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Lezione 22.La Guerra Fredda e la nascita del mondo bipolare

Alla fine della Seconda guerra mondiale l’assetto internazionale cambia

profondamente. La Grande Alleanza, formata principalmente da Stati Uniti,

Unione Sovietica, Gran Bretagna e Francia per combattere il nazismo, perde

progressivamente la propria ragione di esistere. Una volta sconfitto il nemico

comune, infatti, emergono le profonde differenze politiche, economiche e

ideologiche tra gli Stati Uniti e l’URSS. Inizia così la Guerra Fredda,

caratterizzata dalla contrapposizione tra due grandi blocchi e dalla nascita di

un sistema internazionale bipolare.

La nascita dell’ONU e il nuovo ordine internazionale

Uno dei primi tentativi di costruire un nuovo ordine mondiale dopo il conflitto è

rappresentato dalla nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU),

costituita nel 1945 con l’obiettivo principale di mantenere la pace e impedire il

ripetersi di una nuova guerra mondiale.

L’ONU comprende un’Assemblea Generale, nella quale sono rappresentati gli

Stati membri, e un Consiglio di Sicurezza, che possiede maggiori poteri

decisionali. Al suo interno cinque Stati sono membri permanenti: Stati Uniti,

Unione Sovietica, Francia, Gran Bretagna e Cina. Ciascuno dispone del diritto di

veto.

Parallelamente vengono sviluppati nuovi strumenti destinati a regolare

l’economia internazionale. Nascono il Fondo Monetario Internazionale e la

Banca Mondiale, mentre il dollaro assume progressivamente il ruolo di

principale moneta di riferimento internazionale. Vengono inoltre promossi

accordi finalizzati alla riduzione delle barriere doganali e allo sviluppo degli

scambi commerciali.

La fine della Grande Alleanza

Nonostante la collaborazione durante la guerra, i rapporti tra Stati Uniti e URSS

peggiorano rapidamente. Le divergenze emergono chiaramente già alla

Conferenza di Potsdam, soprattutto riguardo al futuro della Germania e alla

situazione dell’Europa orientale.

La Germania viene divisa in quattro zone di occupazione controllate da Stati

Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica. Anche Berlino viene suddivisa

in quattro settori, nonostante si trovi nella zona di occupazione sovietica.

Nel frattempo, l’URSS consolida la propria influenza sui territori dell’Europa

orientale liberati dall’Armata Rossa. Il crescente controllo sovietico preoccupa

le potenze occidentali. Winston Churchill descrive questa divisione dell’Europa

attraverso la celebre espressione “cortina di ferro”, indicando la separazione

che si stava formando tra Europa occidentale ed Europa orientale.

La dottrina Truman e il Piano Marshall

La Gran Bretagna, economicamente indebolita dalla guerra, non riesce più a

svolgere il tradizionale ruolo di grande potenza internazionale. Sono quindi gli

Stati Uniti ad assumersi progressivamente il compito di contrastare

l’espansione sovietica.

Nasce così la politica del containment, cioè del contenimento dell’espansione

comunista, che trova espressione nella dottrina Truman. Gli Stati Uniti si

impegnano a sostenere i Paesi minacciati dall’espansione sovietica.

Sul piano economico, questa strategia viene accompagnata dal Piano

Marshall, attraverso il quale gli Stati Uniti forniscono consistenti aiuti

economici ai Paesi europei. L’obiettivo è favorire la ricostruzione economica,

ridurre le tensioni sociali e rafforzare il legame tra l’Europa occidentale e gli

Stati Uniti.

L’Unione Sovietica interpreta invece il Piano Marshall come uno strumento

dell’influenza americana e impedisce ai Paesi sotto il proprio controllo di

aderirvi. A sua volta rafforza il coordinamento dei partiti comunisti attraverso il

Cominform.

La crescente ostilità tra i due schieramenti conduce quindi alla formazione di

due blocchi contrapposti. È in questo contesto che si afferma definitivamente

l’espressione Guerra Fredda, per indicare un conflitto politico, economico,

diplomatico e ideologico che non sfocia in una guerra diretta tra Stati Uniti e

URSS.

Il blocco di Berlino e la divisione della Germania

Uno dei primi grandi momenti di tensione riguarda Berlino. Quando le potenze

occidentali iniziano a progettare la costituzione di uno Stato tedesco

occidentale, l’URSS reagisce bloccando gli accessi terrestri a Berlino Ovest.

Gli occidentali rispondono organizzando un grande ponte aereo per rifornire la

città. Il blocco sovietico fallisce e viene successivamente revocato.

La Germania viene quindi definitivamente divisa. A ovest nasce la Repubblica

Federale Tedesca, mentre a est viene costituita la Repubblica Democratica

Tedesca sotto l’influenza sovietica.

La divisione militare dell’Europa viene ulteriormente consolidata con la nascita

della NATO, alleanza militare del blocco occidentale, alla quale

successivamente l’URSS risponde con il Patto di Varsavia.

Le zone di influenza

Nell’Europa orientale, l’Unione Sovietica trasforma progressivamente i territori

occupati dall’Armata Rossa in Stati sottoposti alla propria influenza. In Polonia,

Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Albania e negli altri Paesi del blocco

orientale vengono progressivamente eliminati o marginalizzati i partiti non

comunisti e si affermano regimi controllati dai rispettivi partiti comunisti. Anche

le economie vengono riorganizzate secondo il modello sovietico, con

nazionalizzazioni, pianificazione economica e forte sviluppo dell’industria

pesante.

1) Una significativa eccezione è rappresentata dalla Jugoslavia di Tito. A

differenza degli altri Paesi dell’Europa orientale, la Jugoslavia era riuscita a

liberarsi in larga misura grazie alla propria resistenza partigiana. Tito

dispone quindi di maggiore autonomia e rifiuta di subordinare

completamente il proprio Paese agli interessi sovietici. Lo scontro con Stalin

conduce alla rottura con Mosca e all’espulsione della Jugoslavia dal

Cominform.

2) Negli Stati Uniti il clima della Guerra Fredda provoca una crescente paura

del comunismo. Il fenomeno raggiunge il suo momento più significativo con

il maccartismo, dal nome del senatore Joseph McCarthy. Si sviluppa una

vera e propria campagna anticomunista, con indagini e accuse nei confronti

di persone sospettate di avere simpatie comuniste. Il fenomeno coinvolge la

pubblica amministrazione, il mondo della cultura, dello spettacolo e altri

settori della società americana. Con il tempo, però, gli eccessi di questa

politica provocano una crescente opposizione e il maccartismo perde

progressivamente forza.

Dalla tensione alla coesistenza pacifica

Dopo una prima fase caratterizzata da una fortissima tensione, le relazioni tra

le due superpotenze iniziano gradualmente a cambiare. Un elemento

fondamentale è lo sviluppo delle armi nucleari da parte di entrambi gli

schieramenti. Sia gli Stati Uniti sia l’URSS comprendono che una guerra diretta

potrebbe provocare una distruzione catastrofica. Si sviluppa quindi un equilibrio

fondato sulla deterrenza nucleare: nessuna delle due potenze può attaccare

direttamente l’altra senza rischiare conseguenze devastanti. Alla morte di

Stalin, nel 1953, emerge progressivamente la figura di Nikita Khrushchev, che

inaugura una politica maggiormente orientata alla coesistenza con l’Occidente.

In questo clima si inseriscono il trattato relativo alla neutralità dell’Austria e la

Conferenza di Ginevra. Khrushchev avvia inoltre il processo di

destalinizzazione, denunciando il culto della personalità e i crimini commessi

durante il regime di Stalin. L’obiettivo è separare il comunismo sovietico dalla

figura e dagli abusi del precedente dittatore.

La ricostruzione europea e il processo di integrazione

Parallelamente alla Guerra Fredda, nell’Europa occidentale si sviluppa una fase

di ricostruzione economica e sociale. In Gran Bretagna vengono realizzate

importanti riforme sociali, nazionalizzazioni e viene sviluppato il sistema di

welfare, compreso il servizio sanitario nazionale. Anche la Germania

occidentale conosce una forte crescita economica. Sotto la guida di Konrad

Adenauer si consolida un modello di economia sociale di mercato, mentre la

Repubblica Federale Tedesca viene progressivamente integrata nel sistema

politico, economico e militare occidentale. Nello stesso periodo si rafforza l’idea

di costruire un’Europa unita, fondata sulla pace, sulla democrazia e sulla

cooperazione economica. Una delle prime realizzazioni concrete è la Comunità

Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), creata per mettere in comune

settori fondamentali dell’economia e favorire la collaborazione tra gli Stati

europei. Dopo il fallimento del progetto della Comunità Europea di Difesa,

l’integrazione europea prosegue soprattutto sul terreno economico. Il

passaggio decisivo è rappresentato dai Trattati di Roma del 1957, con i quali

Francia, Italia, Germania occidentale, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo danno

vita alla Comunità Economica Europea (CEE). L’obiettivo è creare

progressivamente un mercato comune attraverso la riduzione delle barriere

doganali, la libera circolazione dei lavoratori e dei capitali e una maggiore

armonizzazione delle politiche economiche.

Lezione 23.La Decolonizzazione

La decolonizzazione è il processo attraverso il quale i territori che erano stati

precedentemente sottoposti al dominio delle potenze coloniali europee

raggiungono progressivamente l’indipendenza, dando vita a nuovi Stati

sovrani. Questo processo assume particolare importanza dopo la Seconda

guerra mondiale e interessa soprattutto l’Asia, il Medio Oriente e l’Africa. La

decolonizzazione non determina soltanto la nascita di nuovi Stati, ma modifica

profondamente l’intero equilibrio internazionale. I Paesi che conquistano

l’indipendenza devono infatti costruire nuove istituzioni politiche, organizzare le

proprie economie e definire la propria posizione all’interno di un mondo ormai

caratterizzato dalla contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Proprio

da questa situazione nascerà anche il movimento dei Paesi non allineati,

formato da Stati che cercheranno, almeno nelle intenzioni, di non schierarsi né

con il blocco occidentale né con quello sovietico.

Per comprendere la decolonizzazione bisogna partire dal definitivo

 declino delle potenze europee. Francia e Gran Bretagna possedevano

vastissimi imperi coloniali, mentre anche potenze minori, come Belgio e

Italia, avevano avuto propri possedimenti. Dopo la Seconda guerra

mondiale, però, questi Stati non sono più nelle condizioni politiche ed

economiche necessarie per mantenere il controllo dei propri imperi.

Questo processo segna quindi un'altra tappa fondamentale della fine

dell'eurocentrismo. L'Europa, che per secoli aveva rappresentato il centro

degli equilibri internazionali, perde progressivamente la propria posizione

dominante. Contemporaneamente emergono le due nuove grandi

superpotenze, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, intorno alle quali si

organizza il sistema bipolare della Guerra Fredda. Queste due potenze

rappresentano modelli completamente diversi.

1) Gli Stati Uniti propongono un sistema fondato sulla democrazia liberale,

sul pluralismo politico, sulla libertà individuale e sull’economia di

mercato. La società americana valorizza l’individuo, l’iniziativa personale

e il merito.

2) L’URSS, invece, presenta un sistema comunista caratterizzato dal partito

unico, dalla pianificazione economica centralizzata e da una concezione

collettivista della società, nella quale l’interesse della collettività viene

considerato superiore a quello individuale.

Le ragioni che favoriscono la decolonizzazione sono diverse e possono

essere ricondotte a fattori politici, ideologici ed economici.

- Dal punto di vista politico, la Seconda guerra mondiale ha profondamente

indebolito le tradizionali potenze coloniali. Francia e Gran Bretagna

escono vincitrici dal conflitto, ma in condizioni economiche e sociali molto

difficili. Germania e Italia, invece, vengono sconfitte e perdono i propri

possedimenti. Diventa quindi sempre più difficile mantenere il controllo

militare e amministrativo di territori molto vasti e lontani.

- Dal punto di vista ideologico acquista invece sempre maggiore

importanza il principio dell'autodeterminazione dei popoli. Inoltre, le

popolazioni coloniali avevano partecipato direttamente ai conflitti

mondiali e questa esperienza aveva contribuito a rafforzare la loro

coscienza nazionale. Molti popoli colonizzati avevano combattuto durante

la guerra e, proprio attraverso questa esperienza, erano diventati

maggiormente consapevoli della propria identità e della possibilità di

ottenere l'indipendenza.

- Esiste infine una motivazione economica. Il possesso delle colonie aveva

certamente garantito alle potenze europee importanti vantaggi,

soprattutto attraverso lo sfruttamento delle materie prime e il controllo

degli scambi commerciali. Allo stesso tempo, però, mantenere un impero

coloniale aveva costi elevatissimi. Era necessario mantenere eserciti,

amministrazioni e strutture di controllo. Dopo la devastazione provocata

dalla Seconda guerra mondiale, soprattutto Francia e Gran Bretagna non

erano più in grado di sostenere facilmente queste spese.

La decolonizzazione, tuttavia, non avviene ovunque nello stesso modo

e nello stesso momento. Dipende sia dalle caratteristiche delle

popolazioni colonizzate sia dall'atteggiamento delle potenze coloniali.

Alcuni popoli possiedono già una forte identità nazionale e riescono a

organizzare rapidamente movimenti indipendentisti, mentre altri

arrivano all'indipendenza attraverso percorsi più lunghi e complessi.

Allo stesso modo, alcune potenze europee accettano più facilmente il

processo, mentre altre cercano di opporsi.

- La Gran Bretagna, per esempio, tende ad affrontare la decolonizzazione

in maniera relativamente graduale. Già negli anni precedenti aveva

concesso ad alcuni territori forme di autonomia, costituzioni e organismi

rappresentativi. Quando le colonie raggiungono l'indipendenza, Londra

cerca inoltre di mantenere con esse rapporti privilegiati attraverso il

Commonwealth, una comunità di Stati sovrani che conservano legami

politici, culturali ed economici con il Regno Unito.

- Diverso è l'atteggiamento della Francia, che inizialmente mostra una

maggiore resistenza alla perdita delle proprie colonie. La Francia cerca di

portare avanti una politica di assimilazione, concedendo maggiori diritti

agli abitanti delle colonie e tentando di integrarli maggiormente nello

Stato francese. Tuttavia, per le popolazioni interessate queste

concessioni non sono sufficienti. L'obiettivo non è semplicemente

ottenere maggiori diritti all'interno dell'impero francese, ma raggiungere

una vera indipendenza politica, nazionale e culturale.

L'Asia è il primo grande continente nel quale il processo di

decolonizzazione raggiunge risultati significativi. Le società asiatiche

possiedono infatti tradizioni culturali, linguistiche e religiose molto antiche e, in

molti casi, un'identità che il colonialismo occidentale non era riuscito a

cancellare. Il caso più significativo è quello dell'India britannica. Qui il

movimento indipendentista si sviluppa intorno al Congresso Nazionale Indiano.

Gandhi elabora una strategia politica fondata sulla nonviolenza e sulla

resistenza passiva. L'obiettivo è opporsi al dominio britannico senza ricorrere

alla lotta armata, attraverso la disobbedienza civile e altre forme di protesta

pacifica. Questa strategia permette al movimento indipendentista indiano di

ottenere un consenso sempre maggiore.Dopo la Seconda guerra mondiale, la

Gran Bretagna comprende che non è più possibile mantenere il controllo

dell'India e avvia quindi le trattative per il trasferimento della sovranità. Nasce

però un problema fondamentale. Gandhi vorrebbe mantenere un'unica India

nella quale possano convivere induisti e musulmani, mentre una parte

importante della popolazione musulmana richiede la costituzione di un proprio

Stato. Le tensioni religiose diventano sempre più forti e alla fine il territorio

viene diviso. Nel 1947 nascono così l'India indipendente, a maggioranza

induista, e il Pakistan, a maggioranza musulmana. La soluzione non elimina

però i contrasti e provoca enormi spostamenti di popolazione e violenze tra le

diverse comunità.

Lezione 24.Il secondo dopoguerra in Italia

Il “vento del Nord” e il separatismo siciliano: nel Centro-Nord si

manifesta quello che viene definito il “vento del Nord”. Le forze partigiane

avevano combattuto nella guerra di Liberazione e una parte di esse,

soprattutto quella legata al movimento comunista, non considera sufficiente la

sola liberazione dal nazismo e dal fascismo. Alla liberazione politica si

accompagna infatti il desiderio di un profondo cambiamento sociale. In

particolare, all’interno del movimento comunista è presente la prospettiva di

una trasformazione strutturale della società italiana in senso socialista. Il

Partito Comunista Italiano mantiene inoltre un forte legame con l’Unione

Sovietica e con Stalin. Nella realtà questa trasformazione rivoluzionaria non si

realizzerà, ma nell’immediato dopoguerra esiste una diffusa aspettativa di

cambiamento sociale. Nel Nord continuano quindi a verificarsi violenze e

regolamenti di conti, diretti non soltanto contro ex esponenti fascisti. Il

cosiddetto vento del Nord rappresenta proprio questo desiderio di

trasformazione politica e sociale che si aggiunge alla liberazione

dall’occupazione nazifascista.

Nel Sud, invece, un fenomeno particolarmente importante è

rappresentato dal separatismo siciliano: si sviluppa un movimento che

rivendica la separazione della Sicilia dall’Italia e che trova sostegno in set

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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