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sociologia della comunicazione e dell’informazione

1.​ Che cos’è la quasi-interazione mediata?

La quasi-interazione mediata è un concetto elaborato dal sociologo John B.

Thompson per descrivere una particolare forma di comunicazione che si sviluppa

attraverso i mezzi di comunicazione di massa, come libri, giornali, radio e

televisione. Thompson distingue questa modalità sia dall'interazione faccia a

faccia, in cui le persone condividono lo stesso spazio e lo stesso tempo potendo

dialogare direttamente, sia dall'interazione mediata, tipica di strumenti come il

telefono, le lettere o le e-mail, che permettono comunque uno scambio reciproco tra i

partecipanti. Nella quasi-interazione mediata il messaggio viene prodotto da un

emittente – ad esempio un giornalista, uno scrittore, un presentatore televisivo o

un'azienda editoriale – e viene diffuso a un numero molto elevato di destinatari,

spesso distribuiti in luoghi diversi e in momenti differenti. La comunicazione assume

quindi un carattere prevalentemente unidirezionale: chi produce il messaggio non

conosce direttamente il proprio pubblico e, nella maggior parte dei casi, non riceve

una risposta immediata o personale da parte di esso. Il termine "quasi" indica

proprio questa particolarità. Non si tratta di una vera e propria interazione, perché

manca la reciprocità diretta tipica del dialogo; tuttavia non è neppure una semplice

trasmissione tecnica di informazioni. I destinatari interpretano i contenuti,

attribuiscono loro significati, ne discutono con altre persone e possono modificare i

propri atteggiamenti e comportamenti sulla base di ciò che hanno visto, letto o

ascoltato. Per questo motivo la quasi-interazione mediata rappresenta comunque

una forma di relazione sociale. Secondo Thompson, i media di massa svolgono un

ruolo fondamentale nella costruzione dell'esperienza sociale moderna. Attraverso di

essi gli individui entrano in contatto con eventi lontani, personaggi pubblici, idee,

valori e modelli culturali che contribuiscono a plasmare la loro visione del mondo. Le

persone possono sviluppare un senso di familiarità nei confronti di figure che non

hanno mai incontrato personalmente, come conduttori televisivi, attori o leader

politici. Questo dimostra che, anche in assenza di un contatto diretto, i media sono

capaci di creare legami simbolici tra chi comunica e chi riceve il messaggio.

02. Che cosa afferma la teoria dell’interazione di Thompson?

La teoria dell'interazione di John B. Thompson afferma che i mezzi di comunicazione non

devono essere considerati semplici strumenti tecnici per la trasmissione di informazioni, ma

veri e propri elementi che trasformano le relazioni sociali e le modalità con cui gli

individui interagiscono tra loro. Secondo Thompson, lo sviluppo dei media ha modificato

profondamente l'esperienza comunicativa umana, superando i limiti dello spazio e del tempo

e creando nuove forme di presenza e di contatto sociale. L'autore sostiene che comunicare

significa sempre instaurare una relazione, anche quando i soggetti coinvolti non

condividono lo stesso luogo o non possono rispondersi immediatamente. Per questo motivo

propone una distinzione tra tre diverse forme di interazione. La prima è l'interazione faccia

a faccia, caratterizzata dalla compresenza fisica dei partecipanti. In questo caso gli individui

condividono lo stesso spazio e lo stesso tempo, possono osservare le reciproche

espressioni, i gesti e il tono della voce e hanno la possibilità di rispondersi in modo

immediato e reciproco. La seconda è l'interazione mediata, che avviene attraverso

strumenti di comunicazione come il telefono, le lettere o, oggi, le e-mail e le chat. In questa

forma di comunicazione le persone non sono fisicamente presenti nello stesso luogo, ma

mantengono comunque la possibilità di uno scambio dialogico, anche se talvolta differito

nel tempo. La terza è la quasi-interazione mediata, tipica dei mezzi di comunicazione di

massa come libri, giornali, radio e televisione. In questo caso il messaggio è prodotto da un

emittente e diffuso verso un pubblico molto vasto e disperso geograficamente. La

comunicazione è prevalentemente unidirezionale e manca la reciprocità immediata del

dialogo; tuttavia si crea comunque una relazione sociale, poiché i destinatari interpretano i

contenuti, attribuiscono loro significati e ne vengono influenzati nel modo di pensare e di

agire. Attraverso questa teoria, Thompson dimostra che i media non si limitano a veicolare

messaggi, ma ridefiniscono le forme dell'interazione sociale, modificando il modo in cui

gli individui costruiscono la propria esperienza del mondo, sviluppano relazioni e partecipano

alla vita collettiva. La comunicazione mediata diventa quindi uno degli elementi centrali delle

società moderne, contribuendo alla formazione dell'opinione pubblica, dell'identità personale

e dei rapporti sociali.

22. La comunicazione come relazione sociale: che cosa significa?

La comunicazione come relazione sociale significa che comunicare non consiste

semplicemente nel trasmettere informazioni da un emittente a un destinatario, ma

rappresenta un processo attraverso il quale le persone entrano in relazione tra loro,

condividono significati e costruiscono la realtà sociale. Ogni atto comunicativo

coinvolge infatti individui che interpretano i messaggi sulla base delle proprie esperienze, dei

propri valori e del contesto in cui si trovano. In questa prospettiva, chi riceve il messaggio

non svolge un ruolo passivo: il destinatario partecipa attivamente alla comunicazione,

attribuendo significato a ciò che ascolta o legge, accettando, rifiutando o reinterpretando il

contenuto ricevuto. Per questo motivo il significato di un messaggio non è stabilito una volta

per tutte da chi lo invia, ma nasce dall'interazione tra i soggetti coinvolti. Considerare la

comunicazione come una relazione sociale significa anche riconoscere che essa è

influenzata dai ruoli sociali, dalle norme culturali e dal contesto in cui avviene. Il modo in

cui comunichiamo con un amico, con un insegnante, con un familiare o con un superiore, ad

esempio, cambia in base al tipo di rapporto esistente e alle aspettative reciproche.

Attraverso la comunicazione, inoltre, le persone esprimono la propria identità, manifestano

emozioni, negoziano significati e costruiscono legami di appartenenza. Anche quando

avviene tramite strumenti tecnologici e mezzi di comunicazione, la comunicazione mantiene

la sua dimensione relazionale. Una telefonata, un messaggio sui social network, un

programma televisivo o un articolo di giornale possono infatti creare forme diverse di

rapporto tra gli individui, pur in assenza di una presenza fisica o di una risposta immediata.

Come evidenziato da Thompson, anche la comunicazione mediata dai mass media

costituisce una forma di relazione sociale, poiché mette in contatto persone, idee e

rappresentazioni della realtà. La comunicazione svolge quindi numerose funzioni sociali:

permette di trasmettere conoscenze, di coordinare azioni collettive, di rafforzare i

legami affettivi, di condividere valori e norme e di costruire l'identità personale e

sociale. Grazie alla comunicazione gli individui possono comprendere il mondo che li

circonda e partecipare alla vita della comunità di cui fanno parte. In conclusione, affermare

che la comunicazione è una relazione sociale significa riconoscere che essa è un processo

dinamico e reciproco attraverso il quale le persone interagiscono, attribuiscono significati alle

proprie esperienze e contribuiscono alla costruzione della realtà sociale. La comunicazione,

dunque, non è mai un atto neutro o automatico, ma un'attività profondamente legata ai

rapporti umani e alla vita in società.

03. Quali tipi di rumore esistono?

Il rumore è tutto ciò che interferisce con la comunicazione e rende difficile o distorto il

passaggio del messaggio dall’emittente al destinatario. Esistono diversi tipi di rumore:

●​ C’è innanzitutto il rumore fisico, che riguarda il luogo, il mezzo o le condizioni

materiali della comunicazione, come un ambiente rumoroso, problemi tecnici,

difficoltà di vista o di udito, che impediscono di ricevere correttamente il messaggio.

●​ Esiste poi un rumore legato al significato, che si verifica quando le parole, i gesti o

le immagini non vengono interpretati come l’emittente intendeva, a causa di un

linguaggio poco chiaro, di codici non condivisi o della mancanza di un contesto

culturale e sociale adeguato.

●​ Un altro tipo è il rumore referenziale, che riguarda direttamente il contenuto del

messaggio: quando i fatti vengono raccontati in modo parziale, distorto o incompleto,

l’informazione perde il suo senso.

●​ Infine c’è il rumore relazionale, che influisce sul rapporto tra le persone e sul modo

in cui si presentano l’una all’altra, per esempio attraverso atteggiamenti offensivi, di

esclusione o di conflitto, che compromettono la comunicazione.

Inoltre, il rumore può essere accidentale oppure intenzionale, come nel caso dell’inganno

o della manipolazione, e che, pur essendo spesso un ostacolo, può talvolta stimolare un

atteggiamento più critico e attivo da parte di chi riceve il messaggio.

04. A che cosa serve il rumore nella comunicazione?

Il rumore nella comunicazione non serve solo come ostacolo, ma ha anche alcune

funzioni importanti.

1.​ Prima di tutto, ci fa capire che la comunicazione non è mai perfetta: i messaggi

possono essere fraintesi o interpretati in modo diverso a seconda delle persone e del

contesto. Questo dimostra che comunicare non significa solo trasmettere

informazioni, ma costruire significati insieme agli altri.

2.​ Inoltre, il rumore rende il destinatario più attivo. Quando un messaggio non è del

tutto chiaro, chi lo riceve deve impegnarsi di più per capirlo e interpretarlo. In questo

modo, il destinatario partecipa alla comunicazione e non è solo passivo.

3.​ Il rumore può anche avere una funzione critica. Le persone non accettano sempre i

messaggi così come sono, ma possono filtrarli, rifiutarli o reinterpretarli in base alle

proprie idee e ai propri valori. Questo permette di prendere distanza da messaggi

manipolatori o poco credibili.

4.​ Infine, il rumore mostra l’importanza del feedback, della ripetizione e della

spiegazione dei messaggi. Proprio perché il rumore è inevitabile, la comunicazione

diventa un processo continuo di chiarimenti e adattamenti tra le persone.

13. Che cosa significa feedback?

Il feedback nella comunicazione è la risposta che il destinatario fornisce all'emittente dopo

aver ricevuto e interpretato un messaggio. Rappresenta un elemento fondamentale del

processo comunicativo, perché permette di verificare se il messaggio è stato compreso

correttamente, accettato, rifiutato o interpretato in modo diverso rispetto alle intenzioni iniziali

di chi lo ha inviato. Grazie al feedback, la comunicazione non si configura come un processo

lineare e unidirezionale, ma come uno scambio circolare e reciproco, nel quale tutti i

partecipanti assumono un ruolo attivo. Il feedback può assumere forme molto diverse. Può

essere verbale, quando viene espresso attraverso parole, domande, commenti o risposte

esplicite, oppure non verbale, quando si manifesta tramite espressioni del volto, gesti,

postura, tono della voce o comportamenti. Ad esempio, durante una lezione l'insegnante

osserva le reazioni degli studenti per capire se stanno seguendo la spiegazione o se hanno

bisogno di ulteriori chiarimenti. Allo stesso modo, in una conversazione quotidiana un

sorriso, un cenno del capo o uno sguardo perplesso forniscono informazioni importanti

sull'efficacia della comunicazione. In base al momento in cui si manifesta, il feedback può

essere immediato oppure differito. Il feedback immediato è tipico della comunicazione

faccia a faccia e consente ai partecipanti di adattare il proprio comportamento comunicativo

in tempo reale. Il feedback differito, invece, caratterizza forme di comunicazione come le

lettere, le e-mail o alcuni scambi online, nelle quali la risposta arriva dopo un certo intervallo

di tempo. Anche l'assenza di risposta può costituire una forma di feedback. Il silenzio,

infatti, può comunicare disinteresse, disaccordo, riflessione, imbarazzo o difficoltà nel

comprendere il messaggio. Per questo motivo, nella comunicazione non conta solo ciò che

viene detto esplicitamente, ma anche ciò che viene espresso indirettamente attraverso

atteggiamenti e comportamenti. Nei mezzi di comunicazione di massa tradizionali, come

la stampa, la radio e la televisione, il feedback è generalmente indiretto e limitato. I

produttori dei contenuti non ricevono una risposta immediata dal pubblico, ma possono

conoscere le reazioni degli utenti attraverso dati di ascolto, indici di gradimento, lettere dei

lettori, sondaggi o statistiche sulle vendite. In questi casi il pubblico ha un ruolo meno visibile

nel processo comunicativo. Con la diffusione di internet e dei social media, il feedback ha

assunto un'importanza ancora maggiore, diventando spesso istantaneo, pubblico e

partecipativo. Commenti, recensioni, "like", condivisioni, chat e discussioni online

permettono ai destinatari di intervenire direttamente, esprimere opinioni e influenzare la

circolazione dei contenuti. Di conseguenza, i confini tra emittente e destinatario tendono a

ridursi, poiché gli utenti possono essere contemporaneamente produttori e fruitori di

messaggi. In conclusione, il feedback è un elemento essenziale della comunicazione perché

garantisce la reciprocità dello scambio, favorisce la comprensione reciproca e permette di

correggere eventuali incomprensioni. Attraverso il feedback, i soggetti coinvolti non si

limitano a trasmettere informazioni, ma costruiscono insieme il significato dei messaggi e

mantengono viva la relazione comunicativa.

05. Quante e quali sono le funzioni della comunicazione?

La comunicazione svolge cinque funzioni principali, che spesso agiscono tutte insieme

nello stesso atto comunicativo.

1.​ La prima è la funzione sociale, perché comunicare serve soprattutto a stare in

relazione con gli altri, a creare legami, sentirsi vicini e riconoscersi reciprocamente

come persone. Parlare non serve solo a trasmettere informazioni, ma a “essere

insieme”.

2.​ Molto vicina a questa c’è la funzione fática, che riguarda il bisogno di sentirsi

connessi: comunicare per mantenere il contatto, condividere la presenza dell’altro e

sentirsi riconosciuti, anche senza dire qualcosa di davvero informativo.

3.​ La comunicazione ha poi una funzione pratica o operativa, perché attraverso le

parole possiamo coordinare azioni, convincere qualcuno, ottenere qualcosa o

addirittura cambiare la realtà. In questo senso, le parole non descrivono soltanto il

mondo, ma possono diventare vere e proprie azioni, come nel caso delle promesse,

dei giuramenti o dei riti.

4.​ Un’altra funzione fondamentale è quella espressiva o identitaria: comunicando

mostriamo chi siamo, costruiamo la nostra identità e la adattiamo alle diverse

situazioni e relazioni. L’“io” non è fisso, ma si forma e si trasforma proprio attraverso

la comunicazione con gli altri.

5.​ Infine, esiste la funzione metacomunicativa, che consiste nel comunicare sulla

comunicazione stessa. Serve a chiarire come devono essere interpretate le parole o i

gesti, evitando fraintendimenti, per esempio quando diciamo “sto scherzando” o

“parlo sul serio”. Anche i media usano segnali di questo tipo per farci capire come

interpretare ciò che stiamo vedendo.

In pratica, ogni atto comunicativo mette insieme tutte queste funzioni: anche una frase

semplice contiene informazione, relazione, azione, identità e indicazioni su come va

interpretata.

08. Quali sono gli scopi e le norme della comunicazione nel modello di Gili e

Colombo?

Nel modello della comunicazione elaborato da Gili e Colombo, la comunicazione viene

considerata un processo sociale intenzionale e regolato, nel quale le persone agiscono

perseguendo determinati obiettivi e rispettando specifiche norme condivise. Comunicare,

quindi, non significa semplicemente scambiare informazioni, ma entrare in relazione con gli

altri all'interno di contesti sociali caratterizzati da aspettative, regole e finalità precise.

Secondo gli autori, ogni atto comunicativo è orientato da uno o più scopi. Le persone

comunicano perché desiderano ottenere un determinato risultato: possono voler informare,

trasmettendo conoscenze o dati; spiegare e chiarire un concetto; convincere o

persuadere qualcuno ad adottare un'opinione o un comportamento; esprimere sentimenti

ed emozioni; coordinare azioni con altre persone; ottenere aiuto o collaborazione;

oppure costruire, mantenere o rafforzare le relazioni sociali. Gli obiettivi della

comunicazione influenzano la scelta delle parole, il tono utilizzato, il canale comunicativo e

le strategie adottate dai partecipanti.

Tuttavia, la comunicazione non dipende soltanto dagli scopi individuali, ma è anche guidata

da norme comunicative, cioè da regole sociali che indicano quali comportamenti sono

considerati appropriati nelle diverse situazioni. Alcune norme sono esplicite, come quelle

che regolano un dibattito pubblico, un'interrogazione scolastica o una riunione di lavoro; altre

sono implicite, apprese attraverso l'esperienza e la socializzazione, come il rispetto dei turni

di parola, l'uso di formule di cortesia o l'adeguamento del linguaggio all'interlocutore. Le

norme della comunicazione variano in base al contesto sociale, alla cultura di

appartenenza e ai ruoli ricoperti dai soggetti coinvolti. Il modo in cui una persona

comunica con un insegnante sarà diverso da quello utilizzato con un amico; allo stesso

modo, il rapporto tra medico e paziente, genitore e figlio, giornalista e

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marika.f2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e dell’informazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Contini Rina Emanuela.
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