Opinioni e atteggiamenti: punti salienti
Definizione di atteggiamento
L'atteggiamento è una tendenza psicologica espressa attraverso la valutazione di una particolare entità con qualche genere di favore o sfavore.
Storia degli atteggiamenti
- Thomas e Znanicki (1918): ricerca sul rapporto di dipendenza reciproca tra cultura e individui, permette di individuare valori sociali e atteggiamenti; gli atteggiamenti determinano l’azione.
- Allport (1935): senza la guida degli atteggiamenti, l’individuo è confuso e disorientato; atteggiamento come stato di prontezza mentale, organizzato nel corso dell’esperienza, che esercita un’influenza direttrice sulle risposte agli stimoli presentati.
- McGuire (1986): individua tre momenti storici in cui gli atteggiamenti sono stati studiati ponendoli in una posizione di grande importanza.
- Terry e Hogg (2000): l’individuo, tramite gli atteggiamenti, diviene un elaboratore attivo che rielabora le informazioni provenienti dal contesto sociale.
Distinzione tra atteggiamenti e opinioni
Le opinioni sono la verbalizzazione degli atteggiamenti secondo Thurstone; gli atteggiamenti si basano sulla dimensione emotiva/affettiva mentre le opinioni su quella cognitiva. Gli atteggiamenti sono un orientamento permanente a rispondere in modo favorevole o meno a una classe di stimoli mentre le opinioni sono risposte specifiche a una particolare questione (es. atteggiamento pro o contro il sistema americano, opinioni relative alla politica interna, all’economia, al sistema sanitario, ecc.). Gli atteggiamenti generano e organizzano l’insieme di opinioni ed è possibile avere opinioni non coerenti rispetto ai relativi atteggiamenti (es. essere pro alla libertà d’espressione ma condannare poi discorsi filonazisti).
Modello aspettativa-valore
Atteggiamento = sommatoria tra Credenze x Valutazioni; importanza delle credenze per cambiare atteggiamento; operazionalizzare il modello per misurare le credenze comportamentali tramite questionari con item specifici per verificare la forza (probabile/non probabile) e il valore (desiderabile/non desiderabile).
Due diversi approcci relativi alle definizioni degli atteggiamenti sociali
- Modello tripartito (abc): modello più influente; l'atteggiamento è la combinazione di tre reazioni distinte rispetto a un oggetto: risposta cognitiva, risposta emotiva e risposta comportamentale.
- Definizioni unidimensionali: atteggiamenti come unica dimensione sulla quale si colloca il continuum di valutazione favorevole/sfavorevole; atteggiamento come disposizione appresa a rispondere in maniera coerentemente favorevole o sfavorevole nei confronti di un dato oggetto; l’atteggiamento risulta predittivo per valutazioni future perché è una tendenza a valutare sempre nello stesso modo un oggetto.
Come si formano gli atteggiamenti
- Tramite esperienza diretta: mera esposizione e condizionamento valutativo grazie all’importanza del contesto nella presentazione di uno stimolo neutro.
- Tramite esperienza indiretta: osservazione e imitazione degli altri e auto percezione di Bern.
- Tramite la comunicazione sull’oggetto: ruolo delle altre persone sulla formazione degli atteggiamenti e teoria del confronto sociale.
Funzioni degli atteggiamenti
- Tre funzioni secondo Bruner, Smith e White:
- Funzione di percezione e conoscenza dell’oggetto
- Funzione di adattamento sociale
- Funzione di esternalizzazione
- Quattro funzioni secondo Katz:
- Funzione strumentale
- Funzione di conoscenza
- Funzione ego-difensiva
- Funzione di espressione di valori
- Due funzioni secondo Maio e Olson:
- Funzione di adattamento all’ambiente tramite semplificazione
- Funzioni degli atteggiamenti strumentali (orientati a classificare gli oggetti in base alle loro capacità di promuovere interessi nella persona) vs. atteggiamenti simbolici (orientati a classificare gli oggetti a seconda che promuovano o minaccino i valori personali della persona, esprimano un’immagine di sé desiderata o rafforzino l’appartenenza sociale)
Ipotesi della corrispondenza: gli atteggiamenti strumentali possono essere tali per alcune persone e per altre invece essere atteggiamenti simbolici; si è più facilmente influenzabili dalle argomentazioni che corrispondono alla funzione che l’atteggiamento svolge per sé.
Caratteristiche degli atteggiamenti
Forza
Quanto un atteggiamento è durevole e quanto provoca impatto; per Cavazza ci sono quattro attributi della forza degli atteggiamenti:
- aspetti intrinseci dell’atteggiamento (estremismo che distorce le info provenienti dall’esterno)
- accessibilità in memoria degli oggetti d’interesse
- importanza dell’oggetto per la persona in questione, coinvolgimento personale
- modo in cui si è formato l’atteggiamento (esperienza diretta con l’oggetto o analisi attenta delle info possedute)
Accessibilità
Facilità o difficoltà del soggetto di richiamare nella memoria il ricordo associando l’oggetto d’interesse con una valutazione positiva o negativa; può comportare che l’assenza di un oggetto in memoria conduca all’assenza di atteggiamenti verso quello specifico oggetto; più numerose sono state le esposizioni con l’oggetto e più rapide sono le risposte perché si parla di alta accessibilità.
Accessibilità cronica: forza del legame fra l’oggetto e la sua valutazione che porta una sola esposizione di esso a formulare anche la sua valutazione.
Vantaggi: alta accessibilità porta a poter prevedere in modo più accurato il comportamento, permette di focalizzarci anche tra molti stimoli sugli oggetti di nostro interesse, evitando quelli che hanno una bassa accessibilità, orienta la categorizzazione degli stimoli ed orienta la presa di decisione, potenziando anche la nostra convinzione sulla scelta effettuata.
Svantaggi: alta accessibilità rende impermeabili le persone alle nuove informazioni, può distorcere l’elaborazione di nuove informazioni creando problemi nei cambiamenti di atteggiamento e può anche impedire di percepire la trasformazione della natura degli oggetti nel tempo.
Struttura e ambivalenza
Gli atteggiamenti possono essere unipolari o bipolari; l’ambivalenza degli atteggiamenti indica una coesistenza di valutazioni sia positive che negative verso gli stessi oggetti; l’ambivalenza può essere:
- Intracomponente: ambivalenza tra le valutazioni all’interno della dimensione cognitiva e ambivalenza tra le reazioni emotive all’interno della dimensione affettiva.
- Intercomponente: ambivalenza tra le due dimensioni (cognitiva e affettiva) che entrano in conflitto sulla valutazione degli oggetti.
Ambivalenza dissonanza cognitiva: perché la prima è una incoerenza tra soli elementi interni che riguardano lo stesso oggetto, mentre la seconda si verifica quando la mancanza di coerenza avviene tra un elemento interno ed uno esterno e di solito ha una durata più breve.
La misura degli atteggiamenti
Per Allport è più facile misurare gli atteggiamenti che definirli; ci sono due tipi di misurazioni:
- Dirette: autodichiarazioni e autovalutazioni della persona (es. item singolo, Scala Likert, Differenziale Semantico articolato in tre dimensioni emozionali: valutazione, potenza, attività) e misure semi-aperte: rilevano in modo separato la dimensione cognitiva e quella emotiva degli atteggiamenti.
- Indirette: possono essere reazioni fisiologiche (es. riflesso galvanico, dilatazione pupille), misure non intrusive (es. osservazione del comportamento, tecnica della lettera smarrita) o misure implicite (IAT, priming) destinate a misurare gli atteggiamenti inconsci delle persone.
Prevedere il comportamento tramite gli atteggiamenti
Secondo gli studi di La Piere, non c’è sempre una correlazione tra atteggiamento e previsione del comportamento relativo (esperimento coppia cinese per i ristoranti americani dell’epoca); secondo Kraus, invece, gli atteggiamenti prevedono in modo significativo i comportamenti delle persone.
Fishbein e Ajzen ritengono che la bassa correlazione tra atteggiamenti e comportamenti sia dovuta sostanzialmente a due fattori:
- Errori nella misurazione dei costrutti
- Errore nella corrispondenza tra i costrutti dovuti a una sbagliata concettualizzazione di essi
Per ovviare a questo problema, propongono il principio di compatibilità che prevede che solo un atteggiamento specifico possa predire un comportamento specifico, e non come nel caso di La Piere un atteggiamento generale un comportamento specifico; ogni atteggiamento, dunque, è composto da quattro dimensioni dette TACT (Target, Azione, Contesto, Tempo) e solo nel caso in cui le misure TACT dell’atteggiamento siano corrispondenti con quelle del comportamento sarà possibile una previsione.
Ci sono però anche delle spiegazioni del perché gli atteggiamenti non sempre predicono il comportamento:
- Possono esserci altre determinanti importanti
- Gli atteggiamenti possono essere ambivalenti
- Se gli atteggiamenti si sono formati su info di seconda mano
- I comportamenti automatici non necessitano di atteggiamenti espliciti per essere messi in atto
Teoria dell'azione ragionata (TRA)
Approccio ragionato per la spiegazione e la previsione del comportamento elaborato da Fishbein e Ajzen. Questo modello permette di prevedere tramite la correlazione tra comportamento e intenzione di comportamento (che a sua volta è determinata dall’atteggiamento verso il comportamento e la norma soggettiva verso il comportamento) i comportamenti volontari e volitivi o nuovi, partendo dal presupposto che dietro ad un comportamento specifico verso un oggetto vi sia un ragionamento. Questo non significa che via sia un ragionamento razionale, in quanto le premesse su cui si fondano i costrutti teorici che conducono al comportamento possono essere anche false, ma comunque rimangono processi decisionali ragionati.
Le componenti che portano alla messa in atto del comportamento sono:
- Atteggiamento: valutazione globale del comportamento che dovrà essere messo in atto.
- Norma soggettiva: percezione che il soggetto ha del volere delle persone per lui importanti relative al comportamento che dovrà essere messo in atto; sorta di pressione sociale.
- Intenzione: motivazione dell’individuo a mettere in atto il comportamento, influenzato dalla forza e dalla valenza dell’atteggiamento e della norma soggettiva; si manifesta sotto forma di piani, progetti, decisioni e propositi relativi al comportamento.