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Sociologia

Introduzione

La sociologia è lo studio scientifico della società, ovvero spiega in modo scientifico i fenomeni sociali. In particolare i sociologi basano la propria conoscenza sullo studio del mondo empirico e danno una spiegazione scientifica a fenomeni sociali, la quale ha una duplice dimensione, ovvero: erklaren, che vuol dire spiegare, e verstehen, che vuol dire comprendere.

  • La spiegazione: è la conoscenza orientata a conoscere le regolarità statistiche.
  • Mentre la comprensione: è la conoscenza finalizzata a conoscere il significato soggettivo e culturale dell’azione.

Inoltre l’analisi della vita sociale viene effettuata attraverso 2 livelli di analisi, ovvero: micro-sociologico e macro-sociologico. In particolare:

  • La microsociologia: si occupa delle interazioni sociali tra gli individui. In particolare questo approccio tende a comprendere il significato che le persone danno agli atteggiamenti e ai comportamenti propri e degli altri.
  • Mentre la macrosociologia: si occupa delle strutture che sostengono la vita sociale, ovvero le principali istituzioni, gli ordinamenti politici e i sistemi economici.

La nascita della sociologia

La sociologia nacque con la rivoluzione industriale, la quale portò a dei cambiamenti epocali rispetto ai 1000 anni precedenti. In particolare si ebbe: un mutamento socio-economico; dei mutamenti nelle tecnologie di produzione e nell’organizzazione dell’attività economica; nacquero le prime grandi fabbriche; e ci fu lo spostamento delle masse nelle metropoli.

Nello specifico nell’antichità i contadini, gli schiavi e gli artigiani non lavoravano per la sfera pubblica, ma il loro interesse era il mestiere, e il lavoro non conferiva identità sociale. Nel periodo medievale e rinascimentale, invece, il lavoro retribuito era solo per i servi e i braccianti, in quanto gli artigiani si facevano pagare per l’opera che realizzavano, secondo il tariffario di gilde e corporazioni che vietavano l’innovazione e la concorrenza.

Mentre con la rivoluzione industriale e quindi con la nascita della sociologia, nacque nel 1800 il capitalismo manifatturiero, che a sua volta portò alla nascita di un concetto del lavoro più moderno visto come un’attività nella sfera pubblica, in quanto grazie al lavoro apparteniamo alla sfera pubblica e viviamo il sociale.

I padri fondatori della sociologia

Alcuni padri fondatori della sociologia sono:

  • August Comte: creò il “Corso di Filosofia Positiva” e il positivismo, in cui aveva un approccio relazionale e scientifico, basato sull’osservazione e sulla sperimentazione. In più affermava che i fenomeni sociali potevano essere spiegati solo facendo riferimento a dati di fatto, ovvero empirici. Infine aveva l’interesse per le statistiche e le dinamiche sociali, e più in generale per la ricerca dei fondamenti della stabilità sociale.
  • Herbert Spencer: affermava che il principio fondamentale del cambiamento dell’umanità era l’evoluzione. In particolare le società si sono evolute da forme primitive a forme più complesse, e coincidevano con le società europee industrializzate del suo tempo. Infine Spencer sosteneva che la società era un sistema di parti interconnesse, ovvero organi, che contribuivano al funzionamento del tutto.
  • Georg Simmel: scrisse la “Filosofia del Denaro”, “Il denaro nella cultura moderna”, la “Psicologia del denaro”, “Le Metropoli e la vita dello spirito”, e “La Moda”. In particolare Simmel nelle sue opere approfondì l’impatto dell’economia monetaria sulla società e sulle persone.
  • Emil Durkheim: scrisse “La Divisione del Lavoro Sociale”, “Le Regole del Metodo Sociologico”, e “Le Forme Elementari della Vita Religiosa”. In particolare Durkheim fece dei progressi dal punto di vista della metodologia, e in più scrisse anche “Il Suicidio”, in cui analizzò i dati statistici esistenti sulle percentuali dei suicidi, per legare questo fenomeno ad alcuni tratti come la nazionalità, la religione, l’età, il sesso etc.
  • Infine Ferdinand Tonnies: inaugurò la tradizione tipologica, ovvero una tipologia di analisi strutturata in relazione alla natura dei rapporti interpersonali, della solidarietà associativa, delle forme della legalità e della diversità nei valori istituzionali.

Emil Durkheim

Emil Durkheim nacque nella Lorena francese da una famiglia di rabbini e quindi studiò presso una scuola rabbinica, anche se non seguì le loro orme. Grazie alle sue numerose pubblicazioni nel 1887 venne invitato ad insegnare all’università di Bordeaux. Nel 1902, però, si trasferì all’università di Parigi, dove insegnò fino alla sua morte avvenuta nel 1917 a 59 anni.

In particolare per Durkheim l’insegnamento era un dovere sacro e in più era un ardente patriota ed era attivo in organizzazione nella Prima Guerra Mondiale. Alcuni suoi lavori più importanti furono: la divisione del lavoro sociale (1893); le regole del mondo sociologico (1895); e il suicidio (1887).

  • Nella divisione del lavoro sociale: Durkheim afferma che la divisione di una unità o di un sistema in due o più unità, porta inevitabilmente con sé un aumento della dipendenza reciproca tra le parti diverse di un sistema. In particolare Durkheim evidenzia il passaggio dalla solidarietà meccanica delle società pre-moderne alla solidarietà organica delle società industriali moderne. Nello specifico la solidarietà meccanica si basa su una forte conoscenza collettiva, mentre la solidarietà organica si basa sulla differenziazione riferita alla crescita della divisione del lavoro, all’aumento del numero di situazioni di funzioni specializzate e alla crescita dell’individualismo, ovvero l’individuo diventa più autonomo.
  • Nelle regole del mondo sociologico, invece: Durkheim spiega cos’è il “fatto sociale”: ovvero ogni modo di fare capace di esercitare su un individuo una costrizione esterna, e quindi ogni modalità di azione o di comportamento che in qualche modo vincola l’individuo a comportarsi in un determinato modo. In quest’opera, inoltre, si parla del compito della sociologia, che è quello di spiegare proprio i fatti sociali. In particolare il sociologo nell’affrontare lo studio dei fatti sociali deve liberarsi dai pregiudizi e da tutte le conoscenze pregresse su quel fatto sociale. Quindi il sociologo deve dare una descrizione chiara e obiettiva del fenomeno che vuole indagare, in modo da distinguere tutti i fatti sociali che rientrano nel campo di studio, da tutti quelli che si trovano al di fuori.
  • Mentre nel suicidio: Durkheim affronta il tema del suicidio e lo definisce come: ogni caso di morte che risulti direttamente o indirettamente da un atto positivo o negativo compiuto dalla vittima stessa consapevole del risultato. In particolare in quest’opera Durkheim prima smentisce le teorie che allora esistevano in letteratura, e poi elabora la sua teoria sociologica del suicidio. In quest’ultima Durkheim individua 2 fattori che determinano il suicidio, che sono la coesione sociale e la regolazione sociale, in base ai quali il suicidio si divide in: suicidio egoistico, suicidio altruistico, suicidio anomico e suicidio fatalistico.
  1. Nel suicidio egoistico: l’individuo non sente di appartenere a nessun gruppo sociale, ma prende se stesso come punto di riferimento, e quindi la causa del suicidio è la scarsa coesione sociale.
  2. Il suicidio altruistico, invece: è dato da una eccessiva coesione sociale, la quale porta l’individuo a sacrificarsi in nome del gruppo.
  3. Il suicidio anomico, invece: è determinato dalla mancanza di una regolazione sociale. In particolare i suicidi sono molto più frequenti nelle società che non sono capaci di imporre delle regole comuni del vivere sociale.
  4. E infine il suicidio fatalistico: è determinato da una regolazione eccessiva, ad es.: regole che quasi stabiliscono l’esigenza del suicidio.

Infine però Merton riformula le ipotesi di Durkheim, in particolare:

  1. La coesione sociale fornisce un supporto mentale ai membri dei gruppi vittime di stress acuti e di ansie.
  2. I tassi di suicidio sono funzioni delle ansie e degli stress non confortati che le persone subiscono.
  3. I cattolici hanno una coesione sociale maggiore dei protestanti.
  4. E pertanto presso i cattolici ci si deve aspettare un minore tasso di suicidi rispetto ai protestanti.

Malinowski

Malinowski nelle sue opere spiega il concetto di “funzionalismo assoluto”, ovvero l’analisi funzionale della cultura parte dal principio che ogni tipo di civiltà, ogni usanza, ogni oggetto materiale, idea, credenza, ha una funzione vitale. In particolare:

  • La cultura: ha un carattere olistico, ovvero comprende conoscenze tecniche, idee, valori, strumenti, beni, prodotti e la stratificazione sociale.
  • Mentre la funzione: indica il soddisfacimento di un bisogno con un’attività, nella quale gli esseri umani cooperano, usano prodotti e consumano beni. In particolare questi bisogni sono bisogni biologici, ovvero l’alimentazione, la riproduzione e la sicurezza, i quali hanno una risposta diretta, che a sua volta crea bisogni o imperativi strumentali, e una risposta derivata.

Radcliffe-Brown

Radcliffe-Brown propone una concezione organicistica della società umana, dove al centro non c’è la cultura, ma ci sono le relazioni sociali esistenti e concrete che collegano gli esseri umani in determinate società. In particolare la funzione di ogni attività ricorrente è il ruolo che essa svolge nella vita sociale intesa come totalità.

Pearson

Pearson guarda al mutamento in prospettiva evoluzionista. In particolare per lui il mutamento è un’evoluzione di 3 stadi, che sono: il periodo primitivo o preistorico, lo stadio intermedio e lo stadio moderno.

  • Nel periodo primitivo o preistorico: predominano le relazioni di parentela e l’orientamento religioso.
  • Lo stadio intermedio, invece: è caratterizzato dalla scrittura e dalla disponibilità di documenti storici.
  • Mentre lo stadio moderno: è caratterizzato da rapporti formali, da procedure e dall’istituzionalizzazione della legge e dell’educazione.

In più questi mutamenti evoluzionistici che avvengono nel sistema sono: la differenziazione, la crescita adattiva, l’inclusione e la generalizzazione dei valori. I quali avvengono grazie a 5 universali evoluzionistici, che sono: la stratificazione sociale, la legittimazione culturale, l’organizzazione burocratica, il mercato e la moneta, e le norme universali generalizzate e le associazioni democratiche.

  • La differenziazione: è la chiave dell’evoluzione del sistema sociale ed è realizzata dalla stratificazione sociale.
  • La crescita adattiva: comprende l’idea di controllo e di dominio sull’ambiente ed è realizzata dall’economia di moneta e di mercato, o burocrazia.
  • In merito all’inclusione, invece, dobbiamo dire che: i gruppi rimasti esclusi devono poter contribuire al funzionamento del sistema, e quindi avviene il coinvolgimento.
  • Infine in merito alla generalizzazione dei valori, dobbiamo dire che: il processo di evoluzione del sistema sociale deve possedere una struttura di valore posizionata ad un livello di generalità più alto, in modo da legittimare la più ampia varietà di scopi e funzioni delle sue sub-unità. Infine questo momento è realizzato dalle norme universali generalizzate e dalle associazioni democratiche.

Merton

Merton nacque nel 1910 da genitori ebrei immigrati a Philadelphia. Nei suoi anni di studio, vinse una borsa di studio alla Temple University, fece il dottorato ad Harvard University e fu uno dei primi laureati di Pearson. In merito ai suoi lavori Merton scrisse molti classici sul rapporto tra la teoria sociologica e la ricerca empirica, però a differenza di Pearson, lui non si soffermò solo su teorie e tipologie astratte, ma formulò delle ipotesi empiriche che spesso verificò nella realtà, raccogliendo i dati.

Inoltre individuò 3 debolezze del modello funzionalista, ovvero non condivideva: l’unità funzionale della società, il funzionalismo universale e l’indispensabilità della funzione.

  • In merito all’unità funzionale della società, dobbiamo dire che: Malinowski e Radcliffe-Brown sostenevano che i fenomeni sociali sono funzionali a tutta la società. Però secondo Merton solo l’indagine empirica può accertare se un fenomeno è funzionale a una società nel suo complesso.
  • In merito al funzionalismo universale: Merton sostiene che la funzione di un fenomeno sociale deve essere accertata scientificamente e non assunta come postulato.
  • Mentre in merito alla indispensabilità della funzione, dobbiamo dire che: Malinowski e Pearson sostenevano che ogni aspetto della cultura o delle strutture era una parte indispensabile di una totalità organica. Però secondo Merton prima di dire che un aspetto è indispensabile bisogna vedere se ci sono alternative funzionali.

Infine Merton spiegò le funzioni manifeste e le funzioni latenti:

  • Le funzioni manifeste: sono tutte le funzioni attraverso le quali si riesce a raggiungere l’obiettivo dichiarato, ovvero sono i meccanismi di azione, i valori e le norme di comportamento, attraverso cui si realizzano gli obiettivi. In particolare queste funzioni si riferiscono a quelle conseguenze oggettive per una unità specifica, ovvero persona, sottogruppo, sistema sociale o culturale, che contribuiscono all’adattamento o all’aggiustamento di essa.
  • Mentre le funzioni latenti: sono conseguenze per l’adattamento o per l’aggiustamento che non sono né volute, né riconosciute, ovvero la manifestazione di tutte le norme, le aspettative e i valori di comportamento attraverso le quali non si vuole raggiungere l’obiettivo dichiarato, ma si vuole raggiungere un obiettivo detto latente perché non è legittimamente riconosciuto dalla società come importante da realizzare.

L’influenza della teoria sociologica sulla ricerca empirica

La teoria sociologica ha influenzato la ricerca empirica attraverso 6 tipi di lavoro sociologico, che sono: la metodologia, gli orientamenti sociologici generali, l’analisi dei concetti sociologici, le interpretazioni sociologiche post factum, le generalizzazioni empiriche di sociologia e la teoria sociologica.

  • La metodologia: riguarda la distinzione tra la teoria sociologica, che ha alcuni aspetti e prodotti dell’interazione umana, e la metodologia o logica del procedimento scientifico.
  • Gli orientamenti sociologici generali sono dei postulati molto ampi che indicano i tipi di variabili che si devono tener conto, che però non specificano chiaramente le relazioni tra queste e le possibilità di verifica e falsificazione.
  • L’analisi dei concetti sociologici: riguarda la scelta di concetti che guidano la raccolta e l’analisi dei dati. In particolare nell’indagine empirica è importante rendere esplicito il carattere dei dati che esistono sotto un concetto.
  • Le interpretazioni sociologiche post factum: sono delle interpretazioni dei dati che avvengono dopo la loro raccolta, e che provano a spiegare, in modo plausibile, perché certe cose sono successe.
  • Le generalizzazioni empiriche della sociologia: riassumono le uniformità sociali osservate tra 2 o più parametri.
  • E infine la teoria sociologica: riguarda un insieme di proposizioni connesse tra di loro, da cui derivano enunciati di uniformità empirica.

Libro: Corso di sociologia

Capitolo 1: Le società premoderne

Secondo la teoria dell’evoluzione, la specie umana deriva dalle scimmie antropoidi ed è il risultato di un lungo e lento processo di evoluzione genetica. Nello specifico:

  • Dai 2 ai 3 milioni di anni fa comparvero sul pianeta gli ominidi: i quali, acquisendo la stazione eretta, poterono liberare gli arti superiori dalla deambulazione. In più iniziarono ad afferrare gli oggetti ed erano in grado di costruire attrezzi rudimentali per procurarsi il cibo e per difendersi dagli animali. Però le loro corde vocali non erano ancora sviluppate per poter emettere suoni articolati e avevano una capacità cranica piuttosto ridotta.
  • Poi tra i 250 e 450 mila anni fa ci fu l’uomo di Pechino: il quale molto probabilmente era un esperto cacciatore, e forse conosceva anche l’utilizzo del fuoco e comunicava emettendo suoni e facendo gesti.
  • Infine circa 42 mila anni fa arrivò in Europa, probabilmente dall’Africa, l’homo sapiens: il quale riusciva a creare e usare gli strumenti, il fuoco e il linguaggio.

Quindi la società umana, così come la conosciamo noi oggi, è il risultato di un lungo e lento processo di evoluzione, all’interno del quale la specie umana ha sviluppato forme di organizzazione sociale basate sulla cooperazione, ottenuta attraverso la comunicazione e il linguaggio, e sull’accumulazione di informazioni, le quali vengono trasmesse attraverso processi di apprendimento.

Mentre le forme di organizzazione sociale degli animali sono più complesse e hanno come base il codice genetico. Ritornando alla società umana dobbiamo dire che l’insieme delle informazioni ch

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giovanni_Menta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Conti Uliano.

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