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Riassunto storia romana

I popoli dell'Italia antica e le origini di Roma

Capitolo 1: L'Italia preromana

L'Italia dell'età del bronzo e dell'età del ferro

Dal III al I millennio a.C. si passa da una situazione caratterizzata da una miriade di gruppi umani di piccole dimensioni al sorgere di forme complesse di organizzazione protostatale. I siti risultano dislocati un po’ ovunque nella penisola. Età del bronzo prevalenti lungo la dorsale montuosa. Si verifica un incremento demografico: si riduce il numero degli insediamenti e quelli che sopravvivono si estendono in misura notevole (sfruttamento intensivo delle risorse disponibili). È documentata un’intensa circolazione di prodotti e persone provenienti dall’area micenea. Tuttavia, non si può parlare di commerci e di colonizzazione, anche se questi contatti favorirono la creazione di aggregazioni più consistenti. Si sviluppa nella cultura «terramaricola» pianura emiliana a sud del Po (XVIII-XII secolo a.C.); insediamenti di capanne che poggiavano su impalcature di legno. «Terramare» = termine con cui si definiscono i tumuli di terra grassa formatisi dai depositi dei primi insediamenti.

L'Italia presenta un quadro differenziato di culture locali. Un primo criterio di Età del ferro differenziazione è la modalità di sepoltura:

  • Cremazione = Italia settentrionale e lungo la costa tirrenica fino alla Campania;
  • Inumazione = restanti regioni.

Una delle culture più importanti fu quella villanoviana e, il fatto che l’irradiazione di questa cultura coincida con l’area di diffusione della civiltà etrusca ha indotto alcuni studiosi a considerare i Villanoviani come i diretti antenati degli Etruschi. Un secondo criterio di differenziazione è quello linguistico, riconducibile all’arrivo nella penisola di gruppi etnici di varia provenienza:

  • Lingue indoeuropee:
    • Umbro-sabino (nel centro-nord);
    • Osco (nel centro-sud);
    • Terzo dialetto (riferibile agli Enotri e ai Siculi);
    • Celtico;
    • Messapico.
  • Lingue non indoeuropee.
    • Etrusco;
    • Retico;
    • Sardo.

Posto di rilievo lo ricoprivano le colonie della Magna Grecia fondate nell’Italia meridionale a partire dalla metà del VIII secolo a.C. (Taranto, Crotone, Reggio, Napoli, Siracusa, Agrigento). Un ruolo importante lo ebbero anche le colonie fenicie (Palermo). Una posizione a parte, poi, la ricopre la civiltà dei Sardi, detta nuragica dal nome delle loro costruzioni tipiche.

I primi frequentatori dell’Italia meridionale

Le fonti forniscono alcune notizie sull’origine dei popoli italici. Queste, però, contengono elementi leggendari, e si devono soprattutto ad autori greci che iniziarono a scrivere dell’Italia solo nel V secolo a.C. Dionigi di Alicarnasso opera di un unico personaggio con tratti più o meno mitici. Le ricerche archeologiche, però, hanno mostrato come il periodo indicato dallo storico greco sia stato, effettivamente, un momento di svolta demografica.

  • Passaggio dalla fase del bronzo antico al bronzo medio cultura del meridione della penisola dai tratti indigeni. Inizia, però, la frequentazione commerciale delle coste da parte di genti di provenienza orientale (in realtà, i rapporti con i Micenei non erano solamente commerciali, ma decisamente più complessi).
  • Prima età del ferro: dopo un’interruzione di quattro secoli (legata alla crisi della civiltà micenea), gli scambi riprendono sulle coste. Questa ripresa, però, comporta anche un interesse dei Greci per l’Italia meridionale che si tradurrà, poi, nella colonizzazione.

Le trasformazioni dell’Italia centrale

Tra il VII e il V secolo a.C. espansione delle popolazioni dell’Appennino centro-meridionale.

  • I Sabini s’intromettono nella Roma dei Latini;
  • Gli Equi, gli Ernici e i Volsci occupano il Lazio apice tra il V e il IV secolo a.C. con l’espansionismo del Sanniti.
  • Sul versante adriatico si sviluppa la civiltà picena.

Capitolo 2: Gli Etruschi

Origine ed espansione degli Etruschi

Gli Etruschi erano la più importante popolazione dell’Italia preromana. Le sue origini si collocano tra l'VIII e il VII secolo a.C. come punto d’incontro di due processi:

  • L’evoluzione della struttura interna delle società e delle economie locali;
  • L’importanza dei rapporti con le colonie greche.

La civiltà etrusca si sarebbe, dunque, sviluppata in modo autonomo nella ragione compresa tra i corsi dell’Arno e del Tevere (Toscana, Umbria e Lazio settentrionale). Durante la fase di massima espansione (VII-VI secolo a.C.), gli Etruschi controllavano la maggior parte dell’Italia centro-settentrionale. Non diedero mai vita a uno Stato unitario. Esistevano, infatti, delle città indipendenti, governate da sovrani (lucomoni), sostituiti poi da dei magistrati eletti annualmente (zilath). L’unica forma di aggregazione era la lega tra le 12 città principali che, però, aveva una funzione essenzialmente religiosa. La società etrusca aveva un carattere aristocratico e il governo della città era nelle mani di un gruppo ristretto di piccoli proprietari terrieri e di commercianti.

  • 530 a.C.: prima battuta d’arresto dell’espansionismo etrusco con la sconfitta nella battaglia navale di Focea;
  • 474 a.C.: sconfitta a Cuma contro i Greci di Siracusa.

Decisivi per la decadenza etrusca furono:

  • Inizio IV secolo a.C.: presa della città di Veio da parte dei Romani (396 a.C.);
  • Perdita dei possedimenti in val Padana a causa dei Celti.

III secolo a.C.: l’Etruria passò progressivamente in mano romana.

Religione e cultura

La sfera religiosa etrusca comprende una ricchezza di culti e di scritti sacri ben codificati. Le divinità del pantheon sono in gran parte assimilabili a quelle greche (alcuni dei avevano nomi che rivelavano un’origine indigena, anche se presentavano caratteristiche vicine a quelle greche). Tutte le divinità erano ordinate secondo gerarchie e distribuite in collegi. Particolare concezione dell’aldilà: in un primo tempo, il defunto è immaginato continuare la propria esistenza nella tomba (prolungamento della dimora del vivo). In un secondo tempo, l’oltretomba è concepito come una destinazione alla quale si perveniva dopo un lungo viaggio. Importanza dell’«aruspicina»: corretta interpretazione dei segni della volontà divina, soprattutto attraverso l’esame delle viscere degli animali sacrificati per scopi religiosi.

Il problema della lingua

L’alfabeto greco, composto da ventisei lettere, è un riadattamento di quello greco. L’etrusco è una lingua non indoeuropea, per la quale non si dispongono di elementi di raffronto con altre lingue. Pochi sono i testi di una certa estensione che sono giunti sino a noi (esempio: la Tavola cortonese e le lamine di Pyrgi).

Tecnica e arte

I siti delle città etrusche hanno lasciato una traccia archeologica modesta (i più importanti sono quelli di Marzabotto, Volterra e Tarquinia), ma accanto a queste si possono ricordare le necropoli organizzate come delle abitazioni sotterranee (nell’VIII secolo a.C. si passò dalle tombe a pozzo a quelle a fossa; le più evolute erano quelle a camera). Gli etruschi raggiunsero un notevole grado di perfezionamento con l’uso della copertura a volta (le manifestazioni d’arte più importanti sono collegate all’edilizia sepolcrale). Essi si specializzarono anche nella produzione ceramica (vasellame di bucchero). Le attività economiche comprendevano:

  • L’agricoltura: utilizzo dell’aratro e conoscenza di tecniche relative alla coltura dei cereali e alla tenuta dei vigneti;
  • La metallurgia: estrazione di metalli grezzi ma anche lavorazione di metalli preziosi;
  • L’artigianato.

Capitolo 3: Roma

Le origini di Roma

Fine Ottocento: le scoperte archeologiche contribuirono a rivoluzionare prospettive e metodi di ricerca. In molti casi, queste scoperte finirono per confermare i racconti sulla storia di Roma (Gaetano De Sanctis; 1907) «critica temperata»; riconsiderazione meditata delle fonti letterarie alla luce delle nuove scoperte archeologiche. Importanza dell’influenza greca e orientale su Roma e sul Lazio accertata dall’archeologia; risale già all’VIII secolo a.C. e arriva in modo diretto.

Le fonti letterarie

Fonti letterarie (soprattutto storiografiche) offrono un chiaro quadro narrativo, una cronologia ben fondata e una notevole quantità d’informazioni. Tuttavia, si tratta di opere che risalgono a epoche molto posteriori rispetto agli eventi narrati e largo spazio hanno gli elementi leggendari. I primi storici sono greci e scrissero in greco (III secolo a.C.):

  • Fabio Pittore;
  • Cincio Alimento.

Per quanto riguarda Roma, le poche iscrizioni che sono pervenute non danno grandi informazioni. Non si può parlare né di storiografia né di archivi di famiglia, pertanto, la tradizione orale deve aver giocato un ruolo fondamentale (e questo vale anche per la prima parte dell’età repubblicana). I primi storici vissero nel I secolo a.C.

  • Tito Livio: scrisse una grande storia di Roma dalla sua fondazione in 142 libri (si rendeva conto, però, della fragilità delle basi su cui poggiava la sua ricostruzione della storia di Roma).
  • Dionigi di Alicarnasso: attivo nell’età augustea; compose le Antichità Romane, in 20 libri, che coprivano il periodo che andava dalla fondazione di Roma allo scoppio della prima guerra punica. Il suo scopo era quello di dimostrare che i Romani erano una popolazione di origine ellenica.

Leggenda delle origini di Roma: la fondazione di Alba Longa e dinastia dei re albani si collocherebbe tra l’arrivo di Enea nel Lazio e il regno di Romolo (figlio di Marte e di Rea Silvia). Nella tradizione trova posto anche l’antefatto del conflitto tra Cartagine e Roma (abbandono di Didone da parte di Enea).

I sette re di Roma

Periodo monarchico della storia di Roma: dal 754 al 509 a.C. In questo periodo avrebbero regnato sette re:

  1. Romolo;
  2. Numa Pompilio;
  3. Tullo Ostilio;
  4. Anco Marcio;
  5. Tarquinio Prisco: il suo regno segna una seconda fase della monarchia in cui gioca un ruolo importante la componente etrusca;
  6. Servio Tullio;
  7. Tarquinio il Superbo.

Il problema fondamentale riguarda l’attendibilità (molto degli eventi narrati hanno una coloritura leggendaria). Le fonti su cui si basavano questi racconti erano:

  • Altre opere storiche andate perdute: storici noti con il nome di «annalisti»; organizzavano il materiale in ordine cronologico, secondo una successione anno per anno. Il primo è stato Fabio Pittore (fine III secolo a.C.) che, però, scrisse in greco. Il primo storico romano a scrivere in latino fu Marco Porcio Catone.
  • La tradizione famigliare: la società romana era dominata dalla competizione tra le principali famiglie dell’aristocrazia (celebrazione delle glorie degli antenati ed elogi dei defunti durante le cerimonie funebri).
  • La tradizione orale: è forse la fonte più importante, ma anche la più difficile da definire (soggetta a forti distorsioni).
  • Documenti d’archivio: i primi storici utilizzavano una medesima struttura narrativa, cioè menzionare per ogni anno i nomi dei magistrati principali e gli eventi più importanti (esempio: Annali dei pontefici; registrazione sommaria degli avvenimenti fondamentali tenuta dalla suprema autorità religiosa di Roma, il pontefice massimo. Intorno al 130 a.C. questi furono pubblicati, in 80 libri, dal pontefice Mucio Scevola, con il nome di Annales Maximi, ma neppure questi risalgono sino all’età regia).
  • Informazioni fornite dagli «antiquari», cioè studiosi che si dedicarono a ricerche su vari aspetti del passato romano (esempio: opera di Varrone, Sulla lingua latina).

La storiografia moderna

Compito degli storici moderni: sottoporre a un esame e a un confronto i dati della tradizione (elementi preziosi sono stati forniti dalla ricerca archeologica). Nel racconto della tradizione devono essersi fuse due versioni sulle origini di Roma; una greca e una indigena. Elementi sicuramente storici:

  • La compresenza di popolazioni diverse (Latini e Sabini);
  • La fase del predominio etrusco nel periodo finale della monarchia.

La fondazione di Roma

I dati più problematici della tradizione riguardano l’episodio leggendario della fondazione della città e del suo fondatore. Nascita della città: risultato di un processo formativo lento e graduale; c’era già una federazione di comunità separate che vivevano sparse sui singoli colli. Roma sorgeva a ridosso del basso corso del Tevere, in una posizione di confine tra due aree etnicamente differenti, che erano separate proprio dal fiume: la zona etrusca e il Lazio antico (Latium vetus). Sembra improbabile che Roma abbia preso nome da un fondatore Romolo: è più probabile il contrario, cioè che l’esistenza di una città chiamata Roma fece immaginare che fosse stata fondata da Romolo.

Il "muro di Romolo"

Gli scavi condotti sulle pendici meridionali del Palatino hanno portato alla luce i resti di una palizzata e anche di un muro databile al VIII secolo a.C. Nella palizzata si deve vedere la linea dell’originario solco di confine (pomerio) e nel muro, il "muro di Romolo" (il racconto tradizionale sembrerebbe confermato).

Il pomerio e i riti di fondazione

Pomerio: "che si trova al di là del muro"; era la linea sacra che ne delimitava il perimetro in corrispondenza con le mura. In un secondo tempo, finì per designare anche una zona di rispetto che separava le case dalle mura stesse (aveva un’importanza fondamentale dal punto di vista religioso). Il pomerio non sempre coincideva con le mura (veniva tracciato secondo gli auspici, mentre le mura rispondevano a esigenze di difesa). Poteva capitare, quindi, che fra le due linee ci fosse una notevole distanza. L’area del pomerio era delimitata da cippi infissi nel terreno (c’era una cerimonia religiosa presieduta dal pontefice massimo). In caso di ampliamento, essi, in quanto oggetti sacri, venivano mantenuti. Per estendere l’area del pomerio, era necessario estendere la superficie dello stato.

Lo Stato romano arcaico

  • Base dell’organizzazione sociale dei Latini: famiglie (alla testa stava il pater, figura depositaria del potere assoluto su tutti i suoi componenti).
  • Tutte le famiglie che riconoscevano di avere un antenato comune costituivano la gens: gruppo organizzato politicamente e religiosamente.
  • La popolazione dello Stato era divisa in gruppi religiosi e militari: curie; comprendevano tutti gli abitanti del territorio (esclusi gli schiavi). Esse praticavano i propri riti religiosi e rappresentavano il fondamento della più antica assemblea politica cittadina, i comizi curiati (non si sa se fossero organizzate su base territoriale o gentilizia). Ai comizi curiati spettava il compito di votare la lex de imperio = conferiva potere al magistrato eletto.
  • Le tribù: Ramnes, Tities, Luceres; si pensa che la loro origine sia etrusca. In epoca più tarda ogni tribù fu divisa in dieci curie e da ogni tribù furono scelti cento senatori (300 in tutto). Su questo modello si fondò anche l’organizzazione militare: ogni tribù era tenuta a fornire un contingente di cavalleria e uno di fanteria di cento e mille uomini (legione = tremila fanti e trecento cavalieri).

La monarchia romana

Monarchia romana: elettiva; l’elezione del re era demandata all’assemblea dei rappresentanti delle famiglie più in vista. Al re era affiancato un consiglio di anziani composto dai capi di quelle più nobili e ricche (patres; nucleo di quello che sarebbe poi diventato il senato). Accanto a questi si possono ricordare:

  • Rex sacrorum: sacerdote che aveva il compito di dare realizzazione ai riti prima eseguiti dal re;
  • Interrex: magistrato che subentrava nel caso di indisponibilità di entrambi i consoli.

Il potere del re trovava limitazione in quello detenuto dai capi delle gentes principali. Egli era anche il supremo capo religioso e veniva affiancato dai collegi sacerdotali:

  • I pontefici: depositari e interpreti delle norme giuridiche;
  • Gli àuguri: compito di interpretare la volontà divina allo scopo di propiziarsela;
  • Le vestali: composto da donne votate alla castità che avevano il compito di custodire il fuoco sacro che ardeva perpetuamente nel tempio della dea Vesta.

Patrizi e plebei

La massima incertezza regna anche sull’origine della divisione tra patrizi e plebei. Sono state avanzate diverse ipotesi, nessuna, però, pienamente soddisfacente.

  1. I patrizi erano semplicemente i discendenti dei primi senatori (patres);
  2. I plebei erano i clienti dei patroni patrizi;
  3. I patrizi erano i Latini abitanti del Palatino e i plebei i Sabini insediati sul Quirinale;
  4. I patrizi sarebbero stati i grandi proprietari terrieri, mentre i plebei corrisponderebbero alle classi degli artigiani e dei ceti emergenti.

È probabile che la divisione tra patrizi e plebei sia il punto d’arrivo di un’evoluzione sociale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nadia1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Cesaretti Paolo.
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