Introduzione alla sociologia
Modulo 1
La sociologia studia le interazioni tra gli individui ed è definita come la scienza che studia la società: attività umana che produce conoscenza. Per essere tale, deve rispondere a due requisiti fondamentali:
- Controllabili: Le affermazioni devono essere ripercorribili e replicabili. Questo non significa che le affermazioni controllabili siano affermazioni vere.
- Giustificabili: Le affermazioni devono poter stabilire come si produce quanto è affermato «date certe condizioni specificate».
La controllabilità e la giustificabilità delle affermazioni sono due criteri che si completano reciprocamente. Dunque, la scienza studia la società attraverso questi due criteri, ossia attraverso un metodo costituito da regole, ovvero da un insieme di fasi che devono essere seguite e regolate da norme.
Con il termine società, si deve intendere una collettività umana che condivide un territorio i cui componenti hanno rapporti duraturi, all’interno della quale possono soddisfare i bisogni fondamentali, organizzare forme e istituzioni cooperative e, infine, condividere una cultura comune, che comprende valori, norme, simboli e credenze con cui regolare la vita collettiva. La società assume quindi peculiari caratteristiche:
- Relazionalità: Rapporto tra individui.
- Sovradimensionalità: Non ci parla del singolo bensì delle relazioni tra individui, le quali producono comportamenti evidenti, tali da diventare tipiche di quel determinato gruppo.
- Varie forme di organizzazione: Dalle strutture produttive fino a quelle religiose.
- Schemi generali di comportamento: I “modelli culturali”.
Sapere sociologico comune
Essere parte della società nella quale viviamo significa che ognuno di noi ha sviluppato delle idee e un sapere relativo ad essa. Abbiamo cioè accumulato un sapere sociologico comune. Tuttavia, esso è limitato al presente, agli ambienti sociali che frequentiamo ed è influenzabile e deformabile dal “sentito dire”. Quando parliamo di sapere sociologico comune, intendiamo il patrimonio di conoscenze derivato dall’esperienza diretta di ogni individuo e che ogni membro della società usa per orientarsi nella vita sociale.
È allora necessario un sapere più sistematico, capace di indagare i modelli di comportamento, i processi e la struttura della vita sociale. Questo sapere è quello espresso e sviluppato dalla sociologia.
Nascita della sociologia
La sociologia nasce intorno alla metà del XIX secolo e si afferma nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Nasce per dare risposte alle domande che derivavano dalle trasformazioni che la società europea stava sperimentando come conseguenza di tre rivoluzioni, le quali scardinarono gli assetti sociali della società feudale e definirono i tratti della società moderna:
- La rivoluzione scientifica: Afferma una nuova strategia conoscitiva che si fonda sull’osservazione metodica della realtà.
- La rivoluzione industriale: Afferma un nuovo modo di produrre che è il capitalismo industriale.
- La rivoluzione francese: Afferma lo stato moderno costituzionale, ovvero lo stato di diritto.
Queste rivoluzioni hanno posto in primo piano la questione del mutamento:
- Le cause dei cambiamenti.
- La loro direzione.
- La necessità di controllarli o assecondarli.
I cambiamenti che hanno portato alla nascita della società moderna hanno avuto caratteristiche del tutto particolari:
- Velocità: I processi di cambiamento hanno assunto un’accelerazione mai registrata precedentemente.
- L’estensione: Il mutamento ha interessato tutti gli ambiti della vita sociale e, di conseguenza, ha coinvolto la vita di tutti i membri della società.
- Le conseguenze: Le trasformazioni sono iniziate nelle società europee ma via via hanno coinvolto le aree oltre i confini del mondo occidentale.
La rivoluzione scientifica
La rivoluzione scientifica, avviata nel XVII secolo, configura la scienza come una strategia conoscitiva che si fonda sull’osservazione metodica della realtà e sull’applicazione di procedimenti logici, allo scopo di individuare le regolarità che riguardano i fenomeni studiati. Fino a quel momento si riteneva che la conoscenza vera fosse accessibile solo attraverso la riflessione filosofica e/o religiosa, non certo attraverso l’osservazione diretta della realtà.
- Questo approccio alla conoscenza ha messo via via in discussione l’autorità della Chiesa nell’ambito della conoscenza.
- Si afferma l’illuminismo francese ——> l’affermazione della ragione umana e la possibilità di osservare e descrivere anche il mondo sociale con l’uso della ragione.
- L’empirismo inglese ——> è la convinzione per cui la conoscenza si fonda sull’osservazione; atteggiamento critico nei confronti di ogni dogma; scelta di studiare i fenomeni sociali allo stesso modo dei fenomeni fisici.
La rivoluzione industriale
Con la definizione di rivoluzione industriale, ci si riferisce a una serie di sviluppi che trasformarono la società agricola feudale nella società industriale moderna. Alla fine del 1700 si afferma un nuovo modo di produrre, il capitalismo industriale, che ha le seguenti caratteristiche:
- È un’economia di scambio monetario ——> scambi attraverso la mediazione del denaro.
- Si scambiano merci ma anche prestazioni lavorative.
- È orientato all’accumulazione del profitto come fine in sé; modo di produrre orientato al guadagno, al profitto per essere reinvestito dall’impresa.
- È improntato a criteri di razionalità economica.
Il capitalismo industriale moderno:
- Ha una dimensione economica in quanto è un sistema fondato su imprese che producono beni allo scopo di accumulare profitti secondo le regole del mercato.
- Ha anche una dimensione culturale che si esprime in un’etica e una mentalità particolari che si sono affermate nel corso della storia, secondo Weber (padri della sociologia) a seguito della Riforma protestante, che la chiamerà «spirito del capitalismo».
Dunque, il capitalismo moderno nasce ad opera di «uomini nuovi» che provengono da strati sociali diversi ma che condividono una comune visione, espandono i loro scambi. Le trasformazioni economiche hanno riguardato:
- Trasformazioni dell’agricoltura: Es. mercato di dimensioni internazionali; introduzione di innovazioni nella coltivazione e nell’allevamento per aumentare la produttività.
- Trasformazioni delle attività mercantili: Sistema del lavoro a domicilio; nascita della manifattura.
- Trasformazioni dell’artigianato: Aumento della domanda di beni.
Rivoluzione francese
La prima forma di stato moderno si afferma nell’epoca dell’assolutismo attraverso processi di unificazione, pacificazione e costituzione di alcuni monopoli:
- Il monopolio militare: Si afferma il diritto esclusivo di usare la forza da parte del potere sovrano.
- Il monopolio fiscale: Si definiscono le norme che regolano l’agire di coloro a cui è affidato il compito di riscuotere le imposte.
- Il monopolio monetario: Lo stato assume il diritto di battere moneta.
- Il monopolio della giustizia: Lo stato stabilisce chi ha ragione e chi ha torto e le relative sanzioni.
Lo stato costituzionale moderno nasce da una serie di cambiamenti che sono stati incarnati dalla rivoluzione francese:
- L’affermarsi dei diritti di cittadinanza: Nelle società premoderne antiche la cittadinanza era garantita in funzione dell’appartenenza a una famiglia e legata alla proprietà della terra; mentre nella società moderna la cittadinanza è goduta dagli individui in quanto membri del popolo.
- L’affermarsi del principio della separazione dei poteri: Questo principio è riconducibile a Montesquieu che afferma la necessità di affidare il potere legislativo, il potere giudiziario e il potere esecutivo a organismi diversi, allo scopo di salvaguardare la libertà.
- L’affermarsi dello stato di diritto: Forma di organizzazione politica che vincola il potere dei governanti ai limiti posti dalle leggi. Il cittadino obbedisce perché ritiene che chi comanda ha il titolo per farlo in virtù delle leggi con le quali ha avuto accesso alla posizione di potere che occupa. A tal proposito Weber parla di “potere legale-razionale”.
La sociologia come scienza
Modulo 2
La scienza moderna nasce alla fine del 1500 quando Galileo Galilei mette definitivamente in discussione la visione aristotelica della scienza, secondo la quale il suo compito era quello di individuare la natura di ogni oggetto sia del mondo naturale, sia del mondo umano. Egli pone le basi del metodo sperimentale: si osservano gli effetti che variazioni controllate in una proprietà (detta operativa) hanno su un'altra proprietà (detta sperimentale) mentre si mantengono costanti tutte le altre proprietà che potrebbero influenzare la seconda.
Paradigmi fondativi della ricerca sociale
La sociologia ha via via definito il proprio statuto come disciplina scientifica attorno a una questione che sin dall’inizio l’ha caratterizzata, ovvero la cosiddetta controversia sul metodo delle scienze sociali. I temi di questa discussione sono riconducibili a tre questioni di fondo:
- La possibilità di applicare il metodo delle scienze naturali all’ambito delle scienze sociali.
- La possibilità o meno di conciliare la spiegazione e la comprensione.
- Come considerare la contraddittorietà del mondo sociale e storico.
La ricerca sociologica ha così definito 2 paradigmi:
- Positivista
- Interpretativista
Il paradigma è una visione del mondo, della realtà. È condiviso dalle comunità scientifiche, che orienta la ricerca. Il positivismo e l’interpretativismo sono due modi di studiare la realtà sociale molto differenti tra loro. Essi differenziano per le risposte che danno alle tre questioni che caratterizzano la ricerca scientifica:
- La questione ontologica ——> “La realtà (sociale) esiste?”
- La questione epistemologica ——> “La realtà (sociale) è conoscibile?”: Qual è la relazione che si instaura tra lo studioso e l’oggetto di studio?
- La questione metodologica ——> “Come può essere conosciuta la realtà sociale?”.
Paradigma positivista
Durkheim riteneva che la sociologia dovesse studiare i fatti sociali, ossia i modi di sentire, di pensare e di agire, che sono esterni e non dipendono dalla coscienza sociale, ma che sono coercitivi nei confronti degli individui (che non dipendono dal singolo, ma dalla realtà sociale in cui siamo inseriti, per cui un prodotto di essa).
A tal proposito il paradigma positivista elabora le risposte rispetto alle tre questioni:
- Rispetto alla questione ontologica ——> Realismo ingenuo, in quanto ritiene che esiste la realtà sociale oggettiva, esterna all’uomo sia quello che agisce nel mondo sia quello che studia il mondo.
- Rispetto alla questione epistemologica ——> Visione dualista e oggettivista, in quanto ritiene che lo studioso e l’oggetto studiato sono due entità separate e indipendenti e quindi lo scienziato può indagare il fenomeno studiato senza influenzarlo e senza esserne influenzato.
- Rispetto alla questione metodologica ——> Posizione sperimentale e manipolativa, in quanto adotta il metodo sperimentale delle scienze fisiche fondato sull’osservazione e l’esperimento.
Il paradigma positivista dell’Ottocento fu sottoposto a numerose critiche e rivisitazioni per tutto il Novecento. Due fasi di queste discussioni sono state prima il neopositivismo o positivismo logico e, successivamente, il postpositivismo.
Uno dei postulati del neopositivismo è il principio di verificazione per cui il senso di un’affermazione deriva dalla sua verificabilità empirica. Lazarsfeld propone il linguaggio delle variabili. Popper elabora il principio di falsificazione: una teoria non può essere verificata attraverso i dati ma può solo essere non falsificata.
Quindi, il programma del neopositivismo era la negazione della filosofia precedente, poiché troppo compromessa con la metafisica, e la ricostruzione della filosofia come “critica del linguaggio” scientifico. A partire dalle critiche al neopositivismo, si arriva alle più recenti acquisizioni del postpositivismo.
Risposte che il paradigma postpositivista dà alle tre questioni:
- Rispetto alla questione ontologica, la posizione del postpositivismo è di realismo critico: la realtà è conoscibile in maniera imperfetta per cui sottoposta continuamente a critica.
- Rispetto alla questione epistemologica, la posizione postpositivista modifica il dualismo-oggettività, per cui la conoscenza scientifica procede per deduzione attraverso la falsificazione delle ipotesi.
- Rispetto alla questione metodologica, la posizione del postpositivismo è sperimentale-manipolativa modificata, nel senso che si mantiene il distacco tra osservatore e oggetto osservato, ma si apre anche alle tecniche qualitative.
Paradigma interpretativista
A differenza del positivismo e del neo-positivismo, l’interpretativismo è un paradigma specifico delle scienze umane e sociali. In questo ambito, la realtà sociale non può essere conosciuta di per sé attraverso l’osservazione ma può solo essere interpretata. La realtà, che può assumere forme differenti, varia: non esiste un’unica realtà sociale da conoscere (costruttivismo).
Secondo Max Weber è necessario:
- Comprendere, ossia interpretare le motivazioni dell’agire per capire l’intenzionalità.
- Dopo aver compiuto questa interpretazione, è necessario spiegare causalmente il fenomeno studiato per individuare a quali condizioni storico-sociali si presenta la relazione causale tra A e B.
Queste relazioni non sono leggi, scrive Weber, ma «connessioni causali».
Rispetto alla questione ontologica, la posizione interpretativista è:
- Costruttivista: In primo luogo, nel senso che la realtà sociale non esiste indipendentemente dagli individui, bensì è costruita attraverso l’azione degli individui, quindi si può conoscere solo il significato attribuito dagli individui.
- Relativista: Questi significati variano tra gli individui e tra i gruppi, quindi non esiste una realtà sociale valida per tutti gli esseri umani ma esistono molteplici punti di vista con i quali gli uomini interpretano la realtà sociale.
Rispetto alla questione epistemologica, nel paradigma interpretativista scompare la dualità soggetto conoscente e oggetto conosciuto, i quali si influenzano reciprocamente, e quindi è impossibile una conoscenza oggettiva ossia non condizionata dal contesto storico-sociale e dai valori di chi osserva e di chi è osservato.
Rispetto alla questione metodologica, l’interpretativismo utilizza l’interazione empatica tra ricercatore e oggetto studiato, poiché lo scopo della ricerca è la comprensione delle motivazioni e significati che sono alla base delle azioni degli individui.
- Individuazione di connessioni causali, con enunciati che ne indicano le possibilità ——> Ne consegue che le tecniche di ricerca usate sono qualitative e variano a seconda di quale forma assume l’interazione tra lo studioso e l’oggetto studiato.
Fasi della ricerca e tecniche della ricerca sociale
In base allo scopo che la ricerca sociale si prefigge, si distinguono:
- Ricerche esplorative e descrittive: Hanno lo scopo di conoscere un dato fenomeno.
- Ricerche esplicative: Mirano ad elaborare una spiegazione del perché si verifichi un certo fenomeno.
In base al modo con il quale vengono reperite le informazioni, si distinguono:
- Ricerche on field o sul campo: Il ricercatore raccoglie direttamente le informazioni di cui ha bisogno per i propri scopi conoscitivi (fonti informative primarie).
- Ricerche desk o “da scrivania”: Il ricercatore ricorre a fonti informative secondarie in quanto utilizza dati rilevati da altri, ad esempio quando si usano le statistiche prodotte dai governi o da altri studiosi.
Indipendentemente dal paradigma scelto, le fasi della ricerca sono:
- La scelta del problema di ricerca.
- La formulazione del disegno della ricerca.
- La raccolta dei dati.
- La codifica e analisi dei dati.
- L'interpretazione dei dati.
Si distinguono tecniche di ricerca quantitative e tecniche di ricerca qualitative.
A. Tecniche di ricerca quantitative
Usate nell’ambito di un approccio neopositivista. Si basano su una matematizzazione delle informazioni e forniscono dati espressi in un linguaggio statistico, quindi più vicine all’ideale della scienza moderna.
B. Tecniche di ricerca qualitative
Sono usate nell’ambito del paradigma interpretativista.
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