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La ne del mondo antico 476 d.C.

Tradizionalmente, si considera il come l’anno che segna la ne dell’età antica e l’inizio

Flavio Romolo Augusto,

del Medioevo. In quell’anno, infatti, l’imperatore romano d’Occidente

Augustolo, Odoacre,

detto fu deposto dal generale di origine germanica. Con questo

avvenimento si fa coincidere la ne dell’Impero romano, almeno nella parte occidentale

dell’Europa, perché l’Impero romano d’Oriente sarebbe invece sopravvissuto per quasi altri mille

anni.

In realtà, però, il 476 non deve essere considerato come una rottura de nitiva e improvvisa. Ci

due motivi

sono almeno per cui bisogna ridimensionare l’importanza di questa data.

1) Il primo è che, già da più di un secolo, il centro politico, militare ed economico dell’Impero si

Costantino,

era spostato sempre più verso Oriente. Questo cambiamento era stato voluto da

il primo imperatore cristiano, che nella prima metà del IV secolo aveva organizzato il governo

dell’Impero in due grandi aree, una occidentale e una orientale. Costantino aveva inoltre

Bisanzio,

iniziato a costruire una nuova capitale sul luogo dell’antica sul Bosforo, che sarebbe

Costantinopoli

stata chiamata e che in pochi decenni sarebbe diventata un centro politico ed

economico di primaria importanza.

2) Il secondo motivo è che la deposizione di un imperatore da parte di generali di origine

germanica non era un fatto nuovo. Per questo i contemporanei non considerarono la

deposizione di Romolo Augustolo come una rottura de nitiva con il passato. Lo dimostra

Odoacre, Costantinopoli,

anche il comportamento di che inviò le insegne imperiali a Zenone

riconoscendo formalmente l’autorità dell’imperatore d’Oriente. L’imperatore rispose

patrizio.

concedendo a Odoacre il titolo di

Non si trattò quindi di una vera e propria frattura, ma di una nuova situazione di crisi. La di erenza

rispetto al passato fu che, dopo la deposizione di Romolo Augustolo, non venne più nominato un

nuovo imperatore a Roma. I territori occidentali passarono invece sotto l’amministrazione

dell’Impero romano d’Oriente, la cui capitale era Costantinopoli.

Costantinopoli aumentava sempre

Mentre in Occidente iniziava un lungo periodo di instabilità,

più la propria importanza politica ed economica. Questo raggiunse il suo punto più alto

Giustiniano,

soprattutto durante il regno dell’imperatore che, oltre alla sua importante attività

ricostruire l’unità dell’Impero romano,

legislativa, portò avanti un grande progetto politico:

riconquistando i territori occidentali.

guerra gotica, 535 e il 553,

Questo progetto portò alla combattuta tra il tra i Bizantini e gli

Ostrogoti, che da tempo si erano stabiliti in Italia e avevano formato un regno autonomo.

Belisario

La vittoria delle truppe bizantine guidate dal generale permise di riunire per un certo

periodo le due parti dell’Impero. In particolare, Giustiniano si occupò dell’Italia, che venne

Ravenna.

organizzata in diverse aree amministrative facenti capo a Questa zona prese il nome di

Esarcato ed era direttamente collegata con Costantinopoli. esarca.

A Ravenna risiedeva il rappresentante diretto dell’imperatore, chiamato Egli aveva poteri

sia militari sia politici, disponeva di una propria burocrazia ed era anche responsabile della

giustizia civile e penale in ultima istanza.

Il territorio bizantino in Italia era organizzato in diverse circoscrizioni locali, ciascuna governata da

duca,

un nominato dall’esarca. I duchi rappresentavano l’esarca nei territori a loro a dati e ne

esercitavano i poteri a livello locale. Inoltre, avevano anche importanti compiti militari, legati

Italiae,

all’Exercitus cioè l’esercito bizantino presente in Italia.

prefetto d’Italia,

Accanto ai duchi c’era il che era uno solo e dipendeva anch’egli dall’esarca. Il

questioni scali e nanziarie,

prefetto si occupava soprattutto delle quindi della gestione delle

due

tasse e delle nanze. Il territorio sottoposto alla sua amministrazione era organizzato in

grandi circoscrizioni, vicario: Roma Genova.

ciascuna a data a un uno aveva sede a e l’altro a

fi fi fi ffi fi fi fi fi fi ffi ff

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L’organizzazione bizantina era quindi complessa e articolata, ma doveva confrontarsi con la

Roma,

particolare situazione dell’Italia. per esempio, era ancora l’antica capitale dell’Impero, ma

ormai era fortemente controllata dalle aristocrazie locali, formate dalla classe senatoria e dai

grandi proprietari terrieri. Allo stesso tempo, era sede di un vescovo di grande prestigio, anche se

Ravenna,

quello di Roma non aveva ancora un’autorità assoluta sugli altri vescovi: quello di per

esempio, godeva di una propria autonomia. Il vescovo di Roma stava però iniziando a coordinare

un vasto patrimonio fondiario situato soprattutto nell’Italia centrale e meridionale.

Sicilia

Anche la aveva un’importanza strategica fondamentale per la sua posizione nel

thema,

Mediterraneo. Era organizzata come un cioè una particolare circoscrizione amministrativa

stratega,

e militare, ed era governata da uno dotato di ampi poteri politici e militari e direttamente

collegato a Costantinopoli, senza dipendere da Ravenna.

Venezia,

Vi era poi con il suo ducato, nato anche come risposta alle occupazioni dei popoli

Capitanato d’Italia, Puglia, Lucania e Calabria,

germanici. Vi era il comprendente che in

seguito, dopo l’insediamento dei Longobardi, sarebbe stato anch’esso organizzato come thema.

Pentapoli,

In ne, vi era la formata dalla Romagna meridionale e dalle Marche, un’area adriatica di

grande importanza strategica e dotata di una certa autonomia.

L’Italia bizantina era quindi organizzata, ma in forme diverse a seconda delle condizioni politiche e

militari delle varie zone. Inoltre, le autorità bizantine dovevano mantenere rapporti stabili con le

famiglie e i gruppi di potere locali. boni

Gli esponenti più importanti di queste famiglie, chiamati

homines, potevano assumere ruoli che si trovavano a metà tra l’incarico pubblico e il potere

sia un’autorità u ciale,

homines

privato di tipo clientelare (boni potevano avere perché

sia un’in uenza personale,

ricoprivano incarichi pubblici, perché avevano una rete di persone a

loro fedeli). enti ecclesiastici,

A questo si aggiungeva la presenza degli che non esercitavano soltanto

un’autorità religiosa, ma possedevano anche ampie porzioni di territorio coltivato e quindi

disponevano di un importante potere economico e sociale.

Perciò, anche dopo la vittoria di Giustiniano sugli Ostrogoti, l’Italia bizantina aveva sì una solida

fragile e molto

struttura istituzionale sostenuta dall’Impero d’Oriente, ma rimaneva una realtà

diversa da zona a zona. 568,

Questa situazione divenne ancora più di cile dopo il quando i

Longobardi iniziarono a penetrare nella penisola e conquistarono una parte sempre maggiore del

territorio, dando inizio a una lunga fase di instabilità e profonde trasformazioni.

Medioevo.

È in questo lungo processo che si può collocare l’inizio del

La compilazione giustinianea 529 e il 534,

L’Impero di Giustiniano non fu sostenuto soltanto dalle armi. Tra il infatti, l’imperatore

promosse un grande progetto legislativo che portò alla nascita di una delle raccolte di leggi più

importanti della storia.

A quel tempo, le fonti del diritto romano erano ormai molto diverse rispetto al passato. Alle

consuetudini (mores),

antiche alle opinioni dei più importanti giuristi (responsa) e alle decisioni

del Senato (senatusconsulta) si erano progressivamente a ancate, no in parte a sostituirle,

nuove fonti legate alla crescente concentrazione del potere nelle mani dell’imperatore e dei suoi

rescripta,

funzionari. Tra queste vi erano i cioè risposte date dai funzionari imperiali a singole

questioni o controversie, che potevano poi essere utilizzate anche per casi simili, e le

constitutiones, cioè leggi generali emanate direttamente per volontà dell’imperatore.

Da questa trasformazione nacque l’esigenza di raccogliere e organizzare il materiale legislativo

prodotto nel corso del tempo, e ciò avvenne già prima di Giustiniano. La raccolta più importante

Codice teodosiano, Teodosio II nel 438.

fu il promulgato dall’imperatore Esso raccoglieva le

costituzioni emanate a partire dall’epoca di Costantino e si inseriva nella tradizione di precedenti

Codice gregoriano Codice ermogeniano,

raccolte non u ciali, come il e il risalenti alla ne del

III secolo.

L’opera di Giustiniano fu però molto più ampia. Il progetto venne avviato quando la parte

occidentale dell’Impero era ormai fuori dal controllo di Costantinopoli. I lavori furono a dati al

Triboniano,

giurista che doveva raccogliere e organizzare in modo unitario l’enorme quantità di

materiale legislativo e giuridico esistente. Il progetto si concentrò soprattutto su due elementi: da

fi ffi fl ffi ffi fi ffi ffi fi

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costituzioni imperiali, leges,

una parte le chiamate e dall’altra le opere e le opinioni dei grandi

iura.

giuristi romani dell’età classica, chiamate

529 Codex, 534

Nel venne pubblicata una prima versione del seguita nel dalla versione de nitiva.

12 libri 1.500

Il Codice era formato da e raccoglieva, con modi che e integrazioni, più di

costituzioni, dall’epoca dell’imperatore Adriano no agli anni di Giustiniano. Le costituzioni

diritto ecclesiastico diritto privato

riguardavano diverse materie: il nel libro I, il nei libri II-VIII, il

diritto penale diritto pubblico, amministrativo e scale

nel libro IX e il nei libri X-XII.

533 Digesta, Pandectae, 50 libri.

Nel furono pubblicati anche i o composti da In quest’opera

10.000 frammenti Papiniano, Gaio,

vennero raccolti quasi delle opere dei giuristi romani, tra cui

Ulpiano, Modestino e Paolo, vissuti soprattutto tra il II e il III secolo.

diritto privato,

Nei Digesta prevale soprattutto il con materie come la proprietà e gli altri diritti

reali, le obbligazioni e i contratti, la famiglia e le successioni. Non mancava però il diritto criminale,

47 e 48, libri terribiles

concentrato nei libri chiamati a causa della particolare severità delle pene

Digestum

previste. Il è considerato la parte più importante dell’intera raccolta. Grazie al lavoro di

Giustiniano e Triboniano, infatti, una grande parte della conoscenza giuridica romana è arrivata

no a noi, anche se attraverso tagli e modi che.

533 Institutiones,

Sempre nel vennero pubblicate le una sintesi del sapere giuridico divisa in soli

quattro libri. Gaio

Institutiones

L’opera riprendeva il modello delle scritte dal giurista e aveva uno

scopo principalmente didattico: doveva servire alla formazione dei giovani giuristi nelle scuole

res, personae e

dell’Impero. Il contenuto era organizzato secondo la tradizionale divisione in

actiones.

Dopo la pubblicazione delle raccolte u ciali, Giustiniano continuò a emanare nuove

constitutiones. Queste nuove leggi, emanate successivamente, furono raccolte dopo la sua

565, Novellae constitutiones.

morte, avvenuta nel in una collezione chiamata Con esse si

completò la grande produzione legislativa di Giustiniano, che nel suo insieme è passata alla storia

Corpus iuris civilis.

con il nome di

L’opera di Giustiniano e Triboniano ebbe quindi un’importanza fondamentale perché permise di

conservare e trasmettere la grande giurisprudenza romana dell’età classica. Allo stesso tempo,

però, la legislazione degli imperatori dell’età post-classica, soprattutto di quelli che, da

Costantino a Giustiniano, cristianesimo nella religione u ciale dello

avevano trasformato il

Stato, aveva modi cato alcuni importanti valori della cultura romana classica e, di conseguenza,

anche alcune regole giuridiche.

patria potestà: patria potestà pater familias

Un esempio riguarda la In origine, la attribuiva al un

potere molto forte e rigoroso sui membri della propria famiglia. Con il passare del tempo l’autorità

del padre non venne più vista soltanto come un potere di comando, ma anche come una

responsabilità nei confronti dei familiari. pietas,

Si a ermò così il principio della cioè il dovere

di comportarsi con rispetto, cura e protezione verso i membri della famiglia. Anche la posizione

donna

della cambiò: venne riconosciuta una maggiore dignità sia nel ruolo di moglie,

considerando il matrimonio anche come un legame sacramentale, sia nel ruolo di glia, perché

schiavitù,

nella successione legittima venne equiparata al fratello maschio. Anche la pur

rimanendo un istituto ancora riconosciuto e non eliminato, venne resa meno rigida attraverso

manumissione,

diverse norme, tra cui quelle che facilitavano la cioè la liberazione degli schiavi.

divieto di utilizzare

Il carattere vincolante della legislazione giustinianea era ra orzato anche dal

altre fonti normative e dall’obbligo di attenersi a un’interpretazione prevalentemente letterale

Corpus iuris civilis

delle norme. Inizialmente il si applicava soltanto nell’Impero romano

d’Oriente. Successivamente, però, Giustiniano decise di estenderne l’applicazione anche alla

parte occidentale dell’Impero riconquistata durante la guerra contro gli Ostrogoti. È importante

ricordare che questa parte dell’Occidente coincideva sostanzialmente con il territorio che i

penisola italiana.

Bizantini avevano riconquistato, cioè la pragmatica sanctio del 14 agosto 554.

L’estensione del Corpus all’Italia fu stabilita attraverso la Vigilio»,

pro petitione Vigilii,

Giustiniano dichiarò di averla emanata cioè «su richiesta di il vescovo

fi fi ffi fi ff fi fi ff fi fi ffi fi

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di Roma dell’epoca. In questo modo, il vescovo di Roma riconosceva e legittimava la legislazione

di Giustiniano, mentre questa legislazione contribuiva a ra orzare a sua volta l’autorità che il

vescovo di Roma avrebbe progressivamente assunto nell’Occidente.

pragmatica sanctio

La non si limitava a rendere applicabile il Corpus iuris civilis in Italia. Essa

eliminava anche la precedente legislazione gotica, restituiva ai proprietari i beni che erano stati

tributi, della giustizia e

loro sottratti, e interveniva per riorganizzare e uniformare il sistema dei

dell’amministrazione. Dopo questa estensione, nessun’altra legge bizantina ebbe una rilevanza

Sud Italia,

paragonabile nell’Italia occidentale, con alcune eccezioni nel dove i rapporti con

Bisanzio rimasero più a lungo.

Proprio nell’Italia meridionale si trovano infatti alcune in uenze di raccolte legislative successive a

Ecloga Leone III l’Isaurico, 740,

Giustiniano. Tra queste vi è la di risalente al che era una sintesi

Basilici,

Corpus iuris civilis.

di norme tratte dalle diverse parti del Vi furono poi i una raccolta di

Basilio il Macedone Leone VI il Saggio

leggi imperiali voluta da e da negli anni Ottanta del IX

Nomos Rhodion Nautikós,

secolo; il una raccolta di norme relative al diritto marittimo risalente al

Prochiron legum,

IX secolo; e il una selezione di leggi bizantine realizzata da un privato,

probabilmente in Calabria, tra il X e l’XI secolo.

Mentre una parte dell’Italia meridionale continuava quindi a conservare importanti elementi della

cultura giuridica bizantina, il resto della penisola fu profondamente trasformato dall’arrivo di un

primavera del 568, Longobardi, Friuli,

nuovo popolo. Nella infatti, i entrando dall’area del

iniziarono a conquistare rapidamente l’Italia, già profondamente indebolita dalle precedenti

vicende politiche e militari.

I diritti germanici

Longobardi

I erano soltanto uno dei molti popoli germanici che nel VI secolo si stabilirono in

modo permanente in diverse zone di quello che un tempo era stato l’Impero romano. Ancora oggi

alcuni nomi di regioni o Stati europei derivano dai popoli germanici che vi si insediarono: la

Sassonia Baviera Borgogna

dai Sassoni, la dai Bavari, la dai Burgundi, l’Andalusia dai Vandali,

Francia Lombardia

la dai Franchi, l’Inghilterra dagli Angli e la dai Longobardi.

Nonostante le loro di erenze, questi popoli avevano alcune caratteristiche comuni: erano spesso

nomadi, avevano una forte vocazione militare e alla conquista e non possedevano una vera

cultura scritta. Queste caratteristiche li distinguevano profondamente dalla civiltà romana,

soprattutto dal punto di vista giuridico.

Mentre i Romani e poi i Bizantini avevano sviluppato un sistema giuridico basato anche su fonti

consuetudini orali,

scritte, i popoli germanici si basavano soprattutto su un insieme di

considerate parte fondamentale della loro identità etnica, insieme alla lingua, alle credenze e ai riti.

Per questo motivo, essi non ritenevano naturale applicare le proprie regole in base al territorio in

principio di territorialità del diritto.

cui vivevano, secondo il Al contrario, era l’appartenenza a un

determinato popolo a stabilire quali usanze, anche giuridiche, una persona dovesse seguire: si

principio di personalità del diritto.

parla quindi di

Questo sistema era coerente con il carattere nomadico di questi popoli, che portavano con sé,

durante gli spostamenti, le proprie tradizioni, credenze e consuetudini, trasmettendole oralmente

da una generazione all’altra. Ogni popolo aveva quindi le proprie regole e la convivenza tra etnie

diverse non modi cava automaticamente questo principio,

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessica.ciccini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Diritto Medievale e Moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Legnani Annichini Alessia.
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