Capitolo 1 - Che cos’è la sociologia?
Sapere sociologico comune = patrimonio di conoscenze legato all’esperienza diretta che tutti usano per orientarsi nella vita sociale → tutti hanno le proprie esperienze, un proprio passato e dei propri pregiudizi.
↳ Sociologia del sapere sociologico comune ≠ sociologia come scienza.
3 limiti del sapere sociologico comune
- Concentrato sul presente.
- Spazio sociale dell’individuo circoscritto.
- È deformabile dal sentito dire.
Sociologia come scienza sociale = con i suoi strumenti supera i limiti del sapere sociologico comune. È lo studio scientifico della società, tratta argomenti della quotidianità ed è una riflessione teorica che formula interrogativi sulla base di informazioni raccolte sistematicamente.
Oggetto della sociologia
- La società, principalmente = popolazione, collettività stabilmente insediata su un territorio delimitato, i cui rapporti sono abbastanza durevoli da consentire la riproduzione dell’esistenza, la soddisfazione dei bisogni vitali e la sedimentazione di una comune cultura da cui discendono le norme che regolano la vita della collettività.
- Individui.
- Individui all’interno della società.
- Da cosa gli individui sono influenzati.
Alcune norme sono dettate dallo Stato che, se non vengono rispettate, fanno incorrere in sanzioni.
- Altre sono norme implicite/non ufficiali che regolano lo stare insieme → stare composti.
- Alzare la mano.
Chi fa parte della società deve sottostare a delle regole.
La sociologia può aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo, ma non può darci certezze assolute: può darci soltanto ragionevoli certezze.
I confini della sociologia
Di società si occupano anche altre discipline, quali antropologia, demografia ecc.
Quali sono quindi i confini della sociologia rispetto alle altre scienze della società?
A questo interrogativo si è cercato di dare risposta in modi diversi:
- Soluzione gerarchica (Comte) → Comte chiama la sociologia la regina delle scienze, perché ha sedimentato tutte le conoscenze prese dalle altre discipline. È l’ultima di un processo evolutivo della conoscenza umana che, partendo dall’astronomia e dalla fisica e passando per la chimica e la biologia, arriva fino a essa.
- Soluzione residuale (Runciman) → secondo Runciman la sociologia deve occuparsi di tutto ciò che non è oggetto di studio di altre discipline/di un’altra scienza sociale.
- Soluzione analitica o formale (Simmel) → la sociologia non studia un determinato oggetto, ciò che caratterizza la sociologia è il modo in cui studia la società.
Origini della sociologia
La sociologia si è sviluppata rispondendo ad interrogativi storicamente determinati ai quali le altre scienze sociali non sembravano in grado di dare risposte soddisfacenti.
La società emerge come oggetto di studio quando i suoi fondamenti sono messi in discussione, quando i suoi ordinamenti non appaiono più stabili, quando i suoi assetti non possono più essere dati per scontati, quando diventano mobili i punti di riferimento e i criteri che guidano i comportamenti.
Nascita della sociologia è all’interno di un processo che porterà alla modernità e che è stato accompagnato da tre grandi rivoluzioni:
- Scientifica → XVII secolo. Metodo sperimentale unico in grado di spiegare i fenomeni, tutto si deve basare sull’osservazione dei fatti (vs teologia, fede, religione). Dati i buoni risultati nelle scienze della natura, si è allargato il metodo sperimentale anche per lo studio della società, della cultura e dell’uomo.
- Industriale → innovazioni a livello economico, tecnologico (macchinari nelle fabbriche) e sociale (modifica delle relazioni a partire dalla famiglia fino al luogo di lavoro). Opinioni contrastanti tra chi sostiene che tutto ciò stia portando a progresso, evoluzione ed emancipazione, e tra chi pensa invece che tutto ciò stia portando alla dissoluzione dei legami sociali autentici. Infatti, c’è una massiccia urbanizzazione, con conseguente cambio di abitudini ed inoltre in famiglia (agenzia di socializzazione primaria) c’è uno smembramento tra i genitori e i figli, in quanto i primi lavorano tutto il giorno nella fabbrica e rischia di essere messo a repentaglio il legame più intimo con la prole, ma anche con il vicinato, perché uscendo per andare in fabbrica escono dal posto in cui vivono.
- Francese → XVIII secolo. Ha voluto portare il potere nelle mani del popolo e incita alla libertà. Toglie però dei punti fermi, ai quali la sociologia cercherà di dare risposte.
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Paradigmi e dilemmi teorici
Paradigmi scientifici = assunti di base sviluppati dalla comunità scientifica, accettati da tutti i suoi membri (o quasi) che riguardano sia gli aspetti teorici sia il metodo attraverso cui si approfondiscono. Quando sono tutti d’accordo si è in una fase di scienza normale, altrimenti si hanno le rivoluzioni scientifiche, durante le quali emerge un nuovo paradigma che, se ha successo, sostituisce il precedente.
Nelle scienze sociali questo è difficile da applicare perché vi è sempre una pluralità di paradigmi in competizione tra loro, e la prevalenza di uno sugli altri è sempre temporanea e parziale.
1. Paradigma dell’ordine
- La domanda che lo caratterizza è: cosa tiene insieme la società e come è possibile un ordine sociale anche nei momenti di trasformazioni e cambiamenti, che infrangono le tradizioni e la religione? Risposte di diversi autori:
- Hobbes: la coesione sociale c’è perché anche se gli uomini sono egoisti, cattivi e violenti, si sottopongono all’autorità coercitiva dello Stato perché hanno paura dei castighi a cui potrebbero andare incontro.
- Smith: ciò che tiene insieme la società è il mercato (mano invisibile), perché ognuno persegue i suoi interessi egoistici.
- Spencer e Comte: la società è composta da parti interconnesse e quindi l’una dipende dall’altra. In particolare, sopravvive chi ha più capacità di adattamento in quanto l’equilibrio che si genera tra le parti non è mai statico, bensì dinamico, sottoposto a un continuo processo di evoluzione e di adattamento.
- Simmel: l’ordine sociale viene dall’interno, grazie alle relazioni di interdipendenza. La società diventa sempre più complessa, ognuno all’interno della società è diverso dall’altro. Si hanno quindi eterogeneità e individualizzazione che portano sempre più a fare affidamento l’uno sull’altro per soddisfare le proprie esigenze.
- Durkheim: connessione tra forme di divisione del lavoro e forme di solidarietà.
- Società pre-moderne: divisione del lavoro scarsa → unità poco differenziate tra loro → unità accomunate da una stessa credenza esterna, spesso religiosa → solidarietà meccanica.
- Società moderne: divisione del lavoro avanzata → unità più differenziate → unità accomunate da una solidarietà interna, ossia interdipendenza tra le varie funzioni → solidarietà organica.
Status sociale = posizione che ciascuno occupa nella società ed è dato dal lavoro-patrimonio economico, genere, etnia, religione, famiglia di provenienza, relazioni (capitale sociale).
- Tönnies: attribuisce ai termini organico e meccanico un significato opposto a Durkheim.
- Organica → la comunità, che emerge sia embrionalmente (rapporto madre-figlio, moglie-marito) sia più ampiamente (rapporti di vicinato o amicizia). Queste relazioni creano unità organiche, attraverso cui le persone si sentono unite alle altre per somiglianza.
- Meccanica → la società, dentro la quale gli individui sono isolati, in tensione fra loro, il tentativo di entrare nella sfera privata è visto come intrusione. Il rapporto è uno scambio in cui chi dà non cede nulla in più rispetto a quello che riceve.
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2. Paradigma del conflitto
- Marx: la costante della società è il conflitto tra chi ha più potere e chi ne ha meno. Tutto si ricollega all’aspetto economico, alla lotta fra le diverse classi (classe = insieme di persone accomunate dalla loro situazione economica). Chi sta al potere tenderà sempre a mantenere il potere che ha, facendo sottostare le altre classi subalterne.
- Weber: la costante della società è il conflitto ma non è solo basato sull’economia, ma anche sulla cultura, sulla politica, sul diritto, sulla religione. Il conflitto può portare sia ordine che mutamento. C’è ordine quando nascono le strutture istituzionali (ossia rapporti di forza provvisoriamente consolidati), e c’è mutamento quando nascono nuove istituzioni. Quello che ci fa propendere verso uno dei due è la libertà di scelta dell’individuo.
3. Paradigma della struttura
- Domanda: quanto sei libero di agire?
- Concezione olistica del sociale: individui sono i veicoli attraverso cui la società si esprime. L’individuo è libero di compiere delle scelte ma nei limiti consentiti dalla struttura sociale, gli individui devono adattarsi alle circostanze imposte loro dalla società (teatro dei pupi = marionette mosse da chi tiene i fili della situazione).
- Studiare i motivi dietro a determinati comportamenti.
- Durkheim: la società viene prima degli individui. I fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali, non si può partire dal comportamento degli individui, dalle loro motivazioni e dalla loro personalità, per arrivare alla società. Un classico esempio è il suicidio, non vi è comportamento considerato più individuale, eppure in esso operano cause sociali.
4. Paradigma dell’azione
Contrapposto a quello della struttura.
- Individualismo metodologico: i vari fenomeni macroscopici sono ricondotti alle cause microscopiche. Per spiegare il comportamento dell’individuo chiedo direttamente a lui (opposto a Durkheim).
- L’individuo può scegliere le sue azioni, e con esse determina la struttura stessa.
- Weber: per capire il perché dei comportamenti del singolo si deve tener conto del senso intenzionato (chiedere direttamente a lui senza dare per scontato il suo passato).
Compatibilità fra paradigmi
Paradigma della struttura e dell’azione sono compatibili?
Paradigma della struttura: società determinata dalle costrizioni, gli individui devono adattarsi alle circostanze imposte loro. (teatro dei pupi = marionette mosse da chi tiene i fili della situazione).
Paradigma dell’azione: l’individuo può scegliere le sue azioni, e con esse determina la struttura stessa. Quando agisci (azione micro) non solo influisci sulla tua azione, ma anche su una potenziale azione macro (dal piccolo al grande) → l’azione singola di tutti coloro che fuggono dall’Italia per cercare lavoro all’estero, ha effetti più grandi dell’espatrio, ossia quelli sull’economia italiana.
↳ Effetto non intenzionale = una propria azione che porta ad effetti non previsti e non sempre buoni.
Merton: profezia che si autoavvera → sottolinea come l’aspettativa sociale può modificare il tuo comportamento e i suoi effetti.
I due paradigmi sono incompatibili se si pensa che la struttura sociale determini i comportamenti dell’uomo o altrettanto se si pensa che le azioni dell’uomo siano svincolate dalla struttura. Nella ricerca sociale empirica però i due paradigmi sono spesso utilizzati congiuntamente.
Teoria e ricerca empirica
La sociologia è una scienza empirica (empiria = esperienza) → la sociologia si basa su fatti concreti, sull’esperienza pratica. La teoria sostenuta deve essere sottoposta al vaglio della realtà. Non esiste una realtà assoluta, ognuno legge la realtà in modo diverso e personale. La sociologia può dare ragionevoli certezze ma non certezze assolute.
La sociologia solitamente fa ricerca per trovare una soluzione ad una situazione che non è ottimale.
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La sociologia è:
- Vera: accordo con la realtà. Non dà insegnamenti morali, non dice “come dovrebbe essere”.
- Utile: aiuta l’uomo a comprendere e risolvere meglio i suoi problemi.
La conoscenza deve essere metodologicamente fondata, ci deve essere rigore metodologico = esplicitare i passaggi che ti hanno portato a quella determinata conclusione.
- Concetti e indicatori → la sociologia ha sempre a che fare con dimensioni molto ampie; perciò, si ha bisogno di metodi che consentano di “misurare” i fenomeni, non direttamente osservabili.
- Variabili → per spiegare il perché esista un fenomeno, si devono mettere in relazione i fenomeni da spiegare (variabili dipendenti) e i fenomeni che li spiegano (variabili indipendenti).
- Ricerche descrittive ed esplicative → la sociologia non deve solo descrivere la realtà, ma giustificarla. La teoria senza ricerca empirica è vuota. La ricerca senza teoria è cieca.
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Capitolo 2 - Formazione della società moderna
Mutamento
Il mutamento o la staticità della nostra società sono concetti relativi: chi non ha esperienza del mutamento non può pensare che qualcosa sia statico o viceversa.
Tra XVI e XIX secolo, le società occidentali sono oggetto di un processo di trasformazione economica, politica, giuridica e culturale.
Nascita del capitalismo
Marx inserisce il problema della nascita del capitalismo nell’ambito della sua concezione materialistica della storia: per capire una società bisogna innanzitutto rendersi conto di come in essa gli uomini provvedono a soddisfare i loro bisogni e quali rapporti si instaurano tra loro nella sfera della produzione.
Ogni sistema economico (modo di produzione) è caratterizzato da una combinazione tra forme di divisione del lavoro e competenze tecniche (forze produttive) da un lato, e forme di proprietà e rapporti tra le classi (rapporti sociali di produzione) dall’altro.
Vi sono periodi in cui si generano conflitti tra classi portatrici di interessi antagonistici. In queste fasi, un modo di produzione diviene instabile e si prepara la transizione al dominio del modo di produzione successivo. Il capitalismo è nato dalle contraddizioni interne al modo di produzione feudale. Ciò che cambia:
- Trasformazione dell’agricoltura: prima c’erano i proprietari terrieri ma né i lavoratori né i proprietari terrieri avevano interesse a lavorare di più la terra per avere maggior prodotto. A mano a mano il mercato chiede sempre più prodotti (es. Inghilterra, eserciti in trincea, aumento domanda di lana per coprirli. Maggiore richiesta di lana, maggiore e necessità di pecore al pascolo ma terra non sufficiente per far pascolare tutte le pecore). Nascono quindi nuovi capitalisti agrari: alcuni rispondono bene alla maggiore domanda di beni, altri diventano dipendenti da questi nuovi capitalisti agrari. Ora i proprietari terrieri hanno interesse a produrre di più, perché il sovrappiù se lo intascano loro.
- Trasformazione attività mercantili: in società pre-moderna il mercante andava nei villaggi e portava con sé materiale e strumenti per tessere e li dava ai diversi villaggi. Dopo un tot di giorni sarebbe ripassato per ritirare i prodotti finiti e pagare i lavoratori. Quando la domanda di prodotti aumenta, il mercante decide di radunare tutti i lavoratori, farli lavorare tutti nello stesso posto e avrebbe pagato il salario. Da lavoro a domicilio a società di produzione.
- Trasformazione dell’artigianato: prima della società moderne dominava il sistema delle corporazioni (= accordo tacito secondo cui tutti dovevano sottostare a determinate regole, tra cui non esiste la concorrenza, stesso prezzo di vendita, tot di prodotti massimo da vendere, no pubblicità ai propri prodotti). Con l’aumento della domanda le corporazioni non funzionano più, alcuni artigiani cavalcano l’onda, altri vanno in miseria.
- Trasformazione dell’imprenditorialità: l’imprenditore è colui che fa qualcosa di nuovo, in modo nuovo. È un innovatore che cambia qualcosa di già esistente. Però la logica dell’imprenditore-innovatore è una persona razionale che guadagna per risparmiare e reinvestire, senza sperperare denaro.
Weber dice che il capitalismo però non ha solo origini economiche ma anche etiche → dogma della predestinazione = il Signore deciderà il tuo destino. Davanti a ciò il responso dell’uomo potrebbe essere il fatalismo, ma in realtà l’uomo non si lascia abbattere da questo fatalismo, e tenderà a comportarsi bene per avere la salvezza divina (condotta di vita ascetica = condurre una vita secondo i principi della religione pensando di ottenere la salvezza divina).
La nascita dello Stato moderno
- Società pre-moderna: Stato feudale = i signori feudali possedevano le terre ed esercitavano il potere su di esse. Riscuotevano la rendita della popolazione contadina, amministravano la giustizia, imponevano pedaggi su coloro che attraversavano le terre, organizzavano campagne militari, assicuravano protezione ai sudditi che lavoravano le terre (no stipendiati) e alle loro famiglie. C’era una condizione di guerra perenne per proteggere ognuno i suoi territori ed eventualmente conquistarne altri.
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Questo stato di guerra porta, come dice Weber, al monopolio della violenza legittima: il sovrano (il padrone della terra) è legittimato ad usare la violenza per mantenere ordine.
- Tutto ciò portava ad una moltitudine di
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