La guerra fredda
Ascesa delle superpotenze
Gli Stati Uniti e l’URSS svolsero un ruolo marginale nel quadro politico internazionale nel periodo tra le due guerre (1919-1939). I diplomatici americani sottolinearono la separazione del “Nuovo Mondo” delle Americhe e del “Vecchio Mondo” dell’Europa, perseguirono una politica di astensione dal coinvolgimento politico e militare nei confronti di quest’ultima che venne generalmente definita isolazionismo. Lo stato comunista guidato da Stalin mantenne un atteggiamento di sospetto verso i contatti troppo ravvicinati coi governi capitalisti.
- 1939: scoppio della guerra
Anche se gli Stati Uniti adottarono ufficialmente una politica di neutralità, fra i funzionari governativi si diffuse una crescente preoccupazione di fronte alla possibilità che l’Europa cadesse sotto il dominio dei dittatori fascisti, Adolf Hitler in Germania e Mussolini in Italia. Roosevelt ribadì la necessità urgente di difendere le “quattro libertà”: di parola, di culto e la libertà dal bisogno e dalla paura. L’attacco a sorpresa giapponese contro la base navale di Pearl Harbor nel 1941 e la dichiarazione di guerra alla Germania agli Stati Uniti solo pochi giorni più tardi conclusero il periodo di neutralità americana.
Roosevelt consideravano, tuttavia, la Germania nazista il pericolo maggiore e insistette per perseguire una strategia militare che privilegiava l’Europa, mentre contro il Giappone veniva condotta un’operazione di contenimento. Vennero spedite truppe americane in Gran Bretagna e Stalin fu indotto a credere alla rapida riapertura di un secondo fronte contro i tedeschi in Europa occidentale; ma ciò non fu giudicato attuabile sul piano militare fino allo sbarco in Normandia nel 1944. Questo ritardo indusse i sovietici a protestare di essere stati lasciati deliberatamente soli a combattere contro i nazisti. Stalin vide la crisi polacca come un’opportunità per allargare i confini territoriali sovietici a ovest.
- 1939: patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica
Quando la Germania scatenò una massiccia invasione dell’Unione Sovietica nel 1941 quest’ultima si fece trovare militarmente impreparata. Iniziò una lotta per la sopravvivenza nazionale che obbligò Stalin a rivolgersi agli occidentali in cerca di aiuto. Stati Uniti e Unione Sovietica combattevano dalla stessa parte e condividevano lo stesso desiderio di promuovere la pace, la prosperità e la democrazia mondiale. Il comune terrore della Germania nazista aveva promosso una “Grande Alleanza” dei “tre Grandi” che comprendeva Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica.
A seguito della “Guerra dei trent’anni” (1914-1945) le sorti dell’Europa sarebbero state dettate da potenze situate al di fuori del quadro tradizionale della precedente storia europea.
- La Germania e l’Italia erano nazioni sconfitte.
- La Francia fu liberata, ma solo tardivamente ammessa nel novero delle grandi potenze.
La Francia non poteva nascondere le cicatrici della sconfitta militare, della stagnazione economica e del senso di umiliazione nazionale e di amarezza generato dal regime di Vichy e la sua collaborazione coi tedeschi durante la guerra.
- Gran Bretagna: l’intervento americano garantì la vittoria finale sulle potenze fasciste, ma al prezzo di accelerare la subordinazione economica e militare britannica agli Stati Uniti.
L’urgente necessità di un prestito americano e la concessione dell’indipendenza all’India nel 1947 furono il simbolo del tramonto di un’epoca.
- L’Unione Sovietica aveva subìto le perdite più pesanti di qualsiasi altro Paese durante la guerra e nel 1945 era economicamente distrutta.
Il crollo della Germania nazista creò un vuoto di potere in Europa orientale, così che l’Unione Sovietica si trovò in una posizione di quasi completo dominio in quella regione. Sotto la leadership di Stalin, l’Unione Sovietica dimostrò di possedere la volontà e l’organizzazione necessarie a indirizzare la sua forza militare, le sue risorse umane e il suo potenziale economico in modo tale da meritare lo status di superpotenza mondiale.
- Gli Stati Uniti avevano tratto un vantaggio dalla guerra: la popolazione era aumentata, il prodotto nazionale lordo era cresciuto e avevano preso il posto della Gran Bretagna nel ruolo di superpotenza economica mondiale. Nel 1945 avevano acquisito il monopolio delle armi atomiche.
Un’atmosfera amichevole pervase gli incontri al vertice tenuti a Teheran (1943) e a Yalta (1945). Roosevelt non rivelò pubblicamente di avere concesso a Stalin un sostanziale riconoscimento dell’Europa orientale come sfera d’influenza sovietica. L’avanzata dell’Armata rossa in Polonia portò la questione in primo piano nel 1944 quando Churchill sottolineò l’importanza di ripristinare la libertà polacca. Stalin era contrario al ritorno al potere dei leader politici polacchi d’anteguerra. Gli americani consentirono tacitamente l'estensione del controllo comunista alla Polonia. Durante la conferenza di Yalta vennero previste elezioni libere nei territori affrancati dalla tirannia nazista. Le autorità sovietiche fecero il gesto simbolico di consentire ai membri del governo polacco in esilio di tornare in Polonia e riprendere l’attività politica, ma i comunisti mantennero il controllo del Paese.
Quando i TRE GRANDI si ritrovarono a Potsdam nel 1945 un nuovo presidente americano era entrato in carica, Harry Truman; le elezioni politiche britanniche portarono al potere Attlee; mentre a governare l’Unione Sovietica rimase Stalin. La retorica dell’alleanza in tempo di guerra venne riaffermata da tutti e tre i leader.
Problema della Germania
La Germania fu sottoposta a governo militare e divisa in zone geografiche che riflettevano le effettive posizioni occupate alla fine delle ostilità dagli eserciti alleati. I RUSSI si installarono a est, gli AMERICANI a sud e i BRITANNICI a nord-ovest. La FRANCIA ottenne parti delle zone britannica e americana. Berlino venne divisa analogamente in quattro settori separati e divenne il quartier generale del Consiglio alleato di controllo che venne istituito formalmente per governare la Germania. I Tre Grandi avevano in comune il desiderio di impedire il risorgere della Germania quale futura minaccia militare. Si mostrarono unanimi sulla necessità di sciogliere le forze armate tedesche.
Le linee di una comune strategia economica emersero dalla decisione di smantellare le industrie belliche della Germania e di limitare la produzione economica in modo tale da consentire solo un minimo vitale alla popolazione locale. Alla conferenza di Yalta il ministro degli esteri russo, Molotov, propose di imporre alla Germania il pagamento di riparazioni di guerra, metà delle quali destinate all’Unione Sovietica. A Potsdam il segretario di stato americano si adoperò per una soluzione di compromesso in base alla quale i sovietici avrebbero tratto il grosso delle riparazioni dalla loro zona. Il risultato mise in luce il desiderio americano di limitare il contatto sovietico con le zone occidentali.
I funzionari americani si allarmarono di fronte alle crescenti testimonianze di sofferenza derivanti dalla carenza di cibo e combustibile nella loro zona. Il dilemma venne reso più drammatico dall’inizio dell’inverno e dall’arrivo giornaliero di rifugiati che fuggivano dall’est. La mancanza di un’agricoltura locale costringeva le autorità americane a ricorrere all’importazione di cibo e materie prime dagli Stati Uniti.
- 1946: vennero combinate le zone americana e britannica in un’unità economica separata. Venne chiamata “Bizona”.
Gli Stati Uniti erano preparati a guidare e finanziare la ricostruzione economica della Germania per creare un cuscinetto contro l’espansionismo sovietico. A seguito di numerosi scontri tra le potenze occidentali e l’Unione Sovietica le linee di demarcazione militari tracciate nel 1945 divennero stabili nel 1949. La successiva divisione della Germania in due paesi ostili e separati sottolineò lo stato di acuta rivalità fra le due superpotenze, e dimostrò che l’alleanza del tempo di guerra non era in grado di resistere al processo di transizione verso la pace.
Contenimento del comunismo
L’insediamento di un governo comunista in Polonia portò gli americani ad accusare Stalin di essersi rimangiato l’impegno preso a Yalta per consentire libere elezioni in quel paese.
Iran: il paese era stato sotto occupazione militare congiunta anglo-sovietica fin dal 1941 e gli occupanti si erano accordati per ritirare le loro forze entro il 1946. Le notizie della permanenza di truppe sovietiche nella provincia settentrionale dell’Azerbaigian per aiutare un movimento separatista contro il regime dello scià suggerirono che Stalin intendesse violare l’accordo del periodo bellico. La questione principale fu il controllo delle preziose risorse petrolifere della regione. La decisione dello scià di inviare truppe iraniane alla frontiera settentrionale e di sollevare inoltre la questione alle Nazioni Unite ricevette sostegno diplomatico da parte americana. Il segretario di stato Byrnes condannò pubblicamente l’imperialismo sovietico. I sovietici accettarono di rispettare l’accordo del tempo di guerra e di ritirare le loro forze militari dall’Iran.
George Kennan inviò al Dipartimento di stato il “lungo telegramma” nel quale metteva in guardia contro il pericolo di un atteggiamento amichevole verso i sovietici e spiegava che i loro leader non erano affidabili perché marxisti-leninisti.
Il mutamento d’umore degli Stati Uniti a proposito di coinvolgimento negli affari mondiali venne espresso dall’approvazione del National Security Act (1947) per migliorare il flusso di informazioni e consigli al presidente tramite la creazione del National Security Council (funzione consultativa in politica estera) e della Central Intelligence Agency (CIA) con la funzione di raccogliere e interpretare le informazioni provenienti dall’estero oltre a intraprendere operazioni segrete in ambito internazionale. Le forze armate vennero unificate in un ministero della Difesa con il Pentagono come quartier generale.
Mediterraneo orientale: tradizionalmente considerato come parte della sfera d’influenza britannica, finché il governo britannico nel 1947 informò segretamente il Dipartimento di stato di non essere più in grado di mantenere un sostanziale ruolo economico e militare in Grecia e Turchia. I sospetti americani di una cospirazione segretamente guidata da Mosca apparivano confermati dalle simultanee pressioni esercitate da Stalin sul governo turco per assicurare alla navi da guerra sovietiche diritti di accesso navale al Mediterraneo.
Le linee di demarcazione tra Est e Ovest vennero tracciate con la dottrina Truman nel 1947:
- Truman non metteva in discussione gli assetti raggiunti alla fine della guerra, ma mirava a impedire che l’URSS li modificasse a proprio vantaggio, in Europa e nel resto del mondo; si parlò per questo di “teoria del mantenimento”.
A seguito della visita in Europa del segretario di stato Marshall si rese necessario un massiccio programma di aiuti finanziari esterni per stimolare la ripresa economica e alleviare il senso di disperazione e ansietà che incoraggiava e facilitava la presa di potere comunista. Marshall aveva sottolineato inizialmente che esso era aperto a tutti i paesi europei, inclusi quelli attualmente sottoposti a regimi comunisti. L’inclusione nel programma di aiuti economici esigeva che i beneficiari fornissero informazioni sulle loro economie agli Stati Uniti.
I sovietici vedevano nel piano Marshall una reale minaccia alla loro egemonia nell’Europa orientale. Organizzarono una loro conferenza rivale nel corso della quale venne creato l’Ufficio d’informazione dei partiti comunisti europei (COMINFORM) comprendente l’Unione Sovietica, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia e i partiti comunisti di Francia e Italia.
Dibattito storico sull'origine della guerra fredda
Per diversi decenni il mondo è stato effettivamente diviso in due metà rivali fra loro, mentre le due superpotenze e i loro alleati ingaggiavano una guerra delle parole in cui ritualmente accusavano la controparte di provocare il conflitto. La ricerca storica sulla guerra fredda è stata condotta principalmente da storici statunitensi, col risultato che la prospettiva americana, che colloca gli Stati Uniti al centro degli avvenimenti, ha dominato la letteratura e il dibattito in materia. Alcuni autori americani videro la lotta come un’esplicita battaglia ideologica della democrazia contro il comunismo, le cui radici risalirebbero all’ascesa al potere dei bolscevichi nel 1917. Teoria resa scarsamente attendibile dal fatto che negli anni 20 e 30 né gli Stati Uniti né l'Unione Sovietica rappresentavano una grande potenza militare. Di conseguenza, il reciproco antagonismo non si tradusse in un conflitto armato in grado di minacciare la pace mondiale.
Il giudizio contemporaneo secondo cui la responsabilità dell’inizio della guerra fredda è da attribuirsi all’aggressività di Stalin è stato sottoscritto da numerosi storici in occidente e rappresenta la visione americana secondo cui la guerra fredda è stata la risposta coraggiosa ed essenziale degli uomini liberi all’aggressione comunista. Gli autori sovietici hanno riconosciuto l’importanza del contributo della “dottrina Truman” al conflitto est-ovest e indicano nell’imperialismo americano la causa della guerra fredda. Il desiderio di Stalin della protezione assicurata da una serie di stati cuscinetto ebbe come esito la creazione di una sfera d’influenza sovietica chiusa nell’Europa orientale. L’amministrazione Truman cercò invece di mantenere quella regione “aperta” esercitando pressioni diplomatiche ed economiche.
Blocco di Berlino
I sovietici risposero al piano Marshall accusando gli Stati Uniti di cercare di monopolizzare le risorse economiche della Ruhr e di star preparando la costituzione di uno stato politico separato dalla Germania occidentale anticomunista e ostile. Il motivo del risentimento dei sovietici fu la loro esclusione dalle deliberazioni occidentali sul futuro economico e politico della Germania. Per poter integrare più pienamente le zone occidentali col piano Marshall, le tre potenze annunciarono anche la loro intenzione di sostituire la moneta tedesca con il “marco tedesco”. Fu la questione della “riforma valutaria” a mettere in evidenza il deterioramento dei rapporti tra est e ovest.
- I sovietici si ritirarono dal Consiglio alleato di controllo nel 1948.
- Il 24 giugno le autorità sovietiche imposero un blocco formale di Berlino chiudendo tutte le vie d’accesso stradali, ferroviarie o fluviali alla città. Gli abitanti dei settori occidentali furono tagliati fuori da ogni rifornimento esterno di combustibile, energia e generi alimentari.
- Ai rifugiati che cercavano di fuggire dal settore orientale, il settore ovest appariva come una magnetica isola di libertà.
- La salvezza per la città e i suoi abitanti vennero trovate in un ponte aereo per i rifornimenti; in quello che fu un exploit logistico senza precedenti, generi alimentari e carbone vennero trasportati ogni giorno via aria attraverso corridoi aerei alla città assediata.
- Nel 1949 Stalin riconobbe la propria sconfitta e riaprì tutte le vie d’accesso alla città.
La crisi di Berlino rafforzò l’anticomunismo in tutta l’Europa occidentale e specialmente nella Germania dell’ovest.
- Settembre 1949: venne suggellata la concessione dell’indipendenza politica alle tre zone occidentali con la proclamazione della Repubblica federale tedesca (Germania ovest). Berlino ovest venne inclusa nella nuova repubblica.
- Ottobre 1949: Stalin creò la Repubblica democratica tedesca (Germania est)
I due paesi furono separati con sistemi politici opposti e militarmente allineati l’uno contro l’altro.
Creazione della NATO
- Marzo 1948: Gran Bretagna, Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo avevano firmato il patto di Bruxelles che prevedeva la reciproca assistenza militare in caso di guerra.
La crisi di Berlino dimostrò l’importanza della leadership americana per contrastare l’aggressione. I funzionari dell’amministrazione ritenevano che l’aiuto economico del piano Marshall non bastasse e che ci fosse urgente bisogno dell’assistenza militare americana per consentire alle libere nazioni d’Europa di rinascere sul piano economico e politico.
- L’area a cui garantire protezione venne allargata fino a comprendere non solo gli Stati Uniti e i paesi del patto di Bruxelles, ma anche il Canada, la Scandinavia e il Mediterraneo settentrionale.
Memori della posizione geografica dell’America lontana dall’Europa e del suo ritiro in una posizione isolazionista dopo la prima guerra mondiale, i governi europei occidentali sostenevano che la firma di un trattato formale contenente una garanzia vincolante fosse essenziale per confermare l’intenzione a lungo termine degli Stati Uniti di partecipare alla difesa dell’Europa.
- Gli americani concessero la garanzia contenuta nell’articolo 5: [le Parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nord America sarà considerato un attacco contro tutte loro].
In base alla Costituzione americana solo il Congresso poteva dichiarare lo stato di guerra; i funzionari americani insistettero pertanto per includere l’articolo 11 secondo il quale l’applicazione del trattato doveva rispettare le disposizioni costituzionali.
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