Appunti di storia contemporanea A.S. 2025/2026
XX secolo: la prima guerra mondiale
Il ventesimo secolo ha rappresentato una fase di cambiamenti enormi e accelerati, che fungono da spartiacque, e le cui ripercussioni arrivano sino ai nostri giorni. Vengono fornite più opinioni sul secolo, la prima da Eric J. Hobsbawm, autore de “Il secolo breve”: secondo l’autore, il ventesimo secolo costituisce il centro di un dibattito storiografico, è una periodizzazione. Nel raccontarlo, nessuno ha ragione o torto, tale periodizzazione è funzionale a ciò che voglio raccontare.
Altre interpretazioni del ventesimo secolo
Isaiah Berlin: “Ricordo il XX secolo soltanto come il secolo più terribile della storia occidentale”.
Rita Levi Montalcini: “Nel ’900 ci sono state, nonostante tutto, rivoluzioni positive: penso all’emergere del quarto Stato, penso alla donna che dopo secoli di repressione è riuscita a venire alla ribalta.”
William Golding: “Non posso fare a meno di pensare che questo deve essere stato il secolo più violento nella storia dell’umanità”.
Severo Ochoa: “Considero fondamentale il progresso scientifico, che nel XX secolo è stato veramente straordinario. Guardo l’incredibile sviluppo della medicina e penso alla scoperta degli antibiotici. L’evoluzione e il progresso scientifico a mio parere caratterizzano questo secolo.”
Franco Venturi: “Cosa è stato il XX secolo? È una risposta impossibile per uno storico. Il XX secolo, per me, è soltanto il tentativo sempre ripetuto di capirlo”.
Gli eventi del ventesimo secolo
Imperi, che dominano la maggior parte del globo. Negli anni ’70 del ’900 però, si ha la fine degli imperi tradizionali, favorita dalla globalizzazione neoliberale, in cui lo sviluppo tecnologico ed economico ha portato alcune aziende ad essere addirittura più ricche di alcuni Stati.
Fine della centralità europea, che inizia il suo declino dalla prima guerra mondiale.
Guerra fredda, tra due potenze e blocchi ideologici, in cui le parti del globo sono costrette ad identificarsi.
Tutti questi eventi recano tracce nel mondo moderno.
La prima guerra mondiale: la grande guerra
La prima guerra mondiale, è una delle prime guerre che ha coinvolgimento su scala mondiale, vengono reclutati dei battaglioni da altri Stati per combattere. Inoltre, quest’ultima funge da acceleratore di grandi processi: cambia l’Europa, che all’inizio è dominata dai grandi imperi, e alla fine sono presenti Stati nuovi o Stati che ritornano in vita; tant’è che, gli Stati che firmano la pace per la guerra, non sono gli stessi che l’hanno iniziata.
Questa guerra rappresenta una novità sotto numerosi punti di vista, uno di questi è proprio quello della distruzione: la prima guerra mondiale è stata la più grossa carneficina della storia, addirittura più della seconda guerra mondiale. Si contano almeno 10 milioni di morti, tra soldati e civili. Al fronte non si moriva soltanto per colpi di armi da fuoco, ma anche per malattie, infezioni, difficili condizioni di vita. È una guerra che porterà via un’intera generazione, si pensi alla Francia, che nel dopoguerra avrà come percentuale un uomo integro su tre.
Cause politiche
L’Europa vive su un equilibrio precario dopo la nascita della Germania, che diventerà presto uno degli Stati più popolosi e ricchi, grazie alla seconda rivoluzione industriale. Con la nascita della Germania nel 1871, l’equilibrio europeo viene a mancare, in quanto poi quest’ultima si doterà di un impero, espandendosi sia a livello marittimo sia a livello coloniale.
Revanscismo francese: la sconfitta nella guerra franco-prussiana fu il punto di partenza: la Francia fu umiliata da Bismarck, dovette pagare un’enorme indennità di guerra e, soprattutto, cedette l’Alsazia e parte della Lorena alla neonata Germania. Questa perdita territoriale rimase una ferita aperta nell’identità nazionale francese per decenni. Il sentimento revanscista (dal francese revanche, “rivincita”) si diffuse in larghi strati della società francese: intellettuali, militari e politici coltivarono l’idea che la Francia dovesse prima o poi riprendersi i territori perduti. Simboli come la statua di Strasburgo a Parigi venivano coperti di lutto come promessa di riscatto futuro. Sul piano politico, questo sentimento ebbe conseguenze concrete: rese la Francia strutturalmente ostile alla Germania e poco incline a soluzioni diplomatiche che avrebbero potuto consolidare lo status quo territoriale. Qualsiasi crisi internazionale veniva filtrata attraverso questa lente della rivalità con Berlino.
Il revanscismo francese, ha portato la Francia a consolidare l’alleanza franco-russo-britannica in chiave antitedesca.
Croniche instabilità dell’area balcanica.
Cause a lungo periodo
La guerra ebbe anche cause a lungo periodo, tra le quali la competizione espansionistica tra imperi, che desiderano espandersi ignorando la limitatezza dei territori conquistati. Tutto ciò portò alla convinzione dell’inevitabilità dello scontro per la conquista della supremazia; inoltre, si aveva anche la fallace convinzione che la guerra sarebbe stata breve e vittoriosa, quando la realtà è che lo scontro era tutt’altro che breve, spesso si bloccava e durava per mesi.
Inoltre, i governi civili lasciarono ampia libertà decisionale ai comandi militari nella pianificazione e conduzione della guerra. La conseguenza fu che le logiche militari (tempi di mobilitazione, schieramenti predefiniti, catene di comando) presero il sopravvento sulla diplomazia. Una volta avviata la macchina militare, era quasi impossibile fermarla — e questo accelerò enormemente l’escalation verso la guerra totale. Tutto ciò portò alla radicalizzazione dei nazionalismi all’interno degli imperi.
“Tempeste d’acciaio”
Sullo scenario europeo occidentale, quella che doveva essere una “guerra lampo”, si trasformò presto in una catastrofica e logorante guerra di trincea. La guerra si “stabilizzò” talmente tanto che tra il 1915 e il 1917 non si verificarono alcuni progressi significativi su alcun fronte, mentre i costi umani e materiali aumentavano vertiginosamente.
L’invenzione del treno e del telegrafo rivoluzionarono la logistica e la guerra stessa, permettendo di dare ordini in tempo reale, spostare eserciti smisurati a distanze enormi. Il progresso tecnologico arrivò anche sul fronte di guerra: ora gli eserciti erano dotati di armi molto più potenti che in passato. I fucili e i cannoni colpivano a maggior distanza e, per la prima volta, erano presenti anche armi chimiche, si faceva uso dell’aviazione militare e dei carri armati.
Le conseguenze sociali della grande guerra
La guerra portò enormi conseguenze sociali: ci furono 20 milioni di persone menomate, traumatizzate in modo irreversibile o rese disabili. Si pensi alla Francia, che perse circa il 20% della popolazione in età militare. Se si considerano i “menomati”, non più di un soldato francese su tre superò indenne la guerra. Gli inglesi invece, persero nel conflitto mezzo milione di uomini sotto i trent’anni, tra cui un quarto degli studenti di Oxford e Cambridge; fu la perdita di una generazione ma anche di un’élite futura, che avrebbe potuto gestire al meglio il paese.
La lunghezza e i sacrifici imposti dalla guerra porteranno tutti i contendenti a conseguire obiettivi superiori da promettere alle popolazioni rispetto all’inizio. Come molti ritenevano inizialmente, la guerra non fu di breve durata, e non riguardò soltanto una definizione dei rapporti di forza, per molti l’obiettivo principale non sarà più la vittoria ma la sopravvivenza. Durante la durata della guerra, fu paradossale come nessuno avesse calcolato un mutamento così profondo della mappa e della configurazione del potere in Europa. La caduta degli standard di vita fu così radicale, che solo nel 1924 l’Europa riconquistò il benessere antecedente alla guerra.
La guerra inoltre, accelerò i mutamenti politico-sociali che erano già in corso dalla fine dell’Ottocento con l’avvento della società di massa, destinati a durare ben oltre la conclusione dello scontro. In questo contesto, la “massa” viene chiamata in guerra con conseguente presa di coscienza di quest’ultima. Infatti, la presenza delle masse nel processo di formazione delle decisioni politiche si sarebbe imposta in modi che avrebbero condizionato la politica nazionale e internazionale come mai prima, e a conclusione di ciò, emergeranno con forza il nazionalismo più estremo e il socialismo-comunismo.
Durante la durata della guerra emerge l’importanza del controllo delle materie prime, per la loro valenza economica e bellica: durante lo scontro, vince la potenza che ha controllo più esteso su quest’ultime, e quindi, quella più ricca.
La prima guerra mondiale fu una guerra “rivoluzionaria” perché, nel suo svolgimento, sembrava inscritta la fine della centralità europea.
Gli eventi epocali del 1917
Il 1917 è considerato uno spartiacque della prima guerra mondiale per ragioni politiche, economiche, militari, ma anche perché diventa chiaro che si tratta di una guerra per la sopravvivenza e per cambiare il mondo. In particolare, due eventi extraeuropei cambiarono lo scenario nel 1917, inaugurando il dopoguerra: la rivoluzione d’ottobre in Russia e l’ingresso degli Stati Uniti nella guerra mondiale.
La rivoluzione d’Ottobre: dal febbraio 1917 la Russia vive uno stato di rivoluzione, aggravato dalla pessima gestione dello sforzo bellico. Tutto ciò portò alla fine dello zarismo, con successiva nascita della repubblica: si instaurò un governo liberale e democratico (provvisorio), che decise di proseguire lo sforzo bellico con gli alleati, ma con sempre minore capacità di imporsi. La popolazione infatti non è interessata a tutto ciò, vuole la pace e la fine dei dissidi interni. Grazie all’aiuto tedesco, Lenin ritornò in Russia ad aprile, e promette la pace a qualunque costo.
Sfruttando il pretesto della pace per avere consensi, Lenin guida i bolscevichi nel rovesciamento del governo per prendere potere. Inizia così una lunga e sanguinosa guerra civile. Subito dopo la presa di potere, Lenin crea il Governo dei Commissari dei Popoli: il nome stesso è simbolico: si chiama “dei popoli” (e non “dei ministri”) per marcare la rottura con i governi borghesi tradizionali. Questo governo, come prima mossa “diplomatica”, fa un appello diretto ai governi e ai popoli di tutti i paesi per una pace immediata — scavalcando i canali diplomatici tradizionali, cosa vista dagli alleati come un insulto.
Il 3 marzo 1918 viene firmato il trattato Brest-Litovsk con gli imperi centrali, quest’ultimo presentava clausole durissime, come ad esempio la nascita di un’Ucraina indipendente, per il consolidamento del governo bolscevico. La reazione degli ex alleati occidentali fu durissima, e causerà una reciproca inimicizia che durerà decenni.
La pace portò dei benefici molti limitati per gli imperi centrali, iniziò a diffondersi una speranza rivoluzionaria, sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria in Russia. Nel 1914, la maggior parte dei socialisti si era alleata alle “unioni nazionali” (che sostenevano la guerra). Dall’ottobre 1917 la rivoluzione globale sembra possibile, sull’esempio Russo, che ha ottenuto la pace tramite una rivoluzione.
Sempre nel 1917, a luglio, nel Reichstag (il parlamento tedesco) si parlava di pace di compromesso, in generale dopo ottobre 1917 il nuovo obiettivo per la guerra e il dopoguerra è il contenimento del contagio bolscevico. Nel frattempo, l’ingresso degli Stati Uniti in guerra ad aprile 1917, mutava il destino di quest’ultima e del dopoguerra.
Gli Stati Uniti in guerra e il wilsonismo
Nell’ultimo quarto del diciannovesimo secolo, gli Stati Uniti avevano conosciuto una fase di imponente crescita economica e demografica, con il triplicarsi della popolazione. Fino al 1900 circa non avevano condotto una politica internazionale di grande rilievo, non cercano risorse o colonie perché avevano in casa tutte le risorse naturali necessarie, e con l’immigrazione possedevano anche quelle umane.
Hanno uno sviluppo sui generis, si sono resi capaci di creare un vero e proprio impero senza attaccarne altri. In questo senso, possiamo parlare di un senso di unicità della politica statunitense: laddove l’Europa si mostrava bellicosa, gli Stati Uniti si sono mostrati in grado di creare un impero da soli, senza necessariamente attaccare altri continenti; l’obiettivo principale degli Stati Uniti non era quello di conquistare, ma di commerciare.
L’unica politica espansionistica era condotta nel continente Americano, con l’eccezione dell’estremo Oriente. Proprio per questo, gli Americani, più di chiunque altro, desideravano la pace, in modo tale che quest’ultima potesse essere favorevole al commercio. Promuovono quindi la politica della porta aperta, orientata ad assicurare la libertà di movimento per merci e capitali, soprattutto verso il Pacifico. Nel 1913 la produzione manifatturiera degli Stati Uniti era maggiore di quella di Gran Bretagna e Germania insieme, sono di fatto una superpotenza economica senza rivali.
La presidenza di Wilson (dal 1913)
L’America di Wilson si propone come modello per il resto del mondo, ed emergerà quando la guerra finirà; vengono promossi ideali di pacifismo, progressismo ed internazionalismo, atti a rendere la guerra un mezzo obsoleto. Tra il 1914 e il 1917, le esportazioni USA in Europa raddoppiarono: New York diventa centro finanziario del mondo, soppiantando Londra.
L’iniziale equidistanza di facciata Americana si trasforma presto in ostilità nei confronti dei tedeschi: in caso di vincita di quest’ultimi, il progetto americano non sarebbe andato in porto. Infatti, c’era il rischio che la Germania avrebbe potuto rendere l’Europa una “fortezza” impenetrabile per gli interessi statunitensi. Per questi motivi, l’America decide di fare due cose:
- Finanziare, tramite contrattazioni segrete Francia e Gran Bretagna, avviando una guerra sottomarina contro la Germania.
- Entrare in guerra.
Il problema di quest’ultima idea era il fatto che bisognasse convincere i cittadini, e Wilson decide di farlo interpretando la guerra come un’opportunità, da quest’ultima doveva emergere un nuovo ordinamento internazionale. Wilson parla quindi di una “Guerra che metterà fine a tutte le guerre”.
L’impulso per Wilson viene anche dal confronto a distanza con le idee di Lenin: una pace giusta e perpetua per tutti i popoli, in un mondo di nazioni che si autodeterminano, contro l’idea della pace attraverso l’alleanza internazionale dei lavoratori e l’unica “guerra giusta”, il conflitto di classe.
L’8 novembre 1917 il congresso dei soviet approva l’appello ai popoli per la pace, dopo esattamente due mesi, Wilson condensa le sue idee nei famosi “14 punti”, che davano una nuova definizione dello scenario internazionale del dopoguerra.
Punti di carattere generale (1-5)
- Diplomazia aperta — niente trattati segreti tra Stati.
- Libertà dei mari — navigazione libera in tempo di pace e di guerra.
- Libertà di commercio — eliminazione delle barriere economiche.
- Disarmo — riduzione degli armamenti al minimo necessario.
- Questione coloniale — revisione equa delle colonie, tenendo conto degli interessi delle popolazioni.
Punti territoriali (6-13)
- Evacuazione della Russia e rispetto della sua sovranità.
- Evacuazione e restaurazione del Belgio.
- Liberazione della Francia e restituzione dell’Alsazia-Lorena.
- Ridefinizione dei confini dell’Italia secondo le nazionalità.
- Autonomia dei popoli dell’impero austro-ungarico.
- Restaurazione di Romania, Serbia e Montenegro.
- Autonomia dei popoli dell’impero ottomano; apertura degli Stretti.
- Polonia indipendente con accesso al mare.
- Creazione di una Società delle Nazioni — un’organizzazione internazionale per garantire la pace e risolvere le controversie diplomaticamente.
Il focus principale dei punti di Wilson era quello di proporre una guerra senza vinti né vincitori. L’umiliazione post guerra avrebbe portato ulteriori scontri. Inoltre, viene fatta leva sulla fine della diplomazia segreta, nemica della democrazia, e sulla libertà di navigazione e commercio, dato che in quel particolare momento storico gli americani avevano solo interessi economici. Miravano ad andare contro gli imperi, che erano sistemi di commercio chiusi.
Nell’idea wilsoniana del dopoguerra, le popolazioni delle colonie avevano uguale peso delle potenze coloniali, inoltre si proponeva un mondo di nazioni, di Stati nazional democratici, che discutevano dei problemi globali senza ulteriori conflitti e senza differenze, in un luogo che funge da parlamento e da tribunale. Nasce quindi il progetto della league of nations. Da questi 14 punti, emerge il desiderio degli americani, ovvero quello di creare un mondo designato ai loro interessi.
L’intervento degli Stati Uniti in guerra
Dal punto di vista materiale, l’intervento degli Stati Uniti in guerra sbilancia la situazione. Questi, forniscono risorse materiali e umane per l’intesa, mentre gli imperi centrali erano allo stremo.
La conferenza di Parigi
Tra ottobre e novembre 1917, i tre componenti della triplice alleanza crollano e firmano l’armistizio, come già stato detto all’inizio, alcuni non esistono più rispetto all’inizio del conflitto. Nel 1919, Wilson arriva in Italia, ed è la prima volta che un presidente americano
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.