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Generi fotografici e tecniche della fotografia

Fotografia in cartolina

Ottocento: grande profusione delle cartoline postali e un esame su queste cartoline dà idea di notorietà di un determinato luogo turistico, in quanto una maggiore presenza di un posto turistico equivale a una maggiore attenzione nei riguardi di questo. Un luogo è riconosciuto famoso in base al numero di cartoline che di questo abbiamo. I maggiori fotografi editori italiani tra l’Ottocento e il Novecento sono Alinari Brogi e Vasari. Immagini fotografiche di Piazza San Marco a Venezia, Ponte Vecchio, Colosseo, Golfo di Napoli esposti dai commercianti che le vendono, mostrano l’orgoglio dei cittadini e l’identificazione di questi con il luogo, identificazione collettiva.

Dopo il 1910 immagine animata per dare e avere una prova visiva del luogo visitato. Fino al 1950 la varietà dei luoghi rappresentati era indice di un diverso approccio al turismo, rispetto a quanto lo sarà successivamente dopo gli anni ’50 con l’avvento del turismo di massa, momento in cui i luoghi sono minori perché i turisti visitano soprattutto i luoghi più famosi.

Alcuni tipi di cartoline sono:

  • Riproduzioni fotografiche di opere d’arte (esempio Cappella Sistina) spesso sono presenti anche le opere complete di quelle custodite nei musei, perché il turista che accedeva ai musei fino agli anni ’50 era essenzialmente colto e spesso acquistava l’intera raccolta fotografica museale.
  • Propaganda: prima guerra mondiale Ministero della Guerra in Italia, immagini fotografiche per celebrazione di atti eroici. Fascismo, figura del Duce.
  • Fatti di cronaca (terremoto di Messina del 1908, Aquila, Avezzano, eruzione Vesuvio 1906).
  • Sonora: esempio canzone italiana legata al Festival di Sanremo, cartoline sul cui ‘’recto’’ è incisa una registrazione sonora da ascoltare a 78 o 45 giri.
  • Stereoscopica: collezioni nei primi anni Venti del 1900 per i cultori della visione tridimensionale.
  • Ritratto: spesso per posta nei primi del 1900 si inviava il proprio ritratto con tradizionali saluti con il ‘’verso’’ pre-stampato. Con gli anni ’50 sempre meno ci si rivolge al fotografo per avere un ritratto da inviare in formato cartolina. Nonostante ciò, la produzione di cartoline ad uso postale cioè con il ‘’recto’’ pre-stampato, proseguì fino agli anni ’60 e infine sono le fotografie stampate dai laboratori fotografici a partire dai negativi forniti dal cliente fotografo dilettante che sul ‘’verso’’ pertanto presentano il tradizionale pre-stampato postale, senza che però la fotografia sia più destinata a essere spedita.

Fotografia e ritratto

Il ritratto è sempre stato il mezzo per poter sopravvivere all’oblio del tempo. Da sempre la storia dell’arte ha privilegiato (almeno fino alla Rivoluzione francese) volti noti di esponenti famiglie aristocratiche. Con l’invenzione della macchina fotografica del 1839 cambiano i mezzi di comunicazione grazie a questo mezzo democratico che ha permesso da quel momento di far passare alla storia qualunque persona, indipendentemente dalla sua caratura sociale.

Tipi di ritratto:

  • La funzione principale del ritratto, a partire dall’ideazione degli archivi criminali e quindi con il secolo XIX, è quella di costituire il nesso tra i nominativi e il ritratto nominato, per rendere certa l’identità. Il primo è quindi di tipo identificativo.
  • Un altro uso identificativo del ritratto è quello con funzione mnemonica (cimiteri, fotografie di persone decedute di cui vogliamo conservarne non solo la memoria ma la persona, in quanto la fotografia si sostituisce alla persona, anche morta). O memoria che può essere celebrazione, antenati, emulazione di quelli. Oggi siamo di fronte ad una diminuita dimensione quotidiana nel perdurare della morte e di conseguenza il ricordo dei defunti viene resa nella memoria.

I primi dagherrotipi furono appannaggio di persone facoltose, poi con lo sviluppo di altre tecniche (ferrotipo, collodio, gelatina al bromuro) non c’è stata persona a non possedere un ritratto per ragioni di riconoscimento. A differenza dell’artista che costruisce la realtà, il fotografo la insegue! Il fotografo era infatti impegnato in un duello costruttivo con la luce e le ombre allo scopo di fissare sull’emulsione tutto ciò che ha davanti nella misura più possibile espressiva e reale.

Il ritratto rappresenta l’immagine che vogliamo dare di noi stessi (selfie). Essendo il ritratto la celebrazione di un’esistenza totalmente individuale e che avviene grazie al riconoscimento di questa, non può e non deve essere anonimo, se il suo riconoscimento va perduto con il morire di chi in grado di riconoscerlo, muore costui (da qui importanza di non buttare mai fotografie) : la memoria fa la storia. Individuale e collettiva.

Il ritratto pone il problema della somiglianza. Non possiamo infatti definirlo veritiero in assoluto ma pone una replica verosimile della realtà. Il ritratto a differenza delle arti tradizionali non porta il soggetto al di là del tempo, ma lo tiene incatenato al suo tempo. Testimone, martire, è il soggetto rappresentato, del tempo che ha vissuto. Quello e non altro. Questo è il traguardo del ritratto fotografico: riuscire a portare l’uomo nel suo aspetto vivente oltre la morte (così come la fotografia funeraria riprendere il defunto come se ancora vivo). Il ritratto funerario infatti non è altro che un ennesimo tentativo dell’uomo di non soccombere alla morte. Nel ritratto fotografico siamo protagonisti e allo stesso tempo attori.

Tipi di ritratto:

  • Il ritratto, specialmente dagherrotipo, fu quindi il risultato di uno studio che presupponeva uno sfondo neutro, una posa in cui il soggetto manteneva una dignità d’insieme e dell’atteggiamento assieme agli abiti indossati: inquadratura a mezzo busto, di tre quarti, in piedi o seduti (tranne Il prigioniero, de Molard).
  • ‘’Cartes de visite’’, André Disdéri formato analogo a biglietti da visita che egli riprendeva con una macchina ad obbiettivi multipli in modo da avere diversi negativi sulla stessa lastra. Questa invenzione fece abbassare sensibilmente il prezzo del ritratto, che ampliò così la fascia sociale di tutti coloro che avessero desiderato lasciare memoria di sé. Questo formato suggeriva una continuità esistenziale maggiore e sia perché erano diverse le pose che si potevano assumere sulla lastra.
  • Nei ritratti Ottocenteschi nessuno dei soggetti sorride e questa caratteristica, opposta alla tendenza odierna, fa percepire le fotografie come se i soggetti fossero solitari, malinconici (impossibilità di tenere il sorriso per i secondi di posa che invece comparirà con gelatina e istantanea); un altro motivo è l’aspetto psicologico, e cioè sarebbe un gesto insincero, mantenere il sorriso per così tempo. Si tratta di non mentire alla macchina fotografica e a se stessi con la consapevolezza che si lascerebbe un’immagine di sé falsa.
  • Tra i ritrattisti maggiori troviamo Gaspar-Felix Tounachon detto Nadar che riuscì, tra la fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento, a mettere in posa Baudelaire, Rossini, Bernhardt suscitandone l’aspetto intimistico.
  • Accanto al dagherrotipo e alla carte de visite si aggiunge il ferrotipo sicuramente più economico il cui formato più piccolo veniva realizzato anche all’interno di cabine fotografiche automatiche, opera di fotografi ambulanti che stazionavano nelle piazze o nei mercati dove si affacciava la classe proletaria e contadina.
  • J.M.Cameron ritratto preraffaellita pittorialismo
  • Fotografia funeraria del defunto sul letto di morte, come se le prime ore da morto appartenessero ancora alla storia della sua vita; l’ascendenza di questo ritratto sta nella tradizione della camera mortuaria e in quella della Sacra Sindone.
  • Ritratto di gruppo: metà Ottocento soldati e ufficiali, famiglie, album di famiglia, sovrani e artisti.

I volti fotografati custoditi gelosamente stanno lì affinché coloro che si raffigurano siano virtualmente presenti in una sorta di verosimile sostituzione di persona. Perché, secondo un modello psicologico ancestrale, i ritratti stanno effettivamente al posto di coloro che raffigurano.

  • Fotografia istantanea su rullino di celluloide anni che precedono la prima guerra mondiale e questo permette ai fotografi di cogliere momenti estremamente espressivi dell’esistenza.
  • Man Ray ritratto surreale, abbandona ogni volontà naturalistica espressiva come non più necessaria la fotografia a dover riprodurre il reale.
  • Ritratto hollywoodiano, fotografia dei divi: in Italia Elio Luxardo
  • Fotografia paesi industrializzati dagli anni ’50 in poi Italia violento realismo: minatori di Federico Patellani, contadini di Giacomelli, Bavagnoli, Becchetti volto Pasolini.
  • Fototessera: la sua storia è più antica, in quanto veniva già usata nella seconda metà dell’Ottocento da Lombroso per catalogare i criminali con le sue teorie fisiognomiche sulla presenza di una piuttosto che un’altra espressione psichiatrica comportamentale. Il passo quindi tra la fotografia di identificazione criminale e il ritratto di fototessera è breve poiché entrambi classificano sulla base di preesistenti strutture umane.

Nel ritratto, ricorda Graham Clarke, le componenti per il ritratto per comprendere le componenti fotografiche sono i modelli culturali di riferimento, l’ideologia, la sociologia, la psicologia. Il ritratto, quindi, se pone il soggetto nel flusso della storia lo fa uscire dal suo tempo trasmettendolo al tempo successivo, alle altre persone. Esce quindi la foto dalla sfera personale e diviene pubblica.

Nel dialogo tra il soggetto fotografato e il fotografo che precede la definitiva messa in posa, il momento infinito dell’immobilità quando il soggetto obbedisce a se stesso. Il fotografando si interroga su quale sarà l’esito estetico di se stesso, temendo che il ritratto tradisca la persona che è. Anche il fotografo prepara la posa, la sceneggiatura, l’inquadratura, e cerca di leggere da un breve sguardo la personalità di chi ha davanti.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LudovicaIorio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e tecnica della fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Manodori Sagredo Alberto.
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