Introduzione
Il Cenacolo si trova nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, Milano.
Nel corso del Novecento molti restauratori sono stati chiamati per intervenire e ritardare il degrado dell’opera.
L’opera è stata apprezzata già quando Leonardo aveva abbozzato schizzi e disegni.
Attorno a quella tavola Leonardo raduna volti a lui noti, uomini visti presso la corte di Ludovico il Moro e per le strade della città; posiziona gli apostoli in gruppi di tre; cerca di rappresentare nei volti e nei movimenti la loro espressione interiore.
- La presenza di Leonardo e l’ammirazione suscitata dalla sua arte è motivo di lustro per la città.
- Vasari fa riferimento alla “grandissima venerazione” ma anche all’invidia da parte di altri regnanti non milanesi.
Il degrado dei dipinti su muro è imputato alla scelta tecnica adottata da Leonardo per rispondere alla necessità di tempi più lunghi, che si accordassero con le sue ricerche.
Nel corso del XVIII secolo viene attuata una doppia strategia: da un lato si tenta di rimediare all’estremo degrado attraverso restauri (Bellotti, 1726; Mazza, 1770) comprensivi di ridipinture, dall’altro si reagisce all’evidente fragilità della materia con la moltiplicazione di copie pittoriche.
Parte I
Nel corso dell’Ottocento anche figure come Sigmund Freud e Georg Simmel scrivono riguardo il Cenacolo. Freud individua la lentezza di Leonardo come causa del degrado dell’opera; Simmel esalta invece la capacità di Leonardo nel fermare il tempo e racchiuderlo in un’unica immagine.
- Nel cenacolo è rappresentata la parola di Cristo che provoca diverse reazioni: “in verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà”.
Inizia a farsi strada, in diversi autori, l’idea filosofica dello scorrere del tempo e del deperimento della materia, come in Otto Horteh, Walter Benjamin.
- Benjamin mette in luce la consapevolezza che l’autenticità sia strettamente connessa alla materia costitutiva dell’opera.
- Ne consegue un secondo aspetto: la non riproducibilità tecnica dell’“autenticità”.
Benjamin sostenne come la fotografia e il cinema avessero qualità assenti nella pittura, che potessero in qualche modo contribuire a fissare nel tempo ciò che andrebbe perso.
- Strettamente vicino nel tempo è stato l’esperimento fotografico di Finamore sul trattamento delle lacune, producendo una rielaborazione fotografica di un mosaico romano del II secondo dell’Impero.
“In tal modo Finamore integra l’occhio fotografico con l’occhio pittorico, le
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