Introduzione:
Le ricerche che vengono proposte sono state realizzate nell’ambito del progetto di rilevante
interesse nazionale ( PRIN) 2017, intitolate Istruzione e sviluppo nel sud Italia dall’unità all’età
Giolittiana (1861-1914).
Nel 2019, numerosi studiosi appartenenti a di erenti ambiti disciplinari, unirono i loro sforzi per
studiare il rapporto tra livelli di alfabetizzazione e sviluppo economico dopo l’unità d’Italia, in
particolare nel mezzogiorno.
I ricercatori hanno fatto della raccolta quantitativa di dati relativi ai processi di scolarizzazione,
riferite ad alcune regioni a sud Italia: Sardegna, Sicilia Campania il loro punto di forza.
I saggi che possiamo godere nella loro forma narrativa sono costruiti in due fasi:
La prima riguarda la raccolta massiccia di documentazione archivistica, mentre la seconda
riguarda l’organizzazione come studio emblematico di caso.
Anni fa, per introdurre il PRIN Principal investigator del progetto ha utilizzato la metafora di un
pranzo più portate.
Antipasto: costituzione del team di ricerca, recupero dell’esperienze pregresse e de nizione
dell’oggetto di indagine
Primo piatto: contenuto, domande di ricerca
Secondo piatto: il metodo
Contorni: gli strumenti e le risorse umane
Frutta: la disseminazione dei risultati.
La scelta è stata ispirata ad un fattore identitario come cibo, alludendo alla dieta mediterranea
come grande patrimonio culturale immateriale che venne riconosciuta persino dall’UNESCO nel
2010.
Questa cucina è divenuta oggetto di studio e si è proposta nel corso di ultimi decenni come
potente volano economico, a confermare che la tradizione si poteva coniugare con l’esportazione,
prima che i prodotti, di uno stile di vita rispettoso del territorio e della biodiversità.
Il cibo in questa prospettiva è diventato un fattore d’identità culturale e di valorizzazione delle
comunità locali.
In particolare, il testo assegna un grande peso all’ambiente di provenienza come “ lo snodo
determinante per le disuguaglianze, in quanto in uisce sulla motivazione, sulle aspettative e sui
risultati”.
Dietro l’apparente neutralità dei numeri si innescano infatti complessi sistemi di analisi che
portano gli attori scolastici a prestare più attenzione al posizionamento dell’o erta formativa del
tali istituto e della performance degli studenti, piuttosto che dedicarsi ad altri importanti aspetti
non collocati sotto l’occhio vigile e dei valutatori nazionali o internazionali.
È arrivato il tempo di esplorare più a fondo il rapporto tra l’educazione e la società, domandandosi
quali sono stati i compiti che nella storia dell’Occidente la società ha a dato alla scuola.
Si tratta quindi di comprendere come si può operare un discorso pubblico sulla scuola,
recuperando la prospettiva evolutiva di lungo periodo.
In questi anni c’è stata una oritura di studi sull’evoluzione dei sistemi scolastici dell’unità no ai
nostri giorni.
Si tratta di interessi che sono basati su analisi delle normative, dei dibattiti culturali e degli
orientamenti politici.
Meno frequenti sono le ricerche fondate sulla sistematica raccolta di dati statici delle fonti
archivistiche.
Come si può intuire si studia l’evoluzione della scuola e dell’economia dal mezzogiorno per i 53
anni che vanno dal 1861 alla prima guerra mondiale per circa 2100 comuni che sono stati oggetto
della mappatura analitica, che ha signi cato di gestire una massa notevole di dati.
L’approccio dotato ha messo in dialogo di discipline umanistiche, storiche e metodologie della
computazione.
Le basi per l’edi cio della nostra ricostruzione storica in questo caso, la storia delle istituzioni
educative e dei processi d’alfabetizzazione e il dato numerico che viene inteso come prima
materia indispensabile per l’architettura della costruzione culturale.
Per quanto riguarda la modalità di raccolta dei documenti, la loro organizzazione interpretazione è
la falsi cazione derivante dalla soggettività dello storico, non è mai un semplice spettatore dei
numeri, ma un regista è un architetto che produce informazioni e analisi euristica inevitabilmente
anche con e etti distorsivi.
Per questo è necessario leggere le fonti raccolte agli archivi locali di Stato, in genere
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preservandoli nella forma delle fotogra e digitali.
È stata importante valorizzare anche la storia dell’educazione come storia delle idee e culturale in
grado di sviluppare un semplice dato statistico.
In questo modo, abbiamo evitato i rischi ai quali si espongono i sostenitori dell’educazione
neoliberale perennemente a assillati dall’egemonia del confronto a livello globale, cioè
preoccupati dell’analisi e della classi cazione dei risultati degli allievi a speci che batterie di test.
Inoltre è innegabile che il PRIN 2017 si presi anche a ri essioni più ampie rispetto a quelle o erte
dalla gabbia della cronologia e ci ha mostrato come lo sguardo lungo della storia.
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