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Semiotica e segni

La semiotica è lo studio generale dei segni e dei sistemi di segni. In modo particolare studia i processi attraverso i quali le cose acquisiscono un senso (analisi semiotica di testi). Riusciamo a catturare molte più cose di un oggetto se lo confrontiamo con un altro anziché prenderlo singolarmente.

Esempio

  • Prima immagine: due ragazze in posizione centrale, complicità, spazio aperto, stile retrò, suggerisce una narrazione, immagine euforica
  • Seconda immagine: ragazza da sola in posa, sguardo in camera (richiamo personale a chi guarda), spazio chiuso (grattacielo con vista), stile moderno, immagine statica

Pragmatica del linguaggio

La pragmatica del linguaggio è la disciplina che studia l’uso del linguaggio in contesti comunicativi. Studia tra l’altro l’uso di espressioni linguistiche, il contesto in cui il linguaggio è utilizzato o azioni legate al linguaggio.

Modelli e funzioni della comunicazione

Se vogliamo chiarire quali sono gli aspetti fondamentali della comunicazione è necessario chiedersi cosa è andato storto in particolari scambi comunicativi che consideriamo inadeguati o sub-ideali.

Modello giocattolo della comunicazione

Il modello giocattolo della comunicazione considera la trasmissione di un messaggio da un emittente a un ricevente o destinatario. Questo modello è inadeguato perché:

  • Non rende esplicito il ruolo del codice = insieme delle competenze e conoscenze necessarie per comprendere adeguatamente il messaggio
  • Non rende esplicito il ruolo del canale (contatto) = insieme delle condizioni fisiche e psicologiche che rendono possibile la trasmissione del messaggio
  • Non rende esplicito il ruolo del contesto = insieme delle entità su cui la comunicazione verte, situazione in cui la comunicazione si colloca

Modello di comunicazione di Jakobson

Secondo il modello di comunicazione di Jakobson, l’emittente trasmette al destinatario un messaggio, con riferimento a un contesto, in un codice e attraverso un contatto.

Casi speciali e limiti del modello

  • Emittente = destinatario (diario, appunti)
  • Non è chiaro quale sia il destinatario
  • Non è chiaro quale sia il mittente, ossia chi è considerato responsabile del messaggio in quanto autore del messaggio stesso
  • Non è chiaro quale sia il codice (VIVA VERDI)

Funzioni della comunicazione

  • A ciascun elemento del modello di Jakobson corrisponde una funzione
  • Le funzioni non sono esclusive, in quanto usualmente un frammento di comunicazione svolge più funzioni insieme
  • Esistono comunque esempi di comunicazione che hanno prevalentemente una certa funzione

Esempi di funzioni

Contesto: funzione referenziale

  • Consiste nel trasmettere informazioni sul contesto
  • Esempio: Napoleone morì a Sant’Elena
  • Linguaggio: asserzioni (frasi possibilmente vere o false)

Emittente: funzione espressiva

  • Consiste nel rendere chiari stati d’animo, le impressioni, la stessa identità dell’emittente
  • Rabbia, ironia, disapprovazione, impazienza, gioia
  • Linguaggio: interiezioni (Ahi!) che indicano tono di voce, attribuzioni di valore, gestualità

Destinatario: funzione conativa

  • Consiste nell’esercizio di influenza sulle scelte e sull’agire del destinatario
  • Ordini, consigli, proibizioni, manipolazioni
  • Linguaggio: imperativo e vocativo

Contatto: funzione fàtica

  • Consiste nell’attivare/chiudere il contatto, verificare e mantenerne l’efficienza
  • Linguaggio: saluti, formule standard come “Pronto?”, “Mi senti?”

Codice: funzione metalinguistica

  • Consiste nel chiarire elementi del codice o la funzione della comunicazione
  • Riguarda ciò che stiamo facendo adesso, spiegazioni sul senso di una frase, su come un certo messaggio vada inteso, richieste di chiarimenti, formule di verifica come “Chiaro?”, “Mi sono spiegato?”

Messaggio: funzione poetica

  • Jakobson la chiama “poetica” perché ritiene che l’attenzione alla natura sico-sintattica e stilistica del messaggio sia caratteristica del linguaggio poetico.
  • Gli elementi che appartengono a questa funzione, quali allitterazioni, rime, metafore, sottolineano la materialità del messaggio mettendone in rilievo proprietà fisiche e sintattiche. Le caratteristiche specifiche dei messaggi creano differenze nei loro effetti di senso.

Tre idee fuorvianti sulla comunicazione

Il messaggio ha di regola un contenuto informativo che l’emittente fa pervenire al destinatario. Sulla base del modello, si può essere portati a credere che:

  • Il contenuto è confezionato dall’emittente del messaggio e, salvo lapsus, determinato intenzionalmente dall’emittente stesso
  • Il ruolo del destinatario è passivo: il destinatario deve raccogliere e registrare il contenuto trasmesso
  • La comunicazione è preliminare rispetto all’azione: il contenuto dovrebbe migliorare la situazione informativa del destinatario, di regola in vista dell’agire

Prima tesi

Quando si considerano altre funzioni, oltre a quella referenziale, la comunicazione appare molto diversa.

  • Consideriamo la funzione metalinguistica: usando un certo codice trasmetto l’informazione che conosco quel codice
  • Consideriamo la funzione espressiva: usando un certo tono di voce dò informazione sul mio umore
  • Consideriamo la funzione poetica: con certe scelte sintattiche suggerisco che il sorriso di una persona è finto

Questo vuol dire che:

  • L’emittente può trasmettere informazione involontariamente
  • L’informazione trasmessa è solo una parte dell’informazione potenzialmente trasmessa
  • L’emittente non ha il controllo completo dell’informazione che trasmette
  • È necessario distinguere tra messaggio intenzionalmente inviato è una serie di altri contenuti trasmessi nella comunicazione
  • L’informazione trasmessa dipende anche dal destinatario o interprete

Seconda tesi

  • È sbagliato raffigurare il ruolo dell’interprete come passivo
  • Il lavoro di ricezione dell’informazione è svolto quasi interamente dall’interprete
  • L’opera di interpretazione è chiaramente attiva e coinvolge abduzione
  • L’abduzione non è l’unico caso di ricezione attiva, l’interpretazione è sempre un esercizio attivo anche quando il codice è noto e individuato, ma noi non siamo sempre consapevoli della nostra stessa attività interpretativa

Inferenze

Le inferenze si possono rappresentare come sequenze di una o più premesse e una conclusione preceduta da “dunque”.

Abduzione

Fare abduzione significa trarre una conclusione da un certo fatto o evidenza perché riteniamo che fornisca una spiegazione adeguata. Si tratta di un’inferenza alla spiegazione migliore e va distinta tanto dalla deduzione quanto dall’induzione. La conclusione dell’inferenza abduttiva è la spiegazione del perché le premesse sono vere. La conclusione dell’inferenza induttiva è una generalizzazione a partire da certi dati osservati.

Esempi

  • Gino continua a sbadigliare. Dunque ha fatto tardi ieri sera.
  • Mario è ingrassato troppo. Dunque ha mangiato troppo ultimamente.

Significazione

  • Si tratta dell’attribuzione di un senso o un significato a un certo testo (segno, messaggio ecc.)
  • L’attribuzione può avvenire per il riconoscimento di un codice, per abduzione o in altri modi
  • È il fenomeno centrale di studio della semiotica
  • Si può pensare alla significazione come una forma di comunicazione (anche se vuol dire che il mittente non è indispensabile per la comunicazione)
  • È anche utile pensare alla comunicazione in generale come a un esempio di significazione

Terza tesi

  • L’opposizione tra dire e fare è fuorviante per chi si occupa di comunicazione
  • Parlare non è in generale preliminare all’agire perché con le parole si agisce
  • Le azioni che si fanno attraverso il linguaggio si chiamano atti linguistici (ordinare, promettere, ringraziare, avvertire, chiedere scusa, scommettere ecc.)
  • L’opposizione tra parlare e agire oscura uno degli aspetti cruciali dell’analisi testuale
  • Capire una comunicazione è in primo luogo capire cosa gli attori della comunicazione stanno facendo, qual è il loro ruolo e la ragione del loro agire nella comunicazione

Segni e sistemi segnali

I segni sono le unità minime di senso. Generalmente i messaggi (o i testi) sono complessi di segni. Cosa conti come segno dipende dagli interessi dell’interprete. Nel caso del linguaggio una possibilità sono le parole, ma per certi scopi può essere utile considerare enunciati o altro. Si può parlare di segno per indicare uno specifico segno concretamente dato (token = replica o ricorrenza di un segno) o un tipo di segno (type). Segni token molto diversi possono essere lo stesso segno type (esempio: “RANA” e “rana”).

Ferdinand de Saussure (1857-1913)

Ferdinand de Saussure, linguista svizzero, è uno dei padri della linguistica generale, il cui scopo è studiare i tratti fondamentali e comuni del linguaggio umano. È padre della linguistica strutturalista e formulò l’idea di una semiotica come estensione della linguistica ad altri sistemi di segni. Per Saussure, le parole non sono etichette imposte a oggetti e concetti indipendentemente dati, ma sono strumenti sociali che hanno un ruolo cruciale nel determinare la nostra comprensione del mondo.

Contrapposizione fra diverse forme di linguaggio

  • Linguaggio umano/rappresentazioni visive = il linguaggio umano possiede un lessico specifico e completo, mentre il linguaggio visivo usa codici non discreti e rappresenta solamente una parte dell’oggetto che si vuole raffigurare
  • Linguaggio umano/linguaggio non-umano = caratteristiche del linguaggio umano sono la ricorsività, ossia l’applicazione di specifiche regole linguistiche ricorrenti, e la composizionalità, ovvero le infinite possibilità di combinazioni linguistiche che permettono la formulazione di espressioni complesse

Saussure: langue e parole

  • Langue (lingua) = sistema linguistico considerato ad un dato tempo (sincronicamente), indipendentemente dalle sue evoluzioni (nondiacronicamente), è la parte sociale del linguaggio, esterna all’individuo, che da solo non può né crearla né modificarla
  • Parole (espressione) = effettivo uso della lingua nella comunicazione

Il segno in Saussure

  • Non è semplicemente un oggetto cui possiamo attribuire un senso, questo per Saussure è il significante (signifiant)
  • Il segno è il significante insieme al suo senso (significato, signifié)
  • L’identità del segno dipende da quella del significante e del senso, uno stesso significante può corrispondere a più segni
  • Il senso non è il referente (l’oggetto, classe o proprietà cui la parola si riferisce) che viene messo tra parentesi, ma è un concetto, un’entità mentale inseparabile dalla sua espressione
  • Significanti e significati sono connessi in quanto occupano ruoli corrispondenti nei rispettivi sistemi
  • Saussure definisce i segni linguistici arbitrari, immotivati (sia significanti sia significati sono arbitrari), ciò che è essenziale è che i segni in relazione siano differenti e possano essere distinti gli uni dagli altri

Concezione della nomenclatura

  • Saussure chiama della “nomenclatura” un modello naturale ma fuorviante del linguaggio
  • In questa concezione vi è un sistema di oggetti, di categorie e, corrispondentemente, di idee/concetti dato indipendentemente dal linguaggio
  • Le parole sono etichette che corrispondono a queste idee/concetti o oggetti/categorie dati e che messe insieme permettono di formulare pensieri
  • Imparare una lingua secondo questa concezione consiste nell’imparare quali parole corrispondono a quali concetti

Inadeguatezza della concezione della nomenclatura

La concezione della nomenclatura è inadeguata per alcune ragioni:

  • Sottovaluta il lessico. Per parlare una lingua non basta usare le parole giuste per i concetti giusti. Bisogna anche mettere assieme le parole nel modo giusto, ossia padroneggiare la sintassi della lingua.
  • Una lingua non si limita a dar voce a concetti e pensieri, ma contribuisce a determinarli. Ci sono concetti che non si possono acquisire senza comprendere la struttura della lingua (es. espressioni funzionali come “oppure”, “e”, “per”).
  • Ci sono molte attività di pensiero che non possiamo svolgere senza il linguaggio (es. pianificazioni complesse, ragionamenti matematici). Inoltre, a diverse lingue corrispondono modi diversi di classificare, ritagliare il mondo e la nostra esperienza (es. “bois” corrisponde a “legna”, “legno” e “bosco”).

Segno e pertinenza

Un sistema segnico (sistema di significanti e corrispondente sistema dei significati) è un sistema di differenze. Nelle concrete manifestazioni (parole) del sistema segnico (langue) sono presenti sia differenze pertinenti dal punto di vista del sistema sia differenze che non lo sono, ossia che non sono molto rilevanti. Una stessa differenza può essere pertinente rispetto ad alcuni sitemi segnici e non esserlo rispetto ad altri. Ad esempio la differenza tra il suono della “e” aperta e quello della “e” molto aperta non è pertinente rispetto all’italiano ma lo è rispetto all’inglese (bed vs bad).

Strutturalismo

Saussure è considerato uno dei padri dello strutturalismo in linguistica. Per lo strutturalista, quel che davvero conta in un sistema di segni non sono le proprietà individuali dei segni o delle classi di segni, ma le loro relazioni con altri segni o classi di segni, ossia il loro ruolo e la loro posizione all’interno del sistema segnico (analogia con l’idea del posizionamento dei brand).

Punti chiave dello strutturalismo

  • Le cose acquisiscono un senso in base alla posizione che occupano all’interno di un sistema astratto di segni.
  • La lingua (sistema) si contrappone all’espressione (occasione d’uso del linguaggio).
  • La lingua è studiata sincronicamente.
  • La semiotica è un’estensione della linguistica ad altri sistemi.
  • Il segno è un complesso di significante e senso (concetto).
  • Il referente (l’oggetto denotato) è messo tra parentesi.
  • Il segno è arbitrario, sia significante sia significato.
  • Saussure è tra i padri dello strutturalismo, l’idea che l’intero sistema sia primario rispetto ai suoi elementi.

Charles Sanders Peirce (1839-1914)

Charles Sanders Peirce è un filosofo pragmatista americano che formulò l’idea di una semiotica (Semiotics) come studio generale dei segni.

Il segno in Peirce

  • Un segno (o rapresentamen) rappresenta una cosa per qualcuno, un interprete, e rappresenta quella cosa solo per certi suoi aspetti.
  • Per riconoscere la relazione segnica è necessario che vi sia già un rapresentamen (l’interpretante) che corrisponde all’oggetto, un’entità che sta in relazione segnica con qualcosa.

Esempi di segni

  • Sintomi (segno) - malattia (oggetto)
  • Fumo (segno) - fuoco (oggetto)

Distinzione di segni in Peirce

  • Simboli che rappresentano gli oggetti in modo simbolico: è un modo di rappresentare le cose in cui la relazione è arbitraria e convenzionale, ossia una scelta determinata per uso comune, e deve essere concordata e imparata. Esempi: lingue naturali, specifici linguaggi come l’aritmetica, codici.
  • Icone che rappresentano gli oggetti in modo iconico: è un modo di rappresentare le cose secondo un rapporto di somiglianza con l’oggetto, la relazione non deve essere imparata, può essere riconosciuta ed è più motivata (meno arbitraria). Esempi: disegni, ritratti, mappe, onomatopee, metafore, effetti sonori del cinema, gesti di imitazione.
  • Indici che rappresentano gli oggetti in modo indicale: è un modo di rappresentare le cose secondo un rapporto di contiguità (spaziale, temporale, parte/tutto, causale ecc.) con l’oggetto, la relazione non è completamente arbitraria, in alcuni casi può essere riconosciuta attraverso abduzione. Inoltre, il rapresentamen può essere evidenza della realtà di ciò che rappresenta (il fumo è evidenza di fuoco). Esempi: segni naturali come fumo, sintomi, tuoni, indicatori strumentali, registrazioni o fotografie, segni distintivi personali come la scrittura. Hanno un elemento indicale anche espressioni linguistiche, fra cui i cosiddetti indicali (“io,” “tu”, “adesso”) e dimostrativi (“questo”, “quello”, “là”).

Di regola, i segni hanno un elemento di arbitrarietà e convenzionalità, anche nel caso dei modi iconico e indicale.

Punti chiave di Peirce

  • Per Peirce la relazione di “stare per” sussiste tra il segno (rapresentamen) e l’oggetto (referente).
  • Questa relazione sussiste solo se c’è un interprete, qualcuno che la riconosce.
  • La relazione è determinata e riconosciuta dall’interprete attraverso un altro rapresentamen dell’oggetto (l’interpretante).
  • L’interpretante si può pensare come una rappresentazione o un atto cognitivo dell’interprete.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia.mazzaggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Spolaore Giuseppe.
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