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Storia greca - Prof. Antonio Domenico Tempio

La civiltà dell’egeo e l’età buia

I.I La civiltà minoica

Nella fase più antica della storia del mondo greco, sono le isole dell'Egeo, piuttosto che la Grecia continentale, a essere interessate dalla nascita di nuove e originali forme di civiltà. Ne costituisce un significativo esempio la cosiddetta «civiltà cicladica», che si sviluppa per l'appunto nell'arcipelago delle Cicladi, nell'Egeo centrale, durante la prima età del Bronzo. Ma la civiltà di maggior rilievo è senz'altro quella che fiorisce a Creta e che dal nome del leggendario re Minosse, si definisce abitualmente «minoica».

È intorno alla fine del terzo millennio che a Creta si registra una svolta: in varie località dell'isola sorgono i primi palazzi, attorno ai quali si sviluppano veri e propri agglomerati urbani, e ha così inizio il periodo «protopalaziale» che si prolunga sino al 1700. È però soprattutto nella fase successiva, quella detta «neopalaziale», che la civiltà minoica conosce il suo apogeo: in seguito a una serie di distruzioni avvenute per cause non ben chiare, i palazzi sono ricostruiti e notevolmente ampliati e strutture monumentali dello stesso tipo vengono ora edificate in altre parti della regione. Caratteristica di questa seconda fase è la marcata omogeneità culturale che si riscontra tra i vari centri palaziali.

La funzione dei palazzi, la cui complessa struttura è verosimilmente all'origine del mito cretese del labirinto, appare molteplice: oltre a costituire la residenza del Sovrano, e quindi la sede del potere politico, sono la sede sia economica che sacrale. A sottolineare il controllo che il palazzo esercita sulle attività economiche si aggiunge poi l'uso della scrittura a fini amministrativi e di contabilità. I testi rinvenuti negli archivi palaziali documentano due diversi sistemi grafici elaborati dagli stessi Cretesi: solo nel periodo protopalaziale è attestata una scrittura sillabica costituita da ideogrammi e convenzionalmente definita «geroglifica», parallelamente alla quale si sviluppa tuttavia un altro sistema sillabico, la cosiddetta «lineare A» (entrambe tuttora indecifrate).

Un dato abbastanza evidente che se ne ricava è la notevole prosperità che caratterizza la civiltà cretese: i raffinati oggetti di ceramica, i sigilli in pietra e in avorio e i prodotti di oreficeria e di metallurgia attestano infatti l'esistenza di un artigianato specializzato in grado di raggiungere un elevato grado di perfezione tecnica. Altrettanto evidente è l'assai scarsa attenzione riservata agli aspetti militari: i palazzi, a differenza di quelli del Vicino Oriente e dei più tardi centri micenei, sono curiosamente sprovvisti di fortificazioni e le rappresentazioni guerresche risultano estremamente rare nei documenti figurativi, così come rara è la presenza di armi nei contesti funerari. Inoltre, testimonianze iconografiche dei sovrani sono del tutto assenti, e le teorie che sono state formulate in proposito - come una diffusa tesi che postula l'esistenza di una teocrazia con a capo un re-sacerdote - non hanno base documentativa.

Numerose sono poi le incertezze che condizionano la nostra ricostruzione delle credenze religiose: ben poco le fonti permettono di ricavare sulle divinità del pantheon minoico, la cui identificazione rimane alquanto problematica. Che alcune figurine femminili (celebre la cosiddetta «dea dei serpenti») siano da interpretare come divinità sembra un fatto sufficientemente assodato, ma non è dato sapere se si tratti di divinità distinte o di un'unica dea rappresentata nei suoi molteplici aspetti.

A caratterizzare la civiltà minoica, specie nel periodo palaziale, è altresì la sua ampia diffusione nell'Egeo: oltre che nella Grecia continentale, materiale di produzione cretese è stato infatti rinvenuto in varie zone circostanti; abbastanza intensi e prolungati sono poi i rapporti con l'Egitto, che sono documentati anche da fonti egiziane in cui si fa riferimento ai Cretesi. Sulla base di una tradizione riportata da alcune fonti antiche sulla talassocrazia di Minosse, che, con la sua potente flotta, avrebbe imposto la propria signoria alle Cicladi e avrebbe debellato la pirateria, si ammette spesso l'esistenza di un vero e proprio impero marittimo di grandi dimensioni messo su dai Cretesi nell'Egeo centro-orientale, ma si tratta di una tesi a cui l'evidenza archeologica non fornisce alcun sicuro riscontro.

Tuttavia verso la metà del XV secolo tutti i palazzi dell'isola, ad eccezione di quello di Cnosso, subiscono una violenta distruzione dopo la quale non sono più ricostruiti. Scarso credito trova ormai tra gli studiosi la teoria che collega il fenomeno a una catastrofica eruzione vulcanica. I mutamenti da cui appare ora interessata la cultura materiale di Creta (come la presenza di sepolture analoghe a quelle della Grecia continentale) suggeriscono piuttosto un'altra spiegazione: la conquista dell'isola ad opera di invasori provenienti dal continente, i Micenei.

1.2 La civiltà micenea

È intorno al 2000 a.C. che si insediano in Grecia gruppi indoeuropei che si possono considerare gli antenati dei Greci del primo millennio. La progressiva fusione con le popolazioni preesistenti e gli apporti di altre culture, in primo luogo di quella minoica, danno vita a una peculiare civiltà che fiorisce tra il XVI e il XII secolo e che, in seguito alla clamorosa scoperta di alcune tombe a fossa di eccezionale ricchezza effettuata nel 1876 dall'archeologo dilettante Heinrich Schliemann a Micene, si è soliti definire micenea.

Micene, ove è stato altresì portato alla luce un imponente palazzo fortificato, non è comunque l'unico centro che si segnali per la sua importanza: resti di palazzi fortificati risalenti a quest'epoca sono stati inoltre rinvenuti a Tirinto e a Pilo, così come a Tebe e ad Atene, e comune a vari siti è anche la presenza di sepolture monumentali a fossa o a cupola (le cosiddette tombe a tholos), che sono verosimilmente riferibili a personaggi di condizione elevata. A essere interessata dalla diffusione della nuova civiltà è poi la stessa Creta. Ma la nostra conoscenza del mondo miceneo non si basa soltanto sulla documentazione archeologica.

I dati più significativi vengono in realtà da un altro tipo di evidenza: una serie assai cospicua di oltre 4.600 tavolette iscritte di argilla che sono state rinvenute in vari siti palaziali, sia del continente (Pilo, Micene, Tirinto e Tebe) che di Creta (Cnosso e Khanià), sono state redatte (ad eccezione di quelle di Cnosso) nel corso del XIII secolo, poco prima che i palazzi fossero distrutti da incendi (ed è stata per l'appunto la cottura provocata dal fuoco a consentirne fortunosamente la conservazione), e attestano una scrittura sillabica derivata dalla lineare A minoica e indicata comunemente con la designazione di «lineare B».

Grazie alla decifrazione che ne è stata fatta nel 1952 dall'architetto inglese Michael Ventris, a cui si deve la scoperta che la lingua della lineare B è una forma arcaica di greco, il loro contenuto può ormai considerarsi sufficientemente perspicuo: si tratta di documenti di archivio, che contengono registrazioni di vario tipo dagli inventari di persone, di oggetti e di derrate agricole a quelli di offerte, di tributi o di affitti di terreni.

Si è potuto così appurare che i palazzi rappresentano il centro politico e amministrativo, oltre che religioso, di Stati territoriali indipendenti più o meno estesi che sono retti da un potere monarchico. (in greco anax, signore) il quale WANAX però, a quanto sembra, non è un monarca assoluto come i re orientali: lo affianca infatti un'aristocrazia di dignitari tra i quali si distinguono il lawagetas, che è il personaggio di rango più elevato dopo il re ed è con ogni probabilità il comandante dell'esercito, una serie di capi militari, gli hequetai, e un gruppo di notabili che detengono grandi appezzamenti di terreno, i telestai. Al livello più basso della scala sociale si collocano infine gli schiavi (doero, in greco douloi), che possono essere proprietà sia di privati che di una divinità (la cosiddetta «schiavitù sacra»).

Nelle tavolette sono inoltre attestati due termini che presentano un certo interesse perché sono destinati ad avere una notevole importanza nella storia istituzionale del mondo greco, damo (demos) e qasireu (forse il capo di un distretto o di una corporazione artigianale). Degno di nota è tuttavia il fatto che in un documento di Pilo il qasireu è affiancato da una kerosija, il consiglio degli anziani (gherousia).

Attività economiche

  • Agricoltura: triade mediterranea - cereali, vite e olivo
  • Allevamento: principalmente ovino
  • Attività artigianale e manifatturiera: tessili, oli e metalli

Non mancano poi registrazioni relative all'equipaggiamento militare, come alcune tavolette di Cnosso che contengono inventari di carri da guerra, il cui impiego non trova invece riscontro nella Grecia delle epoche successive. La testimonianza che se ne ricava sulle pratiche cultuali, a cui sono destinati appositi ambienti nei palazzi, è altrettanto significativa. Dai nostri testi emerge infatti un dato di particolare interesse: nel pantheon miceneo, accanto a divinità sconosciute, sono comprese varie di quelle ben note per le epoche successive (Zeus, Hera, Poseidone, Dioniso e altre ancora), anche se, a causa della peculiare natura della documentazione in questione, non è facile stabilire se abbiano già gli stessi tratti che le caratterizzeranno in seguito.

Che vi sia non poca differenza rispetto alla religione classica risulta comunque abbastanza evidente: è sufficiente a dimostrarlo l'esistenza di una pratica del tutto estranea al mondo greco del primo millennio: i sacrifici umani. Ma la civiltà micenea non è limitata al mondo dei palazzi, a cui si riferisce la testimonianza dei documenti in lineare B. Caratteristica di quest'epoca è anche l'esistenza di una rete di intensi rapporti con le altre regioni del Mediterraneo, su cui è l'evidenza archeologica a costituire una preziosa fonte di informazioni.

1.3 L'espansione micenea

Alla pari dei Greci delle epoche successive, anche i Micenei si muovono in lungo e in largo sulle loro navi per procurarsi metalli e altre materie prime di cui la Grecia continentale è scarsamente fornita. A documentarlo è l'ampia diffusione dei loro manufatti, e in primo luogo della ceramica, che si rinvengono un po' dovunque tanto nel Mediterraneo occidentale che in quello orientale.

In Occidente, sono assai numerosi i siti con materiale miceneo ma ancor più intensa, a giudicare dalla quantità dei rinvenimenti, appare però la frequentazione del Mediterraneo orientale: ne sono interessate soprattutto l'area siro-palestinese, Cipro, Rodi e la costa centro-meridionale dell'Asia Minore, ove decisamente probabile risulta la presenza di avamposti commerciali, se non di vere e proprie fondazioni coloniali; ben documentati sono poi i contatti con l'Egitto. Conseguenza dell'espansione in Oriente sono i rapporti con il potente impero ittita, che si estende nell'Anatolia interna.

All'espansione in Asia Minore si collega altresì il problema di una famosa guerra celebrata dalla tradizione epica: quella che una grande coalizione di Achei (e cioè di Micenei) avrebbe condotto contro Troia, una ricca e potente città situata nell'Anatolia nord-occidentale, a poca distanza dall'area degli stretti, che, dopo un assedio decennale, sarebbe stata conquistata e distrutta in un periodo compreso (stando alla maggior parte delle fonti) tra la prima metà del XIII secolo e gli inizi del XII.

La storicità del conflitto è da tempo oggetto di un acceso dibattito, a cui nemmeno l'esplorazione archeologica, che ha messo in luce le molteplici fasi di vita del sito, è stata in grado di dare un contributo risolutivo: dopo essere stata distrutta da un violento terremoto verso il 1300 ed essere stata poi ricostruita in forma più ridotta (la cosiddetta Troia VIIa), la città subì una nuova distruzione che potrebbe essere dovuta all'intervento umano, ma la cronologia (la fine del XIII secolo) mal si concilia con la grande spedizione di cui parlano le fonti per la profonda crisi che investe in quest'epoca la Grecia micenea.

Che vi sia una vicenda storica alla base della tradizione epica è tuttavia opinione condivisa dai più tra gli studiosi. Se i Micenei hanno effettivamente conquistato Troia, non hanno comunque potuto beneficiare dei frutti della loro impresa: verso la fine del XIII secolo ha infatti inizio un fenomeno di lento ma inarrestabile declino.

1.4 La crisi della civiltà micenea

Per il mondo miceneo la fine del XIII secolo rappresenta una fase decisamente traumatica: vari palazzi subiscono infatti distruzioni di cui è rimasta chiara traccia. Nel periodo successivo non mancano i segni di ripresa e alcuni palazzi vengono ricostruiti, ma la crisi del sistema palaziale appare ormai irreversibile.

Le cause del fenomeno costituiscono da tempo oggetto di vivace dibattito. Una delle teorie più accreditate assegna un ruolo di rilievo a catastrofi naturali: la distruzione dei palazzi sarebbe stata provocata da una serie di rovinosi terremoti, che avrebbero innescato un periodo di prolungata carestia con effetti devastanti per l'economia palaziale, mentre, secondo un'altra ipotesi (che tuttavia gode di scarso consenso), sarebbe stato un improvviso cambiamento climatico, con conseguente siccità, a mettere irrimediabilmente in crisi il sistema produttivo. Numerosi sostenitori attribuiscono il declino a rivolgimenti interni o a un attacco proveniente dall’esterno.

A sferrarlo sarebbe stata una coalizione eterogenea di popoli che sono indicati con la designazione di «Popoli del mare» nelle fonti egiziane e che, dopo una prima incursione effettuata insieme ai Libi intorno al 1230, tentano di invadere l'Egitto ma ne sono respinti dal faraone Ramesse III. Gli sconvolgimenti provocati nel Mediterraneo orientale dalle incursioni, potrebbero aver inoltre determinato l'interruzione dei traffici commerciali con l'Oriente che erano di fondamentale importanza per l'economia dei centri palaziali greci.

Minor supporto ha una tesi molto accreditata in passato: l’incursione ad opera di un nuovo gruppo di lingua greca, i Dori, i quali, secondo la tradizione leggendaria, qualche tempo dopo la guerra di Troia avrebbero conquistato il Peloponneso sotto la guida degli Eraclidi, i discendenti dell'eroe Eracle.

In effetti, il ruolo avuto dai Dori nella crisi del mondo miceneo è decisamente problematico. Che sia stata una loro invasione a provocare la distruzione dei palazzi, come si è a lungo ritenuto, sembra senz'altro da escludere: la cultura materiale non evidenzia infatti alcuna traccia significativa dell'arrivo di un popolo invasore, e anche lo spopolamento da cui diverse aree sono interessate depone a sfavore di un'eventualità del genere. È invece possibile che alcuni gruppi di Dori fossero presenti già da tempo in territorio miceneo.

Che cosa abbia determinato il declino della civiltà micenea è problema destinato inevitabilmente a rimanere ancora aperto. Sembra comunque evidente che una sola causa, sia esterna che interna, non è sufficiente a spiegare un fenomeno di tale rilievo e complessità, dietro il quale si deve con ogni probabilità ipotizzare una pluralità di fattori concomitanti.

1.5 L'età buia

È ormai tradizione consolidata indicare con le definizioni di «età buia» e «Medioevo greco» i secoli compresi tra il XII e l'VIII, che, oltre a rappresentare, per la totale assenza di fonti scritte, il periodo meno documentato della storia greca, sono comunemente visti come una fase di regresso, di decadenza e di generale povertà alla pari di quella successiva alla caduta dell'impero romano.

I più recenti risultati della ricerca archeologica inducono tuttavia a considerare in maniera più articolata l'epoca in questione, in quanto evidenziano che tra un secolo e l'altro, così come tra una regione e l'altra del mondo greco, le differenze sono tutt'altro che trascurabili.

Certo è che rispetto all'età micenea la rottura appare effettivamente radicale. La dissoluzione dei centri palaziali ha come conseguenza la scomparsa della scrittura, che in area egea sopravvive solo a Cipro, ove alla scrittura detta «ciprominoica», attestata tra il XVI e IX secolo, fa seguito un nuovo sistema sillabico, il sillabario cipriota, destinato a rimanere in uso sino al III secolo. Le modalità di insediamento e di sfruttamento delle risorse risultano profondamente mutate: la popolazione si concentra per lo più in un numero limitato di piccoli centri, che si caratterizzano per l'assenza di segni di stratificazione sociale, con case modeste sia nelle dimensioni che nelle tecniche costruttive; gli abbandoni di siti risultano frequenti ed è probabilmente la pastorizia, e non l'agricoltura, che costituisce in questa fase la principale base produttiva.

Notevoli sono altresì i cambiamenti che si riscontrano nell'organizzazione politica: i capi delle comunità dell'età buia (i basileis omerici) non potrebbero essere più diversi dal wanax miceneo, sia perché non dispongono né di un apparato burocratico né di grosse eccedenze da redistribuire, sia anche per il fatto che il loro potere è assai più limitato e segnato da una cronica instabilità.

All'inumazione si sostituisce in varie regioni una pratica di provenienza micrasiatica, l'incinerazione; fa la sua comparsa in Attica un nuovo sistema di decorazione ceramica con disegni geometrici realizzati con il compasso, e il netto calo dei contatti con l'esterno rende ancor più evidente la trasformazione della società greca.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gaia1210 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Tempio Antonio.
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