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Sociologia dei fenomeni politici

Prof. Marchetti – Università La Sapienza – 2022/2023

Prima parte

La prospettiva con cui si osservano le cose tra sociologi e politologi è completamente diversa. Il sociologo parte dai soggetti per poi raggiungere le istituzioni, mentre il politologo si occupa delle istituzioni separatamente dai soggetti.

Quando un fenomeno ha rilevanza politica?

Tutto ciò che assume una valenza pubblica e che esce dalla sfera personale diventa un fenomeno con rilevanza politica.

Cosa si intende per politico?

  • Dimensione collettiva che fa uscire l’individuo dai suoi bisogni individuali;
  • Azione di sintesi della molteplicità degli interessi presenti nella società per giungere ad una decisione;
  • Responsabilità di operare scelte che produrranno effetti su altri individui.

La sociologia del potere

La sociologia del potere è l’elemento fondamentale della sociologia dei fenomeni politici. Esistono tre forme di espressione/visioni del potere:

  • Strumentale, che riguarda i mezzi a disposizione;
  • Fine a sé, che rappresenta il desiderio perpetuo e inquieto di potere;
  • Relazionale, con cui si intende il potere come relazione sociale. Infatti, in ogni rapporto in cui è coinvolto il potere di uno si inserisce anche la volontà di obbedire dell’altro (Weber).

Questa ultima forma di espressione del potere è quella oggetto di studio della sociologia del potere. Essa vede un rapporto ego/alter, creatosi sulla base di azioni che posseggono una stessa direzione.

Il rapporto ego/alter è spesso una relazione asimmetrica, che si può realizzare come:

  • Rapporto di sovra/sotto-ordinazione;
  • Assenza totale di relazione, che si manifesta come violenza o puro egoismo.

Classificazione del potere

Il potere può essere classificato come:

  • Potere a somma zero, in cui se qualcuno guadagna questo potere allora c’è qualcun altro che lo perde, e viceversa.
  • Potere a somma variabile, in cui entrambi i soggetti riconoscono le competenze l’uno dell’altro, il che comporta ugualmente la vittoria di uno e la perdita dell’altro, ma non necessariamente con valori distanti tra loro (esempio: V=11, P=9).

Potere e libertà

Secondo Byung-Chul Han, sociologo, il potere NON esclude la libertà, anzi, il potere di Ego raggiunge il suo picco proprio quando Alter si sottopone volontariamente alla volontà di Ego, quindi quando quest’ultimo non si impone su Alter. Il potere stabile è, infatti, quello in cui Ego ha convinto Alter, il quale ha interiorizzato il potere di Ego. Il potere instabile, che non dura, è invece quello che si impone con forza in modo perentorio. Quindi, chi vuole raggiungere il potere deve far uso della libertà dell’altro e non della violenza.

Potere e violenza

Secondo Popitz la violenza è potere d’azione, cioè poter fare qualcosa che comporti una sofferenza fisica o psicologica agli altri. Normalmente la violenza, e quindi il potere d’azione, segue un copione in crescendo:

  • Azioni rivolte alla riduzione della partecipazione di un soggetto;
  • Danno materiale al soggetto;
  • Offesa corporea al soggetto.

Questo non si verifica solamente in contesti politici drammatici, ma anche in situazioni più quotidiane come: fenomeni di bullismo, violenza domestica ecc.

Il linguaggio del potere

  • Potere: capacità, possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa.
  • Potenza: la caratteristica di chi o di ciò che è potente, cioè che possiede autorità, capacità di comando, forza o efficacia.
  • Dominio: piena potestà di diritto o di fatto sopra persone o cose.
  • Autorità: la posizione di chi è investito di poteri e funzioni di comando, e la cui forza è basata da un lato sulla sintesi del volere con la legge, dall’altro sul riconoscimento ufficiale della forza stessa.
  • Influenza: è la capacità di imporre il proprio volere a qualcun altro utilizzando la persuasione, il carisma.
  • Coercizione: è la capacità di imporre il proprio volere a qualcun altro utilizzando la forza.
  • Violenza: la tendenza abituale che una persona ha a usare la forza fisica per imporsi.

Potere di uccidere

La violenza ha tuttavia un limite estremo costituito dall’uccisione, che comporta:

  • Essere padroni di vita e morte;
  • Impotenza di fronte alla paura di uccidere;
  • Criminalizzazione del suicidio (tentativo di sottrarre il potere di uccisione di sé stessi, modalità estrema dell’individuo di riprendere il controllo su di sé);
  • Violenza finale all’origine della lotta per la vita (antropologia negativa).

Come contrastare il potere di uccidere?

A) I suicidi lo contrastano tramite questo tentativo estremo di riprendere il controllo su di sé;

B) I martiri lo contrastano con gli atti di terrorismo pubblici.

Entrambi i metodi rendono impotente pubblicamente colui che detiene il potere di uccidere.

Come reprimere e limitare la violenza?

  • Tramite gli ordinamenti sociali;
  • Tramite la violenza stessa talvolta, che nasce inizialmente come mezzo per riportare ordine sociale;
  • Tramite la paura e il senso di colpa.

Violenza totale

È la somma di:

  • Esaltazione della violenza che viene esercitata;
  • Indifferenza verso la sofferenza subita;
  • Tecnicizzazione dell’esecuzione della violenza (violenza tecnica).

Simmel

Simmel è il fondatore della sociologia relazionale che utilizza lo stesso approccio fondamentale per l’analisi di molti fenomeni. Secondo Simmel, nei processi di socializzazione siamo tutti un po' fuori e un po' dentro, cioè noi uomini non siamo degli esseri interamente sociali, esiste sempre una parte di noi che non mettiamo in comune con gli altri, anche nelle relazioni più intime. Simmel dà un’accezione positiva alla non condivisione della nostra interezza, perché anche quella parte che non mettiamo in condivisione va a influire indirettamente sul resto di noi che invece viene messo in comune.

Per Simmel, POTERE = rapporto di SCAMBIO, poiché colui che detiene il potere non è appagato dal potere in sé, ma dal ritorno che ottiene dall’altro. Secondo l’autore esistono tre tipologie di potere:

  • Potere esercitato da un singolo;
  • Potere esercitato da un gruppo;
  • Potere esercitato da una forza obiettiva.

In che situazione si trova chi è sottomesso al potere?

Perché rimane dentro questa relazione? Esiste una volontà da parte del sottomesso di sottostare a chi detiene il potere, perché questa condizione gli consente di deresponsabilizzarsi dal prendere decisioni e di assumersene le eventuali conseguenze negative. Chi rimane volentieri in un rapporto di sottomissione necessita quindi di qualcuno che prenda le decisioni al suo posto.

Esistono allo stesso tempo individui che si trovano in un rapporto di sottomissione ma che non lo fanno con la propria volontà, coloro che non vogliono lasciare la loro autonomia a qualcun altro, e che quindi lottano in direzione opposta. È così che Simmel mette in luce l’esistenza di una gerarchia sociale, in cui chi risiede all’apice gode di prestigio sociale, ovvero il riconoscimento delle sue capacità speciali da parte degli altri, dei quali il potente ha quindi bisogno.

In questo caso, il sottomesso ha in realtà una maggiore libertà rispetto ad altri casi di potere, perché può sempre liberarsi da questa relazione rimuovendo la sua approvazione nei confronti di chi detiene il potere.

Due differenti situazioni di manifestazione del dominio

  • A) Nei rapporti di autorità il subordinato gode di una maggiore libertà nel riconoscere o meno eventuali doti speciali del soggetto sovraordinato, ma ha una minore libertà nel potersi difendere dalla sua autorità. Il rapporto in questo caso è caratterizzato da oggettività.
  • B) Nei rapporti di prestigio il subordinato gode di una minore libertà nel riconoscimento delle capacità del sovraordinato per via delle sue doti carismatiche e persuasive, ma beneficia di una maggiore libertà nel potersi sottrarre a questo tipo di relazione. Il rapporto è caratterizzato da soggettività.

Il potere del singolo sul gruppo

Nella circostanza in cui una sola persona detiene il potere nei confronti di un gruppo, l' asimmetria relazionale è fortissima. Simmel ritiene che sia più facile dominare un gruppo molto numeroso piuttosto che un gruppo costituito da pochi individui. In un gruppo di grandi dimensioni ogni componente condivide una parte piccolissima di sé con la collettività, e anche quella parte è spesso oscillante perché cambia sulla base degli interessi variabili di ogni individuo. In un gruppo formato da pochi individui, ognuno di loro dovrà impegnare una parte maggiore di sé.

Nella circostanza di dominio di un singolo nei confronti del gruppo si possono riconoscere due possibili esiti:

  • Unità fra dominante e subordinati, quando il dominante è considerato diretto o espressione del gruppo;
  • Opposizione fra dominante e subordinati, quando il dominante è visto come avversario della massa.

Società di massa

Simmel è molto critico nei confronti della società di massa, la quale rappresenta un indebolimento delle relazioni sociali, che, all’interno di un gruppo di grandi dimensioni, diventano superficiali, fugaci, fondate sulla parte sfuggente dell’uomo inserito nella massa.

Un’altra caratteristica tipica del potere di un singolo sulla massa è la formazione di un livellamento oppure di una stratificazione piramidale (gerarchia), quest’ultima preferita da Simmel. Nella stratificazione piramidale:

  • Coloro che fanno parte degli strati più bassi della piramide saranno meno inclini a conferire il potere ad un loro simile. Al contrario, coloro che fanno parte degli strati più alti della piramide saranno più inclini a conferire il potere ad un loro simile.
  • Inoltre, una massa di individui estremamente disomogenei tra loro si sottometterà più volontariamente al dominio del soggetto più distante possibile da tutte le idee in contrapposizione nella massa, cioè dall’individuo più disinteressato.
  • Infine, ogni pressione di potere esercitata da un soggetto dominante si scarica sui soggetti in maniera proporzionale al grado di resistenza che sono in grado di opporre, poiché il potere si muove lungo la linea di minima resistenza, finendo per colpire i soggetti più deboli.

Fra i vari strati della piramide si crea quindi una formula di controllo reciproco sul mantenimento della gerarchia, ciò rende chi si trova al vertice più potente, poiché coloro che gli sono inferiori, ma che sono a loro volta superiori ad altri strati, vogliono mantenere il loro controllo sugli strati inferiori e tenderanno quindi a non mettere in dubbio il potere di chi è all’apice. Sentono di condividere una parte del suo potere.

Il potere esercitato da un gruppo

A) Folla

La folla è costituita da un corpo fisico, è un’entità che possiede una dimensione spaziale reale, capace di produrre sollecitazioni di tutti i tipi. Svolge quindi delle azioni (es: manifestazioni). Le folle possiedono un grande potere perché fanno leva su una condizione emotiva condivisa che a sua volta crea una relazione sociale emotiva. La folla rimane ben differenziata dalla massa, la quale non possiede nessuna delle caratteristiche citate, anzi, invece di supportare la creazione di una relazione sociale, opera in direzione contraria.

B) Gruppo organizzato istituzionalmente

Il gruppo organizzato istituzionalmente introduce le seguenti importanti caratteristiche quando si trova al potere: la sua spersonalizzazione, poiché esso viene esercitato in un sistema di regole che tutelano stabilizzano ancor di più il potere stesso, e la deresponsabilizzazione dei soggetti che lo esercitano, poiché in questo sistema vengono osservate le funzioni e non le persone che le svolgono (es: burocrazia, generali nazisti assolti con la giustificazione che stavano solamente obbedendo agli ordini).

Nel potere esercitato da un gruppo, le conseguenze sono principalmente tre:

  • Se il gruppo è frammentato, il dominato vivrà una condizione di “conflitto di doveri” sollecitato ad obbedire ad ognuno di coloro che condividono il potere ma che sono in contrasto fra loro.
  • Se il gruppo è frammentato, il dominato si ritroverà a godere di beneficio derivanti dal contrasto fra coloro che esercitano il potere, secondo il principio “tra i due litiganti il terzo gode”.
  • Se il gruppo si presenta come una gerarchia ben stratificata “a scala”, il dominato si sente rassicurato dal fatto che coloro che si trovano al di sopra di lui hanno a loro volta qualcuno al di sopra di loro.

Il potere esercitato da una forza impersonale

In questo caso avviene la sottomissione a principi riconosciuti come superiori, il che porta anche in questo caso a spersonalizzazione del potere. Il principio a cui ci si sottomette rappresenta normalmente una visione condivisa della società riguardo ad un determinato fenomeno, esso si può esprimere come imperativo etico o come regole comuni.

Nel potere esercitato da una forza impersonale, la conseguenza principale è quella dell’eliminazione di libertà, che normalmente avviene per chi si trova sottoposto ad una legge. Questo caso però rappresenta la dimostrazione dell’ambivalenza della modernità, poiché se da un lato la spersonalizzazione del potere consente una maggiore libertà per l’individuo, dall’altro permette anche l’insorgere di una sensazione di limite o barriera suprema invalicabile.

Weber

Anche Weber è esponente della sociologia relazionale come Simmel.

Che cos’è un’azione?

È il rapporto tra fine che si vuole raggiungere e mezzi impiegati per farlo. Il modo in cui lo scopo/finalità viene raggiunta cambia completamente lo scenario.

Che cos’è un’azione sociale?

È un comportamento che coinvolge un gruppo più o meno ampio di persone che mirano tutte al raggiungimento dello stesso scopo, e che danno lo stesso significato all’azione. È in questa circostanza che si va a creare la relazione sociale fra gli individui che danno alla loro azione lo stesso significato.

La sociologia del potere di Weber

Esistono tre diverse nozioni di potere in Weber:

  • Macht con cui si indica la possibilità generica di far valere sempre la propria volontà all’interno di una relazione sociale, anche di fronte ad un’opposizione.
  • Herrschaft con cui si indica la possibilità di trovare obbedienza, all’interno della relazione sociale, ad un comando che abbia un determinato contenuto. Ciò che contraddistingue questa nozione di potere è la legittimità/la validità riconosciuta con l’obbedienza a chi detiene il potere, verso cui gli individui si comportano come se fossero in presenza di un obbligo. In questa nozione di potere Weber individua le tre tipologie di potere legittimo:
    • Potere legale/razionale che poggia sulla legittimità legale/razionale quando è un ordinamento giudiziario o uno statuto a stabilirlo.
    • Potere tradizionale che poggia sulla legittimità tradizionale quando a stabilirlo è una credenza a carattere sacro e tradizionale.
    • Potere carismatico che poggia sulla legittimità carismatica quando a stabilirlo è la personalità straordinaria dell’individuo stesso.
  • Autoritat con cui si indica, più che una nozione di potere vero e proprio, il fondamento della legittimità di un dominio. Autoritat si può riconoscere solamente nel potere carismatico e in quello tradizionale, poiché la legittimità in questi casi viene da un potere interiore. Invece, nel caso del potere legale/razionale non si può parlare di Autoritat perché il potere viene conferito dall’esterno.

La legittimità carismatica

Weber definisce il carisma come una qualità straordinaria, soprannaturale, eccezionale, attribuita ad una persona. Da questa definizione si evince come il carisma non debba necessariamente essere una caratteristica posseduta naturalmente dal portatore, ma è sufficiente che gli altri la riconoscano in lui. Di conseguenza, la relazione carismatica non consiste nelle opere o nelle esperienze vissute dall’individuo creatore delle idee, ma nel modo in cui esse vengono accolte da coloro che ne vengono attratti. Dunque, la forza del carisma non dipende esclusivamente dalla personalità che lo detiene, ma dalla convinzione emozionale degli altri riguardo all’idea manifestata dal carismatico, che sia di natura etica, artistica, scientifica, politica ecc.

Tuttavia, non tutte le relazioni carismatiche danno luogo ad un rapporto di potere tra il detentore del carisma ed il suo seguito, affinché ciò avvenga è necessaria la presenza della legittimità. A differenza degli altri tipi di potere, l’obbedienza dei seguaci non è il fondamento della legittimità, ma ne è la conseguenza. Infatti, la forza del potere carismatico risiede nel fatto che i seguaci non possono sottrarsi dal riconoscimento del carisma di colui che lo detiene.

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.cdm50 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Marchetti Maria Cristina.
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