RICERCA E ANALISI DEI DATI in psicologia
prof. Nucci
METODOLOGIA DELLA RICERCA
CONOSCENZA
In relazione alla conoscenza si possono distinguere due modalità di apprendimento/conoscenza (entrambi collegati alla
conoscenza scientifica):
● i metodi di conoscenza non empirici ovvero quelli che non sono basati sull’esperienza diretta: si parla di
conoscenza per autorità; conoscenza per deduzione logica
● i metodi di conoscenza empirici ovvero basati sull’esperienza diretta: intuizione, senso comune, misticismo e
scienza
Metodi di conoscenza NON empirici
● conoscenza per autorità
consiste nel credere che qualcosa sia vero perchè lo ha detto qualcuno di cui ci fidiamo: “il primario dell’ospedale ha
detto che…”. Questa conoscenza è tradizionalmente antiscientifica, soprattutto nel caso dell'autorità politica. Oggi è
ineliminabile dai metodi di conoscenza (compresa dalla conoscenza scientifica): esiste la posizione ingenua/credulità
che da per vero qualunque cosa venga detta da un’autorità; esiste poi lo scetticismo estremo/pigro che è totalmente
opposto ed infine, esiste lo scetticismo costruttivo (ricerca e studio personale).
● conoscenza per deduzione logica
quando crediamo che qlcs sia vero perchè lo deduciamo logicamente da altre conoscenze che consideriamo
altrettanto vere: tutti gli animali sono soggetti alle leggi della natura e siccome gli uomini sono animali, anch’essi sono
soggetti alle stesse leggi.
La verità per deduzione logica dipende quindi direttamente dalla verità degli assunti iniziali e dalle leggi di
deduzione logica: anche questo metodo è ineliminabile in quanto “cornice di riferimento” ma non deve mai sostituirsi
all’esperienza empirica.
Metodi di conoscenza EMPIRICI
● conoscenza per intuizione (non è fondamento del sapere scientifico ma utile per le scoperte)
si ha quando crediamo che qualcosa sia vero perché “sentiamo” che è così: “non riesco a fidarmi di quella persona,
per intuito → ci sono diversi fattori che portano all’intuizione, spesso l’esperienza basata su prove ed errori. Questa
conoscenza non è trasmissibile, non è affidabile ma solo “istintiva”.
● conoscenza per senso comune
quando qualcosa è vero perché lo credono vero maggior parte del gruppo dove siamo inseriti → consiste nel sapere
tradizionale, depositato con anni di prove ed errori e trasmesso nelle generazioni. La scienza nasce anticonformista e
spesso ha messo alla prova le conoscenze del senso comune, confermandole o meno.
● conoscenza tramite metodi scientifici
insieme di conoscenze basate sulla “prova dei fatti” e organizzate in teorie che si espongono alla falsificazione per
mezzo di esperimenti ripetibili → si parla di teoria scientifica solo se si espone alla falsificazione tramite esperimenti
ripetibili.
La conoscenza scientifica deve includere la logica e può usare il senso comune e l’intuizione, purchè ogni affermazione
sia esposta alla prova sperimentale. Si tratta di conoscenze obiettive: osservabili da tutti e riproducibili.
La conoscenza scientifica dispone costantemente la sua correzione e il suo ampliamento in ragione dei fatti → ha una
natura in progress che migliora il suo grado di affidabilità.
E’ una conoscenza parsimoniosa (si sceglie sempre la spiegazione più semplice) ed orientata alla teoria (a capire
perchè una cosa funzioni). 1
TEORIE E conseguenti METODI nella PSICOLOGIA del NOVECENTO
Ci sono diverse teorie in ambito psicologico ciascuna con una metodologia diversa e in linea con le assunzioni e le ipotesi
della relativa teoria. Alcuni metodi sono entrati a far parte della normale “strumentazione” metodologica della psicologia
scientifica contemporanea.
Metodologie storiche in psicologia:
1. metodo fenomenologico
È legato alla psicologia della gestalt, inizio secolo scorso, chiamato anche fenomenologia sperimentale.
Si basa sullo studio dell'esperienza percettiva del soggetto, escludendo ciò che sa → esempio percezione visiva, ciò che
il soggetto vede. Viene data grande importanza data allo stimolo prossimale, distale e all’esperienza fenomenica:
assumendo che quest’ultima sia invariante tra soggetti → lunga e attenta osservazione diretta dello stimolo.
2. metodo comportamentale
Nasce in America, legato al comportamentismo, e considerato un settore sperimentale delle scienze naturali in cui
l'oggetto di studio è il comportamento (controllo e previsione) → il metodo prevede che lo sperimentatore controlli
alcuni dati ambientali (stimolo) e ne registri altri legati al comportamento (risposta).
Il comportamento viene scomposto in piccole unità oggettive.
Questo metodo vieta l’introspezione e, in generale, ciò che non può essere osservato/misurato direttamente:
all’inizio venivano ammesse solo risposte muscolari o ghiandolari ma non le risposte psicofisiologiche. Il
neo-comportamentismo oggi ammette gli ERP, le risposte fisiologiche, ecc.
3. metodo simulativo (ingegneri)
Negli anni ‘50 il rapporto mente/cervello è stato ricondotto alla differenza hardware/software in informativa.
Alla fine degli anni ‘80 si osservano i primi modelli connessionisti: si usa il computer per simulare una situazione e
studiare gli effetti in termini di reti neurali → si cerca di capire in questo modo il funzionamento del sistema nervoso
umano (simulazione come metodologia d’indagine).
Appare evidente la differenza tra le reti neurali come metodo scientifico/tecnologica (il software che gioca a tris è diverso
dalla mente umana vera e propria che gioca a tris).
La simulazione ha avuto molto spazio anche nelle nuove tecniche di analisi dei dati e usata in molte discipline scientifiche,
oltre alla psicologia.
4. metodo psicofisiologico
Secondo la psicofisiologia c’è una stretta relazione tra ciò che succede nell’organismo e quanto succede nella mente
di un individuo.
Questo metodo prevede la rilevazione di indici psicofisiologici in relazione ad aspetti psicologici (la VI sono i
processi cognitivi/emozionali che vengono manipolati dallo sperimentatore → hanno conseguenze sulla VD ovvero gli
indici fisiologici).
La controversa tra teoria centrale delle emozioni (sono triste → quindi piango) quella periferica (piango → quindi sono
triste) è risolvibile col metodo psicofisiologico.
Il limite del metodo psicofisiologico è l’alta variabilità inter-individuale → nell’ambito scientifico rappresenta un
problema non essendo quindi generalizzabile.
5. metodo osservativo
Consiste nella pura e semplice osservazione pianificata e nella registrazione (con tecniche e strumenti) del
comportamento animale o umano nel loro ambiente “naturale”.
Metodo che deriva dall’etologia (studia il comportamento animale) → l’imprinting animale è stato scoperto da Lorenz
grazie al metodo osservativo. Usato soprattutto in psicologia animale oppure nella psicologia dell’età evolutiva (ad 2
esempio: strange situation in cui si classificano le reazioni dei bambini alla separazione e al ricongiungimento con la
madre)
STATISTICA E ANALISI DEI DATI
Si possono distinguere due compiti (anime) della statistica:
● la fotografia = descrivere i fenomeni collettivi (fotografare la situazione attuale per raccogliere informazioni utili
per migliorare la situazione stessa → ad esempio l’ ISTAT “fotografa” la situazione). In questo caso c’è un
interesse pubblico della statistica operato dallo Stato.
● le previsioni = la statistica viene usata per prevedere (con una certa probabilità) alcune
decisioni/situazioni (quanto è causale quel risultato? quanto invece si ripeterà?). In questo caso la statistica
serve per prevedere i fenomeni: di fronte ad una realtà che muta, alcune previsioni sono più stabili di altre →
entra a far parte della ricerca scientifica all’inizio del 900 (iniziando in biologia, astronomia, fisica, medicina e poi
in scienze economiche, umane e sociale)
La statistica e l’analisi dei dati hanno importanza anche nella ricerca personale:
1)insieme alla teoria, intuito, esperienza la statistica viene usata per capire il fenomeno che si sta studiando 2)statistica
e analisi dei dati sono decisivi per la comunicazione dei risultati scientifici secondo standard condivisi, per provare che i
dati della mia ricerca personale sono comprovati e solidi
RICERCA EMPIRICA: problemi reali e problemi statistici
La successione ideale di una ricerca empirica:
● si parte da un problema legato alla realtà (qual è il miglior metodo per insegnare psicometria?)
● nella complessità del fenomeno bisogna sintetizzare/semplificare la realtà sulla base della letteratura
esistente o, in mancanza di essa, dell’intuito (si scelgono alcune misure valutando quelle che descrivono il
fenomeno, sia quelle che lo influenzano)
● *contenimento dell’errore: nell’ipotesi di ricerca si assume sempre un vero legame tra le variabili in gioco →
tuttavia esistono dei problemi dati dalla dimensione dell’effetto e dell’errore = rumore. La ricerca deve ridurre il
più possibile l’errore, anche se obv non può eliminarlo.
● *sulla base dei dati raccolti e del problema iniziale, si sceglie il metodo più adeguato per l’analisi dei dati
*a questo punto quello che era un problema reale → è diventato un problema statistico
● i risultati del test statistico costituiscono la risposta al problema statistico
● l’ultimo passaggio = passaggio dal risultato statistico al risultato della ricerca nella realtà, il suo utilizzo e la
sua diffusione.
*=ciò che si fa in psicometria obiettivi → informazioni → metodi statistici → risultati → obiettivi
teoria → dati → modello → teoria
Il principio generale = è l’obiettivo della ricerca (teorico o pratico che sia) che determina la natura delle informazioni
da raccogliere, gli strumenti per raccoglierle e i metodi per analizzare i dati
a seconda dell’obiettivo della ricerca, capisco che dati raccogliere e che metodo di analisi dati usare
una pubblicazione scientifica dovrebbe garantire una certa scientificità e corrisponde ad
PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE =
un articolo pubblicato su una rivista con peer review (revisione tra pari).
La peer review è una revisione tra pari: si intende un processo di revisione dell’articolo a carico di studiosi del
corrispondente ambito di ricerca (= comunità/ambito di ricerca).
● Una rivista con peer review assicura che ogni suo articolo sia stato revisionato da almeno due revisori e
valutato dall’editore → l’articolo revisionato può essere sottoposto a reject, accept, minor revision (in cui il
revisore non chiede molte modifiche all’autore dell’articolo) oppure a major revision (quella più probabile: vengono
3
chieste modifiche, io sistemo l’articolo, si ha una seconda revisione e, se questa viene accettata, la pubblicazione
effettiva dell’articolo).
articolo → inviato alla rivista e l’editore lo invia a → ⅔ revisori che lavorano nel mio stesso ambito → essi revisionano il
mio articolo suggerendomi modifiche (riscontro) → pubblicazione o rigetto.
● Oltre alle riviste esistono anche libri o atti di convegno che raccolgono solo articoli con peer review
Le revisioni possono variare in qualità e in lunghezza. Normalmente sia il manoscritto da valutare, sia i revisori sono
anonimi. Gli autori non sono obbligati a seguire le indicazioni dei revisori ma sono tenuti a giustificare eventuali rifiuti
→ in ogni caso l’ultima parola ce l’ha l’editor della rivista (può andare anche contro i revisori).
Esiste un problema legato alla sempre più crescente quantità di revisioni = è sempre più raro trovare dei bravi revisori.
Una pubblicazione scientifica comprende obbligatoriamente una bibliografia e delle citazioni: ogni citazione nel testo è
presente nella bibliografia ed ogni voce della bibliografia deve essere presente almeno una volta nel testo.
Lo stile della citazione e della bibliografia sono convenzionali e cambiano a seconda degli ambiti di ricerca → nella
psicologia vige l’APA style.
All’interno di una bibliografia si possono citare anche i libri: i libri non offrono xo garanzia di peer review ed è dunque
compito dello studioso di verificarne l’attendibilità scientifica (= editore noto, autore con pubblicazioni su riviste
scientifiche, carriera accademica, cura editoriale di buona qualità → tutti fattori di affidabilità scientifica del libro).
Tra le competenze di uno studioso c’è anche quella di saper fare una ricerca bibliografica andando a consultare
diverse pubblicazioni scientifiche.
Esiste la bibliometria = le riviste scientifiche (con pubblicazioni scientifiche basate su peer review) vengono
classificate secondo diversi criteri → criterio più diffuso è l’ impact factor.
L’impact factor (fattore di impatto) corrisponde al valore legato alla quantità media di citazioni ricevute dagli articoli di
(di solito un anno) → media delle citazioni che hanno avuto gli
una data rivista in una certa quantità di tempo
articoli di una data rivista. Se pubblico un articolo e questo viene citato mediamente molte volte da altri articoli, allora
avrà un alto valore di impatto: un articolo può avere una media alta o bassa di citazioni. In base all’impact factor si crea
una classifica di articoli all’interno della rivista da alto → a basso impatto.
L’impact factor non è mai da assumere come valore assoluto della qualità di una rivista, in quanto dipende da fattori
irrilevanti dal punto di vista scientifico: ad esempio l’impact factor degli articoli varia a seconda del settore scientifico →
quelli di medicina tengono a citare molti meno articoli rispetto a quelli di matematica.
Sulla base dell'impact factor le diverse riviste afferenti a quel settore possono essere organizzate secondo delle
categorie (quartili): Q1 Q2 Q3 Q4. In una ricerca bibliografica si può decidere di accettare solo riviste da una certa fascia
in su: le riviste con Q1 si trovano nella prima fascia e sono quelle con maggior numero di citazioni.
STRUTTURA DI UNA PUBBLICAZIONE SCIENTIFICA (articolo scientifico)
● Abstract = introdurre l’argomento
● Introduzione
Nell’introduzione si definisce la teoria generale con i principali risultati (storia della disciplina), ovvero i temi generali;
definizione dei termini chiave e stato della ricerca. Inoltre è già ora importante introdurre debolezze o punti critici del
settore/dell’argomento che voglio trattare → introdurre l’argomento generale ma evidenziare anche il fatto che c’è un
“punto cieco” in cui ci sono ancora poche ricerche.
Una cattiva introduzione non è incentrata sugli obiettivi, incompleta dal punto di vista bibliografico e sproporzionata nelle
descrizioni e nei tecnicismi (se spiego bene un tecnicismo, allora devo spiegarli bene tutti) 4
● Obiettivo e ipotesi
L’obiettivo di uno studio si riferisce al tipo di contributo che la mia ricerca/pubblicazione bibliografica può dare alla
comunità scientifica. Le ipotesi invece sono le “forme” che i risultati della ricerca possono prendere: le relazioni che
possono esistere tra i diversi risultati della ricerca.
In questa parte vanno anche evidenziati eventuali intuizioni sostenute da osservazioni o articoli pubblicati; la conferma di
un effetto pubblicato e il completamento/ampliamento dei livelli delle variabili.
Le ricerche con obiettivi e ipotesi scadenti = producono risultati ambigui, scoordinati dal resto della ricerca e incoerenti
con la teoria di riferimento.
● Metodo
Le metodo raggruppa tutte le info necessarie e sufficiente per ripetere l’esperimento: come quando e dove sono stati
raccolti i dati, che tipo di strumenti sono stati usati nella raccolta dati, quale disegno sperimentale è sattos celto, con quale
procedura sono stati raccolti i dati, quali analisi sono previste.
Metodi di bassa qualità sono raccolte di dati, disordinate e poco curate, uso di strumenti non validati e analisi dei dati
semplicistiche e povere.
● Risultati che devono essere analizzati (analisi dei dati)
In questa sezione si ha una descrizione ordinata dei risultati grazie all’ analisi dei dati: si inizia sempre dalle statistiche
descrittive del campione → seguite dall’analisi inferenziale in ordine con le ipotesi (si procede sempre dal genere al
particolare).
I risultati vengono riassunti in tabelle e grafici (che verranno poi richiamati nel testo - es: tabella 2). Importante
omogeneità e precisione nel seguire gli standard per i valori delle analisi.
Risultati di basso valore scientifico sono quelli poco ordinati, troppo articolati o difficili da seguire; parziale o incompleti
e slacciati dal metodo e dalle ipotesi.
● Discussione/Conclusioni
In questa parte vengono riassunti i risultati principali affiancando le ipotesi le quali vengono confermate o meno. I
risultati sono poi commentati e discussi in relazione alle altre teorie, evidenziando i limiti e proponendo eventuali
sviluppi.
Le discussioni dei risultati povere sono scontate, prolisse o troppo asciutte, sganciate dai risultati stessi,
non è facile distinguere tra i fatti scientifici dalle opinioni degli autori.
● Bibliografia
LA VALIDITA’ DI UNA RICERCA
Esempio: è stato condotto un esperimento circa la capacità di apprendimento di un compito motorio in relazione ai suoni
→ durante l’apprendimento motorio un gruppo ha un suono forte e piacevole ad ogni movimento corretto, l’altro no. Le
analisi mostrano una chiara differenza a favore del gruppo con il suono di rinforzo → suoni forti e piacevoli migliorano la
capacità di apprendere un compito motorio.
Tuttavia la raccolta dei dat
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Metodi di ricerca psicologica e analisi dei dati
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Ricerca operativa
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Schemi disegni di ricerca e analisi dei dati