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Prima guerra mondiale

Cause prima guerra mondiale: uccisione di Francesco Ferdinando. Rivendicazioni territoriali e mire espansionistiche. Imperialismo e militarismo delle grandi potenze, soprattutto Germania. Colonialismo e rapporti diplomatici tesi a causa degli scontri nelle colonie. Nazionalismo.

Grande guerra

La prima guerra mondiale viene chiamata anche la grande guerra perché è stata la prima guerra e soprattutto perché coinvolse anche i civili in modo massiccio, i quali dovettero affrontare un grande sforzo: gli uomini sono chiamati ad andare al fronte e le donne devono lavorare nelle fabbriche. Inoltre viene chiamata grande guerra perché entrano nel conflitto tutti gli Stati.

Germania aggressiva. Francia spirito di rivalsa contro la Germania. Inghilterra si sentiva minacciato il predominio navale dalla Germania. La Russia si avvicina a Francia e Inghilterra. Il Marocco subiva la pressione della Francia. La Spagna prende Ceuta e Melilla. La Germania si oppose alla Francia difendendo il Marocco dall’indipendenza e ben due volte arrivò a un passo dallo scontro armato, crisi marocchine. La conclusione fu che la Francia ebbe il protettorato sul Marocco che in cambio cedette una parte del Congo alla Germania. L’Austria unì la Bosnia-Erzegovina violando il congresso di Berlino. L’iniziativa irrita la Serbia appoggiata dalla Russia. La Serbia aspirava a riunire in un unico stato la Jugoslavia. Serbia, Grecia, Montenegro e Bulgaria si focalizzano per sottrarre all’impero ottomano la Macedonia mentre i turchi erano impegnati in guerra con l’Italia in Libia, prima guerra balcanica. Si giunse così al trattato di Londra, l’impero ottomano rinuncia a tutti i possedimenti europei tranne Costantinopoli e gli stretti. Con l’attacco della Bulgaria a Serbia e Grecia scoppiò la seconda guerra balcanica. La pace di Bucarest assegna alla Serbia il Kosovo e parte della Macedonia. Nasce l’Albania.

Il 1914 e l’inizio del conflitto

Nel 1914 il 28 giugno a Sarajevo un serbo spara contro l’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando uccidendolo. L’Austria-Ungheria accusa il governo serbo di aver organizzato l’attentato imponendo loro un ultimatum con diverse condizioni. Il principe serbo Alessandro I decide così di presentarsi all’ambasciata russa a Belgrado per chiedere l’aiuto dell’imperatore russo Nicola II nel caso di guerra con l’Austria. La Serbia dopo aver mobilitato l’esercito per prepararsi all’invasione risponde all’ultimatum accettando solo alcuni punti e rifiutandone altri. L’Austria in risposta mobilita l’esercito e così anche la Russia, non riuscendo in trattative con l’impero austro-ungarico, dichiarando che non può rimanere ferma in merito al destino dell’alleato serbo. Il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, così la Russia annuncia di abilitarsi contro l’impero austro-ungarico.

Il 1 agosto la Germania dichiara guerra alla Russia con il meccanismo della Triplice intesa, trascinando così in guerra l’impero britannico e la Francia. L’Italia rimane neutrale con la scusa che il patto fosse solo a scopo difensivo, affermando che fosse stato l’impeto austro-ungarico ad attaccare la Serbia. La Germania si ritrova circondata da Russia e Francia, decidendo così di attuare il piano Schlieffen che comprendeva di penetrare attraverso il Belgio e l’Olanda, neutrali, per attaccare i francesi alle spalle e vincere lo scontro per poi fronteggiare l’esercito russo. Il Belgio blocca la Germania per il tempo necessario a mandare l’impero britannico in soccorso dei francesi. La Germania crea il caos nel tragitto del Belgio così gli stati nemici creano propaganda contro i tedeschi per convincere i paesi neutrali ad entrare in guerra di guerra contro la triplice intesa. Quando la Germania riesce a passare il Belgio, inizia la posizione, un modo di condurre un conflitto in maniera stabile, fino al logoramento del nemico.

Trincee

La Francia e l’Inghilterra si fortificano sulla linea del fronte scavando in difensiva e così faranno i tedeschi. Le trincee erano lunghi corridoi scavati nel terreno, profondi poco meno di due metri. Divennero man mano la nuova casa dei soldati, il luogo dove i militari impegnati al fronte vissero per due settimane. Si schierano uno di fianco all’altro separati dalla terra di nessuno, piena di filo spinato e mine. La tattica è quella di rimanere sulle difensive il più possibile. Il principale attacco della prima guerra mondiale consisteva nel fuoco di sbarramento dell’artiglieria pesante per distruggere le posizioni difensive. Con esso in contemporanea l’attacco della fanteria.

Le industrie e i rifornimenti diventarono di grande importanza. Il Regno Unito tentò di mettere un blocco navale contro la Germania per bloccare i rifornimenti tedeschi ma i tedeschi inventarono una nuova arma, gli u-boot, sottomarini in grado di affondare navi senza essere individuati. Furono usati per attaccare anche le navi americane che rifornivano il Regno Unito. I russi vengono sconfitti dall’esercito tedesco e si ritirano, mentre in Serbia l’impero austro-ungarico viene respinto. L’impero ottomano, in grande rapporto con la Germania, entra in guerra a fianco della triplice alleanza attaccando i porti russi nel Mar Nero. L’esercito russo risponde invadendo l’impero attraverso il Caucaso ma l’attacco viene respinto.

Il 23 agosto entra in guerra anche il Giappone, alleato del Regno Unito, contro la Germania occupando tutte le colonie tedesche sparse per l’oceano Pacifico. In Francia ci fu l’uso per la prima volta nella storia di armi chimiche e di dirigibile Zeppelin. L’esercito russo è costretto a una ritirata. Nel 1915 una nave civile, il Lusitania, con a bordo più di 1000 civili americani, viene affondata da un sottomarino tedesco. Il presidente degli Stati Uniti Wilson dichiara comunque di rimanere neutrale anche se il gesto avrebbe potuto schierarla contro i tedeschi.

L’Italia nella guerra

In Italia ci furono discussioni fra neutralisti, cattolici e socialisti, e interventisti, nazionalisti, Benito Mussolini. Dal 1914 il ministro degli esteri italiano Sonnino aveva intavolato trattative sia con gli imperi centrali che con gli alleati per cercare di ottenere il migliore accordo per entrare in guerra con l’uno o l’altro schieramento. Le trattative si conclusero nel 1915 con la firma del patto di Londra, segreto, che prevedeva l’entrata dell’Italia in guerra entro un mese a fianco degli alleati in cambio di annessioni territoriali sull’Adriatico. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria e l’esercito italiano, guidato dal comandante Cadorna, iniziò le operazioni sul confine austriaco.

Le donne iniziano a coprire il lavoro degli uomini chiamati al fronte. Le donne che vengono chiamate a lavorare nei campi vengono sfruttate mentre quelle nelle fabbriche guadagnano, diventando anche molto essenziali per la situazione dell’Italia. Le donne di alta classe sociale vengono chiamate come infermiere. Ogni attacco italiano contro l’Austria fallì. La Bulgaria entra in guerra a fianco della Germania.

Dal 1916 alla conclusione della guerra

Nel 1916 inizia la battaglia di Verdun che fu la più lunga e sanguinosa di tutta la guerra. Il piano dei tedeschi è di far confluire una grande quantità di soldati francesi in difesa della città per poi bombardarli. Gli inglesi stringono un accordo segreto con i francesi, l’accordo Sykes Picot, per spartirsi il territorio dell’impero una volta conclusa la guerra entrando in contrasto con la promessa fatta allo sceriffo. A giugno inizia l’offensiva Brusilov, la più grande vittoria degli alleati durante la guerra che costrinse la Germania a spostare parte delle sue truppe da Verdun al fronte orientale per contenere l’attacco russo. Il 29 agosto finisce la battaglia di Verdun e i francesi riuscirono a proteggere la città.

La Germania decide di riprendere controllo con le operazioni dei sottomarini, che erano state interrotte dopo l’incidente con la flotta americana, per affondare tutte le flotte mercantili e ridurre il Regno Unito alla fame. Il presidente Wilson dichiara guerra alla Germania. In Russia l’esercito tedesco avanza e lo zar Nicola II causa una serie di rivolte che si trasformano in una rivoluzione che porterà al rovesciamento del regime zarista e all’istituzione di un governo provvisorio che decide comunque di continuare la guerra. Verso la seconda metà del 1917 la Cina entra in guerra a favore degli alleati portando loro una grande manodopera per sopravvivere più a lungo ad una guerra di attrito.

In Russia il governo provvisorio viene rovesciato e il partito di Lenin va a potere. Come promesso firma una pace con gli imperi centrali uscendo dalla guerra ma ciò permise ai tedeschi di spostare le loro truppe dal fronte orientale in Italia infliggendo una tremenda sconfitta all’esercito italiano a Caporetto che costringe inglesi e francesi a spostare le loro truppe dal fronte occidentale a quello italiano. In Italia l’esercito venne guidato da un nuovo generale, Armando Diaz, il quale decise di avanzare verso Vittorio Veneto il 24 ottobre, sfondamento del fronte austriaco. La guerra si conclude definitivamente l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli alleati.

Conferenza di pace e trattati

Il 18 gennaio 1919 i rappresentanti delle potenze vincitrici si riunirono a Parigi con lo scopo di dare una nuova sistemazione all’Europa. Alla conferenza di pace parteciparono: il presidente americano, il presidente del consiglio francese, il primo ministro inglese e il presidente del consiglio italiano. Nel gennaio 1918 il presidente Wilson aveva fissato in quattordici punti i principi fondamentali a cui avrebbe dovuto ispirarsi la pace. Il 28 aprile 1919 venne creata la società delle nazioni con sede a Ginevra. Dalla conferenza di Parigi scaturirono cinque trattati e tra i più importanti c’è il trattato di Versailles e il trattato di Saint-Germain. Il trattato di Versailles imponeva alla Germania perdite territoriali come l’Alsazia e la Lorena che tornarono alla Francia, alla Polonia venne ceduto il corridoio di Danzica che divideva la Germania con la Prussia orientale e ci fu anche una riduzione dell’esercito e sanzioni economiche alle nazioni vincitrici. Il trattato di Saint-Germain imponeva all’Austria di cedere il Trentino, l’Alto-Adige, l’Istria e l’alto bacino dell’Isonzo all’Italia e dall’impero austro-ungarico sorsero quattro stati indipendenti: Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Regno di Jugoslavia.

Dopo la guerra

La prima guerra mondiale aveva portato via un numero enorme di vite umane. Sul finire della guerra, ad aggravare la situazione, si propagò in Europa un’epidemia influenzale “la spagnola”. L’Europa durante lo sforzo bellico aveva speso somme gigantesche e di conseguenza un pesante indebitamento. Con la fine del conflitto le industrie erano state costrette a una riconversione produttiva ossia a passare da un’economia di guerra a un’economia di pace. Le popolazioni erano troppo povere. Con il crollo della produzione agricola ci fu un abbandono delle campagne e i paesi europei dovettero continuare a importare grandi quantità di beni dai paesi extraeuropei, ci fu un rialzo dei prezzi, un’inflazione enorme e una crisi economica e finanziaria.

La Germania era aggravata dalle esorbitanti richieste di risarcimento di guerra e dalla privazione di risorse nel mondo e l’ascesa degli USA a potenza mondiale, l’intervento dello stato nelle gestioni economiche e l’aumento del tasso di disoccupazione unito all’aumento del costo della vita. In Italia ci fu uno sfogo nell’emigrazione. Gli Stati Uniti erano in una posizione dominante. In America salì al governo Harding che in politica interna adottò misure protezionistiche, applicazione di tariffe doganali a difesa del prodotto nazionale, isolazionismo. Con questo isolazionismo e l’interruzione degli scambi con l’Europa, l’America conobbe una crisi di sovrapproduzione, si verificò l’esigenza di ampliare il mercato.

Ebbe origine così il “piano Dawes” che stilava in primo piano la riduzione delle riparazioni richieste alla Germania e allontanare il pericolo di una rivoluzione di stampo bolscevico, per la ricostruzione dell’economia. L’intensificarsi degli scambi internazionali determinò un enorme giro di affari che tra il 1925 e il 1926 sfociò in un “boom” in cui i maggiori vantaggi furono degli Stati Uniti. I reduci di guerra si ritrovarono senza occupazioni, spinti nelle trincee con la speranza di ottenere come ricompensa terre da coltivare o un posto di lavoro dignitoso.

Nel 1919 fu inserito, nella costituzione americana, un nuovo emendamento che proibiva la produzione e la vendita di alcolici, proibizionismo, e fu abolita nel 1933. Cambiarono i costumi e il modo di pensare delle persone. La società diventò più egualitaria, più dinamica, più aperta alle novità e ai cambiamenti. Nacque un nuovo ottimismo e una nuova voglia di vivere. Ci fu una nuova generale ripresa economica negli anni venti. Le donne ebbero un nuovo ruolo sociale e uscirono dall’isolamento domestico, con questa indipendenza nacque anche una nuova femminilità.

Si verificò un boom economico in America nella metà degli anni venti con un enorme incremento dei consumi. Gli anni venti furono definiti gli “anni ruggenti”. Nel paese però la distribuzione della ricchezza era estremamente disuguale. Il modo di vivere americano fu caratterizzato da un alto tenore di vita e dal consumo di prodotti, consumismo. La stampa periodica e la radio ebbero un grande successo. L’ottimismo e l’equilibrio economico era fondato sull’equilibrio del mercato. Questo equilibrio venne meno, nell’ultima parte del ventennio, con la ripresa delle economie europee, l’adozione di misure protezionistiche e molti governi europei intrapresero delle politiche di austerità e deflazione, diminuzione dei prezzi, allo scopo di combattere l’inflazione, aumento dei prezzi, e rafforzare le monete nazionali.

Si determinò presto una crisi di sovrapproduzione data dalla diminuzione delle esportazioni. Con la corsa alla vendita il 24 ottobre 1929 si ebbe “il giovedì nero” ossia il crollo della borsa di New York con sede a Wall Street, a seguito la chiusura di molte imprese e clamorosi fallimenti. La crisi divenne sociale e circa 15 milioni di persone persero il lavoro e le banche distrussero i risparmi di quella che sembrava una forte classe media. Gli anni trenta al contrario degli anni venti sarebbero stati ricordati come quelli della grande “depressione”. La crisi economica degli Stati Uniti si propagò in tutto il mondo causando una crisi mondiale.

In Europa si verificò un aumento della disoccupazione e il sistema monetario distrutto. In Germania, economia dipendente da quella americana, la disoccupazione fu disastrosa. La Gran Bretagna adottò misure restrittive tese a privilegiare i rapporti fra i paesi. In Italia la crisi del 1929 sconvolse ogni settore dell’economia e ci fu un progressivo aumento della disoccupazione. A risollevare gli Stati Uniti fu il nuovo presidente democratico Roosvelt, egli elaborò un piano chiamato “new deal”. A livello della politica monetaria svalutò il dollaro, rialzò i prezzi, immise cartamoneta e introdusse il controllo dello stato sul sistema bancario. In politica sociale introdusse la tutela dei salari minimi e dei contratti di lavoro. Voleva combattere la disoccupazione. Con il piano “new deal” ebbe risultati positivi.

Rivoluzione russa

Quando la Russia entra nella prima guerra mondiale la situazione interna si aggrava sempre di più, aggravando i costi, il lavoro diminuisce perché mancano i lavoratori. Il popolo, stanco, si ribella allo zar che firma di entrare in guerra, sempre perdendo, e che sfrutta il popolo. Lo zar reprime in modo violento le rivolte. L’8 marzo 1917 a Pietrogrado sfocia una protesta popolare contro la carestia chiamata rivoluzione di febbraio. Le truppe e gli insorti si uniscono contro lo zar creando una sommossa generale. Si forma un governo provvisorio con a carico il liberale L’vov. Al governo liberale si contrapposero le forze popolari e socialiste, i soviet, le assemblee erano rappresentate da operai, soldati e contadini che vennero divisi in bolscevichi e i menscevichi.

Si formò un dualismo tra il governo e i soviet, nel mentre si cercava di far uscire la Russia dalla guerra. La situazione ebbe una svolta quando il capo bolscevico Lenin, nell’aprile del 1917, rientrò a Pietrogrado dall’esilio, mandato dai tedeschi per convincere la Russia ad abbandonare la guerra. Lenin enunciò le tesi di aprile che sostenevano la possibilità di un’immediata rivoluzione proletaria e comunista. Tutto il potere doveva passare ai soviet, il governo doveva cadere in quanto reazionario e incapace politicamente. Con le tesi di aprile Lenin voleva nazionalizzare le terre, le industrie e le banche e lo stato si approprierà di queste cose, non il singolo. Eliminare la proprietà privata.

Le tesi prevedevano anche di stipulare una pace immediata, entrando in conflitto con il governo e con i socialisti rivoluzionari. Nella primavera del 1917, il fronte russo avrà molte sconfitte e nasceranno malumori nel popolo che causeranno insurrezioni che sfoceranno in sanguinose morti. L’vov si dimette passando il comando a Kerenskij che era convinto di continuare la guerra. Anche durante l’estate la vita politica e sociale era in continuo fermento e le persone iniziano ad esprimere il proprio dissenso, c’è una certa libertà di stampa. Nasce un’organizzazione sindacale ancora più forte quella dei soviet. Le manifestazioni rivoluzio

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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