Storia sociale del Medioevo
Medioevo: datazione e denominazione
Il Medioevo di per sé non esiste, è una concezione moderna sviluppatasi nel 15º secolo che non ha nulla a che vedere con la realtà dei secoli chiamati “medievali”. Il termine Medioevo, “età di mezzo”, nasce dalla concezione che questo sia stato un periodo storico tra l’ellenismo e l’umanesimo del 15º secolo. Il concetto di “età di mezzo” implicava una connotazione storica negativa, proprio questi Umanisti del 400/500 considerarono questi secoli un lungo periodo di decadenza e barbarie che crearono una rottura, con il crollo dell’Impero Romano d'Occidente, con il flusso ciclico che partiva dalla civiltà antica, e bisognava tornare indietro e ripartire proprio da quell’interruzione.
Ciò che sappiamo del Medioevo è frutto d’interpretazione degli storici e non abbiamo una datazione precisa, ma una serie di date legate a determinati avvenimenti storici. Intanto le date convenzionali della storiografia italianistica sono: inizio 476 data della caduta dell’Impero Romano d’Occidente (deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre e invio delle truppe reali a Costantinopoli) e fine 1492, data della scoperta dell’America.
- 313 – Costantino concede la libertà di culto ai cristiani.
- 324 – Costantino rifonda Bisanzio con il nome di Costantinopoli.
- 410 – Roma viene saccheggiata dai Visigoti di Alarico.
- 622 – Si compì l’egira (Maometto migra dalla Mecca a Medina) con conseguente affermazione dell’Islam.
Ognuna di queste date propone un modello interpretativo diverso e sono state scelte per:
- Fattori religiosi – 313, 622.
- Rottura dell’unità politico-economica del Mediterraneo – 324, 622.
- Crollo delle frontiere militari e della sicurezza romana – 410.
Anche per la fine possiamo fare un discorso analogo:
- 1492 – Come detto in precedenza, scoperta dell’America e apertura verso l’Atlantico.
- 1453 – Cade l’Impero Bizantino con la conquista di Costantinopoli per mano degli Ottomani.
- 1348 – La peste nera provoca un drastico calo demografico ed economico in Europa.
- 1522 – Concilio di Worms e la condanna di Lutero che sancì la frattura tra protestanti e cattolici.
- 1492 – Fine dell’ultimo dominio islamico nella penisola iberica (Reconquista → Isabella di Castiglia e Ferdinando).
Anche qui abbiamo diversi modelli interpretativi:
- Orizzonti commerciali - 1492
- Separazione tra cristianesimo e Islam – 1453, 1492.
- Andamenti economici e demografici – 1348.
- Scelte religiose - 1522
Tutte queste date sono importanti ma nessuna più dell’altra, ogni singola data è un avvenimento a sé e bisogna essere coscienti che la scelta di una o di un’altra è un puro fattore interpretativo, non c’è giusto o sbagliato. Tra l’altro la scelta del 476 e 1492 dei manuali italiani è del tutto incoerente, da un lato predilige l’aspetto politico-istituzionale, dall’altro quello economico-commerciale.
La storiografia più recente non accetta più questo giudizio e questa impostazione, con il Medioevo si ha una rottura col mondo antico ma è anche vero che ne nasce uno nuovo, che pone le premesse dell’Europa moderna. Nel periodo che va dal 5º al 10º secolo predominano i segni della crisi economica e culturale, le città si spopolano, le strade e le vie di comunicazione si interrompono, le scuole vengono abbandonate, la lingua unitaria rappresentata dal latino viene sostituita dai singoli volgari, il denaro tende a essere sostituito dallo scambio o dal baratto; eppure già a partire dall’800, quando Carlo Magno viene nominato imperatore e dopo il 1000, il panorama cambia sensibilmente, si avanza verso una crescita, con la ripresa dello sviluppo economico e demografico, con la rinascita delle città, con la diffusione di un’economia monetaria, dei commerci, degli scambi culturali, con il primo avvio di un artigianato preindustriale.
A questo punto è necessario indicare la distinzione (tipicamente francese e italiana) tra:
- Alto Medioevo – dal 5º secolo al 1000
- Basso Medioevo – dal 1000 al 1492
Gli anglosassoni distinguono tra:
- Early
- Middle
- Late
I paesi di lingua tedesca:
- Primo
- Alto
- Tardo
Oggi invece in prospettiva europea si distingue:
- Alto – dal 4º al 9º secolo
- Pieno – dal 10º secolo al 1250 (morte di Federico II)
- Tardo – 1250 al 15º secolo
Alcuni storici hanno fatto una scelta “negazionista”, hanno scelto di rifiutare l’esistenza della nozione di Medioevo, ad esempio autori come Le Goff e Montanari hanno ampiamente discusso sull’impossibilità di creare una periodizzazione unitaria che raggruppi i numerosi accadimenti (politici, economici, demografici, ecc…). Tutto questo per evidenziare ancora una volta la natura interpretativa delle datazioni più l’esigenza di dilatare questa periodizzazione con ritmi di cambiamento decisamente più lenti.
In poche parole il Medioevo non fu uno spazio culturale omogeneo e nemmeno un periodo unitario, né di anarchia, carestie, epidemie, né un periodo cristiano, ma fu uno spazio plurale con differenti sviluppi e sperimentazioni. Un periodo fortemente dinamico e d’integrazione (vedesi romano-barbarici).
Le fonti
Il concetto da tenere in mente è che la storia si fa con le fonti. Fonte fa riferimento a una sorgente, a qualcosa che sgorga, una sorgente di conoscenza in questo caso e presuppone la presenza di un testimone. Le fonti sono dirette o indirette (per sentito dire). Le fonti possono essere:
- Intenzionali – volontà di tramandare qualcosa (fonti scritte).
- Preterintenzionali – sopravvivenze del passato (resti archeologici ad esempio sopravvivono indipendentemente dalla volontà).
Abbiamo sempre fonti:
- Scritte – cronache, annali (i monaci dei monasteri raccoglievano tutti gli avvenimenti più importanti dell’anno), narrazioni storiche, norme (tutto passava dal notaio), atti processuali, vite dei santi (fonti agiografiche), epistole, fonti letterarie (narrative, le 3 corone, ecc…), fonti liturgiche.
- Materiali (mute) – non contengono scrittura: manufatti di ceramica o terracotta, monete (numismatica), epigrafi (pietre incise, stemmi, sigilli), fonti artistiche (pittura e scultura).
Le fonti materiali e preterintenzionali non sono oggettive perché c’è la mediazione dell’uomo. È l’archeologo che sceglie le date e la provenienza ed è possibile che non siano corrette.
Alcune fonti scritte come le cronache e le narrazioni storiche, nel 700 non erano considerate attendibili perché frutto d’interpretazioni. Oggi invece hanno pari valore delle altre. Fino al 12º secolo a saper scrivere erano essenzialmente monaci e chierici, che si occupavano anche di tenere archivi e simil biblioteche. Quindi le fonti erano in un certo senso filtrate e gran parte di quelle laiche sono andate perdute. Questa situazione cominciò a mutare quando l’affermarsi di nuovi sistemi politici ed economici maturò la necessità di conservare e registrare atti, transazioni economiche disposizioni, ecc… Dunque si cominciò a tenere archivi al di fuori del mondo monastico e si diffuse una gran varietà di scritture come lettere commerciali, libri di famiglia e “rimembranze” dei mercanti. Va detto poi che le voci giunte sino a noi dal Medioevo sono filtrate dal fatto che non tutti sapessero scrivere e conservare testi scritti, perciò raramente sono state tramandate testimonianze delle classi marginali, dei reietti, delle donne e di gran parte della popolazione.
Le fonti medievali subirono un altro filtro in età moderna attraverso la distinzione netta, schematica e anacronistica tra fonti intenzionali e preterintenzionali, pubbliche e private. Ciò ha influenzato il modo in cui concepiamo il Medioevo, gli storici si sono soffermati a lungo sulle fonti pubbliche e semipubbliche come i “diplomi” (documenti con cui si stabilivano concessioni e riconoscimenti di beni e diritti di varia natura). Considerandole oggettive senza tener conto dell’aspetto performativo della scrittura che non descrive mai la realtà in modo oggettivo ma inevitabilmente la modifica.
Invece oggi con i nuovi interessi di ricerca sono stati rivalutati altri testi scritti che allargano la triade “tradizionale” leggi, diplomi e storie/cronache. Lo testimonia la collana, avviata nel 1972, Tipologia delle fonti del medioevo occidentale, che accanto alla triade prende in esame fonti come: necrologi, genealogie, libri di cucina, ecc…
Feudalesimo
Il fattore caratterizzante del Medioevo è il feudalesimo. Innanzitutto va detto che le sue basi furono poste dell’organizzazione territoriale e dell’aristocrazia operata da Carlo Magno. Quest’ultimo riuscì a organizzare i propri territori secondo un sistema clientelare chiamato vassallaggio. Il vassallaggio è fondato su un giuramento, che gli aristocratici franchi prestavano al re, ciò gli garantiva un ampio seguito armato. Allo stesso tempo il vassallaggio fu un sistema di redistribuzione territoriale, in quanto in cambio della loro fedeltà gli aristocratici ricevevano beni, chiamati benefici, spesso terre, e con il tempo il nome che si affermò fu quello di feudo.
Il rito del vassallaggio era chiamato “omaggio” e cominciava con il congiungimento delle mani, il vassallo a mani giunte metteva le proprie mani tra le mani del signore (gesto simbolico per dire che si affidava completamente a lui). Poi seguiva il giuramento, compiuto dal vassallo, effettuato sul libro sacro o una reliquia a garanzia della propria fedeltà. Poi seguiva l’investitura che consisteva nella consegna di un feudo o incarichi vari.
Alla morte di Carlo Magno il regno s’indebolì a favore dell’aristocrazia che pretendeva concessioni sempre più ingenti e che accrescevano la propria forza attraverso: terre, clientele vassallatiche e castelli. Da qui si svilupparono le signorie con un intreccio di legami feudali. La terra era importantissima, era alla base dell’economia e della politica, usata come scambio di favori e di fedeltà. Cedute ai cavalieri per la protezione ed esercito, alle chiese per garantirsi la salvezza e avere legami prestigiosi.
Anche i castelli divennero importanti, il signore accentrava la propria potenza all’interno delle mura del castello, con i contadini che in cambio di protezione contribuivano allo sviluppo e alla manutenzione stessa del castello, i cavalieri garantivano protezione e vessavano i vicini meno potenti. In questo sviluppo signorile l’elemento feudale serviva e tenerne le redini e accrescere il proprio potere cosicché il signore poté beneficiare del favore di aristocratici più potenti.
Siamo abituati a considerare il sistema feudale del 9º e 12º secolo come un sistema piramidale, gerarchico e preciso con un re o principe in cima e sotto di lui vassalli, valvassori e valvassini. Ma in realtà era una rete intrecciata di rapporti, il re non era in grado di esercitare un controllo estremo sui propri vassalli né tantomeno sui vassalli dei vassalli. E poi questa gerarchia netta non funziona perché non si era vassalli in assoluto, ma si era sempre vassalli di qualcuno.
Impero romano e cristianesimo
Parleremo dell’ultima fase dell’Impero Romano nel 3 secolo DC. 284-305 Imperatore Diocleziano – fu un ufficiale dell’Impero Romano, innovatore e un uomo di grande autorevolezza. Inventò un sistema di governo che gli permise di manifestare la propria presenza in tutti i territori dell’Impero: la Tetrarchia (potere dei 4). Fu un esperimento destinato a fallire nel giro di poco tempo, gli uomini vogliono il potere tutto per sé e quindi nacquero contrasti tra i 4 sovrani. Questi sovrani furono: Diocleziano, Galerio, Massimiliano e Costanzo. Si divisero l’Impero in 2 parti: pars occidentis e pars orientis. In ognuna delle 2 parti sono presenti un augusto e un 1cesare . Nella pars occidentalis Massimiliano era augusto e Costanzo era cesare. In quella orientis Diocleziano era augusto e Galerio era cesare.
L’Impero Romano era un mondo di tolleranza religiosa, difatti convivevano pagani e cristiani senza persecuzioni di alcun tipo. Le cose cambiarono nel 3 secolo, gli imperatori per affermare la propria ideologia sfruttarono le religioni e accrebbero l’intolleranza nei confronti dei culti, soprattutto nei confronti del cristianesimo. Ad esempio Diocleziano era un persecutore.
La svolta si ebbe nel 313 grazie a Costantino (307-337) e all’Editto di Milano. Questo editto proclamava la cessazione delle persecuzioni e la libertà di culto, tra cui quello cristiano. L’Impero non divenne cristiano in modo omogeneo e stabile ma gli imperatori videro in questa religione un possibile strumento di unificazione imperiale. Nel 324 Costantino rimase unico imperatore dopo aver sconfitto Licino e aver posto fine alla tetrarchia. Fonda una città autodedicata, nell’antica Bisanzio, Costantinopoli (=città di Costantino). Fu inaugurata nel 330 e divenne il nuovo centro dell’Impero, al posto di Roma.
Nel 325 Costantino convocò il concilio di Nicea, lo scopo era di formulare un dogma unitario della religione cristiana che potesse assolvere la funzione salvifica per l’Impero da lui auspicata. Va detto che Costantino non si convertì mai al cristianesimo e il suo fu un mero atto strategico a collante e supporto dell’ideologia imperiale.
La decisione più importante fu la condanna dell’Arianesimo (diffusa dal prete Ario). Tale decisione fu di tipo ideologico e legato a questioni sulla trinità: l’arianesimo considerava il figlio una figura inferiore al padre, invece l’ideologia sostenuta dal concilio fu quella di “generato non creato”, il figlio è pari al padre in quanto sua manifestazione terrena, in tal modo ne si riconosce la piena natura divina. Tutt’oggi il Credo recita così ed è proprio un lascito del concilio.
La distanza tra cristianesimo e arianesimo crebbe lentamente e soprattutto in seguito alla pubblicazione della Bibbia in lingua gotica per opera di Ulfila, ciò diffuse tale religione tra i barbari.
Le eresie del cristianesimo si dividono in:
- Eresie cristologiche – riguardano la natura di Cristo e sono della prima parte del cristianesimo.
- Eresie pauperistiche – del 12º e 13º secolo, si vuole tornare alla povertà del Vangelo.
Nel 380 a seguito dell’editto di Tessalonica, l’imperatore Teodosio proclamò il cristianesimo culto ufficiale del regno da imporre a tutti i cittadini. Da qui s’inasprì l’avversione verso le eresie e i membri dell’aristocrazia erano costretti ad aderire al cristianesimo per poter partecipare alla vita della corte imperiale.
In tutto ciò non esisteva ancora una chiesa unitaria, ma una pluralità di chiese vescovili che riconoscevano maggiore prestigio ad alcune sedi più grandi chiamate patriarcati: Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia, Gerusalemme e Roma. Certamente già Roma era la sede di Pietro e dei suoi successori ma questo non ne valeva la supremazia sulle altre, o per lo meno non ancora.
Inizio del Medioevo
L’assetto dell’Impero Romano si comincia a sfaldare con la pressione delle popolazioni barbariche sul lato occidentale e la deposizione nel 476 di Romolo Augustolo da parte di Odoacre. È qui che inizia il Medioevo. Nel giro di pochi secoli il mondo occidentale subirà moltissimi cambiamenti grazie all’unione di due mondi, dato dalla convivenza con diverse popolazioni: angli e sassoni, franchi, goti, visigoti, ostrogoti, unni, vandali.
Queste popolazioni s’introdussero nell’Impero Romano a seguito della rottura del Limes, significa confine, un confine di tipo naturale chiamato Renano-Danubiano (fiumi Reno+Danubio). Da qui nascono i cosiddetti regni romano-barbarici.
Barbaro: termine di origine greca ”barbar”, una parola onomatopeica, i greci chiamavano barbari chi non sapeva parlare greco e quindi stentava e balbettava. Pian piano assunse altre sfumature: rozzo, straniero, diverso, arretrato. Dal greco il termine barbaro passa alla cultura latina e viene usato per indicare i popoli non romani considerati inferiori. I romani sentivano minacciata la propria purezza. Per barbari i latini intendevano riferirsi alle popolazioni nordiche/germaniche: i germani sono i barbari per eccellenza.
La differenza con le popolazioni romane era dettata da diversi fattori:
- Non avevano leggi scritte.
- Praticavano la faida (vendetta personale) che creava un caos costante.
- Erano semi-nomadi e principalmente guerrieri (non praticavano l’agricoltura).
La natura degli spostamenti di queste popolazioni è varia:
- Mancanza di terre (a causa di carestie o pressioni di altre popolazioni).
- Spostamento in gruppi contenuti – non si trattò d’invasioni di massa ma di piccoli gruppi in diverse ondate e comprendevano tutta la società di questi popoli.
Ad un certo punto uno di questi popoli, i goti, divennero una forte minaccia per Roma, possedevano un esercito tale da poter infliggere pesanti sconfitte. I goti si dividono in:
- Visigoti – goti dell’ovest.
- Ostrogoti – goti dell’est.
Una data emblematica è il 378, la battaglia di Adrianopoli, qui i...
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