MICROECONOMIA
Appunti dalle lezioni
Dai concetti di base al monopolio, all'oligopolio e ai beni pubblici
Dispensa originale redatta sulla base degli argomenti trattati in un corso di microeconomia di livello
universitario (struttura in linea con il manuale "Microeconomia" di D. Bernheim e M. Whinston).
Testo, esempi numerici e grafici sono stati scritti e realizzati da zero per questo documento.
Indice
Capitolo 1 – I concetti di base della microeconomia
Le risorse a disposizione della società — tempo, lavoro, materie prime, capitale — sono
limitate, mentre i desideri umani non lo sono. Da questa scarsità nascono tre domande a cui
ogni sistema economico deve rispondere:
● Che cosa e quanto produrre tra i beni e servizi possibili;
● Come produrlo, cioè con quale combinazione di fattori produttivi;
● Per chi produrlo, ossia come distribuire quanto prodotto tra i membri della
società.
La microeconomia è la branca dell'economia che studia come i singoli agenti — individui,
famiglie, imprese — prendono decisioni di allocazione delle risorse scarse, e come queste
decisioni individuali si compongono in esiti collettivi (prezzi, quantità scambiate, livelli di
benessere). Si contrappone alla macroeconomia, che guarda ai fenomeni aggregati
(inflazione, PIL, disoccupazione), anche se gran parte della macroeconomia moderna
poggia su fondamenta microeconomiche.
Allocare le risorse: mercati e altre istituzioni
Allocare le risorse significa attribuire agli agenti economici il diritto di utilizzarle. Le società
ricorrono a meccanismi diversi: sistemi decentrati, in cui milioni di decisioni individuali si
coordinano tramite i prezzi (i mercati), e sistemi accentrati, in cui un'autorità centrale decide
(una pubblica amministrazione, la gerarchia interna di un'impresa). Nella pratica, ogni
economia reale mescola i due meccanismi in proporzioni diverse.
Un mercato è l'insieme delle regole e delle relazioni di scambio che riguardano un gruppo di
beni sufficientemente simili da essere considerati intercambiabili dai consumatori, entro un
determinato ambito geografico e temporale. Un mercato funziona se: esistono venditori e
compratori; lo scambio è regolato da un prezzo, che esprime quanta moneta serve per
ottenere un'unità del bene; esiste un sistema di diritti di proprietà che rende possibile
trasferire il bene da un soggetto all'altro. Nei mercati dei fattori produttivi (lavoro, capitale,
terra) sono spesso le famiglie a vendere e le imprese ad acquistare — esattamente il
contrario di quanto avviene nei mercati dei beni di consumo.
Analisi positiva e analisi normativa
Quando si studia un mercato si possono porre due tipi di domande. L'analisi positiva cerca di
descrivere e prevedere: che cosa è successo, perché, che cosa succederà se cambia una
condizione. L'analisi normativa, invece, si chiede che cosa sarebbe desiderabile fare per
raggiungere un certo obiettivo (efficienza, equità, crescita). La distinzione è importante
perché due persone possono essere pienamente d'accordo sull'analisi positiva di un
fenomeno e disaccordare comunque sulle conclusioni normative, perché queste ultime
dipendono anche da giudizi di valore.
Il metodo della microeconomia: modelli e ipotesi
Come ogni scienza empirica, la microeconomia segue un processo circolare: si osservano
dei fatti, si costruisce una teoria che li spiega, se ne deducono implicazioni verificabili, si
raccolgono nuovi dati per metterle alla prova, e la teoria viene affinata o sostituita se le
previsioni non reggono. Le teorie economiche vengono tipicamente formalizzate in modelli,
cioè rappresentazioni semplificate della realtà che isolano le relazioni causa-effetto ritenute
più rilevanti, trascurando il resto. Un buon modello non è quello più realistico in assoluto, ma
quello che semplifica senza distorcere gli aspetti del fenomeno che interessano chi lo
utilizza.
I principi del ragionamento economico
Alla base dell'analisi delle scelte individuali ci sono tre idee ricorrenti:
● Il benessere di un agente si misura come differenza tra benefici e costi, materiali
e psicologici, di un'azione.
● Ogni scelta ha un costo-opportunità: il valore della migliore alternativa a cui si
rinuncia scegliendo un'opzione.
● I costi già sostenuti e non recuperabili (costi sommersi, o «sunk cost») non
dovrebbero influenzare le decisioni future: conta solo ciò che accadrà da questo
momento in avanti.
A questi si affiancano alcuni temi ricorrenti nell'analisi dei mercati: non esistono pasti gratis,
perché ogni scelta comporta un trade-off; gli individui rispondono agli incentivi, scegliendo
l'opzione che ritengono più vantaggiosa; i prezzi sono il principale incentivo che orienta le
decisioni di produttori e consumatori; uno scambio volontario avviene solo se conviene a
entrambe le parti coinvolte. Comprendere questi meccanismi aiuta sia a valutare le politiche
pubbliche sia a prendere decisioni private più consapevoli.
Capitolo 2 – Domanda, offerta ed equilibrio di mercato
Immaginiamo un mercato in cui ogni compratore vuole acquistare, e ogni venditore vendere,
una sola unità di un certo bene. Ogni compratore ha un prezzo di riserva massimo oltre il
quale rinuncia all'acquisto; ogni venditore ha un prezzo di riserva minimo sotto il quale
rinuncia a vendere. Se ordiniamo i compratori dal prezzo di riserva più alto al più basso,
otteniamo la curva di domanda: al crescere del prezzo di mercato, il numero di persone
disposte ad acquistare si riduce, perché restano fuori dal mercato i compratori con la
disponibilità a pagare più bassa. Simmetricamente, ordinando i venditori dal prezzo di
riserva più basso al più alto si ottiene la curva di offerta, crescente nel prezzo: più il prezzo è
alto, più venditori sono disposti a offrire il bene.
Esempio di equilibrio di mercato: il prezzo e la quantità di equilibrio si trovano nel punto E in cui domanda e
offerta si incontrano.
La curva di domanda
La curva di domanda di mercato indica, per ogni livello di prezzo, la quantità totale che i
consumatori sono disposti ad acquistare, tenendo fissi (ceteris paribus) tutti gli altri fattori
rilevanti. È inclinata negativamente: al diminuire del prezzo, la platea di potenziali acquirenti
si allarga. Oltre al prezzo del bene stesso, la quantità domandata dipende da: il reddito dei
consumatori (per la maggior parte dei beni, detti normali, un reddito più alto aumenta la
domanda; per i beni inferiori l'effetto è opposto); i gusti dei consumatori; i prezzi dei beni
collegati — beni sostituti, il cui aumento di prezzo sposta la domanda verso il bene
considerato, e beni complementari, il cui aumento di prezzo la riduce.
È essenziale distinguere due tipi di variazione. Un cambiamento del prezzo del bene stesso
produce un movimento lungo la curva di domanda (variazione della quantità domandata). Un
cambiamento di uno qualsiasi degli altri fattori (reddito, gusti, prezzi di beni collegati) sposta
l'intera curva di domanda (variazione della domanda).
Un aumento del reddito, a parità di prezzo, sposta l'intera curva di domanda verso destra.
Analiticamente, una funzione di domanda esprime la quantità domandata come funzione del
prezzo del bene e degli altri fattori. Un esempio: supponiamo che la domanda annua di un
certo tipo di caffè dipenda dal proprio prezzo, dal prezzo del tè (sostituto) e dal reddito
medio dei consumatori. Fissati il prezzo del tè e il reddito ai loro valori correnti, otteniamo
una funzione del tipo Qᵈ = 40 − 3P, una retta con inclinazione negativa: un aumento del
prezzo del caffè riduce la quantità domandata; un aumento del prezzo del tè o del reddito
medio, invece, sposterebbero la curva verso destra.
La curva di offerta
La curva di offerta indica la quantità che le imprese sono disposte a vendere per ogni livello
di prezzo, a parità di altri fattori. È inclinata positivamente: prezzi più alti rendono profittevole
produrre di più, e attirano anche produttori con costi più elevati. Oltre al prezzo, l'offerta
dipende dalla tecnologia disponibile e dal prezzo dei fattori produttivi impiegati (lavoro,
materie prime, energia). Anche qui vale la stessa distinzione: una variazione del prezzo del
bene muove lungo la curva di offerta; una variazione della tecnologia o del costo degli input
sposta l'intera curva. Ad esempio, una funzione di offerta Qˢ = 4P − 10 (con P che indica il
prezzo) esprime una relazione crescente col coefficiente angolare 4; un aumento del prezzo
dell'energia elettrica, usata nella produzione, sposterebbe verso sinistra l'intera curva.
L'equilibrio di mercato
Il prezzo di equilibrio è quello al quale la quantità domandata eguaglia la quantità offerta: in
quel punto non ci sono né compratori insoddisfatti né venditori con l'invenduto, ed è per
questo che i mercati tendono spontaneamente a convergere verso di esso. Se il prezzo di
mercato è più alto dell'equilibrio, si crea un eccesso di offerta che spinge i venditori a ridurre
il prezzo; se è più basso, un eccesso di domanda spinge il prezzo verso l'alto. Uno
spostamento della domanda o dell'offerta genera un nuovo equilibrio: un aumento della
domanda (a offerta invariata) fa salire sia prezzo sia quantità di equilibrio; un aumento
dell'offerta (a domanda invariata) fa scendere il prezzo e aumentare la quantità.
Capitolo 3 – Le preferenze del consumatore
Per capire come i consumatori scelgono tra i beni disponibili, la microeconomia parte da una
descrizione delle loro preferenze, cioè dal modo in cui confrontano tra loro diversi panieri di
consumo — combinazioni di quantità di beni diversi. Le preferenze sono trattate come un
dato di partenza: non vengono giudicate, per quanto possano apparire insolite, e si assume
restino stabili nel breve periodo.
Gli assiomi del consumatore razionale
Il comportamento del consumatore si fonda su due principi. Il principio dell'ordinamento
richiede che le preferenze siano: complete (il consumatore sa sempre dire, tra due panieri
qualsiasi, se preferisce il primo, il secondo, o se è indifferente) e transitive (se A è preferito a
B e B è preferito a C, allora A deve essere preferito a C). La transitività è cruciale per la
coerenza delle scelte: un consumatore con preferenze intransitive potrebbe essere indotto,
tramite una serie di scambi apparentemente vantaggiosi uno alla volta, a pagare pur di
tornare al punto di partenza (il cosiddetto fenomeno della «pompa dei soldi»). Il principio
della scelta afferma poi che, tra tutte le alternative disponibili, il consumatore sceglie sempre
quella collocata più in alto nel proprio ordinamento di preferenze.
Si assume inoltre il principio di non sazietà (o «di più è meglio»): se un paniere contiene più
unità di ogni bene rispetto a un altro, il consumatore preferisce sempre il primo.
Curve di indifferenza
Quando i beni sono perfettamente divisibili, le alternative possibili sono infinite: lo strumento
grafico più efficace per rappresentare le preferenze è la curva di indifferenza, cioè il luogo
dei panieri tra i quali il consumatore non ha preferenza, ritenendoli ugualmente
soddisfacenti. Le curve di indifferenza godono di alcune proprietà che discendono
direttamente dagli assiomi visti sopra: non possono avere spessore, non possono avere
pendenza positiva (per la non sazietà), e ogni curva divide il piano dei beni in una regione di
panieri preferiti (verso l'alto a destra) e una di panieri meno preferiti (verso il basso a
sinistra). Se rappresentiamo l'intera famiglia di curve di indifferenza di un individuo, curve
diverse non si intersecano mai, e le curve più lontane dall'origine corrispondono a livelli di
benessere più alti.
Il saggio marginale di sostituzione
La pendenza (in valore assoluto) della curva di indifferenza in un punto è il saggio marginale
di sostituzione (SMS, o MRS) tra i due beni: indica quante unità del bene Y il consumatore è
disposto a cedere per ottenere un'unità in più del bene X, restando indifferente. Nella
maggior parte dei casi il SMS è decrescente: quando si dispone di molto X e poco Y, si è
disposti a rinunciare a molto Y per un'unità aggiuntiva di X; ma man mano che X diventa
abbondante, la disponibilità a cederne Y per averne ancora si riduce. Graficamente, un SMS
decrescente corrisponde a curve di indifferenza convesse verso l'origine, che riflettono una
preferenza per panieri «bilanciati» rispetto a panieri estremi.
Due casi limite meritano attenzione. Nei beni perfetti sostituti (ad esempio due marche di
zucchero considerate identiche) il SMS è costante e le curve di indifferenza sono rette: il
consumatore è sempre disposto a scambiare i due beni allo stesso tasso, qualunque sia il
paniere di partenza. Nei beni perfetti complementi (ad esempio scarpe destre e sinistre) i
due beni vengono utilizzati solo in un rapporto fisso, e le curve di indifferenza hanno la forma
di una L: aumentare uno solo dei due beni, senza l'altro, non produce alcun beneficio.
Una famiglia di curve di indifferenza (blu) e il vincolo di bilancio (rosso): il paniere ottimo si trova dove la retta di
bilancio è tangente alla curva di indifferenza più alta ra
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