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Teoria della finanza e finanza aziendale

Capitolo 1

Quando si parla di investimento, si fa riferimento all’attivo dello stato patrimoniale (capital budgeting).

Le decisioni relative al finanziamento riguardano invece la struttura finanziaria dell'azienda, ovvero il modo in cui essa finanzia i propri progetti di investimento. Le principali fonti di finanziamento sono il debito e il capitale netto.

L'obiettivo principale è creare valore per gli azionisti, i quali finanziano l’impresa attraverso il capitale netto. In inglese, gli azionisti vengono definiti shareholders o residual claimants (proprietari residuali dell’impresa). A loro spetta tutto ciò che rimane dopo che sono stati soddisfatti gli interessi di tutte le altre categorie di soggetti coinvolti nell’attività aziendale. Gli azionisti ricevono il reddito netto, ossia l’utile. Un documento contabile fondamentale che evidenzia come gli azionisti siano gli ultimi a essere pagati è il conto economico.

Le considerazioni sopra riportate si riferiscono principalmente alle imprese quotate nei mercati ufficiali, tendenzialmente di grandi dimensioni, caratterizzate da una separazione tra proprietà e controllo e da una ben definita responsabilità giuridica.

Gli argomenti vengono affrontati analizzando la relazione tra l’impresa e i mercati finanziari.

Nel modello teorico di base, il manager agisce nell’interesse dell’azionista. Tuttavia, nella realtà questo non è sempre vero: spesso il manager non ha una visione a lungo termine allineata con quella dell’azionista, dando origine a un conflitto di interessi. Questo fenomeno è noto come problema di agenzia: l’azionista (principale) delega al manager (agente) un compito che non può controllare direttamente, con il rischio che l’operato del manager non sia perfettamente allineato agli interessi dell’azionista.

L’impresa può essere vista come un insieme di attività reali, che possono essere tangibili o intangibili:

  • Le attività tangibili includono, ad esempio, i macchinari, contabilizzati nell’attivo dello stato patrimoniale.
  • Le attività intangibili comprendono, ad esempio, i brevetti.

I mercati finanziari, invece, rappresentano l’insieme delle attività finanziarie, registrate nelle passività. L'acquisto di un’attività finanziaria conferisce il diritto a ricevere una parte dei flussi monetari generati dalle attività reali dell’impresa.

Al centro di questo sistema si colloca il manager finanziario, che svolge il ruolo di intermediario tra le attività reali e i mercati finanziari. Egli prende le decisioni di investimento e finanziamento e, dal punto di vista logico, deve:

  1. Ottenere fondi attraverso la vendita di attività finanziarie (emissione di titoli).
  2. Utilizzare i fondi raccolti per investire in attività reali.
  3. Restituire i fondi agli investitori una volta che le attività reali hanno generato reddito.

Capitolo 2

Il bilancio d’esercizio

Il bilancio d’esercizio è un insieme di documenti contabili prodotti periodicamente dall’impresa, contenente informazioni sulla sua posizione finanziaria e sulla performance del periodo precedente.

Prospetti componenti il bilancio

Il bilancio si compone di diversi prospetti, ciascuno con una funzione specifica:

  • Stato patrimoniale: fornisce un quadro della posizione finanziaria dell’impresa in un determinato momento.
  • Conto economico: riporta i ricavi e i costi sostenuti dall’impresa durante l’esercizio, evidenziando il risultato economico.
  • Prospetto delle variazioni del capitale netto: mostra le variazioni del patrimonio netto nel corso del periodo.
  • Rendiconto finanziario (Prospetto dei flussi di cassa): evidenzia i flussi di cassa generati e utilizzati dall’impresa nel periodo.

Lo stato patrimoniale

Lo stato patrimoniale elenca le attività e le passività dell’impresa, fornendo un’immagine della sua situazione finanziaria in un determinato momento (statement of financial position). Viene strutturato secondo il principio di bilanciamento:

V = D + E

Dove:

  • V rappresenta il valore complessivo delle attività (Assets).
  • D indica le passività (Debiti, Liabilities).
  • E è il capitale netto (Equity, patrimonio netto dell’impresa).

Struttura dello stato patrimoniale

Lo stato patrimoniale è suddiviso nelle seguenti voci principali, in ordine decrescente di liquidità:

Impieghi:

  • Attivo corrente: include attività a breve termine che l'azienda presuppone di trasformare in liquidità in meno di 12 mesi, come cassa (depositi in cc e titoli negoziabili, rappresentano una temporanea allocazione di liquidità in strumenti finanziari presenti sul mercato. Si tratta di investimenti a breve termine che consentono all'azienda di impiegare momentaneamente la propria disponibilità di contante, mantenendo comunque un'elevata liquidità), crediti verso clienti (vendita beni servizi dove il ricavo è conteggiato in conto economico ma in stato patrimoniale è considerato un credito, non una liquidità visto il rischio di insolvenza da parte del creditore) e rimanenze.
  • Attivo non corrente: comprende beni durevoli e investimenti di lungo periodo, come impianti, macchinari e partecipazioni. (Il valore netto di impianti e macchinari è registrato al netto del fondo ammortamento, poiché la quota di ammortamento rappresenta un costo operativo rilevato nel conto economico. Nello stato patrimoniale, il fondo ammortamento raccoglie l’insieme delle quote di ammortamento accumulate nel tempo. Si tratta di un costo operativo non monetario, in quanto non comporta un’uscita di cassa immediata) (investimenti relativi al core business dell'impresa).

Fonti:

  1. Passivo corrente: rappresenta le passività a breve termine, tra cui debiti verso fornitori (rientrano nei debiti operativi e sono sempre di breve periodo, pertanto vengono classificati nel passivo corrente. I debiti finanziari, invece, possono essere considerati a breve o a lungo termine a seconda della loro durata: se la scadenza è inferiore ai 12 mesi, rientrano nel passivo corrente; se superiore, vengono registrati tra le passività a lungo termine) e altre obbligazioni con scadenza entro l’anno.
  2. Passivo non corrente: include debiti e obbligazioni di lungo periodo.
  3. Capitale netto: rappresenta la differenza tra attivo e passivo, esprimendo il valore netto dell’impresa. Può essere incrementato attraverso finanziamenti esterni, come l’emissione di nuovi titoli, oppure mediante finanziamento interno, ovvero tramite gli utili non distribuiti reinvestiti nell’azienda.

Capitale circolante netto (CCN) e capitale circolante netto commerciale (CCC)

  • Capitale Circolante Netto (CCN) = Attivo corrente – Passivo corrente
    • Indica la capacità dell’impresa di far fronte alle proprie obbligazioni a breve termine. (Se la società è sana ci si aspetta un CCN positivo, ovvero se la società liquidasse tutte le attività correnti con quella liquidità sarebbe in grado di coprire tutti i debiti di breve periodo, tanto maggiore è il CCN e tanto minore è il rischio che la società incorra in una mancanza di liquidità di breve periodo).
  • Capitale Circolante Netto Commerciale (CCC) = (Crediti verso clienti + Rimanenze) – (Debiti verso fornitori)
    • Misura l’equilibrio finanziario dell’impresa nelle sue operazioni commerciali. (Non c'è la cassa).

Valore contabile (Book Value) vs. valore di mercato (Market Value)

Il valore contabile e il valore di mercato di un’azienda possono differire in modo significativo.

Capitale netto (Equity, E):

  • Book Value (valore contabile) = Valore contabile delle attività – Valore contabile delle passività (tot attivo – tot passivo). Rappresenta la situazione attuale dell’impresa a valore contabile, ma riflette il passato, in quanto deriva dalle scelte finanziarie adottate dall’azienda fino a oggi.
  • Market Value (valore di mercato del E) / Market Capitalization (= Market cap) = Prezzo di mercato per azione × Numero di azioni in circolazione. A differenza del valore contabile, essa guarda al futuro e dipende dalle aspettative del mercato sull’andamento futuro della società.

A livello teorico, si distingue tra Value Stocks e Growth Stocks.

  • Value Stocks: si tratta di titoli di imprese in cui il rapporto tra valore di mercato e valore contabile è relativamente basso. In genere, un’impresa sana ha un rapporto maggiore di 1, ma in questo caso il valore resta comunque contenuto. Queste aziende operano in settori maturi, con scarse opportunità di crescita, e il loro valore dipende principalmente dai beni posseduti oggi piuttosto che dalle prospettive future. La loro redditività si basa sulla capacità delle attività aziendali di generare reddito. Esempi tipici sono il settore alimentare e i servizi pubblici.
  • Growth Stocks: sono titoli di imprese attive in settori ad alta crescita, come il settore tecnologico. Il loro valore dipende dalle aspettative future di crescita e dai progetti di investimento futuri che l’azienda è in grado di realizzare.

Un azionista che investe in titoli azionari può ottenere rendimento in due modi:

  1. Capital gain (aumento del valore dell’azione).
  2. Dividendi (distribuzione degli utili).

Se l’investitore desidera dividendi certi, sceglierà le Value Stocks, poiché queste aziende distribuiscono regolarmente gli utili, non avendo grandi prospettive di crescita. Al contrario, nelle Growth Stocks, il rendimento viene prevalentemente reinvestito nella società per finanziare nuove opportunità di crescita, privilegiando così il capital gain rispetto ai dividendi.

Esempi concreti di Price-to-Book Ratio (P/B)

  • Value Stocks: aziende con un rapporto P/B relativamente basso, il che indica che il loro valore di mercato è vicino o inferiore al valore contabile delle loro attività.
    • Enel → P/B = 1.99
    • Acea → P/B = 1.51
    • Ford → P/B = 0.82
  • Growth Stocks: aziende con un P/B elevato, il che significa che il mercato attribuisce un valore molto superiore alle loro attività attuali, basandosi sulle aspettative di crescita futura.
    • Meta → P/B = 9.99
    • Amazon → P/B = 8.63
    • Tesla → P/B = 14.49 → acquistare un'azione Tesla significa pagare 14 volte il valore contabile delle sue attività, riflettendo le alte aspettative del mercato sulla crescita futura della società.

Sito: https://finance.yahoo.com

Attività totali (V):

  • Book Value (valore contabile delle attività) = Somma del valore contabile di tutte le attività aziendali.
  • Enterprise value = Market Value del capitale netto (E) + Debito (D) – Liquidità.

Si tratta del prezzo che un acquirente dovrebbe pagare per acquistare il 100% dell’azienda, ovvero l’intero valore delle sue attività (è il valore complessivo dell'impresa). In pratica, per acquisire un’impresa, bisognerebbe:

  1. Acquistare tutte le azioni presenti sul mercato (Market Cap).
  2. Assumersi la responsabilità di tutti i debiti della società.
  3. Considerare la cassa disponibile, che può essere utilizzata per compensare parte del debito.

Il conto economico (Income Statement)

Il conto economico mostra i ricavi e i costi sostenuti dall’impresa nel periodo, fino a determinare il risultato netto.

Struttura del conto economico

  • EPS (Earnings Per Share) = Reddito netto / Numero di azioni in circolazione. Rappresenta la quota di utile netto spettante a ciascun investitore che possiede un'azione.
  • EPS diluito: il denominatore aumenta rispetto all'EPS base perché, oltre ai titoli già emessi, si considerano anche stock option e obbligazioni convertibili, ovvero strumenti finanziari che possono aumentare il numero di azioni in circolazione.
    • Stock option: titoli che conferiscono al possessore il diritto di acquistare azioni della società in futuro a un prezzo stabilito oggi. Se il titolare esercita questo diritto, la società deve emettere nuove azioni.
    • Obbligazioni convertibili: titoli di debito che possono essere convertiti in azioni della società, incrementando il numero di titoli in circolazione.

Indici di bilancio

Ecco una versione più dettagliata e chiara degli indici finanziari:

1. Indici di liquidità

Misurano la capacità dell'impresa di far fronte agli impegni finanziari a breve termine, valutando con quanta facilità può trasformare le proprie attività in denaro contante per coprire le passività correnti.

Costruiti a partire dallo stato patrimoniale: Current Ratio: più elevato è l’indice di liquidità corrente, minore è il rischio che l’impresa incorra in una crisi finanziaria di breve periodo. (Definizione già vista in precedenza con il CCN, che però rappresentava la differenza tra attività e passività correnti, e non il loro rapporto).

Le attività correnti includono, in ordine decrescente di liquidità: cassa, crediti verso clienti e rimanenze.

Per ottenere una stima più prudenziale di questo indice, si può escludere dal numeratore la voce con il grado di liquidità più basso, ovvero le rimanenze.

Le rimanenze, ossia le scorte di magazzino, rappresentano la voce più difficile da trasformare in liquidità, poiché non è garantito che il mercato consenta di vendere la merce presente in magazzino o che il prezzo ottenibile sia pari a quello desiderato. (Questo indice è noto come indice di liquidità differita).

Per una stima ancora più prudenziale, oltre alle rimanenze si possono escludere anche i crediti verso clienti. In tal modo, si considerano solo le attività immediatamente liquidabili, eliminando eventuali incertezze legate agli incassi.

L'indice di liquidità immediata include quindi esclusivamente la cassa, che comprende il deposito corrente e i titoli negoziabili.

2. Indici di leva (o di indebitamento)

Misurano il livello di indebitamento di un'impresa rispetto al capitale proprio e totale, indicando il grado di rischio finanziario e la dipendenza da fonti di finanziamento esterne. Un'azienda può scegliere di non distribuire dividendi, ma deve comunque gestire con attenzione il proprio debito, poiché è obbligata a rimborsarlo, inclusi gli interessi. In caso contrario, potrebbe rischiare il fallimento.

Il rapporto di indebitamento può essere espresso come D/E (debito su equity) oppure come D/W (debito su patrimonio totale). È possibile passare facilmente da una formula all'altra: ad esempio, se D/E = 1, allora D/W = 50%.

Se D/E = 1,25, significa che il debito è pari a 1,25 volte il capitale netto.

Se invece si indica un valore percentuale, come 80%, è necessario specificare a quale dei due rapporti ci si riferisce.

Possibili definizioni di "Debito (D)"

  • Totale attività – Capitale netto → Debito complessivo (finanziario, operativo, di lungo e breve periodo).
  • Debiti finanziari a lungo (e a breve) termine → Considera solo il debito finanziario. Il debito a breve è tra parentesi perché alcune aziende considerano solo il debito finanziario a lungo termine. Le imprese italiane, invece, tendono a prediligere il debito a breve termine.
  • Debiti finanziari a lungo (e a breve) termine + valore dei leasing → Include anche i leasing, che pur avendo natura operativa sono simili ai debiti finanziari.
  • Posizione Finanziaria Netta (PFN) = Debiti finanziari (a lungo e a breve) – cassa (al netto della cassa).

Questi valori possono essere calcolati sia a valori contabili che a valori di mercato.

Indici di copertura degli interessi

Questi indici si calcolano a partire dal conto economico e servono a verificare se l'azienda ha generato un flusso di cassa sufficiente per coprire gli oneri finanziari e adempiere ai propri obblighi verso i creditori. Il denominatore è sempre rappresentato dagli oneri finanziari.

  1. EBIT / Oneri finanziari → Si utilizza l'EBIT (utile operativo) perché è la voce che precede gli oneri finanziari nel conto economico. Un valore elevato indica un rischio minore di insolvenza per l’azienda.
  2. EBITDA / Oneri finanziari → Si utilizza l'EBITDA (utile operativo lordo) perché gli ammortamenti non rappresentano un’uscita di cassa effettiva. Questo indicatore è meno prudenziale ma più preciso, in quanto valuta la reale capacità dell’azienda di generare risorse per coprire i propri obblighi di pagamento.

3. Indici di redditività

Valutano la capacità dell’impresa di generare profitto in relazione alle vendite, agli investimenti o al capitale proprio.

Si tratta di indici calcolati esclusivamente a partire dal conto economico e rappresentano indici di redditività delle vendite. Il denominatore è sempre costituito dai ricavi.

  1. Attraverso il tasso di margine lordo, si valuta se l'azienda è in grado di vendere prodotti con un margine sufficiente a coprire almeno il costo del venduto.
  2. Il ROS considera tutti i costi operativi, inclusi quelli non monetari, come gli ammortamenti. Viene utilizzato per confrontare l'efficienza operativa di un'azienda con quella di altre imprese. Tuttavia, è importante interpretarlo con cautela: un ROS basso potrebbe non essere necessariamente indice di inefficienza, ma il risultato di ingenti investimenti effettuati dall’azienda.

Se l'obiettivo è misurare esclusivamente l'efficienza operativa, potrebbe essere più appropriato considerare l’EBITDA al numeratore anziché l'EBIT.

  1. L’ultimo indice utilizza il reddito netto al numeratore e indica la quota di ricavi che rimane agli azionisti. Ad esempio, una redditività netta delle vendite
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisanicolin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della finanza e finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Sapienza Elena.
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