” (aumentando il potere di acquisto avrò un incremento dei prezzi → è un caso limite);
  • Aumento a favore di un particolare gruppo di operatori, ad esempio gli esportatori: un aumento della base monetaria determina un incremento del volume delle transazioni “T” (in un primo momento) e un aumento dei prezzi solamente in un secondo momento (nel caso aumentando il potere di acquisto ad un solo gruppo di operatori).

Più in dettaglio:

Aumento della massa monetaria (potere di acquisto) → aumento dei lavoratori impiegati (inizialmente a salari invariati a causa della disoccupazione) → aumento della domanda → aumento dell'offerta → piena occupazione → aumento dei salari (poiché tutti i lavoratori sono impiegati e quindi se voglio trasferirli nella mia impresa devo elargire salari più alti) → incremento dei livelli dei prezzi.

→ Un'altra critica fu quella mossa da Richard Cantillon, secondo il quale un'iniezione di liquidità non modificava solamente il livello generale dei prezzi, ma anche la struttura dei prezzi relativi.

Lezione 5: la fisiocrazia

La fisiocrazia, dottrina economica in opposizione al Mercantilismo, con lo scopo di risollevare le sorti delle scarse finanze francesi, si sviluppò in Francia nella seconda metà del '700 (1760-1780) e si basava sull'ipotesi che lo Stato fosse diviso in 2 parti dal punto di vista agricolo: la piccola agricoltura a sud ed ovest (campi chiusi, aratura per mezzo di buoi, piccola proprietà e mezzadria) e la grande agricoltura a nord (campi aperti, aratura per mezzo di cavalli, grande proprietà fondiaria e affittanza capitalistica). In presenza del Colbertismo, il contesto politico del tempo era connotato da una complessa organizzazione fiscale, con regimi diversi a seconda delle regioni e dei dazi interni. Inoltre, dal punto di vista agricolo, avevano particolare importanza la proibizione dell'esportazione dei cereali e il sistema dell'Annona, cioè un'amministrazione pubblica francese con il compito di gestire la distribuzione di prodotti alimentari a seconda del periodo e del territorio.

Sotto il profilo economico, la Francia era caratterizzata da leggi contro l'usura, infatti il tasso di interesse dei prestiti non poteva superare il 6% (altrimenti era considerato “usura”, non più un normale prestito).

Dal punto di vista culturale, fu l'epoca dell'illuminismo e del rinnovamento del pensiero, sporgendo una critica alla tradizione precedente (movimento di rinnovamento da cui deriva il pensiero moderno dei nostri tempi → esso si diffuse nell'ambiente aristocratico e dell'alta borghesia; nei “salons” e nelle accademie si tenevano riunioni con personaggi estremamente colti e nobili di corte).

→ La dottrina fisiocratica si basava sul lavoro di Francois Quesnay (medico di corte di Luigi XV: 1694-1774), secondo il quale l'agricoltura era la vera base di ogni altra attività economica, infatti egli riunì attorno a sé un circolo di aristocratici colti che si appassionarono alla “nuova scienza dell'economia politica” (Quesnay fu il leader di quella che verrà chiamata la “setta fisiocratica”).

I fisiocratici venivano chiamati anche “les economistes” e si può parlare di un primo esempio di “scuola di pensiero”, ossia di un gruppo coeso (con al vertice un maestro ed al di sotto una vasta scala di discepoli).

→ Con la fisiocrazia, l'economia politica è concepita come una scienza “positiva”, con principi, leggi ed una vigorosa logica interna; si introdusse il concetto di “legge naturale” o “ordre naturel”.

La “nuova scienza dell'economia politica” deriva dalla tradizione “giusnaturalista”:

  • Divina provvidenza ordinatrice del mondo;
  • Due tipi di leggi: fisiche (deterministiche) e morali (richiedono un'adesione volontaria);
  • Concezione dualistica del diritto: diritto naturale e diritto positivo.

→ La “nuova scienza dell'economia politica” si distingue dalla “vecchia” economia del Sovrano perché non è più un insieme di “ricette” per il buon governo della nazione, ma bensì è una scienza che analizza le leggi economiche naturali attraverso le quali la società si riproduce in modo ordinato.

Il Sovrano deve prendere atto di questo ordine naturale e rispettarlo, non intervenendo in modo arbitrario. La parte “normativa” della scienza economica (ciò che deve essere) è ora una conseguenza dell'analisi “positiva” (ciò che è) delle leggi che regolano il mondo economico.

Si ricordi che queste leggi derivano a loro volta da una “mente ordinatrice” che sono state prescritte da Dio.

Lezione 6: Francois Quesnay e il “Tableau Economique”

L'opera di maggior importanza di Quesnay fu la “Tableau Economique” e rappresenta un modello fisiocratico in cui la società veniva divisa in 3 settori, a cui corrispondevano 3 distinte classi sociali:

  • I proprietari terrieri (questa classe sociale proprietaria riceve il prodotto netto dell'agricoltura, lo consuma e percepisce le rendite; ne fanno parte il Sovrano, la corte, gli apparati dello Stato);
  • I lavoratori produttivi (fittavoli, “fermiers”): questa classe sociale produttiva dispone di capitali propri per effettuare investimenti agricoli di capitale fisso e di capitale circolante, inclusi i salari (anticipati). Inoltre, produce un sovrappiù e paga un affitto (rendita fondiaria) ai proprietari terrieri.
  • I lavoratori sterili (artigiani): questa classe sociale sterile è composta dagli addetti alle manifatture, al commercio e ai servizi. Si producono cose utili, ma non si genera
Anteprima
Vedrai una selezione di 15 pagine su 67
Storia del pensiero economico  Pag. 1 Storia del pensiero economico  Pag. 2
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 6
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 11
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 16
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 21
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 26
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 31
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 36
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 41
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 46
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 51
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 56
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 61
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico  Pag. 66
1 su 67
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiarina830 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Guidi Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community