1 Il Novecento
Il Novecento viene definito il secolo breve e denso di cambiamenti, ad esempio l’invenzione del telefono che inizialmente era uno strumento per pochi, mentre oggi è di uso comune. Vi è l’invenzione di armi di distruzione di massa, in grado di distruggere l’uomo. Da sempre l’uomo fa le guerre con il fine di ottenere qualcosa. Ci sono altri esempi di avvenimenti durante il Novecento sotto l’aspetto sociale, come l’emancipazione.
Ci sono alcuni avvenimenti che danno l’avvio al Novecento, detto anche secolo americano in quanto l’egemonia del Paese diventa assai importante.
La Belle Epoque
La Belle Epoque riguarda il periodo a partire dal 1870 fino al 1914. Si tratta di un termine coniato dopo, in ricordo di una bella epoca contraddistinta da una totale e pervasiva fiducia nel progresso, ad esempio la fiducia che la gente ha nel come il mondo si sta evolvendo. A questo proposito, nel 1912 si ha un classico caso di come il progresso non sia fallito come ad esempio il transatlantico Titanic.
Nel contempo, c’è una grande crescita economica a partire dal 1896, cioè il superamento della grande depressione ottocentesca che ha portato un profondo cambiamento nello sviluppo economico di tipo industriale e presenta delle fasi economiche espansive, soprattutto in America; si parla di una prima globalizzazione, cioè l’integrazione delle economie occidentali, di conseguenza crescono i volumi di scambio tra Paesi europei e America in quanto c’è una fase favorevole, ad esempio i trasporti sono migliori, c’è il fenomeno della migrazione ma anche molti flussi di ritorno quando si vedono situazioni favorevoli nel Paese d’origine. Così facendo si arriva alla Seconda Rivoluzione Industriale.
La seconda rivoluzione industriale
La Seconda Rivoluzione Industriale produce un cambiamento fondamentale in materia industriale e ha alcune caratteristiche: segna il passaggio di “testimone” dalla GB agli USA, ma economicamente cede il primato a due potenze emergenti, USA e Germania. La Germania è più avanzata dal punto di vista tecnologico, mentre gli USA hanno le economie di scala che nessun altro Paese al mondo può avere. Ciò che farà diventare gli USA leader nel mondo è il fatto che si ispirano alle università tedesche, facendo nascere il modello americano. Questa fase allargherà questa fase di sviluppo economico e farà crescere anche altri Paesi che erano rimasti indietro. Sotto Giolitti si vede la nascita dell’industria italiana, ci sarà un processo simile nella Russia zarista, anche il Giappone entra ad essere uno Stato industrializzato così come la Francia. Negli Stati in cui si manifesta questo sistema viene a regredire la sommazione della ricchezza a favore dell’industria.
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Attraverso lo studio della scienza di base vengono messe a punto delle tecnologie nuove, ad esempio la lavorazione dell’acciaio, della ghisa, lo studio della chimica, fisica, ecc.
L’acciaio è una risorsa di base dell’epoca ma la chimica ha un ruolo ancora più importante, come ad esempio la sintetizzazione dell’azoto o la nascita dei primi farmaci. Altri aspetti importanti sono la luce nelle città, l’igiene, il petrolio anche se il carbone prevale ancora molto.
Si ha una fase espansiva, di fatti c’è la nascita della questione sociale, cioè la difficoltà dell’élite politiche a gestire grandi masse di persone che si aggregano a partire dai poli di produzione fino alle città. Le persone iniziano ad avere una vita diversa e conoscono una nuova vita, difatti si dice che queste “barriere” cadono. Ma ci si chiede come gestire queste grandi masse di persone, ad esempio a Parigi ampliano le vie con il fine di non far fare delle barricate. C’è un movimento delle masse: le città non sono mai state punti di aggregazione così importanti come all’epoca, di conseguenza si tende a reprimere e ad accogliere le istanze che vengono mosse, l’Italia è un caso emblematico e con l’età giolittiana inizia lo Stato Sociale, finalità redistributiva.
Il Settecento è il secolo dei diritti civili imprescindibili, uguaglianza, fraternità, diritto alla felicità, della rivoluzione americana e quella francese.
L’Ottocento è il secolo dei diritti politici riservati solamente agli uomini borghesi.
Il Novecento è il secolo dei diritti sociali, come l’istruzione e il salario minimo. Ci sono vari modelli e in Europa emerge il senso d’identità, cioè i sensi in cui ognuno di noi si identifica, quello che si manifesta ancora oggi è quello nazionale ma allo scoppio della guerra viene meno. Ciò nasce dalla crescita della massa, cioè una moltitudine indifferenziata di persone, ovvero un’aggregazione omogenea in cui i singoli tendono a scomparire rispetto al gruppo.
Un primo esempio può riguardare l’istruzione di massa: si ha la pubblicazione di riviste, si legge, si va al cinema perché costa poco ed è accessibile a tutti in quanto muto, si riducono i costi del doppiaggio.
Si può affermare che l’aggregato disorganico ha creato problematiche nel funzionamento o nella legittimazione; ciò sta in ciò che si chiede e la sua risposta si trova nella nascita dei totalitarismi. Si creano delle identificazioni collettive.
L’imperialismo
Il Mondo, dal 1901, è suddiviso in imperi e quindi si parla di età classica dell’imperialismo, ovvero il periodo che va dal 1870 al 1914. L’Europa arriva al suo apogeo e controlla gran parte dei territori. Il più importante è l’impero Britannico ma anche la Francia con la sua forma di stato repubblicana è importante.
All’epoca prevalgono le monarchie costituzionali tranne in Francia e in America, ciò esaspera ancora di più il senso d’identità nazionale.
Tra gli aspetti rilevanti di questo periodo vi è certamente quello che può essere definito l’apogeo europeo, cioè un lungo periodo di pace soprattutto nel centro europeo. Nel contempo, questa pace non viene esportata fuori dai confini ed
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esternamente di quello che sono chiamate “politiche internazionali”, cioè come si sviluppa il rapporto tra i vari stati, a livello di relazioni internazionali in Europa c’è una spiccata aggressività, in quanto arriveranno a controllare quasi l’intero globo.
Cesserà di esistere l’impero cinese e nasce la Repubblica Cinese. Per cui, a livello internazionale, il carattere degli stati europei è sempre più aggressivo: invece di esportare un ideale di fratellanza hanno un atteggiamento di violenza verso soprattutto le minoranze interne ai vari paesi che vanno a conquistare e vengono ritenuti inferiori, ciò si riconduce al darwinismo sociale. La recrudescenza verso le minoranze sarà rappresentato dall’antisemitismo, che sfocerà in un genocidio.
Quello che conta in questo progetto europeo è riuscire ad esprimere una politica di potenza finalizzata all’acquisizione, al dominio e al controllo politico-economico diretto o indiretto su altri Stati.
In questo periodo il sistema di relazioni internazionali è rappresentato in generale da un equilibrio di potenza che si è generato dopo il congresso di Vienna che, piano piano, arriverà a controllare l’intero globo. Si può definire un sistema eurocentrico con una stella, cioè c’è un Paese che prevale sugli altri, ovvero la Gran Bretagna che non è più il Paese più ricco ma a livello di relazioni internazionali è il più importante, e lo si capisce dalle dimensioni del suo impero.
Questo sistema di relazione internazionale si muove all’interno degli imperi e solitamente sono monarchie costituzionali.
L’impero è una forma di organizzazione dello spazio politico e militare, ma anche dello spazio economico, sociale e culturale secondo un rapporto gerarchico tra un centro, metropoli, egemone e una periferia, un esempio può essere Londra che controlla i suoi possedimenti nel mondo.
Ci sono quattro tipi di impero:
- Imperi continentali tradizionali, cioè gli imperi ormai decadenti come l’impero cinese, zarista e ottomano. Da un centro si sono allargati per contiguità.
- Imperi transcontinentali tradizionali, cioè gli imperi fondati sulle colonie da sfruttamento e sono ormai esauriti come l’impero spagnolo e portoghese.
- Imperi transcontinentali moderni, come l’impero inglese. Certamente è articolata in un dominio coloniale ma ci sono dei controlli politici indiretti, come Canada, Nuova Zelanda, … in cui la GB ha concesso ampie autonomie, ma è dipendente per quanto riguarda la politica estera e la politica di difesa. La GB ha ancora controllo diretto su alcuni Paesi come l’Irlanda, la Scozia e il Galles. Essa delega nel controllo di questi stati le élite locali.
- Imperi a rete, cioè l’impero che ancora esiste ed è prettamente americano. È privo di controllo politico/territoriale, controllo diretto.
Agli inizi degli anni ‘10 del Novecento, questo equilibrio che ha rappresentato le relazioni internazionali è minato progressivamente da tre elementi e da una mancata comprensione.
Ci sono tre elementi che portano alla disgregazione:
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- Concorrenza economica sempre più crescente tra le grandi potenze che accrescono la rivalità politica e militare. Essendo che cresce l’attività economica, l’economia sta diventando l’economia contemporanea ed è molto articolata e tocca sempre più Paesi, quindi accresce sempre di più la rivalità economica. La dimensione produce un’accelerazione della concorrenza che si esprime nella minaccia muscolare.
- La presenza di impulsi nazionalistici sempre più forti ed aggressivi, il cui problema viene spostato fuori, ad esempio i francesi incolpano la Prussia per la perdita dell’Alsazia e della Lorena.
- Mancata soluzione della questione sociale; si pensa che la Prima Guerra Mondiale sia di breve durata. In questo periodo si diffonde l’ideale futurista secondo il quale “la guerra è la sola igiene del mondo”. L’ideale futurista si diffonde molto ed è combinato con il senso d’identità nazionale. In età giovanile o media, gli uomini si mostrano desiderosi di andare in guerra grazie a questo senso d’identità. C’era una sorta di illusione in quanto si pensava che la guerra sarebbe durata solo poche settimane.
L’equilibrio è andato in cortocircuito. La mancata comprensione dei progressi tecnologici avvenuti negli armamenti, sono state create armi sempre più micidiali.
La prima guerra mondiale
È uno snodo storico fondamentale che segna chiaramente la storia dell'umanità, tra un prima e un dopo. Segna in maniera repentina nel solo arco di quattro anni la fine della grande egemonia europea. La guerra viene effettivamente vinta dagli USA, così si inaugura il secolo americano per una serie reale di fattori, ma nascerà un impegno breve e traumatico per gli USA.
Gli altri stati ne escono realmente vincitori ma non c’è una vera e propria consapevolezza.
La guerra dura quattro anni, dall’estate del 1914 dopo un effetto domino tra la fine di luglio e agosto fino al novembre 1918.
La guerra scoppia dopo l’attentato dell’arciduca Francesco Ferdinando I a Sarajevo. Viene assassinato in quanto avrebbe cambiato le istituzioni imperiali dell’impero austro-asburgico e non avrebbe avuto intenzione di negoziare.
Vennero posti sotto le armi 65 milioni di persone circa e ne morirono 8 milioni e mezzo, più dalla parte dei vincitori.
L’impero austro-ungarico invia un ultimatum alla Serbia, l’attentatore era serbo, e le dà un mese di tempo per aderire ad alcune richieste. Si muovo le diplomazie che si sono trovate in crisi diplomatiche, ma ciò funziona male, così il 28 luglio l’Austria dichiara guerra alla Serbia. Progressivamente entrano in guerra la Russia, la Germania, la Francia e poi l’Inghilterra. È scoppiata la Grande Guerra.
Le alleanze che precedono la guerra sono due:
- La Triplice Alleanza: di cui faceva parte anche l’Italia, insieme all’Austria e alla Germania.
- La Triplice Intesa: Inghilterra, Francia e Russia.
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Sono alleanze difensive, alché l’Italia non entra subito in guerra se non prima del 1915. Gli schieramenti sono i cosiddetti “imperi centrali”: nello schieramento austro-tedesco si allea l’impero ottomano e successivamente la Bulgaria, dall’altra parte si oppongono i tre Paesi dell’Intesa a cui si unirà successivamente anche il Giappone, l’Italia e nel 1917 gli USA.
La guerra termina nel novembre 1918 con l’armistizio tra Francia, GB, USA e Germania. La Russia esce il 3 marzo del 1917 per motivi rivoluzionari.
Il periodo bellico si può suddividere in:
- “La guerra delle illusioni” 1914, molti pensavano che la guerra potesse terminare a Natale.
- “La guerra di posizione e di stallo” 1915-1916.
- “La grande carneficina” 1916-1917, vi sono la battaglia di Verdun, febbraio-luglio 1916, e la battaglia della Somme. In queste due battaglie vi sono molti morti, sul fronte francese i francesi resistono.
- “La rivoluzione e la pace” 1917-1918.
Gran parte della drammaticità della 1GM è legata al fatto che è una guerra nuova ma, soprattutto, è la prima guerra di massa:
- Ci sono degli eserciti di massa, cioè il servizio militare obbligatorio ha fatto nascere servizi di massa. Ci si ritrova a gestire masse di persone in spazi ristretti, si tratta di una situazione impegnativa.
- Ci sono armi di distruzione di massa, come la mitragliatrice. Si passa dalla dotazione ai soldati di fucili a una mitragliatrice, si passa da pochi colpi al minuto a qualche centinaio di colpi al minuto. Ci sono altre grandi artiglierie che rappresentano il prodotto del progresso tecnologico della metallurgia, proiettili da 30 cm, i gas tossici sperimentati dai tedeschi.
- Mobilitazione di massa degli stati, ci sono dei sottopunti:
- Produzione industriale di massa: strategia, quadro complessivo, tattica, singole operazioni, logistica, trasporti, organica, amministrazione.
- Propaganda di massa, anche se molte cose venivano nascoste.
- Integrazione sociale di massa attraverso la solidarietà nazionale e aperture che impone la mobilitazione, ciò è più evidente nelle città.
- Finanza di guerra, si produce un movimento di capitali come mai avvenuto: gli USA passano da essere dei debitori a creditori per pagare le mobilitazioni, le divise, gli armamenti, ecc.. alcuni paesi europei, Francia, Italia e GB, sono debitori di 12 milioni di dollari.
- L’impatto emotivo della guerra sui soldati e sulle persone: la guerra con il suo carico inimmaginabile di violenza e distruzione, trasformò in profondità il modo di pensare e di comunicare. Emersero manifestazioni evidenti di casi di follia, trasgressione e altre forme di resistenza della violenza a cui erano sottoposti quotidianamente.
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Si può dire che la 1GM è stato un evento traumatico, con cui la modernità irruppe violentemente nella vita dei soldati, modificando ed omologando la natura parzialmente ad eventi artificiali, mutando il senso vita-morte. Infine, l’intensità emotiva che lascia quest’esperienza ha un notevole impatto sulla vita dell’uomo, così profonda tanto da rendere irreversibile il cambiamento.
In Italia, si pensava che la guerra potesse risolvere molti problemi come la questione sociale, ma ci sono da fare alcune precisazioni: innanzitutto, in Italia le notizie inerenti alla guerra erano riservate alle élite e quello che si stava consumando al fronte era una situazione tragica. Ci sono almeno quattro elementi che spingeranno l’Italia ad entrare in guerra, anche se con una forzatura dello Statuto Albertino, prima costituzione italiana concessa da Carlo Alberto, è una costituzione flessibile e “octroyé”:
- In Italia c’era un partito politico di accesi nazionalisti, che spingevano all’entrata in guerra;
- Industrie che avrebbero potuto realizzare ingenti profitti con la guerra;
- Le élite politiche di un ceto medio conservatore vedono un momento risolutivo per molte questioni italiane. A guidare il ceto medio, si riconoscono due ministri di allora Salandra e Sonnini, due politici di lungo corso che credono in questa opzione;
- I repubblicani democratici vedevano nella guerra un possibile processo di unificazione nazionale, cioè la rivendicazione di Trento e Trieste.
Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra, ma fino ad allora era rimasta neutrale. La volontà di rimanere neutrale è di Giovanni Giolitti, che rientra a Roma nella primavera del 1915 e ha la fiducia diretta dalla stragrande maggioranza dei deputati, allora nominati dal re. Sia il re che i deputati sono decisi e spingono all’entrata in guerra dell’Italia. Il re vedeva una certa riaffermazione della dinastia sabauda con una guerra a livello internazionale.
L’Italia, appena dopo lo scoppio della guerra, viene contattata dalla Germania per intervenire a loro fianco, promettendo di ri-ottenere Trento e Trieste, ma si sposta al lato nemico. Quindi, il 26 aprile 1915 viene siglato il patto segreto di Londra, in cui si riconosce all’Italia alcuni territori
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