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Lezione 2 – il commercio internazionale: da micro a macro e ritorno

L'“estrapolazione” (proiezione passato recente nel futuro) non è un esercizio corretto per fare previsioni attendibili. Occorrono “teoria economica” ed “analisi empirica” per comprendere i fattori su cui basare previsioni quantitative o scenari qualitativi.

Il commercio internazionale

Il “commercio internazionale” è un insieme di decisioni individuali di acquisto e vendita sui mercati esteri. Le caratteristiche del commercio dipendono da fattori di domanda e offerta:

  • Dotazione dei fattori produttivi;
  • Preferenze dei consumatori;
  • Tecnologia;
  • Costi di trasporto e comunicazione;
  • Relazioni politiche.

Passato e futuro del commercio internazionale

Primo Great Unbundling (1800-1990): riduzione di costi e tempi di trasporto e comunicazione. Le imprese si staccano fisicamente dai consumatori (comunque accentrate in distretti industriali) e si sviluppa la specializzazione produttiva in base a vantaggi comparati (es. Inghilterra -> capitale/tecnologia -> produzione di stoffa). Nei paesi avanzati (Nord) si sviluppa la manifattura (per la presenza di capitali e conoscenze) e nei paesi più arretrati (Sud) ci si specializza in materie prime e beni agricoli: la “divergenza”.

Secondo Great Unbundling: ulteriore riduzione di costi di comunicazione e coordinamento (ICT revolution), frammentazione della produzione, specializzazione di imprese indipendenti nelle varie fasi, dispersione delle stesse nel mondo in base ai vantaggi comparati. Industrializzazione paesi emergenti e de-industrializzazione in alcuni paesi avanzati: la “grande convergenza”. Nascono multinazionali che consolidano il controllo attraverso Investimenti Diretti Esteri e crescita commercio beni intermedi.

Il volume del commercio internazionale cresce più del volume della produzione per fattori politici (maggiore integrazione politica ed economica), tecnologici (maggiore gamma prodotti scambiabili, minori costi di trasporto, maggiore informazione) e di unbundling (separazione consumo – produzione).

Esistono tre tipi di costo: di commercio, di comunicazione, face to face. Partendo da una economia di sussistenza, al diminuire dei primi le imprese e i consumatori si separano (ma le imprese rimangono vicine), al diminuire dei secondi le imprese si disperdono.

Teorie del commercio internazionale

Le teorie del commercio internazionale cercano di spiegare le cause del commercio – gains – , gli andamenti settoriali – patterns – e gli effetti distributivi e di political economy, si dividono in:

  • Tradizionali: vedono nelle differenze tra paesi (per tecnologie e/o fattori produttivi) fonti di vantaggio comparato, motivo di specializzazione; spiegano la divergenza ma non il commercio intra-industriale.
  • New: aggiungono elementi come economie di scala, competizione imperfetta, esternalità; aiutano a spiegare i fenomeni, il commercio intra-industriale (Nord – Nord), gli IDE, ma non l’eterogeneità dei comportamenti di impresa.
  • New New: mette al centro le imprese e grazie alla disponibilità di dati sottolinea la differenziazione tra imprese per dimensioni, produttività, prodotti, analizzando l’eterogeneità interna all’impresa.
  • Task: focus sulla frammentazione in fasi delle attività produttive per l’analisi di catene globali del valore, make or buy.

Dimensioni del commercio internazionali: imprese (composte di task) e settori (composti di prodotti); l’andamento del commercio dipende da performance produttive delle singole imprese.

I consumatori amano la varietà di un’offerta di prodotti parzialmente sostituti. La specializzazione dei paesi non è quindi assoluta e vi è scambio di prodotti parzialmente sostituti. L’evoluzione dipende dai gusti, dalla capacità di differenziazione, da economie di scale e costi di transazione.

Il commercio “intra-industriale” si caratterizza con differenti gradi di integrazione territoriale e/o verticale delle aziende. L’espansione degli scambi (per l’osservazione dell’evoluzione del commercio) può essere vista alla luce di diversi margini:

  • Destinazioni;
  • Imprese coinvolte;
  • Numero e varietà dei prodotti (“intensive margin”; nuovi prodotti, prodotti dismessi – “extensive margin”).

Il WTO dice che la crescita del commercio si deve per il 75% all’intensive.

L’evoluzione del commercio di prodotti dipende da variazioni lato domanda, lato costi di trasporto e lato offerta. L’innovazione si collega al commercio internazionale attraverso innovazione di prodotto ed innovazione di processo.

La teoria “New New” sottolinea come poche imprese abbiano avuto ruolo dominante nel commercio: “Happy Few” esportano e, tra queste, alcune dominano. Le imprese internazionalizzate performano meglio (learning from exporting). Le imprese più grandi esportano e importano di più.

Una elevata quota di imprese (circa il 40%) esporta un solo prodotto verso una sola destinazione ma è responsabile di una bassa percentuale delle esportazioni totali di un paese. Al contrario, una limitata quota di medio-grandi imprese (15%) esporta molti prodotti (90%) verso molte destinazioni. Questa conta per la maggior parte delle esportazioni totali.

Ci sono imprese esportatrici indirette (magari assorbite da multinazionali).

Lezione 3 – la globalizzazione: le determinanti e il rapporto del WTO 2013

Il rapporto WTO identifica i fattori di cambiamento del commercio, ne illustra l’evoluzione storica e fa delle previsioni. Il commercio mondiale dipende da:

  • Demografia;
  • Evoluzione delle preferenze;
  • Costi e tempi di trasporto (tecnologia, politica/istituzioni, geografia);
  • Barriere;
  • Differenziali di produttività;
  • Multinazionali.

Demografia

Quadro attuale: invecchiamento popolazione nei paesi avanzati e in alcuni in sviluppo (porterà ad una ridefinizione composizione percentuale della popolazione mondiale a vantaggio di altri paesi - Nigeria). Il fenomeno della “dependency” spiega come una parte non impiegabile della popolazione dipenda dalla parte lavoratrice. Ciclo: mortalità infantile cala - aumento “young dependency”, fecondità cala e baby boomers entrano in età lavorativa - dividendo demografico, aumento anziani - “old dependency” (old dependency ratio in aumento in Europa, Cina, USA e, al contrario, molto contenuto nell’Africa Subsahariana).

Le dinamiche in sviluppo ad oggi prospettano un futuro effetto ambiguo su spesa, risparmi ed investimenti, un aumento della spesa verso altre categorie di beni (la domanda non diminuisce, si rimodella! “Smooth Consumption”: da giovane prendo a prestito, da vecchio spendo tutto), espansione classe media nei paesi emergenti... Queste info possono essere sfruttate per anticipare le dinamiche del commercio di dati prodotti in dati paesi.

Investimenti produttivi

Hanno effetti nel breve (aumentano la domanda e la sua composizione) e nel lungo (modificano il vantaggio comparato del Paese). Nei paesi emergenti gli investimenti vengono effettuati o attraverso l’afflusso di capitale estero (IDE) o attraverso il risparmio. La misura degli investimenti è importante: se eccessiva può portare a sovracapacità produttiva, dumping (esportazioni a basso costo) (politiche in risposta, Stop China Dumping), fallimenti.

IDE e multinazionali

Attuano offshoring, hanno modello orizzontale (replica dell’impresa altrove) o verticale (aumento commercio beni intermedi). Le determinanti degli IDE: redditività attesa comparata, frazionabilità della catena, rischio paese, strategia aziendale, accordi commerciali profondi. Gli IDE sono veicolo di trasmissione della conoscenza (proteggono la conoscenza interna più efficacemente rispetto alla subfornitura).

Barriere al commercio

Gli scambi commerciali dipendono sì da tecnologia, politica/istituzioni e geografia, ma anche da: costi di trasporto-comunicazione-transazione, barriere tariffarie e non, tassi di cambio e funzionamento di trasporti e logistica interna. La “trade facilitation” (la liberalizzazione degli scambi) è prodotto dello scontro di interessi interni alla società.

Costi di trasporto e commercio

Influenzano particolarmente flussi di beni a basso prezzo e basso “value to weight” (concentrazione della produzione in paesi dove questi sono minori). Sia margini estensivi (quante imprese commerciano) che intensivi (export medio per impresa) sono influenzati da costi fissi e variabili. C’è una tendenza verso la riduzione di questi costi nel breve periodo, ma a seguito della crisi pandemica e della guerra stiamo vivendo un periodo di innalzamento del costo. Questo ci ricorda che a fronte di andamenti macro consolidati bisogna considerare anche la dimensione micro.

Barriere tariffarie

I dazi alle importazioni vengono applicati per difendere produzioni nazionali, a discapito dei consumatori. L’evoluzione dei dazi dipende da political economy interna e da concessioni reciproche con altri Stati.

Barriere non tariffarie

Tecniche (prese corrente), sanitarie (standard di prodotto: assenza di residui su banane...), restrizioni all’accesso ad appalti pubblici...

Accordi di liberalizzazione "deep"

Accordi che mirano alla riduzione di barriere non tariffarie, anche attraverso la limitazione della sovranità nazionale (come nel caso dell’uniformazione sul tipo di giudizio dei tribunali sugli IDE e sul diritto di proprietà intellettuale IPR).

Tecnologia e conoscenza

Il progresso influenza costi di comunicazione-trasporto, efficienza produttiva, estensione gamma prodotti, cambiamento nella commercializzazione di vecchi prodotti, frammentazione-coordinamento-controllo delle fasi della catena del valore. Si ha produzione e trasferimento di conoscenza in tre scenari:

  • Trasferimento volontario e monetizzato (acquisto brevetti);
  • “Spillover” (comunicazione con fornitore e cliente);
  • Innovazione.

È centrale il tema degli IPR e delle sue criticità (effettiva applicazione delle norme, contrasti tra imprese e Stati, arbitraggio delle imprese). Il rischio è che ci siano furti di conoscenza attraverso join venture. I brevetti hanno una doppia sfaccettatura: sono positivi per il benessere sociale perché il vantaggio economico che creano per i proprietari (la possibilità di creare piccoli monopoli) incentiva la ricerca, ma sono negativi perché limitano la diffusione della conoscenza.

Istituzioni

I cambiamenti sono importanti perché interessano norme sociali, regolamenti, accordi internazionali... Aspetti rilevanti delle istituzioni economiche sono:

  • Qualità della regolamentazione;
  • Regole imposte dalla società in uno stato di diritto (protezione diritti fondamentali ed individuali).

Nei paesi dove la qualità delle istituzioni è migliore (politiche di promozione settore privato) si ha maggiore facilità di fare business e più frequenti accordi commerciali profondi con l’estero, data la maggiore fiducia, e ciò comporta maggiori opportunità di importare idee dall’estero. Nel delineare uno scenario è fondamentale tenerne conto (in generale le istituzioni tendono ad essere stabili nel tempo, ma i cambiamenti possono anche essere repentini – Brexit).

Il rapporto WTO sviluppa tre diversi scenari per il commercio, base e boundary estremi (non legati a probabilità). Il “reference value” è la proiezione dello scenario più realistico. Deve essere presa in considerazione anche la dinamica legata al PIL: gli Stati Uniti secondo lo scenario base dovrebbero avere un aumento del PIL di 1.74: significa che gli USA saranno pari al 20% dell’economia mondiale. Se avviene lo scenario peggiore (low) si ha una crescita (minore) pari al 1.62 e per lo scenario migliore (high) 2.18 (crescita maggiore). Lo scenario high è tale non per gli USA, ma per il mondo intero. Quindi, gli USA nello scenario high cresceranno di più rispetto alla Reference, ma diventeranno più piccoli rispetto al resto del mondo (gli altri paesi stanno crescendo di più, in termini relativi gli Stati Uniti diventano più piccoli).

Lezione 4 – costruire e raccontare scenari

Estrapolazione: proiezione corretta nel futuro di un trend passato. Necessita dei soli dati della variabile di interesse, ma non permette di fare ipotesi sulle sue determinanti.

Per realizzare proiezioni basate su modelli è necessario: considerare evoluzione determinanti, applicare proiezioni ad un modello (funzione), assumere valore base, chiudere il modello (dinamiche prezzi, quantità... coerenti e tali per cui si arrivi ad una soluzione), produrre scenari.

Per realizzare proiezioni su flussi commerciali è necessario: considerare evoluzione PIL, applicare proiezioni macro a modello, assumere un assetto istituzionale, chiudere il modello.

Gli scenari vengono definiti secondo approcci (coerenti con le finalità degli scenari): quantitativi/qualitativi, valori mediani o estremi, globali/locali, visione di equilibrio generale/parziale. Esempi: proiezione base e intervalli di confidenza (distribuzione probabilità) / robustness checks / variabili high e low, scenari specifici (McKinsey o Deloitte), rapporti su scenari basati su fonti di rischio.

Allo scenario baseline, “reference”, “business as usual”, si possono associare: intervalli di confidenza (distribuzioni di probabilità misurano l’incertezza statistica -> ci sarà una sola proiezione), nuove proiezioni (circa elementi di incertezza in alcuni parametri -> se le diverse previsioni rimangono stabili allora sono robuste), scenari estremi (diverse proiezioni a seconda di valori delle determinanti high o low).

Nel rapporto WTO si vede come nell’esempio delle Cina una assunzione high o low circa la crescita annua della produttività possa portare ad una variazione cumulata del 35% nelle proiezioni del PIL nei successivi 20 anni (in uno scenario raggiunge i livelli di PIL di EU27 e USA, nell’altro si attesta alla metà).

McKinsey: costruzione scenari basata su proiezioni quantitative, senza baseline, per specifici stati del mondo. Gli scenari si basano su tre “forces”:

  • Near Term Forces, forze del cambiamento a breve termine (domanda aggregata, mercato dell’energia);
  • Trend inesorabili (urbanizzazione, demografia);
  • Fattori di incertezza (innovazione tecnologica).

Nel rapporto WTO si proietta la crescita del PIL a seconda delle variabili di Growth dece-accelerates e Economies div-converge.

Deloitte: costruzione scenari basata su descrizione qualitativa. Eventuali valutazioni quantitative sono veicolate alla definizione di direzioni qualitative. Esempio: la variabile Energy source competitiveness può andare da Gray a Green.

Rapporti sulle fonti di rischio: incertezza che si associa ai fattori per i quali è difficile calcolare una precisa probabilità di realizzazione. Una volta individuati i rischi segue una risposta in termini di strategia.

  1. Rapporti quantitativi.
  2. In alcune circostanze, piuttosto che sviluppare modelli quantitativi, si può ricorrere a sondaggi di opinione, “survey” (elementi considerati dominanti per il futuro da parte di manager del settore, più utili per tastare il polso del settore che per fare previsioni...).
  3. Focalizzandosi su brevi periodi si può investigare si impatto eventi rischiosi (Le Pen aumenta crisi eurozona...) (rischio fuga proprietà intellettuale...).

Raccomandazioni ad associazioni industriali: raccolta info su politiche industriali cinesi, aumento condivisione interna a OECD, standardizzazione processi.

Raccomandazioni a imprese produttrici di smart tech: prevenire trasferimento di conoscenza, riduzione dipendenza da mercato cinese.

Raccomandazioni a imprese utilizzatrici di smart tech: non adagiarsi sul technology gap di cui si gode.

Lezione 5 – barriere commerciali

Attraverso la “multi-stage production” i guadagni dal commercio sono maggiori che in sua assenza, perché viene permesso di sfruttare i vantaggi comparati offerti dai diversi Paesi anche per la più piccola fase di produzione (Antras e Chor).

Ma dunque, se l’apertura del commercio è positivamente correlata al benessere, come si spiega la presenza di barriere commerciali? Ci sono sei classi di ragioni:

  • Ragioni di scambio (“Terms of trade argument”);
  • Risposta ai fallimenti del mercato interno;
  • Economie dinamiche e interazioni strategiche;
  • Risposte a concorrenza internazionale imperfetta;
  • Gruppi di interesse, political economy;
  • Finanze pubbliche nei Paesi in via di sviluppo.

Le politiche che si associano alle classi sono di first best, le restrizioni al commercio sono second best. *Ragioni di scambio (migliorano se p exp > p imp): un Paese grande può migliorare le sue ragioni di scambio imponendo dazi ad importazioni -> gli esportatori esteri sono spinti ad abbassare il prezzo, sostenendo parte del dazio; i consumatori pagano di più ma il Paese acquista a prezzo internazionale minore.

Criticità: 1. Lo stesso dazio applicato da un Paese piccolo avrebbe ripercussioni negative sullo stesso Paese; 2. Il dazio non deve su...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dbthecreator di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scenari globali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Capelli Roberta.
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