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La carta

Nel XII secolo la carta compare per la prima volta in Europa grazie ai mercanti arabi che esportano il materiale dalla Cina fino in Italia, dal momento che Venezia era un grande crocevia commerciale tra ovest e est. La grande novità non nasce, però, nella Serenissima, ma in un piccolo paese vicino ad Ancona, Marche: Fabriano. In questo piccolo borgo viene modificato il sistema orientale per la produzione della carta, sostituendo la macina col maglio per la sfibratura degli stracci e sostituendo la colla vegetale con quella animale (meno consistenza cotonosa).

Lo sviluppo dell'industria della carta è anche stimolato dalle rivoluzioni agricole del tardo medioevo che vedono il fiorire della coltivazione della canapa, e l’utilizzo di tela invece che lana nella biancheria e negli stracci, alla base della produzione.

Processo di produzione

  • Cernita (selezione stracci)
  • Fermentazione (divide grasso da cellulosa)
  • Si passa ai molini
  • Viene immerso il tutto in acqua saponata (si crea una pasta)
  • La pasta viene immersa in acqua calda poi scolata con un vaglio a fili di metallo
  • Viene disposta uniformemente sul piano e lasciata alla prima essiccazione; si passa poi ad una seconda essiccazione ponendo il foglio su un feltro che assorbe la restante acqua
  • Si passa alla collatura che permette il non assorbimento totale dell'inchiostro, il quale rimarrà in superficie
  • Viene effettuata una terza essiccazione, poi la satinatura con selce (opacizzazione)
  • Si passa all'impacchettamento in pacchi da 25 fogli, e in risme da 20 pacchi

Da notare come sia importante l’acqua durante il processo; ciò consegue in una maggiore qualità proporzionale alla purezza dell’acqua → i molini devono essere a monte.

Da notare anche il problema dell’approvvigionamento dei cenci (gli stracci): le cartiere sorgevano vicino porti per il cordame o vicino a centri tessili, tuttavia col passare del tempo l’incetta dei cenci diviene un problema per molti centri; vi è una crisi nel XVII e XVIII secolo sia in Francia che in Italia per la carenza di questi. Ne consegue un calo della qualità, perché si preferisce la quantità; ne consegue un aumento della concorrenza e una maggiore diffusione dell’industria della carta. Si dovrà aspettare l’innovazione di Keller che riesce a produrre carta sia con stracci sia con legno, o fino all’invenzione di Louis Nicolas Roberts, la produttrice di carta automatica (XIX secolo).

Rispetto alla pergamena, la carta è molto più fragile ma più economica (viene utilizzata, quindi, anche dai non professionisti). La sua fragilità indusse Federico II nel 1231 a vietarne l’uso per gli atti pubblici. Questa caratteristica causerà anche una recalcitranza da molte delle realtà europee (Spagna, Germania, Paesi Bassi, Inghilterra, ecc.) le quali preferiranno la pergamena; d’altra parte gli unici centri di esportazione di carta sono l’Italia e, successivamente, la Francia (nel XV, Troyes e Parigi). In Italia abbiamo Fabriano inizialmente, ma l’esigenza da parte dei cartai di diffondere le proprie tecniche permette una diffusione a Genova e Venezia; consegue poi un’attività di esportazione da parte di, soprattutto, mercanti lombardi (testimone di questa diffusione è la presenza di carta con la medesima filigrana, un’aquila aureolata, in diverse parti d’Europa).

Inizialmente la comparsa della carta stimola la nascita di copisterie, soprattutto nei centri universitari; qui lavorano librai che sfruttano la tecnica della pecia (il libraio affitta un certo numero di copisti e si fa copiare una certa opera da devolvere agli studenti; l’opera è in fogli sciolti che vengono riprodotti molto più velocemente dagli scribi). Da aggiungere anche che questo materiale, più economico, cambia il modo di leggere → vengono introdotti gli spazi tra le parole (prima non c'erano per risparmiare la pergamena, che costava) → si inizia a leggere di più a mente, cosa che stimola la diffusione delle opere, insieme all’utilizzo del volgare dal XIII secolo.

La comparsa della stampa aumenta notevolmente la richiesta di carta, dal momento che erano proprio gli stampatori i maggiori acquirenti del materiale (3 risme al giorno di media circa per torchio); per questo il centro cartario stimola il centro tipografico. Quando la stampa conquista, o sta per conquistare, l’ovest, infatti, l’Europa si ricopre di cartiere:

  • Dal 1391 → Norimberga e Germania in generale
  • Dal 1475 → Troyes, Avignone, Lorena, Parigi
  • Dal 1560 → Normandia, Bretagna, Champagne
  • Dal 1570 → Basilea
  • Nel XVII secolo → Olanda

Silografia

Nel XIV secolo era già conosciuta da tempo una tecnica per rappresentare industrialmente immagini in stoffa o pergamena chiamata silografia, diffusa principalmente in monasteri franco-fiamminghi. Questa tecnica viene però esaltata dalle caratteristiche della carta, che si prestava meglio all’operazione di impressione dell’immagine in modo più nitido e preciso. Si inizia, ora, a introdurre anche la parte scritta nella matrice sempre di più, e a costituire libretti silografici con immagini e legende varie, utili alla migliore comprensione delle opere religiose. Sarà l’utilizzo di matrici in metallo, dopo quelle in legno, a stimolare la nascita della stampa, dal momento che i caratteri possono essere considerati "silografie di lettere".

Invenzione della stampa

Già in Cina nell’XI secolo vi era una tecnica simile, che utilizzava cubetti di argilla con incisi ideogrammi e un rullo per pressare, tuttavia la paternità della stampa è affidata al giorno d’oggi a Gutenberg; sappiamo che numerosi erano gli intraprendenti che, in un periodo di rivoluzione culturale, tentavano di costruire mezzi per poter facilitare la diffusione e realizzazione di opere di studio o religiose. Si ricorda Prokop Waldfoghel, uno stampatore che già durante le macchinazioni di Gutenberg stava lavorando ad un progetto simile; ciò è testimoniato da lettere inviate a ebrei di Avignone dove si accenna ad una nuova "scrittura artificiale".

Si ricorda una protesta da parte degli olandesi che, dopo la nascita della stampa, rivendicavano quest’ultima, ed esaltavano un certo Coster come capostipite dell’arte nuova. L’ipotesi più promettente è però quella di Gutenberg: le prime notizie storiche di lui ci sono fornite dagli atti sibillini (1439), una serie di scritti riguardanti un processo che si tiene contro i figli di Andreas Drithzen, un suo associato. Alla fine del processo Gutenberg riceve dei soldi, ma è tenuto a rivelare segreti riguardo al suo lavoro ai due figli di Dritzen: levigare pietre, costruire specchi e una "nuova arte" (la stampa).

Sappiamo poi che nel 1448 si associa con Fust e Schoffer, rispettivamente un banchiere e il cognato del primo, nonché calligrafi, i quali gli forniscono tutto il materiale e l’abilità di cui ha bisogno per portare avanti il suo progetto, e dare vita al primo torchio. Da questo escono opere minori fino alla famosa "Bibbia in 42 linee"; la prima opera datata sarà però il "Salterio di Magonza" (14 agosto 1457). Tuttavia questa sarà stampata già dopo la rottura di Gutenberg con Fust e Schoffer, a causa di un’accusa avanzata da Fust di inadempienze e di mal sfruttamento del denaro fornito. Dopo l’espulsione di Gutenberg nel 1455, sappiamo poco e niente di lui: nel 1465 viene nominato nobile di Magonza dall’arcivescovo di Magonza Adolfo di Nassau; muore nel 1468.

La stampa

La tecnica della stampa a mano si può ridurre a tre elementi essenziali:

  • Inchiostro
  • Caratteri mobili: per ogni lettera si fabbrica un punzone di metallo (bronzo) → si batte su una matrice di metallo più morbido → si cola sul calco prodotto il piombo; sono fondamentali competenze da orafo. I caratteri più antichi pervenutici sono quelli lionesi formati da una lega di 3 metalli (antimonio, stagno e piombo), ma molto fragili (forse a causa di brutte dosi o scarsità di metalli di qualità). Questo è il problema più grave che affligge i caratteri, insieme al costo; le competenze richieste e la fragilità dei caratteri portano alla difficoltà nel possedere tante serie di qualità, per questo nascono officine specializzate che smerciano i caratteri agli stampatori; talvolta saranno gli stampatori stessi a scambiarseli tra loro.
  • Torchio: Questo è lo strumento fondamentale nel procedimento di stampa vera e propria: la forma con i caratteri inseriti viene posta su un portaforma; il foglio viene posto sulla forma inchiostrata.

Legato al carattere è il lavoro del compositore, ovvero colui che compone la pagina all’interno della forma. Egli deve essere veloce e preciso a causa delle tempistiche minime delle stamperie. Deve essere mobile (sta in piedi) e deve avere conoscenza del piano di lavoro, sapendo a memoria in quale scompartimento trovare determinate lettere; per questo compositori non nella propria officina fanno molta più fatica; si dovrà aspettare l’800 per avere una standardizzazione della struttura delle posizioni dei caratteri all’interno dei cassetti. Nel secolo prima vi sarà anche la standardizzazione della dimensione del carattere (Fournier e Didot).

I caratteri riprendevano quelli dei manoscritti:

  • Gotico degli scritti scolastici → lettre de somme → teologia e libri universitari
  • Gotico più grande e meno rotondo → lettre de missel → libri di chiesa
  • Gotica Bastarda → libri di lusso in volgare o testi latini
  • Romano → caro agli umanisti, riporta ai classici antichi. È il carattere più diffuso e il più richiesto dagli amanti dei classici, solitamente persone colte e che possono permettersi certe rarità.
  • Corsiva → inventato da Manuzio con l’aiuto di Griffo, è il carattere che ha reso famoso lo stampatore veneziano; ha la grande peculiarità di essere più compatto → meno carta.
  • Cancelleresca → simile al romano, si trova nello Stato Pontificio, poi Venezia, Firenze o Ferrara.

La grande presenza di stampatori poveri tedeschi causa una diffusione di caratteri tedeschi anche in altre parti d’Europa, dal momento che i più poveri non si potevano adattare ai caratteri locali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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