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SOCIOLOGIA URBANA, DEL TURISMO E DEL TERRITORIO

WEBER E LA CITTÀ

1.​ In che cosa l’analisi sociologico-storica si differenzia da

quella storica?

2.​ Definisca e spieghi i caratteri dell’idealtipo weberiano

3.​ Significato sociologico dello studio weberiano sulla città

4.​ Spieghi l’importanza del mercato nella formazione delle città

5.​ Spieghi le differenze esistenti tra le città occidentali e le città

asiatiche

6.​ Spieghi la funzione del cristianesimo nella formazione delle

città medioevali

7.​ Qual è la funzione del diritto nel processo storico di

formazione delle città?

8.​ Perché l’analisi weberiana della città di Venezia è

sociologicamente rilevante?

9.​ Distingua gli obiettivi che strutturano la formazione della città

antica rispetto a quella medioevale

10.​ Quale lezione sociologica emerge dall’analisi weberiana

della democrazia

11.​ Quali caratteri idealtipici differenziano la democrazia

nell’Antichità e nel Medioevo?

Secondo Max Weber la città non può essere compresa limitandosi a

una descrizione storica degli eventi. Per lui la città è un fatto sociale,

cioè qualcosa che nasce e cambia in base a molti elementi della vita

umana, come l’economia, la politica, la religione e le leggi. Per questo

usa un’analisi sociologico-storica: studia come le città si sono

sviluppate nel tempo cercando di capire il loro significato sociale e il

legame tra tutti questi fattori. A questo scopo Weber

utilizza lo strumento metodologico dell’idealtipo che non rappresenta un

modello reale né un ideale normativo, ma una costruzione teorica

astratta che accentua alcuni tratti significativi della realtà per rendere

comprensibili i fenomeni storici. Serve per

confrontare città diverse tra loro e per capire quale ruolo hanno avuto

l’economia, la politica, la religione e il diritto nella loro formazione.

Dal punto di vista economico, Weber attribuisce al mercato un ruolo

decisivo nella nascita delle città. Una città si forma quando gli scambi

diventano stabili e continuativi e quando esiste un mercato locale che

consente agli abitanti di vivere prevalentemente di commercio piuttosto

che di agricoltura. In una prima fase il mercato urbano si sviluppa

spesso in prossimità della sede del signore o del principe, che

rappresenta un grande acquirente di beni e garantisce protezione ai

mercanti. Con l’intensificarsi degli scambi e la crescita delle attività

economiche, tuttavia, la città tende progressivamente a sottrarsi alla

dipendenza dal potere signorile e ad acquisire una propria autonomia

economica e politica.

Nel confronto tra città occidentali e città asiatiche, Weber mette in

evidenza una differenza fondamentale di carattere politico e sociale.

●​ Nelle città occidentali, soprattutto nel Medioevo europeo, si

afferma una vera e propria comunità urbana autonoma, formata da

cittadini che partecipano alla vita economica e politica della città e

che godono di diritti propri. Si sviluppano così istituzioni cittadine,

come tribunali e amministrazioni urbane, e prende forma l’idea di

cittadinanza come appartenenza a una comunità politica.

●​ Nelle città asiatiche, invece, pur essendo presenti mercati e

fortificazioni, non si sviluppa una simile autonomia urbana: gli

abitanti restano legati giuridicamente al villaggio, al lignaggio o alle

caste, e l’amministrazione rimane saldamente nelle mani del

potere centrale, impedendo la formazione di una cittadinanza

autonoma.

Secondo Weber, anche il cristianesimo ha avuto un ruolo importante

nella nascita delle città medievali occidentali, perché ha contribuito a

indebolire i legami tribali e familiari che caratterizzavano le società

tradizionali. Nelle società antiche le persone erano legate soprattutto alla

famiglia, al clan o alla tribù, e questi legami si basavano sulla parentela

e su credenze religiose di tipo magico. Il cristianesimo invece porta

un’idea nuova: tutti gli uomini sono fratelli perché hanno la stessa natura

umana, non perché appartengono alla stessa famiglia o allo stesso

gruppo di sangue. Questo cambia il modo in cui le persone si uniscono

tra loro. Non contano più solo i legami di parentela, ma diventa possibile

entrare in gruppi e associazioni anche senza essere parenti. In questo

modo nascono forme di organizzazione più aperte, basate su regole e

diritti comuni. Questo cambiamento favorisce la nascita della città

medievale come comunità di cittadini uniti dalle leggi e non dal sangue.

Grazie a ciò diventano possibili istituzioni come le corporazioni dei

mestieri e le amministrazioni cittadine, che organizzano la vita della città

secondo regole condivise.

Il diritto rappresenta infatti un elemento centrale nella concezione

weberiana della città. La comunità urbana non si fonda su legami di

sangue, ma su un accordo giuridico che definisce chi è cittadino e

stabilisce regole comuni valide per tutti. Attraverso il diritto, al posto delle

vendette personali e delle decisioni arbitrarie si introduce un sistema di

regole uguali per tutti e più razionali. Questo rende la convivenza più

ordinata e stabile. Inoltre, proprio perché si fonda su leggi proprie, la

città diventa politicamente autonoma, cioè capace di governarsi da sola.

In questo modo la città si distingue dalle società basate sui rapporti

tribali o familiari, che si reggono soprattutto sulla parentela e sulle

tradizioni.

L’analisi weberiana della città di Venezia assume, in questo quadro,

un particolare rilievo sociologico. Venezia rappresenta per Weber un

esempio di città patrizia, nella quale il potere politico ed economico è

concentrato nelle mani di un numero ristretto di famiglie nobili. La

ricchezza derivante dal commercio rafforza il dominio di questi gruppi e

rende stabile nel tempo la loro posizione di potere. Con l’esempio di

Venezia, Weber vuole mostrare che una città non è solo un luogo dove

vivono delle persone, ma una struttura politica complessa, organizzata

attraverso le leggi e la giustizia. Inoltre fa capire che il modo in cui una

città è governata non nasce in modo naturale o democratico, ma

dipende dai rapporti di forza e dagli accordi tra i diversi gruppi sociali che

cercano di controllare il potere.

Weber distingue inoltre tra la città antica e la città medievale in quanto

sono diverse perché nascono con obiettivi diversi.

●​ La città antica è costruita soprattutto per motivi politici e militari. Il

cittadino, in questo tipo di città, è soprattutto una persona che

partecipa alla vita politica e difende la città. L’economia è meno

importante e resta subordinata alla politica e alla guerra.

●​ La città medievale, invece, nasce soprattutto per motivi

economici. Si sviluppa grazie al commercio, alla produzione e alle

attività finanziarie. Con il tempo, proprio grazie alla forza

economica, la città riesce a rendersi più autonoma dal potere dei

signori feudali.

In questo contesto il cittadino medievale non è più soprattutto un

uomo politico o un soldato, ma una persona impegnata nel lavoro

e negli scambi economici, mentre la funzione militare diventa

meno importante rispetto alle attività economiche.

Per Weber la democrazia non nasce in modo naturale e non compare

automaticamente nelle società. È il risultato di un lungo percorso storico

fatto di cambiamenti e di conflitti tra gruppi sociali. Nell’antichità e nel

Medioevo, infatti, non tutti partecipavano alla politica: il potere era

esercitato solo da alcuni gruppi organizzati, come i ceti sociali o le

corporazioni, mentre gran parte della popolazione restava esclusa. La

democrazia quindi non nasce perché tutti improvvisamente diventano

uguali, ma perché si creano particolari equilibri tra le forze sociali nel

corso della storia. Inoltre, per funzionare davvero, il potere deve essere

considerato legittimo, cioè deve essere accettato come giusto e valido

dalla maggioranza delle persone. Solo quando i cittadini riconoscono

l’autorità come legittima, la democrazia può reggersi nel tempo.

2. FEUDALESIMO, NOBILTÀ, CONTADINI, COMUNI

1.​ Lo studente illustri cos’era nel XIII sec. la commenda

2.​ Le cause che facilitano dal Duecento l’allontanamento

dell’aristocrazia dalla grande proprietà terriera

3.​ I processi che trasformano il ruolo della nobiltà nel Trecento e

Quattrocento

4.​ I caratteri comuni delle rivolte dei contadini e dei servi nel

Trecento

5.​ Illustri il modello di sviluppo territoriale proposto da Federico

II

6.​ Analogie e differenze tra Comuni e regno di Federico II nella

formazione dello Stato moderno

7.​ I fattori che hanno impedito la formazione dei Comuni

nell’Italia centro-meridionale (Galasso)

Tra il Medioevo e l’età moderna cambiano profondamente i rapporti

sociali, economici e politici, e questo porta alla crisi del sistema

feudale. A partire dal Duecento, i nobili iniziano poco alla volta a

occuparsi meno direttamente delle loro grandi terre. Succede per vari

motivi:

●​ spesso sono impegnati nelle guerre e quindi stanno lontani dalle

campagne,

●​ inoltre gestire personalmente le terre diventa sempre più costoso e

poco conveniente.

●​ Allo stesso tempo, le città diventano sempre più importanti e

attirano l’aristocrazia perché offrono nuove occasioni di guadagno,

di prestigio e di partecipazione alla vita politica.

Per questo molti signori decidono di dare le terre in affitto ad altri invece

di amministrarle direttamente. In questo modo la grande proprietà

terriera si spezza in parti più piccole e, allo stesso tempo, le città si

rafforzano sempre di più.

Nel Trecento e nel Quattrocento questi cambiamenti diventano ancora

più forti e la nobiltà cambia molto il suo modo di vivere e di esercitare il

potere. I nobili guadagnano meno dalle terre perché l’agricoltura è in

crisi e le grandi proprietà sono difficili da gestire. Per questo cercano

nuovi modi per arricchirsi.

Da una parte aumentano le tasse e i pesi sui contadini, dall’altra

investono sempre di più nel commercio, nella finanza e nelle attività che

si svolgono nelle città. Intanto molti nobili lasciano i castelli e si

trasferiscono nelle città, dove entrano in contatto con i mercanti e

iniziano a svolgere nuovi incarichi politici e amministrativi. Inoltre le lotte

tra famiglie nobili e i conflitti con il clero indeboliscono ancora di più il

vecchio sistema feudale. Tutto questo cambia il ruolo dell’aristocrazia,

che non è più legata solo alla terra e alla guerra, ma assume funzioni

nuove nella vita politica ed economica delle città.

Queste trasformazioni economiche e sociali si accompagnano a forti

tensioni nelle campagne. Nel Trecento scoppiano molte rivolte di

contadini e servi perché le loro condizioni di vita peggiorano molto. Ci

sono carestie, malattie ed epidemie, e in più aumentano le tasse per

finanziare le guerre. Tutto questo rende la vita sempre più difficile e

spinge le persone a ribellarsi. Queste rivolte mostrano che il potere dei

nobili non è più visto come qualcosa di naturale e giusto come in

passato. I contadini iniziano a non accettare più facilmente la loro

condizione di dipendenza e di servitù. Anche se queste ribellioni

vengono represse con violenza, sono comunque un segnale importante:

indicano che l’ordine feudale sta lentamente cambiando e che i vecchi

rapporti di dominio nelle campagne stanno entrando in crisi.

In questo periodo di crisi del sistema feudale crescono anche il

commercio e la finanza, che si sviluppano soprattutto nelle città. Un

esempio importante è la commenda, un tipo di contratto molto usato nel

commercio marittimo del Duecento, soprattutto in città portuali come

Venezia. La commenda era un accordo tra due persone: una metteva i

soldi necessari per l’impresa commerciale, l’altra faceva il viaggio e si

occupava concretamente degli scambi, assumendosi i rischi del viaggio.

Questo sistema permetteva a chi aveva denaro di guadagnare senza

partire di persona e a chi viaggiava di lavorare anche senza possedere

capitali propri. In questo modo si univano il capitale e l’iniziativa

individuale, e il commercio diventava più attivo e organizzato. Tutto ciò

contribuì a far crescere l’economia mercantile e a rendere le città

sempre più importanti come luoghi di scambio e di accumulo della

ricchezza.

Nello stesso periodo nascono anche nuove forme di organizzazione

politica,

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Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marika.f2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia urbana, del turismo e del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Vinci Fiorella.
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