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Teoria dei linguaggi e della comunicazione

Modello ingegneristico e semiotico

La nozione di comunicazione

La comunicazione è un comportamento connaturato all’idea stessa di natura umana. Lo studioso Paul Watzlavich (1971) ha fondato gli assiomi della comunicazione dai quali il primo: non si può non comunicare. Egli, infatti, afferma l’esistenza di una proprietà del comportamento: esso non ha un suo opposto. Se intendiamo il comportamento come messaggio si desume che non si può non comunicare.

Oggi non abbiamo una definizione unitaria e monolitica della nozione di comunicazione e le diverse concezioni a nostra disposizione dipendono dal quadro teorico di riferimento in cui sono state elaborate.

Il modello ingegneristico della comunicazione

Le teorie della comunicazione si sono sviluppate principalmente come evoluzione dell’idea di comunicazione vista come un processo di trasmissione di informazione. Alla fine degli anni Quaranta due ingegneri statunitensi, Claude Shannon e Warren Weaver, elaborarono la teoria matematica dell’informazione. Tale approccio nasceva per risolvere problemi legati al rumore che interferisce nel passaggio di un segnale in un canale come un cavo telefonico. Lo scopo era quindi assicurare la massima efficacia del canale comunicativo.

La nozione di messaggio assume pertanto un aspetto quantitativo, in quanto viene fatto coincidere con la quantità di segnale necessaria a consentire la possibilità della comunicazione. Nell’ambito ingegneristico l’idea di quantità era legata all’esigenza di individuare gli elementi necessari per realizzare una massima efficienza dei canali di comunicazione.

L’idea di quantità di informazione non va confusa con il significato. La quantità di informazione viene calcolata attraverso il calcolo della probabilità tra le unità di informazione. Per individuare le unità nella teoria ingegneristica si ricorre al calcolo dell’entropia, che riguarda appunto la probabilità che si verifichi una certa concatenazione di eventi. Un evento che accade molto spesso sarà poco significativo e conterrà una piccola quantità di informazione, un evento improbabile porta con sé un grande potenziale informativo. Quindi la quantità di informazione legata ad una porzione di messaggio è maggiore quanto più l’entropia è alta, nulla se si ha la certezza del messaggio.

La teoria matematica dell’informazione, nel tentativo di massimizzare le possibilità di successo, agisce solo sulle condizioni alle quali i segnali rendono possibile la trasmissione di un messaggio.

Il modello matematico o ingegneristico è composto da 6 elementi: In questo modello il messaggio è diverso dal significato. Il messaggio riguarda la possibilità di preservare la quantità di informazione sufficiente a garantire che il segnale associato arrivi in misura sufficiente a consentirne la ricostruzione.

Il quarto elemento del sistema è il canale o medium. È un componente fisico di vitale importanza per la riuscita di un’azione comunicativa. All’interno del canale può verificarsi il rumore, un fenomeno fisico non prevedibile che disturba l’atto comunicativo.

Il concetto di rumore ha a che fare con una distorsione del messaggio nel suo passaggio nel canale. Tale distorsione causa un disallineamento (mismatch) tra il messaggio inviato e quello ricevuto dal trasmettitore. Il disallineamento può essere causato anche da una non condivisione del codice. L’ultimo elemento è il destinatario, esso fruisce del messaggio ed è l’elemento al quale il messaggio è rivolto.

I limiti del modello ingegneristico: la nozione di feedback

Questo modello non si adatta a descrivere la comunicazione quotidiana o altri comportamenti comunicativi più complessi. Uno dei limiti principali è la sua linearità, che assegna ruoli separati al mittente e al ricevente. La comunicazione tra due persone invece implica la simultaneità dei processi nel quale entrambi gli elementi hanno un ruolo attivo. Il modello originario della comunicazione non prendeva in considerazione la reazione del destinatario.

Questa fu teorizzata successivamente da Wilbur Shramm che introdusse la nozione di feedback, una retroazione del destinatario nei confronti del mittente. La nozione di feedback nasce nell’ambito della cibernetica. Il feedback è il principio in base al quale l’output di un sistema, cioè la sua azione verso l’ambiente, rientra in esso. Esso può essere negativo o positivo.

Il feedback negativo è la retroazione che controlla il comportamento di un sistema tenendolo stabile (es. il termostato). La retroazione negativa è dunque un principio che tende alla stabilità di un sistema. Si parla invece di feedback positivo quando i risultati del comportamento di un sistema amplificano il funzionamento del sistema stesso.

La nozione di feedback ha evidenziato gli aspetti relazionali legati alla comunicazione inizialmente trascurati dai modelli originari.

Il modello semiotico della comunicazione

Dall’elaborazione del modello ingegneristico si assiste a una progressiva presa di coscienza dei vari aspetti che intervengono in un processo di comunicazione. Un modello che accoglie ma allo stesso tempo supera quello matematico fu elaborato dal linguista russo Roman Jackobson alla fine degli anni ’50.

Nell’adattare il modello ingegneristico alla comunicazione umana, Jackobson lo modifica integrandolo per descrivere gli elementi e le funzioni presenti nella comunicazione verbale. Nel modello semiotico, infatti, un processo comunicativo si ha quando un messaggio viene trasmesso da un mittente a un destinatario, in un determinato contesto e attraverso un canale. Affinché il mittente e il destinatario si capiscano devono condividere lo stesso codice.

Le principali modifiche apportate al modello ingegneristico sono:

  • La nozione di fonte dell’informazione viene sostituita dalla nozione di mittente, identificato in un essere umano.
  • Si riducono i passaggi dei processi di codifica e decodifica, non c’è distinzione tra fonte e trasmittente e destinatario e ricevitore.
  • Scompaiono il segnale e il rumore.
  • Vengono introdotti due nuovi, importanti concetti: il contesto e il codice.

Funzioni degli elementi del modello jackobsoniano

A ciascuno dei 6 elementi che costituiscono il circuito della comunicazione, Jackobson attribuisce una specifica funzione. Con il termine funzione si indicano gli impieghi, gli scopi oltre le intenzioni del mittente. L’idea di funzione linguistica è probabilmente il contributo più originale di Jackobson.

Il messaggio è l’elemento centrale del modello semiotico, la sua funzione è quella poetica, ossia la funzione per la quale il modo di configurare il messaggio influisce sul significato, di solito potenziandolo. Questa funzione riguarda la forma assunta dal messaggio che influenza gli aspetti connotativi del significato. Ha luogo quando cerchiamo di trattenere l’attenzione del destinatario del messaggio. Il linguaggio viene modificato sul piano espressivo ed elaborato sul piano del contenuto, per esempio attraverso figure retoriche.

La funzione associata al mittente, che nel modello di Jackobson è un essere umano, è quella espressiva o emotiva in quanto relativa agli aspetti del messaggio legati agli atteggiamenti ed emozioni del mittente. Tutti gli aspetti fonici, le interiezioni e le onomatopee si riferiscono a tale funzione (es. Uffa! Non ce la faccio più!).

Il destinatario è nel modello di Jackobson un essere anch’esso umano. La sua funzione è quella conativa. Prevale quando il messaggio fa riferimento esplicito al destinatario e quando attraverso il messaggio si cerca di influenzare il comportamento attraverso ordini, consigli, richieste, preghiere.

Un elemento fondamentale per qualunque processo di comunicazione è il contesto, la sua funzione è quella referenziale. Tale funzione è considerata la funzione principale della comunicazione, la quale consiste nello scambio di informazioni fra emittente e ricevente su un fatto o evento del mondo esterno. Da Aristotele questa funzione è stata ritenuta la funzione originaria o primaria della comunicazione: il linguaggio è nato per descrivere le cose, e le altre funzioni sono state considerate impieghi linguistici secondari.

Perché il messaggio possa essere trasmesso da un mittente a un destinatario occorre un canale fisico che veicoli il segnale. Jackobson ritiene il canale come l’elemento contenente l’aspetto del messaggio teso a garantire il messaggio, per questo definisce la funzione fatica. Essa si esplica in messaggi privi di valore informativo che servono essenzialmente a stabilire, prolungare o interrompere la comunicazione, a verificare se il canale funziona per garantire la continuità del contatto (es. Pronto?).

Un altro elemento innovativo e importante del modello di Jackobson è l’aver specificato la natura del codice. Perché vi possa essere comunicazione il codice dev’essere condiviso. Ogni volta che il mittente o il destinatario devono verificare se essi utilizzano lo stesso codice, il discorso è centrato sul codice: esso svolge una funzione metalinguistica, o di chiosa. Tramite la funzione metalinguistica il codice può parlare di sé stesso, l’atto comunicativo si sofferma sulla forma, sui significati e le regole grammaticali.

Critiche al modello ingegneristico-jackobsoniano

I modelli della comunicazione finora analizzati sono stati bersaglio di numerose critiche e fraintendimenti. Tra i più comuni c’è sicuramente la metafora del canale di Michael Reddy. Egli afferma che il linguaggio funziona come un condotto, attraverso il quale i pensieri vengono fisicamente trasferiti da una persona ad un'altra.

Per rendere ancora più chiara questa metafora Felice Cimatti, partendo dall’analisi condotta da Reddy, propone di immaginarla come un modello postale della comunicazione. Cimatti mostra i limiti del modello postale attraverso semplici situazioni comunicative. Dietro gli enunciati pronunciati si nascondono molteplici presupposizioni non esplicitate. Se infatti ci si attiene al messaggio comunicato è praticamente impossibile stabilire il vero significato della frase.

La prima critica al modello di Jackobson è fatta alla direzionalità del modello. Infatti, nonostante l’introduzione dell’idea di feedback, il modello rimane centrato sul mittente. È inoltre problematico anche l’uso strumentale del codice che diventa un rivestimento esterno di un messaggio che rimane lo stesso a prescindere da come viene codificato e decodificato. Nel modello Jackobsoniano, inoltre, il contesto gioca un ruolo marginale, sebbene sia stato introdotto proprio nell’ambito di questo modello teorico.

Ogni atto di comunicazione si produce all’interno di una situazione, che implica diversi fattori contestuali che sono una precondizione perché vi sia una comunicazione stessa, ne influenzano il significato e incidono sulla sua efficacia.

Modello relazionale

Gli studiosi della scuola di Palo Alto (Watzlawick, Beavin, Jackson) si occuparono degli effetti più pragmatici della comunicazione, concentrando l’attenzione sul contesto comunicativo e sulla rete di relazioni in cui l’individuo si trova immerso. Studiando la comunicazione dal punto di vista della pragmatica, si sono concentrati sui disordini del comportamento. Pongono l’accento sull’importanza del contesto.

Il ruolo del contesto secondo questi autori è quello di assegnare un significato al comportamento dell’individuo, permettendo la comprensione del fenomeno. L’individuo fa parte di un sistema relazionale il cui comportamento influenza quello degli altri. In sostanza ciò che conta maggiormente non è l’individuo singolo bensì la rete di interazioni in cui è coinvolto.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher omrar di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria dei linguaggi e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Guerrieri Alice.
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