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1. La perdita dei casi, l’articolo, il condizionale e il futuro (capitolo 6, 7, 8)

La perdita dei casi: processo lento

Il processo di perdita dei casi è un processo che si conclude con l’ultima eliminazione dell’opposizione fra Nominativo e Accusativo. Il romeno, al contrario delle altre lingue romanze, possiede ancora oggi un sistema casuale basato sulla distinzione fra Nominativo-Accusativo e Genitivo-Dativo soprattutto nei nomi femminili, mentre quelli maschili vengono modificati solo nell’articolo.

Le distinzioni fra Nominativo, Dativo e Accusativo si sono trasformate nelle lingue romanze con pronomi personali clitici. Fra i casi particolari ancora presenti abbiamo il romeno che mantiene un vocativo con espressione morfologica propria. Si differenziano dalle lingue indoeuropee conservatrici come tedesco, russo e altre lingue slave che mantengono il sistema dei casi.

L’articolo

Tutte le lingue romanze hanno articolo definito e indefinito, tratto innovativo del panromanzo, creatosi nel VI secolo. L’articolo definito deriva da ILLE, generalmente proposto al nome o all’aggettivo e fuso con esso (enclitico), e già in alcuni testi latini veniva già usato per indicare un elemento noto (illi sancti), segue una forma contratta delle varietà che vengono da ille e illa, ad eccezione dello spagnolo che presenta ancora forme bisillabiche; l’articolo indefinito invece deriva da UNUS che in latino ha preso il posto di “quidam” che indicava un’indefinitezza specifica.

Il condizionale

Fra le invenzioni panromanze c’è anche quella del condizionale, non esistente in latino e che veniva espresso dove necessario con il congiuntivo o l’indicativo. Da un punto di vista morfologico il condizionale romanzo è formato dalla fusione dell’infinito + ausiliare Habere (chanterait cantare  habebat), parti distinte invece nel portoghese o spagnolo antico.

Anche altre lingue romanze come il romeno hanno il condizionale, ma la loro formazione è differente e invertita in quanto formata dall’ausiliare Habere posto prima del verbo + infinito e le due parti sono divise fra loro (am canta  canteremo).

Il futuro

Le lingue romanze hanno perduto il futuro nella sua forma originale latina e lo hanno sostituito formandolo con la giustapposizione dell’infinito + presente ausiliare Habere (canterà cantare habet) che rimane la forma  ad oggi più comune. Innovazione largamente diffusa ma non panromanza, e il romeno, dalmatico e sardo non l’hanno accolto.

Il romeno infatti ha tre forme possibili di futuro:

  • Il latino Volere + infinito (voleo cantare voi canta   voglio cantare);
  • Habere + congiuntivo (ho che io canti);
  • Volere + congiuntivo.

In molte varietà centromeridionali italiane il futuro oggi è scomparso e sostituito dal presente indicativo.

2. I caratteri delle lingue romanze (capitolo 8)

(Vedi risposta 1) casi, articolo, condizionale, futuro, articolo partitivo 

Il capitolo parla di come raggruppare le lingue romanze e dei fenomeni che le distinguono fra loro. Troviamo elementi di contiguità soprattutto nel lessico grazie alle parole che risalgono al latino volgare.

Il passaggio dal latino alle lingue romanze ha portato alla perdita del neutro, ma non nel romeno. L’avverbio ha l’aggiunta del suffisso -mente; avviene una pronominalizzazione obbligatoria del soggetto; il plurale avviene o con il plurale sigmatico (-s) o con il plurale vocalico (alternanza vocalica).

3. Variazione sociale e geografica (capitolo 5)

La geografia linguistica è una disciplina che studia la distribuzione spaziale delle varianti linguistiche, nasce tra Ottocento e Novecento con lo scopo di rappresentare la varietà dialettale di un territorio attraverso carte geografiche. L’opera più importante è l’Atlas Linguistique de la France (ALF) di Jules Gilliéron che contiene 639 punti di rilevamento in tutta la Francia. Lo studio è stato fatto sottoponendo lo stesso questionario per tutte le località, ogni carta rappresenta un concetto (animale, oggetto, ecc.).

Un esempio di grande frammentazione dialettale lo troviamo con l’opposizione fonetica fra “CA” realizzato come /ka/ nel sud della Francia e come /ʃe/ nel nord. Inoltre, la parola “gallo”, che avrebbe creato omofonia con la parola “gatto” ha subito un cambiamento chiamato da lui “terapia lessicale” che ha permesso di creare una nuova parola metaforica (vicaire).

In Italia troviamo l’equivalente nell’Atlante Linguistico Italiano (ALI) fondato da Matteo Bartoli.

La sociolinguistica studia la variazione sociale della lingua, cioè le differenze linguistiche legate alle classi sociali. Nasce negli Stati Uniti negli anni ’60 e vede come fondatori Weinreich e Labov. La lingua varia sistematicamente in base a classe sociale, stile di parlato, contesto comunicativo. Vengono portati degli esempi, come quello della caduta di r e l in posizione finale, più frequente nei registri bassi o di classi popolari.

La lingua inoltre può segnare uno status sociale, creare discriminazioni o prestigio, indicare aspirazioni sociali. Il cambiamento linguistico è lento e non osservabile in un singolo momento. Un esempio è il graduale passaggio da “egli” a “lui” (per la forma formale e per il parlato).

Vi è inoltre la distinzione fra lingua e dialetto. Il termine “dialetto” viene dal Greco e indicava una varietà linguistica di pari dignità, in Italia diventa varietà inferiore rispetto al toscano. Lingua come varietà superiore, dialetto come varietà subordinata. Nonostante ciò, tutte le lingue sono strutturalmente equivalenti e in grado di esprimere qualsiasi concetto (equieffabilità).

4. Il latino (capitolo 7)

Il capitolo del manuale “Il latino” analizza l’evoluzione e le caratteristiche del latino partendo dalle origini, passando per il latino volgare fino al medievale. Il latino viene collocato nel grande ceppo delle lingue indoeuropee (come germanico, slavo, greco, italico), ricostruite grazie al metodo storico-comparativo dell’Ottocento basato sulle leggi fonetiche. Il latino è alla base delle lingue romanze e contiene tracce di lessico provenienti dai sostrati (lingue precedenti, indoeuropee e non) caratteristiche del territorio dell’Impero Romano.

Vi è una distinzione fra latino classico e volgare: le lingue romanze derivano dal latino volgare parlato da tutte le classi sociali, non inteso come lingua “inferiore” ma come uso quotidiano. La distinzione inoltre introduce la dimensione diacronica (storica) e stilistica. Si analizza anche il fenomeno dell’ipercorrettismo (es. aggiungere consonante per paura di sbagliare).

Il punto centrale riguarda proprio le fonti del latino volgare con testi che comprendono errori, iscrizioni, documenti giuridici, glosse e opere come quelle di Gregorio di Tours.

Fra i fenomeni nell’evoluzione del latino ricordiamo la perdita delle distinzioni fra vocali lunghe e brevi, la caduta di alcune consonanti (h, fusione fra ae in e) e il cambiamento di struttura. Essa infatti nel

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

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