La serigrafia
La serigrafia nasce nel X sec. nei paesi dell’estremo Oriente, il suo nome significa letteralmente “Scrittura su seta” e veniva chiamata così per via dei telai usati, composti da fili di seta.
Questa tecnica viaggiò dalla Cina al Giappone e poi successivamente arrivò anche in Europa grazie alla “Via della Seta”, una tratta commerciale tra l’Impero cinese e l’Impero romano.
La stampa serigrafica moderna inizia la sua storia nel 1910 quando vengono utilizzate delle pellicole fotosensibili che consentono il passaggio dell’inchiostro e trova la sua massima espressione negli Stati Uniti degli anni cinquanta e sessanta, dove viene impiegata per le campagne pubblicitarie, nei cartelloni e negli studi d’artista, come quello di Andy Warhol che crea la famosissima serie di stampe di Marilyn Monroe.
La serigrafia è usata ai giorni nostri per l’advertising e per creare opere d’arte, dato che permette di stampare su moltissimi tipi di materiali (vetro, plastica, legno, tessuto, metallo).
La serigrafia tessile è nota per la stampa su capi d’abbigliamento, tessuti di seta, lana, poliestere e altri materiali tessili.
La serigrafia grafica è usata per la produzione di marchi ed emblemi a scopo pubblicitario, illustrazioni e grafici o disegni. Un’altra applicazione è la serigrafia di circuiti elettrici su schede.
La serigrafia industriale per applicazioni di marchiatura e di decorazione per settori industriali, ancora oggi è essenziale in quanto ha risultati molto affidabili e molto resistenti agli agenti atmosferici.
La serigrafia d’arte è la capacità di produrre opere d’arte.
Preparazione dei telai per serigrafia
La stampa in serigrafia comprende vari passaggi che potremmo dividere in prestampa e stampa. La prestampa riguarda tutto il processo che parte dal bozzetto fino alla realizzazione dei file grafici adeguati per la produzione delle pellicole o lucidi per serigrafia, alla preparazione dei telai e alla messa a registro degli stessi in macchina da stampa.
Oggi le pellicole o lucidi per serigrafia vengono realizzate tramite computer e appositi programmi di grafica, spesso facendo riferimento anche a software specifici di separazione colori e in questa fase viene anche valutato il numero di colori da stampare. In serigrafia ad ogni colore corrisponderà un lucido.
Nella stampa delle pellicole è richiesta una elevata definizione e soprattutto una elevata densità di nero in corrispondenza delle aree stampate.
Una volta deciso il numero di colori, eventuali effetti richiesti e dopo avere stampato le pellicole o lucidi, si procede alla preparazione dei telai per serigrafia. È molto importante la qualità del tessuto.
Sul telaio viene applicata una gelatina fotosensibile tramite l’ausilio di uno strumento apposito, la quale successivamente sarà messa in un essiccatoio alla temperatura di circa 35-40 gradi per permettere alla gelatina di perdere la sua viscosità e asciugare. Il tempo varia in base alla potenza dell’essiccatoio e alla gelatina usata. Questo passaggio è essenziale per poi effettuare l’imprimitura dell’immagine.
La qualità del registro dei vari colori in stampa nella stampa finale è determinata dalla qualità della macchina da stampa e dalla qualità dei tessuti per serigrafia utilizzati, oltre che dalla correttezza della loro tensionatura.
Si pone dinanzi al telaio un lucido riportante l’immagine da imprimere e viene posto nel bromografo, un macchinario che emette una luce ultravioletta che permette alla gelatina di reagire, in quanto fotosensibile, e di imprimere il disegno sulla tela.
La stampa in serigrafia può essere effettuata a mano per applicazioni hobbistiche o con macchine semi-automatiche per tirature limitate o con macchine interamente automatiche per tirature elevate.
Il processo di stampa
Il processo di stampa avviene in 4 fasi.
- Abbassamento del quadro a 1–2 mm dalla superficie dell’oggetto.
- Passaggio della barra con profilo di elastomero detto spremitore o racla da stampa che passando con una moderata pressione sul quadro serigrafico trasferisce l’inchiostro dalla parte superiore alla superficie sottostante attraverso il tessuto libero dalla fotoemulsione.
- Alzamento del quadro alla posizione originale di partenza.
- Inchiostrazione tramite leggera pressione del quadro con il passaggio o dello stesso spremitore (stampa manuale) o di una apposita lama in alluminio o acciaio detta raschietto o coating-blade. Questa fase è importante in quanto l’inchiostratura mantiene costante il passaggio dell’inchiostro, stampa dopo stampa, e ne impedisce l’essiccazione nel tessuto serigrafico.
Caratteristiche degli inchiostri serigrafici
Caratteristica fondamentale degli inchiostri serigrafici è la loro tissotropia, la capacità cioè che ha un liquido di variare la sua viscosità sotto l’azione di forze meccaniche e di tornare allo stato precedente al cessare dell’azione meccanica.
Questa proprietà permette all’inchiostro di attraversare le maglie del tessuto del telaio solamente sotto la pressione esercitata dalla racla da stampa e di rinvenire quasi immediatamente alla viscosità precedente senza allargarsi troppo sull’oggetto da serigrafare e senza colare dal telaio.
Si ottengono così la precisione nei dettagli, l’elevata coprenza e l’uniformità di stampa.
Alla fine di tutti i processi viene effettuata la pulitura del telaio tramite l’uso di un’idropulitrice e di un solvente, chiamato strip, composto da sali minerali e acqua (diluito 1:10). Questo solvente scioglie la gelatina precedentemente applicata sul telaio e rende il telaio nuovamente utilizzabile.
Andy Warhol
Andy Warhol è stato una figura emblematica della pittura americana, padre della Pop Art. Pittore, scultore, fotografo, cineasta e produttore di gruppi musicali cambiò l’idea stessa di artista, che per la prima volta divenne imprenditore di sé stesso.
Timido e ossessionato dall’idea di ritenersi brutto, Warhol era dotato di un’abilità comunicativa non comune e di una grande capacità di osservazione, tutte abilità che gli permisero di trasformare la propria vita e costruire un’immagine di “divo” prima che di artista.
La sua vocazione artistica nacque da piccolo quando, in seguito a una grave malattia, la madre gli regalò l’occorrente per disegnare. Iniziò a lavorare a New York come grafico pubblicitario presso alcune riviste come: Vogue, Harper’s Bazar e Glamour.
Fu dal mondo della comunicazione pubblicitaria che approdò all’arte, elaborando un linguaggio impersonale e volto a fare un tipo di arte che fosse registrazione “oggettiva” della realtà.
A tal fine, oltre che per avviare una produzione seriale delle sue opere (la serialità è uno dei tratti distintivi dell’arte di Andy Warhol), l’artista americano utilizzò tecniche di produzione industriale come la serigrafia su tela (una tecnica di stampa artistica che utilizza come matrice un supporto tessile, di acciaio o nylon).
Warhol è noto anche per aver creato la Factory, luogo in cui confluirono artisti emergenti e le superstar del periodo, che divenne famosa anche per le feste all’avanguardia (si diceva infatti che una festa senza Andy Warhol non fosse realmente una festa).
Dietro questo “divo”, tuttavia, si celava una personalità ben più timida ed elusiva. Da una parte l’uomo e dall’altra l’artista con indosso una maschera per mantenere le giuste distanze dal mondo, dall’altra l’uomo e dalle sue debolezze.
Morì a 58 anni a New York il 22 febbraio 1987, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea, dopo aver realizzato Last Supper, ispirato all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, opera esposta alla mostra di inaugurazione della Galleria del Credito Valtellinese in Palazzo delle Stelline a Milano.[9]
I funerali si svolsero a Pittsburgh, sua città natale, e a New York venne celebrata una messa di suffragio. Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà furono venduti all’asta da Sotheby’s per finanziare la “Andy Warhol Foundation for the Visual Arts”. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò una grande retrospettiva.
Roy Lichtenstein
Nasce a New York il 27 ottobre 1923 da una famiglia di religione ebraica della classe media: il padre era agente immobiliare, la madre casalinga ma anche discreta pianista[1]. Durante la scuola inizia ad interessarsi all’arte, al design e alla musica, in particolare al jazz.
Dopo il diploma alla New York’s Franklin School for Boys, frequenta anche l’Art Students League di New York, dove segue i corsi di Reginald Marsh. Nel 1940 si iscrive all’Università dell’Ohio, che offriva un corso di laurea in Belle Arti.
Dal 1943 al 1946 partecipa alla seconda guerra mondiale come tecnico nell’esercito degli Stati Uniti[1]. Nel 1946 riprende gli studi universitari e frequenta i corsi di pittura di Hoyt Sherman, che ebbe una notevole influenza sul suo lavoro futuro[2].
Dopo la laurea si iscrive alla Scuola di specializzazione in Belle Arti, che porta a termine nel 1949, anno in cui sposa la prima moglie Isabel Wilson. Da lei ebbe due figli.
Nel 1951 tiene la sua prima mostra personale alla Carlebach Gallery di New York e lo stesso anno si trasferisce a Cleveland, alternando diversi lavori: insegnante di arte all’università, ma anche designer e decoratore[1]; come pittore, il suo stile iniziale fluttua tra Cubismo e Espressionismo.
Nel 1956 realizza la litografia Ten Dollar Bill, che sembra anticipare alcune tematiche della Pop Art. Nel 1957 torna a New York, dove viene assunto come Assistant professor (posizione equivalente a quella di ricercatore) alla New York State University.
In questo periodo, la sua pittura si avvicina all’espressionismo astratto e nei suoi quadri iniziano a comparire personaggi dei fumetti o dei cartoni animati, come Topolino, Paperino e Bugs Bunny.
Dal 1960 al 1963 insegna al Douglass College, nel New Jersey. Conosce Allan Kaprow, Claes Oldenburg, George Segal e frequenta anche gli artisti di Fluxus, tra cui George Maciunas e Dick Higgins.
Dal 1961 inizia ad inserire sistematicamente nei suoi lavori elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e ad utilizzare il puntinato Ben Day, che diventerà una sua cifra stilistica inconfondibile[3].
A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano utilizzati per far apparire omogenea l’immagine vista da una certa distanza, Lichtenstein esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse.
Inizia inoltre a mostrare grande interesse per le avanguardie storiche e realizza i primi quadri ispirati all’arte “alta”. Nel 1962 espone alla collettiva New Paintings of Common Objects organizzata dal Pasadena Art Museum.
Nel 1963 Philip Johnson gli commissiona un murale destinato al New York State Pavillon per l’Esposizione Universale del 1964. Lo stesso anno espone da Ileana Sonnabend a Parigi e da Leo Castelli a New York. Crea le prime sculture in metallo smaltato.
Nel 1965 realizza numerosi lavori in ceramica e si dedica ai dipinti della serie intitolata Brushstroke, dove ripropone, in modo personalissimo, la matericità e l’irruenza gestuale dell’Espressionismo Astratto.
Nel 1966 tiene una retrospettiva al Museum of Modern Art di Cleveland e partecipa alla Biennale di Venezia, dove è presente anche nel 1968 e nel 1970. La retrospettiva organizzata dal Pasadena Art Museum nel 1967 si sposta anche ad Amsterdam, Londra, Berna e Hannover.
Dal 1972 al 1981 lavora a numerose “nature morte” e realizza opere ispirate al Futurismo, a De Stijl, al Costruttivismo russo, al Surrealismo e all’Espressionismo tedesco. Numerose sono anche le mostre.
Nel 1972 espone al Contemporary Art Museum di Houston, nel 1975 al Centre national d’art contemporain di Parigi, nel 1978 all’Institute of Contemporary Art di Boston. Nel 1979 gli viene commissionata la prima scultura pubblica: realizza The Mermaid per il Theatre for the Performing Arts di Miami Beach.
Nel 1981 il Saint Louis Art Museum organizza una retrospettiva che si sposta in altre località americane, in Europa e in Giappone.
Roy Lichtenstein muore per una polmonite a 73 anni, il 29 settembre del 1997 a New York.
Peter Blake
Nato il 25 giugno 1932 a Dartford, nel Kent, ha studiato al Gravesend Technical College School of Art e al Royal College of Art. Vive a Chiswick, nei pressi di Londra, in Gran Bretagna.
Verso la fine degli anni 1950 Blake divenne uno dei più conosciuti artisti pop britannici. I suoi dipinti inclusero per la prima volta immagini tratte dalla pubblicità, dall’intrattenimento, dalle music hall e scene di lottatori, spesso includendo elementi di collage.
L’artista venne incluso nelle mostre collettive di vari istituti di arte contemporanea, inaugurando la sua prima mostra personale nel 1960. Nella mostra delle Contemporaneità giovani del 1961, nella quale esibì a fianco di David Hockney e R.B. Kitaj, fu inizialmente identificato con l’emergente movimento della pop art.
Blake vinse nel 1961 il John Moores Junior award per il Self Portrait with Badges. Giunse all’attenzione del grande pubblico quando, a fianco di Pauline Boty, Derek Boshier e Peter Philips, si mostrò nei film sulla pop art intitolati Ken Russel’s Monitor e Pop goes the Easel, trasmessi nel 1962 sulla BBC.
Dal 1963 l’artista fu rappresentato dall’attore Robert Frazer, che lo portò in contatto con figure di primo piano della cultura popolare.
La prima opera importante dell’artista è intitolata Sul balcone, realizzata tra il 1955 ed il 1957 e diventata nel tempo un pezzo iconico della Pop Art britannica. Ispirata da un dipinto di Honore Sharrer intitolato Workers and paintings e raffigurante operai che tengono dipinti famosi[1], l’opera mostra l’interesse di Blake per il confronto fra cultura pop e belle arti.
Benché sembri un collage, l’opera è interamente dipinta e mostra, fra le altre cose, un ragazzo sulla sinistra che tiene il dipinto Il balcone di Édouard Manet, adesivi e riviste.
Blake ha menzionato molte volte il lavoro di altri artisti, come si può osservare nell’opera del 1961 Il primo vero obiettivo?, che rappresenta un ordinario bersaglio di tiro con l’arco con il titolo dell’opera scritto in alto, e rimanda direttamente ad analoghi dipinti con be