Capitolo 1 vivere e percepire gli spazi
Le frontiere
I confini più facilmente individuabili sono quelli naturali la cui validazione risale al 700 in particolare alla rivoluzione francese e durante il nazionalismo ottocentesco a cui si accompagnò la nozione di frontiera storica. Tuttavia queste categorie non facevano parte della politica dall'età moderna, infatti in età moderna lo stato era un coacervo di territori aggregati a vario titolo che mantenevano la loro autonomia e la loro autonoma fisionomia. A volte sulle frontiere era in atto una dura competizione militare fra stati che spesso erano basati su sistemi politici ideologici e religiosi diversi: in tal caso il confine assumeva una concretezza materiale. In altri casi le frontiere naturali furono coperture ideologiche per mire espansionistiche.
L'idea di Europa
La frontiera più importante era quella che separava l’Europa occidentale dai barbari orientali. Ad ovest c’erano le monarchie con un governo assoluto ma temperato, mentre ad est il dispotismo degli zar e dei sultani con lingue ed etnie amorfe ed eterogenee. Nell’America centromeridionale spagnoli e portoghesi diedero vita a forme di insediamento e organizzazione degli spazi che ricalcavano quelli della madrepatria. Le società bianche dell’America ispanica tesero presto ad organizzarsi su basi che favorivano la creazione di mercati regionali e la valorizzazione dell’elemento creolo ma erano connessi all’Europa da lingua, religione, costumi e sovrani.
Patria e nazione
Nel 600 il termine nazione indicava l’estrazione familiare o sociale, una collettività con i propri usi e costumi, un gruppo umano della medesima origine che viveva all’estero, una comunità culturale dotata di lingua e letterature proprie. Per quanto riguarda il termine patria invece era visto solo come il luogo di nascita e di residenza. Le periferie interfaccia erano luoghi in cui era molto vitale il regionalismo, erano cioè paesi di confine abitati da popolazioni omogenee per lingua, cultura, tradizioni e religione. I significati più moderni di patria e nazione furono generalizzati solo con la rivoluzione francese. La nazione passò ad indicare non solo la totalità del popolo, ma soprattutto quella che godeva dell’insieme di diritti politici che costituivano l’essenza della cittadinanza e che doveva necessariamente coincidere con uno stato indipendente.
Il mare
Il mare è un elemento di primaria importanza nello sviluppo europeo. L’accentuata compenetrazione tra terra e mare ha favorito importanti relazioni commerciali e ha costituito il volano per lo sviluppo di molti settori dell’economia. Diede la possibilità di lavoro a molti uomini i quali vedevano nel mare l’unica possibilità di sopravvivenza, ma in questi centri era difficile che si andasse a formare un senso di appartenenza. Discorso diverso era invece per le piccole località di mare le quali erano dedite alla pesca e si organizzavano attorno a particolari forme di confraternite che operavano la trasmissione dei beni, gerarchie e autorità, ma queste per lo stato rivestivano invece un'importanza solo in quanto fornitrici di marinai per le flotte.
La città e la cittadinanza
Molti storici si sono sforzati di individuare una città tipo, ma in realtà non ne esiste. Esistono tipologie di città che esaltano una o più funzioni ma non mantengono mai la stessa fisionomia. Le cosiddette capitali provinciali entrarono spesso in crisi a seguito della crescita di quella che divenne dalla metà del 500 la capitale. In queste iniziarono a confluire sempre di più emigranti e risorse materiali e intellettuali, lasciando così all’ombra le città provinciali. Si dovette aspettare almeno al 700 per una loro rivalsa. Legato alla città è il concetto di cittadinanza. Godere di cittadinanza significava godere di particolari diritti di natura fiscale, giudiziaria, militare e essere sottratti alla giurisdizione signorile. Non tutti però godevano quel diritto ne erano esclusi forestieri, mendicanti ed emarginati. Ma come vi erano forme di esclusione vi erano forme di inclusione come ad esempio possedere una casa da tanto tempo, il matrimonio con un cittadina o un cittadino ecc.
Il ghetto
Le pratiche di esclusione erano stringenti specie con le minoranze ebraiche che vivevano in molti centri urbani europei. Nel Medioevo questi furono tutto sommato tollerati dai musulmani, vivevano in città dove si erano stabiliti in quartieri che prendevano il nome di giudecche, ma la situazione da metà del 400 iniziò a cambiare. Nel 1492 Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia espulsero gli ebrei da tutti i loro domini tranne coloro i quali che si fossero convertiti al cristianesimo. Gli ebrei iberici si sparsero nei territori italiani e musulmani che ancora li accoglievano, altri in Olanda e in Inghilterra. Gli ebrei tedeschi andarono in Polonia, Lituania e nelle province unite. Le forme di segregazione che dovettero subire furono notevoli ma la nuova forma di segregazione fu il ghetto. Il ghetto era un quartiere chiuso di notte dall’esterno, all’interno del quale gli ebrei vivevano in relativa tranquillità ma privati di tutti i diritti civili.
Capitolo 2 da Gand a Yuste la parabola di uno stato europeo
Le radici fiamminghe
Nel 1500 nacque a Gand, Carlo d’Asburgo che diventò sovrano di un numero impressionante di territori. Alla sua nascita nessuno non poteva presagire che sarebbe diventato il sovrano europeo più potente del suo tempo. La madre Giovanna di Castiglia era solo la terzogenita di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia, tuttavia i suoi fratelli morirono e lei arrivò al primo posto nella successione alla corona castigliana e aragonese. Carlo invece era il secondogenito di Giovanna di Castiglia e di Filippo di Borgogna ma divenne unico successore dei suoi genitori poiché la sorella maggiore non ebbe eredi maschi. Quindi grazie a un concorso di circostanze Carlo fu destinato a diventare signore dei Paesi Bassi e re di Castiglia e di Aragona. Alla morte della regina Isabella di Castiglia le succedettero la figlia Giovanna e il genero Filippo ma la morte improvvisa di Filippo pose Giovanna come l’unica sovrana della Castiglia e Carlo il suo unico erede. Successivamente la morte di Filippo Giovanna diede segni di follia, fu evidente dunque la sua incapacità di governare. I consiglieri di Carlo e un gruppo di nobili spagnoli giunti nelle Fiandre fecero pressioni affinché Carlo fosse proclamato re a Bruxelles, nonostante Giovanna fosse ancora in vita. Successivamente morì Ferdinando II d’Aragona nonno materno di Carlo così fu proclamato re anche delle cortes aragonesi a Saragozza e ne ricevette i possedimenti ovvero. A quel punto era sovrano di Castiglia, colonie americane, Aragona, Paesi Bassi, Napoli, Sicilia, Sardegna e possedimenti austriaci della casa d’Asburgo.
Come si trasmettono le corone
Nel 400 fino al 500 la maggior parte degli stati europei sono monarchie, la trasmissione delle corone era governata dal principio dinastico: titolo e autorità passavano dal padre al primogenito e se questo fosse mancato ai figli ultra geniti. In molte monarchie soprattutto in quelle dell’ex impero carolingio alle donne era precluso l’accesso al trono per la legge salica. Altre monarchie si basavano invece sul principio elettivo: il sovrano era eletto da un particolare organismo che rappresentava tutto il paese.
Governare con il consenso
Nel 300 la maggior parte delle monarchie europee disponeva di istituzioni rappresentative: le cortes in Spagna, le diete in Germania, stati generali in Francia, parlamenti in Inghilterra; in cui sedevano i ceti del paese cioè la nobiltà, il clero, la borghesia e la città. La maggior parte erano unicamerali, ma alcune erano bicamerali, i parlamenti inglesi erano divisi in camera dei lord e camera dei comuni, la dieta ungherese comprendeva una camera alta e una camera bassa. Tali istituzioni avevano origini medievali ed erano nate per fornire ausilio e consiglio al sovrano. Col tempo i ceti tesero a considerarsi come rappresentanti del regno, rivendicando il diritto di resistenza al sovrano qualora violasse la costituzione del paese.
I regni iberici
Nel 1469 il matrimonio fra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, diede vita a un’entità politica castigliano aragonese e all’unificazione della maggior parte della Penisola Iberica sotto un unico sovrano. I territori aragonesi comprendevano le terre italiane della Sardegna e della Sicilia mentre una dinastia cadetta di una casa d’Aragona reggeva il Regno di Napoli. L’economia castigliana era fondata sull’agricoltura, sulla pastorizia e sulla manifattura soprattutto per quanto riguardava la produzione di panni di lana, i quali erano esportati dalle corporazioni di mercanti verso le Fiandre e l’Inghilterra. In Castiglia si ridussero sempre di più luoghi adibiti alla coltivazione e ciò portò un grave disagio in quanto questa non fu più in grado di nutrire la sua popolazione in crescita. Il regno si vide costretto ad acquistare i cereali dalla Sicilia a caro prezzo. Invece per quanto riguarda l’economia aragonese questa divenne meno dinamica nel 500 per la scoperta dell’America e per le nuove priorità di una monarchia più vasta. Ma dopo metà del cinquecento le difficoltà dei collegamenti atlantici tra Castiglia e Paesi Bassi diminuirono riducendo l’importanza dei collegamenti mediterranei con l’Italia del nord consentendo alla Catalogna e a Barcellona di riavere una funzione di rilievo. Perciò diverse città castigliane costituirono una junta e, approfittando dell’assenza di Carlo, insorsero contro il paese. Il movimento dei comuneros rivendicò nuove forme di partecipazione politica. Le richieste furono che le cortes fossero riunite ogni tre anni; che ci fosse una riduzione delle spese di corte; che ci fosse un decentramento amministrativo e che il titolare della sovranità fosse il regno e non il re. Carlo approfittò della divisione tra nobiltà e ceti medi e favorì il passaggio della nobiltà dalla sua parte chiamando alcuni grandi aristocratici a governare il paese in suo nome. Nonostante la rivoluzione fu un fallimento, questa rappresentò una lezione per l’imperatore, il quale da quel momento tese ad una politica più attenta agli interessi del paese.
Le monarchie composite
Essendo il regno di Carlo molto vasto egli cercò di sopperire alla sua assenza con una serie impressionante di viaggi e adattando soluzioni diverse a seconda dei domini. Si avvalse di alter ego i quali non potevano ovviamente far dimenticare che la loro era una condizione di subordinazione e che il centro della monarchia era altrove. In quelle sedi i reggenti davano impressione di essere sedi di sovrani propri. A loro volta consiglieri, corte erano in testa a consigli della più varia natura. Questi erano esattamente i sovrani mediati. Nell’entourage di Carlo circolavano quattro concezioni di impero: la prima vedeva l’impero come un sistema di Stati europei indipendenti sotto l’egemonia e l’autorità morale di Carlo; la seconda patrocinava una restaurazione dell’antico impero romano; la terza guardava all’impero nel senso medievale del termine.
L'America
Il primo problema che si pose ai sovrani dopo la scoperta del nuovo mondo fu chi dovesse esserne a capo, in questo caso non poteva intercorrere il diritto dinastico. Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona furono spronati dalla persistenza dello spirito della reconquista che giustificava la conquista di quei territori in cui non era conosciuta la fede cristiana. Inoltre i due sovrani erano legittimati dal diritto di scoperta, in base al quale i territori disabitati, potevano essere occupati da colui che li avesse scoperti per primo. Quindi il dominio di Carlo V in America era di natura soprattutto religiosa. Egli non ritenne necessario di dover aggiungere ai suoi titoli quello di imperatore della nuova Spagna. Poiché il suo principale interesse era l’Europa, ma nonostante ciò tentò di difendere gli Indios, vittime di una politica di sterminio da parte dei conquistadores e poi dalle forme di sterminio applicate dai coloni. Carlo emanò le lejas nuevas de indios le quali erano delle leggi di protezione nei confronti degli indios, che poneva limiti allo sfruttamento della manodopera praticato dai titolari di ampie estensioni di terre colonizzate.
La Francia
A differenza della politica spagnola quella francese era di annessione cioè trasformava i territori in vere e proprie province pertanto era il regno più vasto e popoloso dell’Europa centro occidentale e sembrava dotata di inesauribili risorse militari, economiche e finanziarie. L’inizio del regno di Francesco I si ebbe con la vittoria di Marignano contro l’esercito svizzero al servizio di Massimiliano Sforza duca di Milano. Nonostante il suo impegno bellico, Francesco I centralizzò il potere nelle sue mani. Alla morte di Francesco I gli succedette il figlio Enrico II che intraprese altre guerre in Italia contro Carlo V, aprendo contemporaneamente altri fronti a est.
La Germania
Per quanto riguarda la Germania si parla di pluralismo politico dell’impero questo è un elemento politico di debolezza nei confronti di altre potenze europee. Lo componevano i principi territoriali, quelli ecclesiastici, i cavalieri indipendenti e le libere città imperiali. Ad accentuare la divisione dell’Impero concorrevano le città libere, molto numerose soprattutto sui margini settentrionali, occidentali e meridionali. Massimiliano I pur rispettando il potere dei principi territoriali e delle città indipendenti, cercò di razionalizzare il governo dell’Impero dividendolo in 10 circoscrizioni, imponendo una tassa come i cui proventi sarebbero andati nelle casse imperiali. Con lui l’impero tese e germanizzarsi e divenne Sacro Romano impero della Nazione Tedesca. Per Carlo V l’impero era solo una dei numerosi scacchieri sui quali operava, il titolo imperiale e le convinzioni che lo sorreggevano lo portarono a impegnarsi soprattutto in Italia, nel Mediterraneo e nei Paesi Bassi e a trascurare la cura degli affari tedeschi, delegata al fratello Ferdinando, il quale dovette affrontare anche la minaccia dei turchi che, giunsero ad assediare Vienna. Sull’onda della vittoria Carlo tentò di riformare la costituzione imperiale con l’obiettivo di rafforzare il potere centrale e di ridurre i diritti dei principi territoriali, ma questo progetto cadde nel vuoto di fronte alla tenace e congiunta resistenza dei principi cattolici e di quelli luterani. Negli anni successivi la ripresa della guerra contro la Francia e il profondo stato di prostrazione fisica in cui era caduto lo indussero a conferire ulteriori poteri al fratello e a farsi da lui rappresentare alla dieta di Augusta che sancì quello che Carlo aveva cercato di evitare, la divisione religiosa nell’impero.
L’Italia e il Mediterraneo centrale
Carlo spese gran parte della sua vita per assicurarsi il controllo dell’Italia. Possedeva la Sardegna, la Sicilia e il Regno di Napoli. Per Carlo V impadronirsi dell’Italia significava controllare un paese che era un luogo centrale per l’economia europea con ricchezza, civiltà e tecnologia avanzate, era un punto di snodo delle principali correnti del traffico del tempo e inoltre era avanzata anche per lo sviluppo delle banche e per le pratiche creditizie, era inoltre sede del capo della chiesa cattolica. Le guerre d’Italia avevano mutato gli assetti politici della penisola e avevano ridotto le capacità di alcuni suoi stati di svolgere una politica ad ampio respiro. Venezia, che aveva approfittato dello Stato di guerra per estendere ulteriormente i suoi possedimenti in direzione della Lombardia, della Romagna e della Puglia ma conobbe una pesante sconfitta che segnò la fine delle sue velleità espansionistiche. Lo stato pontificio trasse giovamento dall’opera di Cesare Borgia che creò un proprio stato all’interno dell’Italia centrale, quando fu costretto ad abbandonarlo per l’ostilità di papa Giulio II nei suoi confronti, quello passò sotto il controllo della Santa Sede. Signore della Sardegna, Sicilia e Regno di Napoli dovette entrare necessariamente in conflitto con i Turchi che avevano sotto la loro protezione tutti i potentati arabi in Africa settentrionale. Carlo V in ogni caso riuscì a mantenere alcuni presidios sulla costa africana che avevano la funzione di vigilare sulle basi dei corsari, di impedire che questi attaccassero le coste spagnole e di costituire un punto di riferimento per quelle popolazioni maghrebine che avessero voluto sciogliersi dalla sudditanza turca. Gli anni 40 e 50 del 500 furono anni di rivolte le quali minarono la stabilità interna dell’Italia, ma Carlo V grazie all’aiuto di potenti famiglie italiane fece fallire tutti i tentativi di mutare lo status quo e quando abdicò poté lasciare al figlio Filippo un’Italia che era sostanzialmente pacificata all’ombra dell’aquila asburgica.
L'abdicazione
Dopo la dieta di Augusta del 1555 Carlo fece qualcosa a cui pensava da tempo cioè abdicare lascia al fratello Ferdinando i possessi patrimoniali della famiglia in terra tedesca e al figlio Filippo i Regni Iberici, i Paesi Bassi, i possessi italiani e americani. Si ritira nel monastero presso Yuste e muore nel 1558.
Capitolo 3 la frantumazione dell'unità religiosa
Le chiese orientali
Dal 1054 gran parte dell’Europa si era distaccata dall’obbedienza nei confronti del papato e...
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